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Montescaglioso è
un importante centro storico-culturale, vi sono quattro complessi monastici,
tra i quali spicca l'abbazia
di San Michele Arcangelo.
Il
territorio di Montescaglioso, così come quello di Matera, ricade in un'area
archeologica, storica e naturale, il parco
della Murgia Materana, che comprende circa 8000 ha di
cui circa 3500 ha appartenenti al comune montese.
La
città sorge su un rilievo collinare a 352 m s.l.m. nell'estrema
parte centro-orientale della provincia al confine con la parte
sud-occidentale della città
metropolitana di Bari e la parte nord-occidentale della provincia
di Taranto e si estende per 176 km². Tutto il complesso
collinare ha un'altitudine compresa tra i 16 e i 365 metri
sul livello del mare ed è delimitato a sud-ovest dal fiume Bradano e
a nord-est dal torrente Gravina,
evidenziando la biodiversità di un paesaggio che passa dalla Murgia
calcarea ai calanchi argillosi.
Nell'alto
medioevo era chiamata Civitas Severiana, come riportato da alcuni
diplomi, probabilmente perché venne edificata da Alessandrio
Severo, anche se viene smentito dal Giustiniani e, successivamente,
dal Zuccagni. Comunque, successivamente mutò in Mons Scabiosus,
traducibile come "Monte Scabbioso", in riferimento all'aspetto
brullo e aspro del territorio, oppure in Mons Caveosus, traducibile
come "Monte Caveoso, ricco di caverne".
I
primi insediamenti nel territorio di Montescaglioso risalgono al VII
secolo a.C., come testimoniamo gli importanti reperti archeologici (tombe e vasi attici e apuli)
ritrovati sulle colline circostanti il fiume Bradano e
precisamente a Cozzo Presepe, Difesa S. Biagio, Contrada Pagliarone.
L'insediamento
più vasto e importante corrisponde, però, all'attuale centro abitato di
Montescaglioso ove lentamente, dopo i secoli IV e III
a.C., si trasferirono le popolazioni precedentemente insediatesi
negli altri piccoli centri.
L'intera area montese, strettamente collegata alla città magnogreca di Metaponto (fondata
da coloni greci a metà del VII
secolo a.C. in prossimità della foce del fiume Bradano), vive
di intensi scambi e contatti con i centri greci della costa
ionica. A testimonianza di questo intenso scambio economico-culturale
tra i due centri vi sono importanti reperti archeologici come alcuni corredi
funerari ritrovati nel territorio montese.
Con
la decadenza di Metaponto in epoca romana ed il progressivo insabbiamento
del porto della città greca, Montescaglioso assunse un ruolo sempre più
importante nel territorio circostante. È probabile, infatti, che una parte
della popolazione di Metaponto, costretta ad abbandonare la città e
a disperdersi negli abitati limitrofi dopo essersi schierata con Annibale nel 207
a.C. durante la seconda
guerra punica, si sia trasferita a Montescaglioso.
Le ricerche
archeologiche degli ultimi decenni hanno evidenziato la presenza
nel centro storico montese di resti di strade risalenti al periodo ellenico,
a dimostrazione del fatto che il primo insediamento umano nel territorio di
Montescaglioso doveva sorgere pressappoco nelle aree circostanti l'Abbazia
benedettina di San Michele Arcangelo. Nella stessa abbazia,
nel 1991,
è stata scoperta una ricca necropoli che
attesta la presenza di una potente élite locale.
Più
a valle, in località Porta Schiavoni, sono venuti alla luce tratti
imponenti di una cinta muraria risalente al III
secolo a.C. e costruita con imponenti blocchi di tufo posti
in opera a secco.
Alla
fase romana della città appartiene un mosaico che attesta la presenza a
Montescaglioso di una magistratura repubblicana e di un grande edificio
pubblico. Inoltre presso l'Abbazia di San Michele Arcangelo è possibile
ammirare un telamone in
tufo proveniente da un altro palazzo pubblico di Montescaglioso. Questa
opera è stata conservata nel museo
nazionale della Magna Grecia di Reggio
Calabria, fino al 2015, anno in cui è ritornata a Montescaglioso.
