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Craco è
un comune
italiano di 599 abitanti della provincia
di Matera in Basilicata.
Nel 1963,
il centro
storico iniziò a subire uno spopolamento dovuto ad una frana
che, agli inizi degli anni
ottanta, lo ha reso una vera e propria città
fantasma. Questo fenomeno ha contribuito a rendere particolare
l'abitato di Craco, che, per tale caratteristica, è diventato una meta
turistica, nonché un ambito set cinematografico.
Il
centro storico di Craco sorge nella zona collinare che precede l'Appennino
Lucano a circa 390 m s.l.m., a mezza strada tra i monti e il
mare, nella parte centro-occidentale della provincia. Il territorio è
vario, con predominanza dei calanchi,
profondi solchi scavati in un terreno cretoso dalla discesa a valle delle
acque piovane.
Le
prime tracce delle origini di Craco sono alcune tombe, che risalgono
all'VIII secolo a.C. Come altri centri vicini, è probabile che abbia
offerto riparo ai coloni
greci di Metaponto,
quando questi si sono trasferiti in territorio collinare, forse per
sfuggire alla malaria che
imperversava nella pianura.
Craco
fu successivamente un insediamento bizantino.
Nel X secolo monaci italo-bizantini iniziarono a sviluppare l'agricoltura
della zona, favorendo l'aggregamento urbano nella regione.
La
prima testimonianza del nome della città è del 1060, quando il
territorio fu sottoposto all'autorità dell'arcivescovo Arnaldo
di Tricarico, che chiamò il territorio «Graculum», ovvero
"piccolo campo arato".
Erberto,
di probabile origine normanna,
ne fu il primo feudatario tra
il 1154 e il 1168. La struttura del borgo antico risale a quell'epoca, con
le case arroccate intorno al torrione quadrato che domina il centro.
Durante il regno di Federico
II di Svevia, Craco fu un importante centro strategico militare. Il
torrione infatti domina la valle dei due fiumi che scorrono paralleli, il
Cavone e l'Agri,
via privilegiata per chi tentava di penetrare l'interno. La torre
normanna di Craco, insieme ad altre fortificazioni e avamposti
della zona, come la Petrolla,
dirimpetto a Craco, erano barriera di protezione per città al tempo
ricche quali Pandosia e Lagaria,
entrambe al di là dell'Agri, entrambe prospicienti la Siritide.
Nel 1239, Craco figurò tra i feudi del giustizierato
di Basilicata che ospitarono i prigionieri lombardi per volere
dell'imperatore svevo.

Nel
1276 Craco divenne sede di una universitas.
Nel XV secolo, la città si espanse intorno ai quattro palazzi:
-
Palazzo Maronna, vicino alla torrione, con ingresso monumentale in mattoni
e con grande balcone terrazzato.
-
Palazzo Grossi, vicino alla chiesa madre, ha un alto portale architravato,
privo di cornici. I piani superiori sono coperti da volte a vela e
decorati con motivi floreali o paesaggistici racchiusi entro medaglioni.
Parte delle finestre e dei balconi conservano ringhiere in ferro battuto.
-
Palazzo Carbone, edificio della fine del Quattrocento, ha un ingresso
monumentale. Nel Settecento, il palazzo fu rinnovato e ampliato.
-
Palazzo Simonetti.
Craco
fu feudo dei Sanseverino
di Bisignano, che ne possedevano la signoria con la giurisdizione sulle
cause civili, criminali e miste, la portolania e la zecca di pesi e
misure. Per necessità finanziarie esso fu
venduto nel 1605, probabilmente a Bernardino Pacello e da
questi, il 5 marzo 1627, a Scipione Putignano. Il feudo fu ereditato dalla
figlia dell'acquirente, Veronica. Costei vendette il feudo per 13.500
ducati tramite una procuratrice nel
1642 e Craco passò prima a don Camillo Cattaneo marchese di
Montescaglioso e poi al principe di Cetrano ma nel 1652 Veronica Putignano
si sposò col dottor don Angelo Latronico e ottenne l'annullamento della
vendita.
Alla
morte di don Angelo, avvenuta il 1º febbraio 1664, il feudo passò al
figlio minorenne Nicolò Latronico, che stante le connesse difficoltà
finanziarie lo vendette tramite un procuratore il 26 febbraio 1667 per
15.000 ducati (per la maggior parte a rate) a Carlo
Vergara, di cospicua famiglia che allora risiedeva a Napoli.
Anche in questo caso i Latronico tentarono in seguito di far annullare la
vendita, ma stavolta invano.
