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- Meraviglie
d'Italia
Basilicata

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Intorno
al XIV secolo a.C. i Lyki, un popolo proveniente dall’Anatolia, si
stabilirono nell’Alta Valle del fiume Basento: è legata a loro una
delle congetture sull’origine del nome Lucania con cui nell’antichità
veniva chiamata la Basilicata. Un’altra ipotesi è legata al termine
latino Incus, “bosco sacro” in riferimento alla presenza nel
territorio di foreste; un’altra ancora invece si rifà al termine
greco leukòs, “splendente”, perché secondo una suggestiva leggenda
un popolo di passaggio diretto verso il Sud della penisola giunse in
Basilicata seguendo la luce del Sole. Di fatto tra l’VIII e il VI
secolo a.C. approdarono sulle coste ioniche i coloni greci, mentre nel V
secolo a.C. fecero la loro apparizione i Lucani, un popolo italico di
stirpe sannitica e lingua osca. Attaccarono le colonie greche con
successo, ma dovettero fronteggiare dal IV secolo a.C. l’esercito di
Roma da cui infine furono sottomessi dopo la Seconda guerra punica
(218-202 a.C.) combattuta al fianco di Annibale.
Nei
secoli successivi su quel rettangolo di terra bagnato da due mari si
avvicendarono i Longobardi (VI secolo), i Saraceni, che fondarono alcuni
insediamenti (IX secolo) di cui, per esempio, è testimonianza il rione
Rabatana - da rabat, “borgo fortificato” - di Tursi, in provincia di
Matera, i Bizantini che scacciarono i Saraceni e i Normanni, a cui
seguirono Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni. Nel frattempo la Lucania
era divenuta Basilicata: il termine appare la prima volta in un
documento del 1175 e deriva probabilmente dal termine greco basiìikós,
“funzionario del re”, che indicava i governanti bizantini. Durante
il regime fascista il nome Lucania sostituì quello di Basilicata che
venne ripristinato nel 1947 dall’articolo 131 della Costituzione sul
tema della istituzione e denominazione delle regioni d’Italia.
NESSUNO,
MEGLIO DI CARLO LEVI (1902-1975), scrittore e
pittore,
ha saputo raccontare la Basilicata, la regione dove rimase
confinato
per un anno, tra il 1935 e il 1936, a causa delle sue idee antifasciste.
Con il romanzo Cristo si è fermato a Eboli (1945)
"anzitutto denunciò al mondo intero la situazione di povertà e
miseria in cui vivevano i contadini nel Mezzogiorno, ma con le
descrizioni
di persone, tradizioni e luoghi contribuì anche a fare
uscire
dall’invisibilità questo angolo d’Italia relegato nel silenzio:
"Amavo
salire in cima al paese, alla chiesa battuta dal vento, donde
l'occhio
spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato,
identico
in tutto il suo cerchio. Si è come in mezzo a un mare di
terra
biancastra, monotona e senz’alberi: bianchi e lontani i paesi,
ciascuno in vetta al suo colle, Irsina, Craco, Montalbano, Salandra,
Pisticci,
Grottole, Ferrandina, le terre e le grotte dei briganti, fin laggiù
dove c’è forse il mare, e Metaponto e Taranto. Mi pareva
di
aver intuita l’oscura virtù di questa terra spoglia, e avevo
cominciato
ad amarla; e mi dispiaceva di cambiare”.
I
PAESAGGI DELLA BASILICATA, brulli e feriti da gravine, lunari poiché
intervallati da gobbe bianche dalle forme bizzarre, gialli del grano,
verdi degli ulivi o ruggine delle viti, non sono “entrati” solo in
Cristo si è fermato a Eboli, ma, al pari di Matera, sono stati scelti da
registi e altri scrittori come palcoscenico delle proprie opere. Pier
Paolo Pasolini (1922-1975) all’inizio degli anni Sessanta girò a
Barile, a
Lagopesole
- all’interno del castello normanno - e soprattutto tra i Sassi di
Matera, metafora e paradigma di altri luoghi lontani, il film Il
Vangelo Secondo Matteo (1964) sulla vita di Gesù: non scelse la
regione solo per la somiglianza con la Palestina, ma vide nei volti
“intensi” dei contadini che parevano “scavati nel diamante e nel
carbone” la sofferenza dei seguaci di Cristo. Nel territorio del Vulture
invece si riconoscono il paesino immaginario di Acque Traverse, le colline
e i campi di grano del romanzo Io non ho paura (2001) di Niccolò
Ammaniti: “Ogni cosa era coperta di grano. Le colline, basse, si
susseguivano come onde di un oceano dorato. Fino in fondo all’orizzonte
grano, cielo, grilli, sole e caldo”. E si potrebbe andare avanti
all’infinito perché la Basilicata è una terra di emozioni e
suggestioni, di opere d’arte create da artisti, ma anche dalla Natura
che qui, più che in altri luoghi d’Italia, seduce e incanta.

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