Miglionico
(Matera)
 
  

Il Comune di Miglionico è situato in provincia di Matera a circa 20 chilometri dal capoluogo. Percorrendo la strada che conduce a questo piccolo borgo di antiche origini, lo sguardo è attratto immediatamente dal castello, che si erge maestoso sullo sperone terminale della collina di Cencree a guardia tra le valli dei fiumi Bradano e Basento.

Miglionico è situata nella media valle del Bradano, e sorge su una collina tra i fiumi Bradano e Basento nella parte centro-orientale della provincia. Nel suo territorio si trova la riserva regionale San Giuliano, in quanto il versante destro del fiume Bradano e del lago di San Giuliano appartengono in parte al territorio del comune.

Una volta, quando non esisteva la strada statale 407 Basentana, era via obbligata per chi dal litorale jonico doveva addentrarsi nella Lucania per raggiungere Potenza e da lì Napoli.  

Le origini di Miglionico sono remote, probabilmente risalenti ad una città enotria, come testimoniato da tombe e vasi risalenti fino al VI secolo a.C. rinvenuti nel suo territorio. Secondo la tradizione Miglionico fu fondata da Milone, dal quale deriverebbe anche il nome della città; questi fu un celebre atleta di Crotone del VI secolo a.C., vincitore nella battaglia contro Sibari, e definito olimpionico in quanto più volte vincitore come lottatore nei Giochi Olimpici. 

Secondo un'altra interpretazione invece il Milone fondatore di Miglionico fu Milone di Taranto, un luogotenente di Pirro che prese parte anche alla battaglia di Heraclea, che giunto sulle colline tra il Bradano ed il Basento vi fondò una colonia militare chiamandola Miglionico. Milone munì Miglionico di grandi mura, come recita la frase Milo Magnus Miles Me Munivit Magnis Muris, rappresentata dalle sette M iniziali presenti sullo stemma del comune. Dopo la colonizzazione greca, divenne città lucana, poi passò sotto i Sanniti fino al 458 a.C., anno in cui fu espugnata dai Romani. La storia di questo centro è strettamente legata a quella del suo imponente castello.

Castello

Il castello del Malconsiglio fu costruito su un colle della città a partire dall'VIII-IX secolo, in una posizione strategica, noto per aver ospitato nel 1485 la Congiura dei baroni. Ebbe due successivi ampliamenti, il primo nel 1110 ed il secondo nel 1400. Ha la forma di un parallelogramma, fiancheggiato da sette torrioni, alcuni quadrati (i più antichi), due bitorri e altre circolari, poste ai vertici della costruzione.

L'entrata attuale è posta a nord-est, mentre quella originaria distrutta dal terremoto della Basilicata del 1857 era rivolta a sud. Al suo interno, e precisamente al piano superiore, vi sono l'androceo ed il gineceo, il salone del Malconsiglio, dove si tenne la congiura, e la sala della Stella o degli Spiriti, la parte più bella e segreta del castello, con il soffitto a stella e con degli scrigni dove venivano custoditi i tesori ed i documenti più preziosi.

Appartenne nel tempo al conte Alessandro di Andria, ai Sanseverino di Bisignano, ad Ettore Fieramosca, ai Pignatelli, ai Caracciolo ed alla famiglia Revertera, duchi di Salandra.  

Fin dall'800 nel centro storico di Miglionico era nota la presenza di ritrovamenti archeologici importanti purtroppo spesso devastati.

Il castello "del Malconsiglio" è stato oggetto di scavi archeologici, in occasione dei lavori di restauro, nel 2006 e nel 2007.

La prima campagna di scavi ha individuato nel cortile interno alcune vasche per lo spegnimento della calce del XVII-XVIII secolo e una precedente fase di occupazione di VIII-III secolo a.C. documentata da una struttura abitativa e da alcune sepolture in enchytrismoi.

All'esterno nella zona adiacente al perimetro sono state rinvenute nella campagna del 2007 quattro tombe terragne con defunto rannicchiato, tipologia ampiamente diffusa in area bradanica e in ambiente anaellenico, databili al V e IV secolo a.C.

Nel corso del 2011 sono stati eseguiti interventi archeologici in relazione alla sistemazione di piazza Castello. I lavori hanno avuto durata complessiva di circa due mesi ed hanno interessto un'area di circa 2200 m². Gli scavi del 2011 confermano quanto precedentemente rilevato sull'occupazione antica della collina del castello.

Dalle origini al XIV secolo - La prima fase evidenzia un impianto a parallelogramma costituito da un solo livello fuori terra. Tale considerazione oltre a verificare e prendere atto di quanto affermato dal Ricciardi a proposito dell'antichità del piano terra rispetto al secondo in relazione alla presenza, chiaramente individuabile tuttora, della merlatura sulle murature perimetrali, scaturisce anche dalle differenze tipologiche e spaziali degli ambienti, evidenti soprattutto nell'ala della Sala del Malconsiglio: il piano terra e costituito da una successione di ambienti coperti con volte a crociera con eleganti e slanciati archi ogivali, mentre il piano superiore e caratterizzato da possenti arconi a tutto sesto che scandiscono lo sviluppo della volta a botte. 

La zona sud-ovest ha un andamento rigorosamente quadrangolare, con l'ala destra più ampia della sinistra, ma ambedue spazialmente ripartite internamente in maniera perfettamente modulare, e il braccio trasversale di unione che, proprio perché non mostra una tale geometrica regolarità, desta qualche perplessità circa la contemporaneità costruttiva con le altre due ali. Tale perplessità si evidenzia anche e soprattutto nella mancanza di allineamento dello spigolo destro del fronte interno, che si ritrova al secondo livello in corrispondenza dell'accesso alla "Sala della Stella". Questa anomalia porterebbe a pensare che la costruzione di questo lato sia avvenuta dopo la soprelevazione degli altri due e che il muro di cinta fosse provvisto unicamente di camminamenti di ronda. Alternativa a tale ipotesi, più attendibile, sarebbe il considerare l'espediente d'angolo realizzalo dopo il terremoto per una più efficace distribuzione degli accessi ai vari ambienti. D'altro canto, il ballatoio attraverso cui si accede nella Sala della Stella e chiaramente un'aggiunta moderna. Questa zona costituisce il nucleo residenziale del castello. 

Il corpo ubicato a nord-est che contiene la porta di accesso originaria e il cosiddetto mastio, dei quali parleremo in seguito, si sviluppa in forma triangolare e costituendo una sorta di antemurale, è la zona riservata agli armigeri. Le mura perimetrali di questo impianto sono costellate da torri, circolari ai vertici, quadrangolari quelle intermedie. Un simile impianto richiama analoghe fabbrichemilitari federiciane: non essendoci alcun riferimento, però, nella pur copiosa letteratura relativa alle opere fortificate di Federico II, del castello di Miglionico, probabilmente la sua costruzione è posteriore a tale periodo e potremmo farla risalire a cavallo della meta del XIV secolo. 