I Vergara (poi
Vergara Caffarelli) trasferirono la loro sede nel feudo e vi realizzarono
notevoli migliorie, come lo sviluppo dell'agricoltura e il mercato e
la riduzione delle tasse. Essi ebbero il titolo di marchese di Craco nel
1712 e poi duca di Craco nel 1724. I Vergara tennero il feudo fino alla cessazione
della feudalità, nel 1806, e portano tuttora il titolo di duca di
Craco.

Nel
1799 Innocenzo De Cesare, studente crachese domiciliato a Napoli, nonché
futuro letterato e giudice della Gran Corte Criminale partenopea, rientrò
a Craco, dove promosse la rivolta della Repubblica
Napoletana che si proponeva, con sommosse e tumulti in tutta
la regione, di rompere i rapporti feudatari che caratterizzavano
l'agricoltura del tempo. La sommossa fu sedata nel sangue a Palazzo
Carbone dalla plebe sobillata dall'esercito
sanfedista del cardinale
Ruffo.
Come
gran parte dei centri lucani, anche Craco non fu estranea al brigantaggio.
Durante il decennio
napoleonico, bande di briganti, sostenute dal governo borbonico in
esilio, capeggiate da Nicola Chiarito, attaccarono Craco il 10 maggio
1807. Un secondo assalto fu sferrato il 18 luglio dello stesso anno dalle
masnade di Domenico
"Rizzo" Taccone, Nicola "Pagnotta" Abalsamo e
Gerardo "Scarola" Vota, che si diedero a violenze e saccheggi,
oltre ad uccidere i notabili filofrancesi.
L'8
novembre 1861, nel pieno della reazione borbonica poco dopo l'unità
d'Italia, l'armata brigantesca di Carmine
Crocco e José
Borjes, dopo aver occupato e devastato Salandra,
si diresse verso Craco.
In
questo periodo si distinse un brigante crachese chiamato Giuseppe
Padovano, ex soldato borbonico datosi alla macchia. Il suo soprannome era
"Cappucino" in quanto da giovane frequentava il monastero di
Craco per poter studiare. Essendo dunque un uomo di cultura fra tanti
analfabeti riuscì a spiccare fra tutti in tutta la zona crachese e
pisticcese.
Negli anni
Sessanta il centro
storico si è svuotato a seguito di una frana che lo ha reso
una vera e propria città
fantasma. Parte degli abitanti si trasferì a valle, in località
"Craco Peschiera", ove fu trasferita anche la sede comunale.
Allora il centro contava quasi 2000 abitanti. La frana che ha obbligato la
popolazione ad abbandonare le proprie case sembra essere stata provocata
da lavori di infrastrutturazione, fogne e reti idriche, a servizio
dell'abitato che hanno fatto abbandonare agli abitanti l'uso di
intercettare e accumulare l'acqua piovana tradizionale della zona
(Matera). Nel 1972 un'alluvione peggiorò ulteriormente la situazione,
impedendo un eventuale ripopolamento del centro storico e, dopo il terremoto
del 1980, Craco vecchia venne completamente abbandonata. Per
valutare eventuali movimenti tellurici, vista la zona ad ampio rischio
sismico e soprattutto per notificare altri spostamenti della frana, sono
stati posizionati alcuni sensori. Gli stessi, ad oggi, hanno messo in
evidenza che il centro è in condizioni di apparente stabilità.
Nonostante
questo esodo forzato, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in un paese
fantasma. Nel 2010, il borgo è entrato nella lista dei monumenti da
salvaguardare redatta dalla World
Monuments Fund.
Il
comune, nella realizzazione di un piano di recupero del borgo, ha
istituito, dalla primavera del 2011, un percorso di visita guidata, lungo
un itinerario messo in sicurezza, che permette di percorrere il corso
principale del paese, fino a giungere a quello che resta della vecchia
piazza principale, sprofondata in seguito alla frana. Nel dicembre 2012,
è stato inaugurato un nuovo itinerario, che permette di addentrarsi nel
nucleo della città fantasma.
Visitare
il borgo
Nonostante l’abbandono di Craco vecchia da parte della sua
popolazione, fuggita a seguito della frana del 1963, il paese
“fantasma” ancora “racconta” il suo passato a quanti gli fanno
visita….
A
guardarlo dall’esterno, man mano che ci si avvicina, Craco si lascia
ammirare in tutta la sua bellezza. Una volta varcato l’enorme cancello
che protegge il paese, lungo un viale in pietra ha inizio il percorso
verso Craco vecchia. Oggi è possibile seguire un percorso di visita
guidata, lungo un itinerario messo in sicurezza, i visitatori vengono
muniti di caschetto perché alcune architetture continuano a cedere, che
consente di percorrere il corso principale del paese, fino a raggiungere
quello che resta della vecchia piazza principale e addentrarsi nel nucleo
della città fantasma. Dei palazzi nobiliari attorno a cui la città si
espandeva nel XV secolo, una volta nei pressi della chiesa madre, si fa
subito notare palazzo Grossi, con i suoi affreschi a motivi floreali.