Nel
territorio montese gli archeologi hanno ritrovato i resti di un centro
abitato a Difesa San Biagio del quale sono note le necropoli, alcuni
impianti produttivi e parte del tessuto urbano. Nell'abitato di Cozzo
Presepe si riconosce l'andamento di tratti della cinta muraria con i resti
di una porta. In contrada Pagliarone sono state invece rintracciate numerose
sepolture. Nella fase storica imperiale e tardo imperiale è probabile che
il paese abbia conosciuto una lunga fase di decadenza e spopolamento
determinata dalla nuova organizzazione del territorio imposta dai Romani
incentrata essenzialmente sul latifondo. Nuove testimonianze della città
compaiono solo nell'altomedioevo.
Divenuta
roccaforte bizantina, dopo il 1000 fu
conquistata dai Normanni,
prima direttamente in sorte a Roberto
il Guiscardo e poi, dopo varie vicissitudini, a Roberto
di Montescaglioso unitamente al feudo di Tricarico.
Successivamente accolse un'importante comunità
benedettina con il conte normanno Rodolfo
Maccabeo. In seguito Federico
II l'assegnò a Manfredi.
Sotto gli Angioini e
gli Aragonesi fu
feudo di vari signori fra cui i del
Balzo, in particolare si deve a Pirro del Balzo l'ampliamento e la
ristrutturazione dell'Abbazia di San Michele Arcangelo.
Successivamente
i d'Avalos, Orsini, Loffredo, Grillo e Cattaneo.
Fin
dall'inizio del XX
secolo il paese conobbe la presenza del Partito
Socialista Italiano, rispettando in tal senso la tendenza lucana che
nei primi anni del Novecento vide attecchire gli ideali legati
all'internazionalismo proletario di stampo marxista.
L'attività
del PSI è documentabile a Montescaglioso fino al 1921, anno in cui la
sezione venne data alle fiamme dai mazzieri del deputato locale, Francesco
D'Alessio.
Nonostante
il regime
fascista, e nonostante il paese ospitasse la vedetta della Marina
Militare, l'attività dei partiti
antifascisti è sempre stata attiva e ciò è testimoniato dal
fatto che all'annuncio dell'arresto di Benito
Mussolini, avvenuto il 25 luglio 1943 in seguito all'approvazione da
parte del Gran
consiglio del fascismo della mozione
di sfiducia proposta da Dino Grandi, la popolazione del paese reagì
con violente manifestazioni contro il podestà Francesco Locantore fino a
giungere, il 19 settembre, alla sua uccisione, benché vi fossero in paese
le truppe canadesi arrivate quello stesso giorno.
Subito
dopo la caduta del regime l'attività politica del paese riprese con vigore
e tornarono a farsi sentire quei malumori presenti da sempre nell'animo dei
cittadini, legati alle usurpazioni delle terre demaniali e alla presenza del
latifondo con i suoi rapporti di produzione basati sui soprusi.
Già
nel 1945 duemila
persone tra braccianti, contadini e disoccupati legati al mondo agricolo
andarono ad occupare i feudi del proprietario La Cava, nelle contrade di Tre
Confini e della Dogana. I rivoltosi sequestrarono il commissario prefettizio
Manzo, che era alla guida del comune di Montescaglioso, lo misero in groppa
a un asino e lo portarono con loro, chiedendo la sua opera di mediazione con
le forze dell'ordine giunte sul posto, al fine di far ottenere i terreni ai
contadini. L'occupazione causò l'arresto di 21 persone.
L'anno
seguente, nelle elezioni amministrative tenutesi nel mese di aprile, il
comune di Montescaglioso fu conquistato dal Partito
Comunista d'Italia, caso più unico che raro, in quanto gran parte
del Mezzogiorno,
legato alle istanze della conservazione, vide la schiacciante vincita della Democrazia
Cristiana. Un anno fondamentale nella storia di Montescaglioso è
sicuramente il 1947.