D’altra parte, un'attenta lettura dei caratteri architettonici conforterebbe tale tesi: portali e finestre archiacute, volte goticheggianti sono frequenti al piano terra. E probabile, quindi, che i progettisti abbiano preso a modello gli impianti svevi, e solo l'orografia del terreno abbia impedito un impianto analogo a quello del castello di Lagopesole. Nuove e pressanti esigenze di carattere difensivo avranno indotto i realizzatori ad avanzare in maniera più concreta le torri rispetto al perimetro delle mura. La ricostruzione ipotizzata di questa prima fase evidenzia tre elementi fondamentali:

1) Il perimetro sud-est della costruzione è privo dei manufatti che saranno il risultato di ampliamenti successivi: a) il corpo compreso tra i due alti barbacani può essere ricondotto a fasi cinque-seicentesche; b) il fabbricato che si sviluppa a lato dell'attuale portale e una costruzione riconducibile alla fine ottocento inizi novecento; c) la cosiddetta cappella che le fonti storiche e i caratteri formali daterebbero al XIV secolo, per evidenti considerazioni di carattere logistico (si veniva a trovare all'esterno della cinta muraria), inducono a non accettare tale stato di cose. Le varie trasformazioni e cambiamenti d'uso subiti da questi ambienti (prima frantoio, poi falegnameria), impediscono, al momento attuale, di chiarire il problema;

2) Lungo il perimetro sud-est della costruzione, libero quindi dei manufatti di cui sopra, si ergono altre tre torri, in analogia a quanto presente sul lato opposto: due quadrangolari intermedie, una circolare posta all'attacco del corpo quadrangolare con il triangolare. Il lato est quindi del corpo triangolare e costituito unicamente dalla torre quadrangolare intermedia al muro di cinta al quale, dalla parte interna, si addossa la scalinata attraverso cui si accede sia al camminamento di ronda sovrastante detto muro di cinta, sia a quelli che si sviluppano lungo tutto il perimetro del castello: tale perimetro è caratterizzato, come già riferito, da una merlatura ancora individuabile nella muratura. Sul fronte interno di questa, sul lato settentrionale, al di sopra della copertura dei locali oggetto di ricostruzione dopo il terremoto, sono evidenti i fori per l'alloggiamento delle travature lignee di sostegno dei camminamenti. 

Al vertice dell'area triangolare e molto probabilmente nel sito ove si apre il portale di accesso, non originario, ma costruito dopo la confisca del 1829, e con evidenti segni di rimaneggiamenti dovuti presumibilmente alla ricostruzione post-terremoto, si potrebbe supporre la presenza del mastio. Una testimonianza in tal senso ci viene da Nicola De Ruggeri il quale, nel 1940, descrivendo il castello, lo cita munito di "sette torri, tre quadrate, tre agli angoli formate da doppie torri, una diroccata a destra entrando nel portone......). 

Considerando che anche il Ricciardi parla di sette torri e non essendo più esistenti quelle inglobate negli ampliamenti cinque-seicenteschi dell'ala sud-est, si potrebbe affermare, con una buona approssimazione, che l'area dell'attuale portale è caratterizzata dalla presenza di questa torre, più alta delle altre, dalla quale si può spaziare, oltre che sul territorio circostante, anche sull'intero paese. Così impostato l'impianto di Miglionico risponderebbe ai canoni delle costruzioni fortificate con la costante presenza del mastio. Inoltre, questa torre serve anche quale elemento di difesa dell'antica porta di accesso.

3) L'antica porta di accesso, scomparsa a seguito delle ricostruzioni e trasformazioni dei luoghi dopo il terremoto, si apriva sul lato nord del corpo triangolare. Il Ricciardi la riporta ancora esistente al 1867, anche se in fase di profonda trasformazione, e ci fornisce una descrizione della stessa che permette di risalire, con buona approssimazione, al sito originario: "Il suo ingresso adunque preceduto da un lungo e largo spianato, oggi guarda il Nord-Est: ma l'antica sua Porta era però a fianco della presente, cioè guardava il Sud. 

Di questa porta, già posta su di un masso di fabbricato ch'estendesi d'innanzi come un davanzale, sul quale esser doveva un'antiporta, veggonsi ancora in buono stato i pilastrini con l'architrave, di pietre intagliate. Accanto del detto architrave ci stanno come due Tigri anco di viva pietra, e nel sommo vedesi lo stemma baronale de Bisignani, formato da uno scudo inclinato con una fascia a traverso, sopra del quale e posto un cimiero, con morione abbassato, dalla cui sommità escono due grandi corna bovine... Sul detto architrave vedevansi, inoltre, sino a non molti anni addietro, gli antichi merli con le petriere sporgenti, ed uno stretto loggiato per accorrere in giro, a difesa della porta. Ormai merli e petriere sono scomparsi, ed ora mi dicono che va pure ad essere distrutta la intiera porta per nuova costruzione, che sta facendo il proprietario. Per questa antica porta adunque entratosi nell'atrio interno, nel bel mezzo vedesi l'antico cisternone, e la lunga gradinata......". 

Il De Ruggeri, riprendendo quanto riferito dal Ricciardi, localizza la porta alla sinistra dell'attuale accesso: "L'ingresso al castello è al lato N.O., ma l'antica porta (cui accedevasi solo dopo aver attraversato il ponte levatoio!?) a sinistra dell'attuale, a Sud. fu murata per la sovrappostavi nuova antiartistica costruzione di cui innanzi. Questa antica porta, in corrispondenza all'interno della corte, mostra lo stemma dei Bisignano (che stava sull'arco superiore)  ...." "Accanto alla detta antica porta (all'interno) vedesi ancora a destra un avanzo di una sola delle tigri che la fiancheggiavano." Come si può ben intendere, la porta cui fa cenno il De Ruggeri, è l'arcata tompagnata, sulla sinistra dell'ingresso. Considerando le ridotte dimensioni di questa, e gli spazi limitati di tale luogo, con la presenza del mastio e la lunga scalinata che occupa quasi interamente questo lato delle mura, risulta arduo localizzarvi la porta. 