Ci
si imbatte poi nel palazzo Carbone, edificio della fine del quattrocento,
con un ingresso monumentale. Nel Settecento, il palazzo fu rinnovato ed
ampliato. Proprio accanto a quello che un tempo era Palazzo Maronna svetta
il torrione (XIII sec.) che domina il paese e che la gente del posto
chiama “castello”, di cui si conservano ancora l’originale portale
d’ingresso e la torre con splendide finestre. Affacciati ad una finestra
del bastione si possono ammirare sconfinate praterie e i famosi calanchi,
profondi solchi scavati in un terreno argilloso che contribuiscono a
conferire al paese un fascino unico, tanto che per la sua bellezza Craco
rientra nella lista del World Monuments Funds.
Oltre
alla visita guidata a quello che resta di Craco vecchia, vale la pena
visitare il ricco patrimonio sacro che il paese custodisce.
Il
convento francescano con annessa chiesa di San Pietro Principe degli
Apostoli sono stati costruiti intorno al 1630 e fuori dalla cinta urbana.
Della chiesa è rimasta in piedi solo la zona absidale. La chiesa madre
dedicata a San Nicola vescovo presenta un ingresso monumentale, maestoso
è anche il campanile, realizzato su tre ordini e coperto da una cupola
estradossata a sua volta sormontata da maioliche e da un campanile a vela.
A
nord di Craco vecchia sorge la chiesa della Madonna della Stella (prima
metà del XVII sec.). Oggi si può ancora notare l’altare maggiore, in
marmo intagliato intarsiato (1909), mentre tra la navata e il presbiterio
si trova una cancellata in ferro battuto. La facciata principale esterna
presenta una porta in legno intagliato (metà XIX sec.).
A
seguito dei fenomeni franosi la cappella è stata ridotta, ma in origine
occupava tutto il piazzale antistante. Sulla Strada Statale 103, in
direzione Stigliano, in fondo al viadotto Bruscata, si possono ammirare i
resti della chiesetta di Sant’Eligio, che conserva ancora parte di un
grande e pregevole affresco raffigurante la Crocifissione con Santi del
‘500.
CONTRADE
-
"Canzoniere": prende il nome da un'antica taverna posta lungo un
tratturo una volta molto frequentato. La storia vuole che a gestire la
taverna fosse una donna affascinante che riduceva in suo potere i
malcapitati sedotti dalla sua avvenenza: la maliarda li uccideva e li
metteva sotto aceto, facendone il piatto forte della sua osteria.
-
"San Lorenzo": un'antica fontana a volta, sulla via verso il
Cavone dove palme alte convivono con gli olivi sullo sfondo di masserie,
arroccate e nel contempo aperte al territorio, come quelle
"Galante" e "Cammarota", con il loro svolgersi su due
livelli, gli archi che reggono la scala esterna e i terrazzi che sembrano
spalti a difesa di non improbabili attacchi.
-
"Sant'Eligio": protettore dei maniscalchi trova in Craco un
tributo che va al di là della semplice menzione toponomastica, con la sua
cappella affrescata, forse del Cinquecento, con le sue scene di santi
intorno a un Cristo che pur crocifisso resta Pantocratore.
Fuori
dalla cinta urbana di Craco potrai ammirare uno dei patrimoni
religiosi del luogo. Stiamo parlando del convento francescano con
annessa la Chiesa di San Pietro Principe degli Apostoli, edifici che
risalgono al 1630. Della chiesa è rimasta in piedi la zona dell'abside.
Un'altra struttura religiosa molto suggestiva è la Chiesa Madre
dedicata a San Nicola Vescovo, che presenta un ingresso monumentale e
un maestoso campanile coperto da una cupola sormontata da maioliche.
A
nord del paese fantasma di Craco si trova invece la Chiesa della
Madonna della Stella, della prima metà del XVII secolo: di questo
edificio oggi è ancora visibile l'altare maggiore in marmo intarsiato, la
navata, il presbiterio e la facciata esterna con una porta in legno
intagliato.
Craco
è stato scelto come set di diversi film tra i quali Cristo si è
fermato a Eboli (1979) di Francesco Rosi, La Passione di Cristo
(2004) di Mel Gibson (qui venne ambientata la scena dell'impiccagione di
Giuda) e Basilicata coast to coast (2010) di Rocco Papaleo.
Insomma, Craco
è un vero e proprio patrimonio del nostro Paese, che, pur essendo stato
abbandonato, vale la pena mantenere e preservare.

Fonte:
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