In quell'anno, infatti, le rivendicazioni dei contadini cominciarono ad
assumere la concretezza che si sarebbe palesata due anni dopo. Nel mese di
dicembre del 1947 si tenne a Pozzuoli,
nei capannoni dell'Ansaldo, il Congresso democratico del Mezzogiorno. I
delegati lucani furono 537, cinquanta dei quali erano cittadini di
Montescaglioso. I contadini montesi ritornarono da Pozzuoli pieni di
speranze e decisi a dare il colpo decisivo al sistema latifondistico.
L'anno 1948 vide
la cittadinanza montese intensamente impegnata a preparare lo scontro
elettorale del 18 aprile, da cui sarebbe scaturito il primo parlamento
dell'Italia repubblicana. In occasione delle elezioni tornò in paese Carlo
Salinari (capo dei GAP e
conosciuto come il compagno Spartaco), noto sia come grande letterato e sia
per aver organizzato l'attentato di via Rasella (attentato che causò la
rappresaglia tedesca consumatasi alle Fosse
Ardeatine).
Il
contributo dei comunisti di Montescaglioso non servì ad impedire la
schiacciante vittoria della DC, che nei suoi comizi aveva promesso alla
cittadinanza la risoluzione del problema della terra. Pur delusi dalla
sconfitta, i partiti di sinistra non smisero di organizzare le masse anzi,
cacciati all'opposizione, decisero che era davvero giunto il momento per
abbattere il sistema di potere basato sul grande padronato.
L'anno
decisivo nella storia di Montescaglioso è il 1949.
Nel mese di dicembre di quell'anno si concretizzò sia la rivolta dei
contadini, che cambiarono strategia passando dalle occupazioni simboliche ad
occupazioni vere e proprie con l'obiettivo di prendere il possesso dei
terreni, sia la violenta repressione condotta contro i contadini dai
celerini di Mario
Scelba (Ministro dell'Interno nel Governo
De Gasperi IV). Montescaglioso viene ricordato, infatti, insieme a Melissa e Torremaggiore,
come il paese in cui la repressione assunse i toni più violenti.
Le
occupazioni delle terre che cominciarono il 7 dicembre 1949, nonostante un
iniziale e timido tentativo di contenimento da parte delle forze
dell'ordine, proseguirono per una settimana senza incontrare alcuna
opposizione.
Nel
racconto dei testimoni si parla di “calma apparente” in quanto nell'aria
era percepibile una certa tensione, le forze dell'ordine aspettavano il
momento giusto per porre fine alle proteste popolari.
Nella
notte fra il 13 ed il 14 dicembre, dopo che in paese era calato il buio a
causa dell'interruzione della fornitura di energia elettrica, decine di
celerini venuti da Matera e Bari (questi
ultimi erano meglio conosciuti come “Battaglione Pugile”) arrivarono in
paese per effettuare alcuni arresti.
Senza
alcun rispetto dei diritti tutelati dalla giovane Costituzione repubblicana,
i celerini arrestarono alcuni contadini, tra cui tre donne, Anna Avena,
Marianna Menzano e Nunzia Suglia. Il silenzio di quella gelida notte fu
rotto dai pianti dei bambini e dalle urla di protesta della popolazione che
si riversò nelle strade del paese: l'obiettivo era assediare la caserma dei
carabinieri ed invocare la liberazione degli arrestati.
Mentre
i contadini erano fermi lungo Corso Repubblica, sopraggiunse una
motocicletta con in sella due carabinieri: Rosario Panebianco e Vittorio
Conte. Questi volevano raggiungere la caserma ma, una volta incontrata la
folla, cercarono di fare inversione e scivolarono sul viscido manto
stradale. Impauriti, i celerini impugnarono le armi di ordinanza e spararono
sulla folla ferendo Michele Oliva e Giuseppe
Novello che morì tre giorni dopo a causa delle ferite
riportate. Le ultime parole che udì furono “Muori Carogna!”,
pronunciate dal suo carnefice.
In
seguito ai tragici fatti fu celebrato un processo che si rivelò una farsa
fin dalle sue prime udienze, in quanto la linea del Governo De Gasperi, che
trovava un forte appoggio nei grandi proprietari latifondisti, fu quella di
insabbiare i fatti ed addebitare le colpe alle popolazioni disagiate.