Certamente quello che avrà indotto il De Ruggeri a questa considerazione sarà stata l'orientamento su citato: "Il suo ingresso (.......) oggi guarda il Nord-Est.; ma l'antica sua Porta (........) guardava il Sud". Probabilmente lo storico, nel descrivere la porta antica la guarda dall'esterno del fabbricato (e non poteva fare altrimenti essendo la stessa inglobata in abitazioni private, e descrivendone le decorazioni che evidentemente erano poste sul fronte esterno e non interno, in maniera così dettagliata), mentre quella attuale la osserva dall'interno del cortile. Gli elementi scultorei decorativi, descritti sopra, sono ancora presenti all'interno dell'atrio, inseriti nella muratura della scalinata. Mentre non è individuabile, al momento, alcun elemento che possa indicarci con certezza la posizione della porta. Nella ricostruzione allegata, questa e stata posizionata accanto all'attuale accesso, riconoscendo nella porzione di muratura presente alla base del piedritto destro del portale i resti di quel "Masso di fabbricato ch'estendesi d'innanzi come un davanzale". 

D'altro canto, sul paramento esterno del muro di cinta si intravede una discontinuità muraria che potrebbe far pensare ad un'apertura successivamente tompagnata. Inoltre, lo spigolo di muratura che si eleva da tale masso, chiaramente tagliato sino all'altezza in cui è costruito con pietre squadrate, potrebbe costituire il fianco dell’antiporta. Un'ultima considerazione da farsi per confortare la tesi della ubicazione dell'antica porta riguarda la strada di accesso. L'unica strada che corre sul lato orientale è quella che conduce alla Porta Pomarico (quella, cioè, che sale dalla nuova fontana pubblica - Pila -, passando davanti al Palazzo Comunale): ma questa giungeva nei pressi del castello, nel luogo ipotizzato dal De Ruggeri per l'ubicazione della porta, attraverso un sentiero abbastanza ripido. 

Riferendoci, invece, alla localizzazione della porta così come enunciata precedentemente, l'attuale extramurale che costeggia il paese partendo dalla fontana pubblica nei pressi del bivio per Grottole, giunge sin sotto il castello e davanti alla porta alla quale si arriva dopo aver percorso tre rampe a tornanti. In altre parole, l'ingresso si viene così a trovare più alto del piano di posa delle mura perimetrali ed è accessibile unicamente mediante i due terrapieni: chiunque tenta di entrare è esposto al tiro delle sentinelle in condizioni di inferiorità e disagio. Analoga situazione si riscontra nel castello di Lagopesole. Le sistemazioni della strada e del piazzale anteriore hanno cancellato qualsiasi traccia di questo stato di cose.

Dal XIV secolo alla Congiura dei Baroni - Per la ricostruzione della seconda fase si è preso, quale riferimento temporale, il periodo storico della Congiura dei baroni. L'evoluzione della tattica militare, sia offensiva che difensiva, fa sì che i castelli, una volta edificati esclusivamente per ragion militari, assumano nel tempo funzioni più prettamente residenziali e diventino l'espressione della grandezza del Signore. Il castello del Malconsiglio incomincia ad assumere l'aspetto di imponenza che tuttora conserva. Si costruisce il piano superiore: le merlature scompaiono inglobate nella nuova muratura: le torri si elevano e forse quelle d'angolo posteriori assumono la configurazione attuale: l'inserimento della zona destinata ai collegamenti verticali ne raddoppia il volume: la scalinata esterna diventa lo scalone di accesso alla residenza comitale, mentre nuovi collegamenti vengono realizzati per raggiungere le postazioni di difesa superiori (scalinata a ridosso del muro perimetrale, interno al cortile, della Sala del Malconsiglio). Il corpo triangolare conserva la propria fisionomia.

Dalla Congiura all'abolizione della feudalità - Il passaggio del feudo di Miglionico dai Sanseverino ai Revertera, duca di Salandra, determina la definitiva trasformazione del castello da fortificazione a residenza baronale. Pur conservando l'impianto originario, il prevalere del carattere residenziale modifica il sistema distributivo interno. Sul fronte esterno del lato orientale, in adiacenza alla torre quadrangolare intermedia, si costruisce il locale indicato dalle fonti storiche quale "cappella".

Successivamente, più a sud, sempre su questo lato del maniero, viene aggiunto il grande corpo bastionato: infine le due ampie campate con volte a crociera completano la quinta del castello. 

Internamente, sul lato destro del cortile, verso la meta del XVII secolo si realizza la seconda scalinata con il ballatoio che permette l'accesso autonomo al lato sud-ovest. Successivamente, forse per motivi esclusivamente estetici, su questo ballatoio, mediante l'allargamento delle arcate di sostegno, si innalzano cinque eleganti arcate a tutto sesto ed il portale di accesso al termine della rampa. Ancora più tardi, sul lato opposto del cortile, e per tutto lo sviluppo dell'ala, si aggiunge, quale affaccio sul cortile degli ambienti residenziali, un loggiato, anch'esso ad arcate a tutto sesto, ma con pilastri molto più massicci e privi di elementi decorativi, in parte crollato a seguito del terremoto del 1980, ora in fase di restauro. 

Queste trasformazioni producono alcune modifiche alla facciata precedente: gli accessi a molti ambienti sono costruiti ex novo; le antiche finestre anguste assumono dimensioni più ampie; i portali di accesso del piano terra, in particolare quello del salone dell'ala nord-ovest, sono occultati dalle strutture dei ballatoi. Comunque l'impianto originario conserva la propria integrità planimetrica.

Dalla confisca al "Centro di documentazione e ricerca per la storia del Medioevo" - L'ultima fase dello sviluppo del castello e quella che ha mutato in maniera sostanziale il suo assetto, L'adeguamento a destinazioni abitative per più nuclei familiari, la mancata assidua manutenzione, troppo onerosa per i privati, il terremoto del 1857 e le ricostruzioni successive; le demolizioni, e non ultimo il terremoto del 1980, riducono il castello nello stato in cui si trovava prima del restauro. I segni di questi cambiamenti e vicissitudini contrastano notevolmente con le caratteristiche architettoniche proprie del castello, offuscando l'immagine storica di un sito in cui si sono verificati avvenimenti di tale rilevanza socio-politica. 

L'antica porta di accesso è inglobata, in un primo momento, in abitazioni private; la sostituisce l'attuale portale che, come già detto, subisce gravi danni dopo il terremoto del 1857 e viene ricomposto in maniera alquanto casuale; successivamente, recuperati gli elementi decorativi che sono riutilizzati come ornamento di pareti interne del cortile, la porta è completamente distrutta per la costruzione di manufatti abitativi, dei quali, quelli eretti all'esterno della cinta muraria, sul terrapieno ancora esistente, sono demoliti negli anni venti-trenta: "All'esterno, meno le antistrutture di case (per fortuna alcune a destra dell'ingresso abbattute fascisticamente da un coraggioso Podestà)" riferisce il De Ruggeri. Il terremoto del 1857 danneggia gravemente il complesso fortificato e soprattutto provoca il crollo della volta della Sala del Malconsiglio e conseguentemente anche di quella del piano terra: non verranno più ricostruite. Sul lato ovest del cortile e innalzato un nuovo ballatoio che collega i due precedentemente costruiti. Sulla sinistra del portale attuale si erige, nei primi anni del secolo, un nuovo fabbricato che, deturpando ulteriormente tale angolo, contrasta in maniera evidente con l'aspetto di fortilizio dell'antico manufatto.

Da roccaforte a residenza - L'architettura castellare in Basilicata è ricca di notevoli complessi per la maggior parte poco conosciuti ed indagati. I manufatti nella maggior parte dei casi portano i segni di notevoli trasformazioni: le originarie roccaforti normanne, le poche fabbriche sveve, i castelli angioini e aragonesi, a partire soprattutto dal cinque-seicento, sono quasi tutte trasformate in residenze gentilizie per le grandi famiglie comitali. 

L'esistenza di complessi fortificati nel territorio della regione trova riscontri in documenti fin dal secolo IX e X e soprattutto in epoca normanna a partire dalla metà del secolo XI. Spesso il toponimo degli abitati è preceduto dalla specificazione di castellum o castrum che indica la natura fortificata del luogo e già nell'ambito del territorio circostante Miglionico molti centri portano questa definizione. 

Alla fine del sec. X essa è comune a Tricarico e Tolve coinvolti in uno scontro con una banda di saraceni insediati nel castrum di Pietrapertosa; nell'anno 889 il sito di una proprietà nei pressi del Bradano appartenente al monastero longobardo di San Vincenzo al Volturno è indicata come limitrofa al castellum Montis Caveosi e per tutto il trecento il castrum Jugurij indica il sito di un antico borgo fortificato nel territorio di Pomarico. Dalla seconda metà del secolo XI i due termini, con molta più precisione, indicano esclusivamente i nuclei fortificati mentre per i centri abitati diventa prevalente l'uso del termine civitas e i nuclei minori sul territorio, che con i centri maggiori costituiscono l'ossatura del sistema insediativo sviluppatosi e consolidatosi a partire dalla fine del secolo X, sono denominati casali. 

La costruzione delle più importanti roccaforti normanne nel territorio lucano, il castello di Melfi centro politico della nuova entità statuale, il nucleo originario del castello di Lagopesole, risale alla prima metà del secolo XI ma le tracce di una diffusa presenza di strutture castellari, purtroppo quasi cancellate dalle trasformazioni successive, si rinvengono in tutti gli abitati sedi di importanti famiglie comitali. 

A Tricarico è edificata la grande torre e l'annesso castello poi trasformato in convento francescano; altri grandi strutture fortificate sorgono a Brienza, ampliate e restaurate in epoca angioina e infine dai Caracciolo a partire dal secolo XVI; a Moliterno il castello è ampliato in epoca angioina e poi completamente ricostruito dai Carafa prima, e dai Pignatelli nel XVI e XVII sec; a Laurenzana il castello normanno sorge su una imponente rupe e sarà ampliato nel secolo XV dai Dal Balzo e dai feudatari successivi, i Poderico e i Filangieri; a Lavello l'imponente struttura attuale di epoca aragonese sorge su un preesistente edificio normanno mentre a Montescaglioso il castello edificato nei primi decenni del secolo XII è ristrutturato dalla famiglia Cattaneo nel XVII secolo. In Basilicata un aspetto particolare dell'architettura castellare è rappresentato dai centri medioevali abbandonati i quali conservano tracce consistenti delle originarie strutture fortificate. Uno dei complessi più imponenti dell'intera regione è quello di Uggiano a Ferrandina.

Tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo si estendono gli interventi sui manufatti esistenti, e soprattutto si attiva una nuova committenza legata all'affermarsi delle grandi famiglie feudatarie che in ogni paese di Basilicata erigono le proprie residenze o ampliano i castelli già esistenti intervenendo spesso anche sulle cinte fortificate degli abitati, ampliate ed allargate. Queste condizioni si affermano e si sviluppano soprattutto nella prima metà del Trecento e nel secolo successivo quando la piccola feudalità angioina degli ultimi decenni del Duecento è sostituita dalle grandi famiglie legate ai D'Angiò prima e alla monarchia aragonese dopo. 

I Sanseverino edificano castelli e palazzi fortificati a Tricarico, Miglionico e Marsico, i Del Balzo costruiscono il castello di Venosa e restaurano quello di Montescaglioso, la famiglia Tramontano innalza il castello Tramontano a Matera e i De Bernardo la fortezza di Bernalda. Se gli impianti insediativi delle strutture normanne sono strettamente correlati al luogo nel senso di assecondare con dislivelli ed un'apparente disomogeneità delle strutture che si adeguano ai pendii ed alle asperità orografiche, le poche costruzioni federiciane, si rapportano al sito per adeguarlo ad un rigoroso impianto geometrico. La suggestione esercitata dalle fabbriche imperiali sulla committenza successiva è notevole ed è rintracciabile negli impianti a parallelogramma e quadrangolari di alcuni complessi lucani, tra cui spicca il castello di Miglionico.

Il grande manufatto è edificato sulla sommità di una collina prospiciente il centro storico dal quale probabilmente era separato dal declivo naturale del pendio che chiaramente è stato modificato con terreno di riporto e la costruzione di un terrapieno per consentire il collegamento tra abitato e castello. Il nucleo originario è costituito da tre ali edificate ed assemblate secondo uno schema perfettamente quadrato di cui il quarto lato, rivolto verso l'abitato non è occupato da edifici ma era certamente definito da una cinta che conteneva l'ingresso. La struttura ha torri circolari poste agli angoli intervallate da alcune torri quadrate mentre la forma triangolare di un recinto aggiunto sul lato non edificato, all'interno e all'esterno del quale si addossano successivi ampliamenti, tra cui la chiesa completamente trasformata nel secolo scorso, è determinato dal rapporto con l'orografia dell'area. 

Al piano terra l'impianto è scandito da una serie di ambienti modulari coperti da volte a crociera mentre al piano superiore la scansione si ripete con coperture a botte a sesto rialzato nel settore meridionale e a crociera costolata nell'ala nord-occidentale. La presenza delle eleganti e slanciate costolature nell'area della residenza comitale unitamente ad una monofora tardo-gotica in un ambiente di raccordo, le piccole monofore della cappella, quella sottostante il loggiato secentesco e i due portali ogivali, uno per l'accesso al piano superiore e l'altro al pianoterra, confermano la datazione del nucleo originario del complesso ai primi decenni del sec. XIV. 