Comunque i contadini, sconfitti dalla magistratura, ottennero un anno dopo
una (seppur minima) conquista grazie all'approvazione della Legge Stralcio
che aveva l'obiettivo di concretizzare i principi costituzionali sanciti
negli articoli 42 e 44, riguardanti l'utilità sociale della proprietà
privata e la previsione di espropri ai fini di una più equa distribuzione
della proprietà fondiaria.
Ha
acquisito il titolo di città nel 2004.
Visitare
il borgo
L'impianto
urbanistico si presenta con una particolare forma a farfalla in cui è
possibile individuare tre distinte aree che convergono sulla piazza centrale
(Piazza Roma) che rappresenta il limite netto tra il centro storico e il
resto del paese.
Il primo
nucleo del paese, l'attuale centro storico, è dirupato sulla gravina di Matera e
si è sviluppato intorno all'Abbazia.
Esso è
caratterizzato da un importante patrimonio di chiese e monumenti. La parte
nuova del paese si è sviluppata a partire dalla "Porta Maggiore"
(la porta d'ingresso da Piazza Roma) lungo l'attuale Via Garibaldi.
Anche se
non esistono effettivamente dei quartieri ben definiti, è possibile
individuare alcune distinte aree urbane attraverso le quali è facile
definire quale sia stato lo sviluppo urbanistico della città.
L'osservatore
può comunque notare due zone ben distinte dell'abitato, differenti sia dal
punto di vista architettonico che urbanistico: il centro storico e la parte
nuova del paese. La netta linea di confine tra queste due aree è
identificabile nelle zone di via Cavour, via Fiume e via Garibaldi dove la
vecchia zona lascia definitivamente spazio alle strutture più nuove.
Al momento
non è ancora possibile stabilire con precisione il confine esterno della
zona nuova, in quanto l'abitato, ancora in forte espansione, tende a sfumare
dalla zona del campo sportivo a quella della "Carrera", per
perdersi definitivamente in contrada S. Agata.
La contrada
"Capo Jazzo"; già sede di un'intensa attività agricola, negli
ultimi anni sta assistendo al sorgere di una piccola zona artigianale che si
dipana fino alla Strada
statale 175 della Valle del Bradano, unico collegamento tra il
capoluogo materano e la fiorente zona agricola del metapontino.
Chiesa
Madre
La chiesa
madre è intitolata a san
Pietro e san
Paolo.
La
prima citazione di una chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo risale al
1310; una seconda menzione è poi contenuta in un documento del 1324.
A partire
dalla metà Cinquecento,
nelle relazioni delle visite pastorali effettuate dagli arcivescovi di
Matera sono contenute delle descrizioni di questo luogo di culto.
Nel 1776,
in seguito al crollo parziale di una navata laterale, si decise di demolire
la vecchia chiesa e ricostruirla ex novo, vista l'inutilità di un possibile
restauro, giacché l'edificio era insufficiente a soddisfare le esigenze dei
fedeli ed era giudicato "vecchio, buio, umido e ammorbato da aria
mefiticosa".
La nuova
parrocchiale, iniziata nel 1780 e completata nel 1804, andò subito
gravemente danneggiata a causa del crollo di due pilastri; l'anno successivo
partirono i lavori di ripristino su progetto dell'architetto barese Gimma e
terminarono verso il 1820 con la realizzazione degli stucchi, mentre poi la
consacrazione venne impartita il 29 maggio 1823.
Nel 1990 si
procedette all'adeguamento
liturgico della chiesa secondo le disposizioni postconciliari.
La facciata
della chiesa, rivolta a sudest, è suddivisa da una cornice
marcapiano in due ordini, entrambi abbelliti da lesene;
quello inferiore presenta centralmente il portale d'ingresso, sormontato da
una nicchia,
e ai lati due finestrelle, mentre quello superiore, affiancato da volute, è
caratterizzato da una finestra colorata e dal coronamento mistilineo.
Annesso
alla parrocchiale è il campanile a
base quadrata, la cui cella presenta
su ogni lato una monofora ed
è coperta dalla cupoletta.
L'interno
dell'edificio è suddiviso in tre navate da pilastri abbelliti
da lesene e
sorreggenti degli archi
a tutto sesto, sopra i quali corre la cornice modanata e aggettante su
cui si impostano le volte lunettate;
al termine dell'aula si
sviluppa il presbiterio,
rialzato di alcuni gradini, ospitante l'altare maggiore e chiuso dall'abside di
forma semicircolare.
Qui sono
conservate diverse opere di pregio, tra le quali le quattro pale
raffiguranti le Nozze di Cana, la Cena a casa di Simone, la Natività e
la Presentazione al Tempio, eseguite dal calabrese Mattia
Preti, i dipinti firmati dal veneziano Giovanni Donadio, alcune
acquasantiere provenienti dalla chiesa partenopea di Santa Maria di Toledo e
il fonte battesimale, realizzato con materiali di una fontana dell'abbazia
di San Michele Arcangelo.
Abbazia
benedettina di San Michele Arcangelo
Sorge sulla
parte alta del centro storico di Montescaglioso, sui resti dell’acropoli
della città italica e greca, le cui strutture urbane e necropoli, datate
tra i secoli VII a. C. e l’occupazione romana, sono state rintracciate nei
chiostri e negli ex giardini del monastero.
La presenza
benedettina nel territorio di Montescaglioso è documentata nell’anno 893,
con la chiesa di S. Lorenzo di Murro, appartenente alla grande abbazia di S.
Vincenzo al Volturno, poi successivamente ceduta alla comunità monastica
montese.
Con la
dominazione Normanna del territorio, la comunità benedettina si sviluppa
maggiormente grazie alle donazioni, privilegi e benefici ricevuti. In pochi
decenni l’abbazia controlla e amministra un vasto territorio che si
estende nel metapontino, tra i fiumi Cavone e Bradano e nell’agro di
Stigliano e di Gorgoglione.
Il 29
settembre del 1099, è consacrata la nuova chiesa dell’abbazia, dedicata
all’Arcangelo Michele, alla presenza di Emma, figlia di Ruggero, Gran
Conte di Sicilia.
Dopo una
fase di declino, per la presenza di abati commendatari, l’abbazia rinasce
nel 1484, con l’annessione alla Congregazione benedettina riformata di S.
Giustina da Padova, i cui monaci restaurano ed ampliano il monastero.
Appartengono
a questa fase i lavori di rifacimento del chiostro medievale, la
realizzazione del chiostro rinascimentale, di cui si ammirano i molteplici
fregi ed elementi decorativi.
Con il
completamento dei chiostri e di buona parte del piano superiore, l’abbazia
assume sostanzialmente l’odierna configurazione. Al piano superiore si
conservano resti di un ciclo affrescato, databile alla prima metà del
secolo XVI, di cui restano brani raffiguranti l’Annunciazione e Gesù
nell’orto del Getsemani.
Nella
biblioteca si è, invece, ben conservato un ciclo affrescato agli inizi del
secolo XVII, le cui rappresentazioni, racchiuse in riquadri finemente
decorati a grottesche, si prestano a interpretazioni differenti, da quella
religiosa-cristiana a quella ermetico-alchemica. Sono rappresentati i Santi
Benedetto e Scolastica, fondatori dell’Ordine benedettino, i Dottori della
Chiesa (S. Ambrogio, S. Agostino, S. Girolamo e S. Gregorio Magno),
l’Arcangelo Michele, i teologi S. Bonaventura da Bagnoregio e S. Tommaso
d’Aquino, la Vergine Incoronata, le virtù cardinali e teologali,
intervallati da otto “emblema” che segnano le fasi del percorso
alchemico.
Negli
angoli sono collocati il simbolo dell’Ordine benedettino-cassinese e
quello dell’abbazia, la spada che sorregge una bilancia. In posizione
privilegiata è Arpocrate, dio del silenzio, e il sommo filosofo Pitagora,
affiancati dai maestri Platone, Aristotele e Diogene.