Il paramento esterno in pietrame locale in molte parti evidenzia interventi successivi seguiti forse a crolli o determinati da lavori di manutenzione che in alcune aree si presentano come vere e proprie sopraelevazioni che interessano le falde dei tetti la cui orditura è stata modificata: le ipotesi di un ampliamento, nel senso di una sopraelevazione di tutto il complesso, necessitano ovviamente di una verifica approfondita direttamente sulle strutture.

L'area dell'accesso ha subito notevoli trasformazioni anche in tempi recenti con crolli e demolizioni effettuate subito dopo la vendita dell'immobile da parte del comune che ne era venuto in possesso dopo le leggi abolitive della feudalità. In questa zona, tra l'altro, sono presenti alcuni elementi erratici, collocati sull'edificio adiacente all'accesso, una costruzione tardo ottocentesca innalzata sui resti delle murature della cinta e nell'archivolto in tufo dell'ingresso. Una scultura tardo romanica di spoglio rappresentante un leone proviene forse dal portale originario o da qualche altra fabbrica, come anche le mensole trecentesche, analoghe ad alcune esistenti nelle navate della Chiesa Madre che definiscono l'imposta dell'attuale portale del castello mentre lo stemma del Sanseverino di Bisignano apposto lateralmente nell'attuale accesso era collocato sicuramente sull'ingresso originario.

Al lato meridionale più tardi sarà aggiunta un'altra costruzione, contenente un'ampia sala oggi divìsa in due ambienti, che determina anche la trasformazione in grande loggiato del corpo immediatamente antistante. Le caratteristiche dell'edificio, anche se definito da strutture tipiche degli impianti di difesa, sono quelle di un grande complesso la cui funzione è tuttavia legata soprattutto alla residenza di una grande famiglia comitale, elemento che con il passaggio del feudo di Miglionico dal Sanseverino alla famiglia Revertera che lo acquista nel 1624, determina la definitiva trasformazione del castello in residenza baronale. 

Ai decenni successivi all'acquisto risale il nuovo sistema distributivo del complesso, organizzato in una prima fase lungo un profondo loggiato addossato al lato settentrionale del cortile che più tardi è arricchito da una serie di archivolti in tufo, e successivamente è prolungato verso gli altri lati del quale quello rivolto a sud è caratterizzato da un porticato coperto a crociera.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Fu eretta a partire dal XIV secolo sul sito di una preesistente chiesa; successivamente tra il 1515 ed il 1534 fu ampliata con l'aggiunta delle cappelle laterali. Al 1533 risale anche il campanile situato sul lato sinistro. La chiesa fu di rito ortodosso fino al 1729, quando venne introdotto il rito latino.  

La facciata, all'altezza dell'apice del timpano, presenta una Madonna con Bambino risalente al XVI secolo. Il portale d'ingresso intagliato nella pietra è attribuito all'artista Nicola da Melissano e rievoca il primitivo impianto della chiesa. Sul lato sinistro della chiesa il portale laterale barocco è sormontato da una lunetta che custodisce una raffigurazione in pietra della Pietà, opera di Altobello Persio. Sempre sul lato sinistro vi è il campanile a pianta quadrata a tre ordini, avente un bassorilievo situato nel secondo ordine con i Santi Pietro e Paolo e l'Eterno Padre.

L'interno, a tre navate, ha avuto diverse ristrutturazioni nel corso dei secoli. All'interno della chiesa vi sono diverse opere di notevole importanza:

- il polittico di Cima da Conegliano, splendida opera risalente al 1499 e formata da 18 tavole racchiuse in una maestosa cornice lignea in pioppo;

- un crocifisso del 1629 realizzato dal Padre francescano Umile da Petralia;

- il grande organo barocco, composto di 321 canne, realizzato nel 1749 dal maestro Rubino da Castellaneta utilizzando le canne di un organo cinquecentesco, restaurato nel 1993.

Nella chiesa sono inoltre conservate diverse tele databili tra il XVI ed il XVII secolo, tra le quali nell'abside vi sono una Madonna con Bambino in gloria tra i santi Eligio e Carlo Borromeo ed un'altra raffigurante l'Assunzione, entrambe attribuite ad Alessandro Fracanzano, padre dei più noti Cesare e Francesco; una Deposizione dalla croce databile anch'essa tra il XVI ed il XVII secolo, opera di un allievo di Antonio Stabile, situata vicino al secondo altare della navata sinistra; una tela di Pietro Antonio Ferro del 1607 raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Bartolomeo e Martino, anch'essa nell'abside; la Madonna del Rosario firmata da Girolamo Todisco e datata 1634, sul primo altare della navata destra.

Nella navata destra vi sono anche la cappella con l'altare di Sant'Antonio da Padova, con due bassorilievi risalenti al XVI secolo; sull'altare vi è la statua lignea del Santo.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie fu riedificata e ricostruita così come si presenta attualmente dal Conte Ettore Fieramosca. Nonostante le modeste dimensioni, l’edificio contiene pregevoli manufatti dello stile barocco di quel tempo. Durante il recente restauro sono venuti alla luce alcuni affreschi molto belli e importanti. 

Sulla parete destra dell’altare vi è l’affresco della “Natività di Maria Vergine” del Sodoma, un pittore che lavorava alle dipendenze del Papa. Un altro affresco distaccatosi in parte durante il terremoto del 1980, presenta la sinopia “Natività di Gesù“. 

Nella parte alta e centrale dell’altare c’è lo stemma di Miglionico, mentre sulla parete destra vi è l’affresco che rappresenta il venerabile “Padre Eufemio da Miglionico”. Prezioso arredo di questa cappella è la cantoria veneta. Dietro di essa vi sono ancora due dipinti penitenziali: la “Venuta biblica del profeta Giona con la balena” ed un altro dipinto che rappresenta la Chiesa scossa dal peccato (un grosso diavolo scuote un barcone con dentro Papa, vescovi e fedeli).

L’esterno della chiesa è in stile amalfitano e con due campane nella vela, di cui la più piccola è del 1060 ed è ritenuta una delle più antiche della Basilicata.

Madonna della Porticella

La cappella delimita il confine tra Miglionico e Pomarico, situata sui ruderi di un tempio pagano, dedicato alla Dea Demetra. Vi sono, all’interno della cappella, delle pitture seicentesche raffiguranti la Madonna di Costantinopoli, il Pantocratore e la Madonna del latte. 

Nella parte interna, in sinopia la Madonna del Carmine, San Rocco e angeli che liberano dalle fiamme le anime purganti e rappresentano la funzione caritativa dei monaci bianchi nei periodi di peste, colera, tifo. 

’affresco di San Vincenzo Ferrer a medaglione reca visibili segni di coloro che avevano terminato lunghi periodi di penitenza.

Una grande festa viene celebrata qui nella seconda domenica di settembre. La tradizione contadina suggerisce, in questa occasione, di consumare all’aperto “il galluccio” arrostito alla brace e irrorato di ottimo vino locale, con pane cotto nei forni delle “casedde”, frutta varia e soprattutto i celebri e gustosi fichi di Miglionico.

Convento di San Francesco (ex castello di Santa Sofia)

Con la Bolla "Merita Vestrae Religionis", Papa Eugenio IV nel 1439 concede l'assenso pontificio per l'erezione del convento di S. Francesco entro le mura del paese. Il Principe Antonio di Sanseverino e gli abitanti del luogo sostengono le spese della costruzione. Dopo la parentesi di alcuni anni in cui è retto dai Conventuali con il titolo di S. Salvatore, il convento passa, con breve dello stesso Pontefice (1444), al governo dei Frati Osservanti con il titolo di S. Francesco.

Non si comprende chiaramente dalle fonti se i Conventuali abitassero in un luogo diverso da quello ove sorse il convento degli Osservanti oppure avessero occupato quest'ultimo temporaneamente dal 1439 al 1444. Si parla di un cenobio nelle pertinenze della mensa arcivescovile di cui sono stati rinvenuti ruderi. Può darsi che nel 1439 gli Osservanti abbiano ottenuto l'autorizzazione a fondare un proprio convento sul cenobio di S. Salvatore e che, al loro posto, invece, si siano stanziati i Conventuali. Una volta allontanati questi ultimi, gli Osservanti si adattarono inizialmente nel cenobio in attesa che venisse costruito il convento vero e proprio sull'ala del Castello di S. Sofia.

I Frati Minori dell'Osservanza rimangono nel convento fino al 1626, quando vi si insediano i Minori Riformati che costituiscono un noviziato dei frati dell'Osservanza e della Riforma. Soppresso nel 1812 e poi ancora nel 1865, il Convento diventa proprietà del Municipio che ne trasforma la facciata.

La preesistenza di strutture appartenenti all'antico castello di S. Sofia sul luogo dove sorge il complesso conventuale di S. Francesco, impedisce di realizzare l'impianto quadrangolare, consueto nei conventi francescani della Provincia di Matera: i corpi di fabbrica si dispongono in modo variamente articolato intorno al chiostro che, perimetrato dalla successione di arcate a sesto ribassato, conserva il pozzo centrale con vera circolare. I Padri Riformati provvedono nel sec. XVII ad ampliare il complesso con la costruzione di nuove celle e a restaurare i dormitori.

Il chiostro annesso alla chiesa del Crocifisso è decorato da un ciclo pittorico attualmente in pessimo stato di conservazione: oltre al fatto di essere quasi completamente ricoperto da uno strato di intonaco, presenta numerosi sollevamenti e cadute di colore a causa delle infiltrazioni di umidità.  Dal momento che solo una lunetta  (delle due liberate dalla scialbatura di intonaco) è oggi leggibile, rimandando un giudizio critico a quando tutti i dipinti saranno riportati alla luce, vogliamo in questa sede solo segnalare la presenza di questo ciclo che rivestirà indubbiamente un  notevole  interesse  documentario nell'economia di questa indagine sulle fabbriche francescane nella regione. La lunetta in questione raffigura il tema dell'Adorazione dei Magi: la Madonna sorregge un Bambino Gesù guizzante e proteso verso il dono che uno dei Magi, barbuto e ammantato come un antico filosofo, gli sta offrendo. Il dipinto murale è stato certamente eseguito alla metà circa del XVII secolo da un artista meridionale attivo nella Regione che sembra qui trascrivere in grande, in affresco, una composizione ideata per un dipinto su tela.

ChiesaSanFrancesco2.jpg (57354 byte)Il municipio di Miglionico, alcuni anni fa, era ospitato nel vecchio convento francescano, al cui fianco si trova la chiesa di San Francesco, chiusa al culto, dopo il terremoto del 5 maggio 1990. Durante i lavori di restauro, iniziati nel 1999, è stata ritrovata la salma di Padre Eufemio da Miglionico la quale è stata successivamente inumata nella Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore (1999).

Nella casa di proprietà di Bonaventura Asprella, abitata dalla famiglia del defunto Nicola Ventrelli, in largo convento, sulla facciata della quale vi è una nicchietta con dentro una statuina, nacque il più importante musicista di Miglionico, Don Marc'Antonio Mazzone, vissuto tra il 1556 e il 1626. Organista molto noto al nord Italia, visse anche a Mantova e a Venezia. E’ autore, tra l’altro, di un Magnificat.

L’altro musicista locale, figlio del nobile latifondista potentino Don Emanuele Stabile e di Donna Caterina De' Ruggieri, Francesco Stabile (1801-1860), nacque, invece, nella cosiddetta "caserma vecchia", dove attualmente abitano le famiglie di Michele Ribellino e Michele Porpora.

Sulla stradina che porta dietro l’ex convento si trova la Porta Suillina. Di ritorno dall’oriente, dove aveva debellato Mitridate, re del Ponto, Silla passò da Miglionico, percorrendo la via Appia, mentre tornava a Roma per difendere i suoi interessi.

Sull’altura del Pian dell’Oste svernò Pirro, re dell’Epiro, durante la guerra tra Roma e Taranto (282 a.C.). In quella località furono ritrovati una batteria da cucina e zanne di elefanti che attualmente si trovano nel museo "Domenico Ridola" di Matera.

Tutto il complesso dell’ex convento era un castello normanno: il Castello di Santa Sofia. Nel 1456 fu assegnato ai frati francescani ed era l’unico convento che si trovava all’interno delle mura del paese.

Poco prima dell’ex macello, sulla destra, vi sono degli archi murati che erano le prigioni del castello. Quando una persona veniva arrestata, era posta nella prigione più bassa (arco inferiore); quando, invece, era condannata a morte, in quella più alta (arco superiore) dove veniva lasciato morire da solo, senza che avesse la possibilità di instaurare alcun rapporto con le persone.

Nei pressi della porta dell’ex macello, vi è una neviera. Quando nevicava, i monaci vi accumulavano tanta neve, facendo degli strati anche con la paglia. Il tutto si conservava fino all'estate. I francescani, in caso di necessità, distribuivano il ghiaccio ai cittadini che ne facevano richiesta.