Altri
numerosi affreschi si conservano nei chiostri, nella chiesa, nella sala del
capitolo ed in vari locali del piano terra. Sono rappresentati S. Benedetto,
S. Scolastica, l’Arcangelo Raffaele, l’Arcangelo Michele,
l’annunciazione della Vergine, la Crocifissione, gli abati fondatori di
vari ordini monastici.
Intorno
alla metà del secolo XVIII, i monaci realizzano nuovi imponenti lavori di
restauro, che interessano la chiesa ed il monastero. Nella chiesa è
realizzato un nuovo apparato decorativo in stucco e gessi, del quale si
conservano anche parte dei disegni di progetto.
Nel 1735,
l’abbazia ospita Re Carlo di Borbone, in viaggio verso la Sicilia. Della
visita si conserva una dettagliata descrizione proveniente dall’archivio
del monastero.
Nel 1784, i
monaci, stanchi della continua contrapposizione con il Marchese e
l’Università di Montescaglioso, si spostano a Lecce, dove si insediano
nell’ex collegio dei Gesuiti, trasferendovi tutte le opere d’arte, la
biblioteca e l’archivio conservati nell’abbazia.
Con
l’occupazione napoleonica, l’abbazia è soppressa e, nel 1818, è
assegnata ai Francescani di S. Lorenzo Maggiore di Napoli, nel cui possesso
resterà fino all’Unità d’Italia, quando il complesso passa in proprietà
al Comune di Montescaglioso, che vi alloggerà, per oltre un secolo, servizi
pubblici.
L’immenso
portale della chiesa, così come quello del monastero, sono stati realizzati
da Altobello ed Aurelio Persio. Il campanile, di stile normanno, presenta
due bifore per ogni lato ed, a fianco, il tiburio cilindrico con sovrapposta
lanterna. Nel pronao ci sono resti dell’antica costruzione. Nel 1590, le
navate laterali diventarono quattro cappelle per lato.
 La
chiesa presenta una cupola cilindrica, completata nel 1650, e soffitti a
botte. Sulle pareti, stanno emergendo affreschi del Seicento, della scuola
del Donadio. Il coro ligneo e il maestoso altare maggiore in marmo, che un
tempo adornavano la chiesa, ora si trovano rispettivamente nella chiesa del
Gesù a Lecce e nella cattedrale di Matera.
L'immenso portale della chiesa e quelli del monastero
sono stati realizzati da Altobello ed
Aurelio Persio. Il campanile, di stile normanno, presenta due bifore per
ogni lato, ed a fianco il tiburio cilindrico con sovrapposta lanterna. Nel
pronao ci sono resti dell'antica costruzione. Fu trasformata a partire dal 1590:
le navate laterali diventarono quattro cappelle per lato. Presenta una
cupola cilindrica completata nel 1650 e
soffitti a botte.
Sulle
pareti stanno emergendo affreschi del Seicento della scuola del Donadio.
Il coro ligneo e il maestoso altare maggiore in marmo, che un tempo
adornavano la chiesa, ora si trovano rispettivamente nella chiesa del Gesù
a Lecce e
nella cattedrale
di Matera.
Convento
di Sant'Agostino
Il
convento è dedicato a Sant'Agostino e risale al XIV secolo.
Tre archi permettono di accedere al portico della chiesa eretta nel Quattrocento in
cui si era insediata una piccola comunità monastica.
Il
complesso, di grandi dimensioni, è suddiviso in tre livelli: un piano
interrato organizzato come una grande cantina per la lavorazione dell'uva e
per la raccolta dell'acqua in grandi cisterne, un piano terra dove, oltre
alla chiesa, erano collocati il refettorio, la cucina con un grande camino a
camera ed i depositi, ed infine al piano superiore c'erano la biblioteca ed
i dormitori.
Nella
chiesa tra le svariate opere d'arte conservate meritano una particolare
menzione una tela San Giovanni Battista datata al 1493,
altare in marmo policromo, organo e cantoria barocca. L'arredo interno è in
stile settecentesco.