Un po’ più avanti, sulla destra, vi è una torre normanna (costruita a mucchio di fieno: la base è più larga del resto della torre). Stando su di essa, è possibile vedere la Torre di Fino (rione Torchiano) e un’altra che si trova a porta Grottole. Queste torri erano in collegamento con tutte le altre adiacenti le mura. Il paese, quindi, era ben protetto da eventuali attacchi nemici. Miglionico, infatti, aveva 25 torri perimetrali con tre tipi di mura: melaniane, miloniane e medioevali.

Il campanile, in Largo Pinerolo, era la torre del castello (mastio) che, poi, i frati francescani trasformarono in campanile nel 1500, dopo averne tagliata la parte più alta.

L’attuale Largo Pinerolo era la corte del castello in cui c’erano diverse botteghe artigiane e le case dei popolani. Sulla destra, entrando nella corte, vi era un forno adibito a cuocere un po’ di tutto: un giorno della settimana si infornava il pane, un altro giorno i fichi, un altro le mandorle, ecc. L’uso del forno avveniva per prenotazioni

Palazzo Corleto

Dei tre castelli che dominavano dalla collina di Miglionico il territorio circostante, il più famoso per gli episodi storici e per l’ampiezza resta senza dubbio, attualmente, quello conosciuto con l’appellativo di “Malconsiglio”. Ma degli altri due, dei quali uno riconvertito nelle strutture murarie in convento francescano nel quattrocento, si parla meno spesso. Soprattutto, infatti, dell’ultimo, individuabile con il nome di Palazzo Corleto. 

Siamo in prossimità di una delle tre porte di accesso alla cittadina. Con precisione Porta Grottole, che si mostra preceduta nella antiche vedute da un ponte a quattro arcate e questo fino all’ottocento. In questo secolo difatti si sfrutta tale passaggio, un tempo provvisto di ponte levatoio, per stendere una lingua di strada brecciata per l’accesso più agevole all’abitato. L’intero paese è circondato all’epoca da un triplice ordine murario. 

La cinta è intervallata da torri di avvistamento e alle tre punte dell’abitato, determinate queste dalla conformazione morfologica della collina, sorgono tre fortezze. Le trasformazioni, conclusi i periodi di belligeranza, l’ultimo nel periodo post-unitario con il brigantaggio, autorizzarono la riconversione degli ambienti e delle strutture murarie da castellane a residenziali. Questa la sorte riservata a tali testimonianze del passato. 

Inutile dire che la morfologia architettonica dell’insieme ne risente fortemente. Le torri sono imbalsamate nelle nuove murature, gli spaziosi saloni interni finiscono per essere suddivisi in più ambienti, le volte vengono ribassate, nuove scalinate si dipartono sugli esterni compromettendo le facciate, le finestre si abbassano e s’ingrandiscono e le prigioni diventano cantine. Questo è quel che accade a Palazzo Corleto, che da fortino di avvistamento e difesa è divenuto prima dimora di uomini fidati del signore del piccolo centro collinare e poi di una famiglia di proprietari terrieri come i Corleto. Siamo ancora nell’ottocento all’epoca dei passaggi. 

Gli ultimi signori di Miglionico che rispondono al nome dei Revertera lasciano il castello del Malconsiglio. Le grandi famiglie comitali cominciano a perdere i privilegi tenuti per secoli. Gli stravolgimenti sociali, l’esigenza di leggi liberali, di costituzione fanno il resto. E palazzo Corleto è simbolo di questo avvicendamento, di questo passaggio di poteri o meglio, è simbolo di un mutamento degli stessi. 

Le famiglie in causa sono appunto quella dei Corleta, si badi bene con la “a” finale nei documenti anagrafici fino ai primi decenni del XIX secolo e i De Novellis. Sono proprio questi ultimi che abitano il complesso almeno dal seicento. Risultano essere i membri di tale famiglia cari ai Sanseverino e ai Revertera, che li riempiono di privilegi, comprese le residenze in tali punti strategici dell’abitato. 

Un protocollo notarile del 1623 parla di una “Nomina a presentazione di Cappellano Beneficato nella Chiesa di S. Angelo dentro le mura di Miglionico, e di S. Giovanni ante portam latinam extra moenia fatta da D. Antonio Novelli di Miglionico, e Barone di Grassano in persona del figlio Clerico D. Gennaro Novelli, che erano di jus patronato di esso D. Antonio”. E la chiesa di S. Angelo fa parte del complesso. Un tunnel, con imbocco da un locale attiguo a uno dei due portali del plesso, sbuca sotto l’abitato, fuori dal perimetro dalle mura di cinta. Un passaggio segreto? Di quello splendore che doveva essere, di quella storia e di quell’ampiezza si perdono le tracce appena vi s’insedia Don Andrea Corleta nella prima metà dell’ottocento. La volta della “galleria” con medaglioni paesaggistici e treni a vapore, databile alla metà del secolo XIX, considerato che la prima linea ferroviaria in Italia fu la Napoli-Portici inaugurata il 3 ottobre 1839, è testimonianza di quel gusto mutato. L’agiatezza di tale famiglia deriva dai possedimenti terrieri. 

Illustri sono le figure dei sindaci, dei consiglieri provinciali, dei prelati che contribuiscono ad arricchire con la loro cultura le numerose stanze e l’intero complesso architettonico e naturalmente a mutarlo. La superficie del palazzo, che si piega sull’angolo del crinale, si estende su circa 5000 mq e consente di realizzare numerosissimi ambienti al suo interno, dispiegati su più livelli. La mortalità infantile, nella famiglia, annovera fra le cause frequenti le correnti d’aria, inevitabili per la numericità degli ingressi e per le finestre e balconi. 

La costruzione, a ridosso dell’ampio giardino con vista panoramica, di un palazzo a cinque piani, nella seconda metà del novecento e l’istallazione di una pompa di benzina ai piedi del colosso sono solo il preavviso di un degrado strutturale ed estetico che inevitabilmente si abbatterà sul plesso man mano abbandonato, determinando il crollo delle strutture murarie in buona parte. Qualche torre circolare e qualche foto d’epoca ricordano la maestosità del fortino, ma oggi che ci resta solo uno scheletro da ridisegnare, ricostruire, proteggere, recuperare, il problema diviene impellente.

Architetture militari

Dall'antica cinta muraria che circondava il paese, sono ancora visibili numerose torri; una di queste è la Torre di Fino.

Torre di Fino  è chiamata così, perché qui aveva termine il paese. Era una torre di guardia dalla quale si vedevano le torri del castello medioevale e quelle del castello di Santa Sofia.

Nello spazio adiacente la torre, dopo la seconda guerra mondiale, furono abbattute  le vecchie mura di cinta per far posto ad un prefabbricato adibito a scuola elementare.

L’alluvione del 19 settembre 1976 provocò una frana che interessò l’area della torre e svelò l’esistenza di una necropoli con arredi vascolari, oggetti di bronzo, ornamenti militari, muliebri e infantili del VI secolo a.C. che si trovano, attualmente, nel Museo "Ridola" di Matera.

Nella campagna sottostante, nella Valle dei Templi, si trova la Cappella della Trinità (ricca di affreschi) in cui, nel periodo pagano, era adorato Eracle (Ercole). Ciò testimonia che il popolo lucano ha sempre amato la sua forza e non ha mai preferito essere sottomesso mai a nessuno (i fatti, però, sono sempre andate diversamente!).

Continuando il cammino per andare al castello, attraverso stradine medioevali, si arrivanei pressi dei bagni pubblici, dove ci sono i resti delle mura del paese. La prima che sivede era una torre melaniana, la seconda, in mezzo, in parte caduta, una romana e, dietro, una medioevale.

Riserva regionale San Giuliano

La storia della Riserva Naturale Orientata Oasi San Giuliano è legata alla nascita dell'omonimo invaso artificiale creato per scopi irrigui dallo sbarramento del fiume Bradano negli anni tra il 1950 ed il 1957 grazie al programma economico di aiuti del piano Marshall. La presenza del lago ha attirato sin dal principio numerose specie di uccelli acquatici, rendendo necessarie iniziative volte alla tutela dell'area. Così nel 1976 il lago di San Giuliano è diventato Oasi di protezione della fauna, e nell'anno successivo è stato apposto il vincolo paesaggistico.

Nel 1989 il WWF Italia ha ottenuto, tramite convenzione con il Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto, concessionario dell'area, la gestione naturalistica, istituendo un'oasi. Dal 1991 il tratto della gravina del Bradano che si trova a valle dell'invaso è entrato a far parte del Parco della Murgia Materana e quindi del Patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO.

Il territorio della riserva comprende il lago vero e proprio, che si estende per 9.3 km² ed ha una capacità di circa 100 milioni di metri cubi di acqua, e i tratti fluviali a monte e a valle del lago artificiale. La diga omonima, che ha un'altezza di 38,3 metri, è ad una quota di massimo invaso di 101,6 m s.l.m.. Il lago è ricco di insenature, è circondato da una fascia di rimboschimento, e la sponda sinistra, sul versante di Matera, è più pianeggiante e digrada più leggermente verso il lago, mentre la sponda destra, sul versante di Miglionico e Grottole, è più ondulata e digrada più ripidamente sul lago. Il tratto di fiume a monte del lago ha caratteristiche tipiche dell'ecosistema fluviale, mentre a valle dello sbarramento il fiume scorre in una gravina profonda a tratti anche 50 metri.

Nell'agosto 2006 è stato rinvenuto, sulle sponde del lago, parte dello scheletro fossile di una balena risalente al pleistocene e originariamente lunga circa 27 metri. Dopo lo scavo, completato nel 2011, i resti dell’animale sono stati consolidati, frazionati in blocchi, protetti con camicie di gesso e collocati all’interno di casse lignee costruite su misura e protette da un imballaggio di argilla espansa e schiuma di poliuretano, per essere trasportate presso la sede materana dell’allora Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Basilicata, dove sono rimaste fino al 2013, quando sono state trasferite presso il Museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera. Nel novembre 2022 è stato avviato un cantiere di consolidamento e restauro del fossile, finalizzato alla sua musealizzazione.

I primi interventi hanno riguardato l’omero dell’arto destro, la bulla timpanica e alcuni reperti riconducibili alla fauna e alle piante acquatiche dell’ecosistema in cui la balena è stata ritrovata. Questi resti fossili sono esposti, da dicembre 2022, in un percorso espositivo multimediale dedicato dal titolo “Giuliana degli Abissi” allestito presso il Museo Ridola.

Nel tratto fluviale a monte dell'invaso la vegetazione tipica è quella igrofila, con pioppi, salici e tamerici; tale tipo di vegetazione è presente anche nel tratto a valle dello sbarramento sul fondo della gravina. Alla sommità delle pareti rocciose della gravina, invece, la vegetazione tipica è quella xerofila. Intorno al lago la fascia di rimboschimento è costituita prevalentemente da pino d'Aleppo, cipresso ed eucalipto, mentre tra il rimboschimento ed il lago emergono, a seconda dei livelli di acqua presenti nell'invaso, vasti prati periodicamente sommersi.

Grande importanza ha all'interno della riserva la presenza dell'avifauna soprattutto durante lo svernamento e le migrazioni. Si contano infatti circa 180 specie di uccelli, molte delle quali sono classificate come specie rare. Tra le specie acquatiche vi sono aironi cinerini, garzette, svassi, folaghe. In inverno compaiono l'airone bianco maggiore, il cormorano, il moriglione, il fischione, la volpoca, l'oca selvatica e la rara moretta tabaccata. Tra i rapaci sono comuni il nibbio reale, il nibbio bruno, la poiana, qualche esemplare di falco pescatore e tra le pareti della gravina qualche capovaccaio. Tra i passeriformi è da citare il pendolino, simbolo dell'oasi del WWF. Infine tra i mammiferi sono presenti l'istrice, il tasso, il gatto selvatico e la faina, oltre a qualche esemplare di lontra.

Nel corso degli anni sono avvenuti anche eventi ornitologici ritenuti eccezionali come ad esempio la presenza nell'autunno del 1989 della casarca, raro esemplare di anatra, o lo svernamento completo, da novembre a marzo del 1994, di un adulto di pellicano. A metà dicembre del 1995 sono stati inoltre osservati per alcuni giorni 12 eleganti cigni reali in sosta nell'Oasi. Nel dicembre 2010 un esemplare della rarissima albanella pallida trovato ferito nei pressi del territorio di San Giuliano è stato affidato al Centro Recupero Animali Selvatici della Riserva.

Il lago artificiale è stato interessato negli anni passati anche a ripopolamento, ovvero immissioni, di carpe, tinche, carassi, persico trota, persico sole, pesce gatto e triotti.

Eventi

A partire dall'estate del 2011, tra il centro storico e la corte del Castello del Malconsiglio si svolge la rievocazione storica della Congiura dei baroni; il centro antico è riadibito a borgo medioevale con gli antichi mestieri, spettacoli di falconeria, disfide e corteo storico fino al castello.

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