Chiesa
Santa Lucia
Costruita
in stile moderno è la seconda Parrocchia della Città. Presenta due statue
la Vergine Siracusana sulla parte posteriore e la statua raffigurante il
cappuccino Pio da Pietrelcina. Appartengono alla Parrocchia circa 6.000
persone della città Montese.
Fa
parte della Parrocchia di Santa Lucia anche il Convento dei Cappuccini.
Chiesa
di San Rocco
La
chiesa, risalente al XVI secolo, è dedicata a San Rocco. Si trova
in Piazza Roma, in un'area in cui furono ritrovate già nel XVIII secolo antiche
tombe greche: a quel tempo, infatti, l'edificio si trovava all'esterno del
nucleo abitato, e si può quindi supporre che i terreni circostanti
venissero utilizzati come cimiteri.
È
a pianta rettangolare e la facciata è coronata da un campanile. Conserva la
statua di San Rocco proclamato patrono di Montescaglioso nel 1684.
È stata costruita agli inizi del XVI secolo ed era usata per le
sepolture. Fu danneggiata dal terremoto del 1827 e restaurata
successivamente con la costruzione delle volte in pietra e di una nuova
facciata. Custodisce dipinti ad olio del Seicento e del Settecento.
Altri
luoghi di culto
-
La chiesa di Santo Stefano dell'XI secolo
-
Il convento femminile della SS. Concezione del XVI secolo
-
Il convento dei Padri Cappuccini del XVI secolo
-
Santa Maria del Vetrano XVI secolo
-
La chiesa di Santa Lucia dell'XI secolo
-
La chiesa della Madonna delle Grazie del 1065, già S. Maria
in Platea
-
La chiesa della Madonna della Nuova dell'XI secolo
-
Sala del Regno dei Testimoni di Geova, Viale A. Moro
Chiese
rupestri
Particolare
rilevanza storica e culturale meritano gli insediamenti rupestri presenti
sul territorio all'interno del Parco della Murgia Materana.
Il
santuario della Madonna della Murgia rappresenta la chiesa più importante
del patrimonio rupestre di Montescaglioso. Si caratterizza per i due altari,
il maggiore contraddistinto da un grande crocifisso, il minore da un
bellissimo affresco raffigurante la Vergine con il Bambino.
Esternamente intorno all'area su cui fu costruita la chiesa, è possibile
vedere ancora oggi le tracce di un'antica necropoli scavata nel tufo, la
necropoli altomedievale della Loe.
Numerose
le cripte, dislocate tra Murgia S. Andrea e l'insediamento rupestre
dell'Aloe: cripta Scaletta, cripta S. Andrea, cripta Canarino, tutte
risalenti al IX-X secolo, e le recenti cripte di Cozzo S.Angelo (datata tra
metà dell'XI secolo e i primi decenni del XII secolo) e del
Paratiello entrambe scoperte nel 2000 da due operatori del C.E.A.
Palazzi
- Palazzo
Caldone, del XIX secolo
- Palazzo
Petrelli
-
Palazzo dei Garbellano e dei Cifone
-
Palazzo D'Alessio, metà del XVIII secolo
- Palazzo
Antodaro
- Palazzo
Principi Lucchesi Palli
- Palazzo
dei Salinari
-
Palazzo della famiglia Contuzzi datato 1612 con relativo stemma araldico
della famiglia, discendente dagli Aragonesi
Piazze
- Piazza
Roma
- Piazza
del Popolo
- Piazza
Giovanni Paolo II
- Piazza
Tomas Ditaranto
- Piazza
Racamato
- Piazza
Padre Prosperino Gallipoli
- Piazzetta
Mianulli
Monumenti
- Obelisco
di San Rocco
-
Statua della Madonna del Cammino su Monte Vetere
-
Statua in bronzo in onore a Giuseppe Novello
-
Busto in onore di Salvo D'Acquisto
-
Monumento ai caduti a piazza del Popolo
-
Statua in onore di Padre Pio
Castello
normanno
Eretta
dai Maccabeo sul finire dell'XI secolo a controllo di Porta
Maggiore, la roccaforte è organizzata attorno ad un cortile al
quale si accede da un portale affiancato da due torri delle quali
ne esiste ancora una. Nell'ala est si conserva la torre più alta, a pianta
quadrangolare, resa irriconoscibile da trasformazioni recenti.
Al
castello è annessa la chiesa di Santa Caterina. Al piano terra si
conservano cisterne, depositi, un giardino pensile, le stalle ed un portico,
attualmente chiuso.
Il castello è
stato posseduto da vari feudatari del paese: Roberto, nipote del Guiscardo,
i Maccabeo, Goffredo di Lecce, Enrico di Navarra, fratello della regina
Margherita, Ugo de Maccla, i Sanseverino, Bertoldo di Hoemburhg, Manfredi (al
quale era stato donato dal padre Federico II di Svevia), Pietro di
Beamount, Giovanni di Montfort-Castres, i del Balzo, gli Orsini ed
i Grillo-Cattaneo.
Agli
inizi del XVII secolo, acquisita con il feudo dai Grillo, la roccaforte
è stata trasformata in comodo palazzo. L'edificio è restaurato e le volte
delle ampie camere del piano superiore sono affrescate.
Nel 1857 viene
demolito il braccio che collega l'edificio a Porta Maggiore e la facciata
sul Corso viene ricostruita in stile neomedievale, con merli e garrite. Tra
il 1960 e 1964, è demolita tutta l'ala meridionale ed una delle due torri
dell'ingresso.
Porte
e torri
La
cinta normanna rimarrà invariata fino alla metà del XIX
secolo, quando avrà inizio la demolizione delle mura. Le porte erano
sei. La più importante porta Maggiore fu demolita nel 1868.
Attaccata
al castello, era unita ad una grande torre nei secoli XIV-XV,
ancora esistente e visibile solo da via Pitagora. Verso est, un altro varco
era porta Schiavoni affiancata da una torre merlata. Travolta da una frana
nel 1693, crollò definitivamente nel 1882. C'era poi porta Carrera, molto
piccola ed aperta dai monaci nelle fortificazioni dell'abbazia.
A
Nord Porta S. Angelo (l'unica ancora esistente) che si apriva sulla piazza
antistante l'Abbazia. Ad ovest Porta Pescara, dal nome della contrada
sottostante. L'ultimo varco era la Portella, presso il convento di
Sant'Agostino, demolita intorno al 1880.
Tradizioni
e folclore
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Festa Patronale di San Rocco (18-19-20 agosto), è legata al culto
dei Santi Patroni: San Rocco e Maria SS. Assunta. Il giorno 20, in
mattinata, si snoda una lunga processione, mentre, in serata vi è il tiro
del carro trionfale da parte di sette cavalli.
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La notte dei Cucibocca si svolge il 5 Gennaio ed è caratterizzata dalla
sfilata di alcuni personaggi vestiti con un lungo mantello, barba e
cappello, ed ai piedi una catena, il cui intento è spaventare i bambini che
non si comporteranno bene.
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Falò in onore di San Giuseppe (19 marzo) è un’antica
tradizione strettamente legata al mondo agropastorale ed ai cicli agricoli.
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La cavalcata del Borbone (1ª domenica di settembre) è una rievocazione
storica della visita a Montescaglioso nel 1735 di Carlo di Borbone.
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Il Carnevale Montese (1ª 2ª domenica di carnevale e martedì grasso)
è da anni una delle manifestazioni Carnevalesche più note in Basilicata.
L'evento è strutturato in tre giornate in cui sfilano maschere ed i carri
allegorici, e si conclude la sera del martedì grasso.
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Il Carnevalone si svolge la mattina del martedì grasso, con la sfilata di
gruppi mascherati che indossano vestiti di juta, adornati con striscioline
di carta di giornale. È strettamente legato all'evento del Carnevale.
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Riti della settimana Santa. Il venerdì Santo a Montescaglioso si snoda una
lunga processione delle statue dei sacri misteri. In ogni chiesa si
svolgono le tradizionali cantilene.

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