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In
posizione pittoresca, alla confluenza di tre fiumi - Noce, Sinni e Mercure
- è abitato montano con case antiche, diviso in due nuclei: Laurìa
Superiore detto Castello per i ruderi che lo dominano, e Laurìa Inferiore
detto Borgo, con la parrocchiale di S. Giacomo Maggiore, dal campanile
barocco coperto da maioliche e, nell'interno, un coro ligneo riccamente
intagliato del 1554.
Caratteristica
dell'abitato sono le settecentesche ringhiere in ferro battuto che ornano
case e palazzi, opera degli artigiani che sono stati secolare orgoglio
della cittadina. Laurìa ha avuto notevole ruolo nella storia del
territorio, in posizione di cerniera tra Campania, Basilicata e Calabria:
già sede di contea, è oggi fulcro della Comunità montana del
Lagonegrese, con giurisdizione dal Sirino, che ricade in gran parte nel
territorio comunale, al Vúlture, che s'innalza a sud.
Nelle
fonti scritte, fortemente penalizzate dalla distruzione dell'archivio
cittadino, avvenuto durante il massacro
di Lauria, l'antico nome Uria compare per la prima volta
in un documento redatto nel 1079 dall'arcivescovo
di Salerno, Alfano. Appare però improbabile che la sua area,
attraversata in epoca romana dalla Via
Capua-Regium, la più importante direttrice nord-sud dell'Italia
meridionale, sia rimasta disabitata fino al X
secolo. Importanti ritrovamenti di una tomba di epoca lucana in
località Malfitano, parlano chiaramente di un importante sviluppo
antropico almeno preromano. Scavi archeologici, da lungo tempo invocati,
porterebbero alla luce con ogni probabilità una meravigliosa storia
millenaria.
Una
teoria leggendaria fa risalire la fondazione della città in epoca
precedente al 400
a.C. ad opera di una colonia greco-cretese, guidata da Teocle
e Menippe, che giunta nell'attuale valle
del Noce, a Piano dei Peri (Trecchina),
decise d'insediarsi nel posto chiamandolo Iriae, in memoria
dell'iride dell'iride
che li aveva benevolmente accolti.
La
tesi della colonizzazione
greca non è mai stata verificata per l'assenza di una
sistematica campagna di scavi sul territorio comunale e nei paesi
limitrofi; rimane ampia pure la gamma di possibilità sulle origini del
nome. Il canonico don Nicola Curzio ha spiegato la nascita della città
come il risultato della migrazione, in tempi diversi, di gente scampata
alla distruzione delle vicine Iriae, Seleuci e Blanda.
Iriae si
presume possa essere la città, menzionata prima, i cui abitanti decisero
di trovare rifugio, per qualche sconosciuta ragione (presumibilmente tra
il 280 e
il 275 a.C. a
causa delle incursioni di Pirro che
combatteva contro i romani),
nei luoghi in cui poi sorgerà il castello di Ruggiero
di Lauria e che all'epoca erano ricoperti abbondantemente di
piante di lauro; Seleuci, viene idealmente collocata nella contrada, che
poi ha italianizzato il suo nome in Seluci, rasa al suolo dai romani nel
corso della seconda
guerra punica (fine del III
secolo a.C.) per il sostegno offerto ai cartaginesi; Blanda,
invece, sarebbe stata individuata in una porzione di territorio, nei
pressi di Tortora,
che nel 914
d.C. fu definitivamente distrutta dai saraceni con
la conseguenza di essere abbandonata dalla popolazione, spostatasi in
parte nell'attuale quartiere Ravita, tra i due rioni della città.
Dalla
contrazione delle parole latine laurus (lauro)
e Iriae sarebbe, quindi, derivato originariamente il nome,
Lauria, anche se l'etimologia ipotizza
che il suo nome derivi invece dal contenitore per l'olio,
posto sotto il torchio, che i bizantini chiamavano laurion. Più
verosimile è l'ipotesi che la rifondata Iriae sia poi diventata Uria (città aurea)
per volere del tribuno
consolare Caio Emilio Mamercino che volle premiare la
laboriosità degli abitanti. Lo scrittore francescano, Giovanni Franchini,
dell'Ordine dei
frati minori conventuali, facendo riferimento agli antichi latini,
chiama Lauria coi nomi di Ulci, Ulciana Colonia, Luria e Laorina.
Nel 406 i visigoti di Alarico la
distrussero ma nel 460,
mentre i vandali proseguivano
l'opera di distruzione dell'Impero
Romano d'Occidente di Maggioriano che
decadeva lentamente, fu interamente ricostruita ai piedi della torre
costruita dai saraceni, la quale sarà, in seguito, sostituita dal
castello dell'ammiraglio aragonese Ruggiero
di Lauria.
Nel VII
secolo confluì nei domini longobardi del ducato
di Benevento e soffrì di frequente delle incursioni di saraceni,
i quali infine distrussero il borgo nel 916.
L'imperatore Michele
IV il Paflagone liberò la città dai saraceni e le diede il
simbolo del basilisco con
la scritta Noli me tangere.
Guglielmo
d'Altavilla la chiamò infine Lauria, ispirandosi a un lauro
verdeggiante che fece anche dipingere sullo stemma, a fianco del
basilisco. La prima fonte scritta di quest'antica città lucana risale,
come già accennato, all'XI
secolo e fa riferimento a una laura di monaci
basiliani insediati sulla sommità del colle Armo, dove
l'antica chiesa, distrutta nel 1806 dalle
truppe napoleoniche del generale Andrea
Massena, fu poi ricostruita per devozione alla Madonna
Assunta.
Nella
documentazione scritta ritroviamo Lauria, per la prima volta, almeno dal
punto di vista di una chiara identificazione toponomastica, nel Medioevo. Secondo
studiosi accreditati il centro abitato sorse nel X
secolo intorno ad una laura basiliana,
che era sita nel luogo ove poi è stato edificato il santuario della
Madonna dell'Armo. Probabilmente furono i Normanni,
che si stabilirono nella zona saracena,
detta Ravita (rabit, "zona vicina o annessa"), ed edificarono il castello di Ruggiero.
Dal XII
secolo Lauria fu sede di un feudo in
cui fiorivano artigianato e commercio. Lauria rappresentava a quell'epoca
il centro politico ed economico della Valle
del Noce: il feudatario era
il capo incontrastato di questo microcosmo autonomo. Capostipite della baronia normanna
è Gibel de Loria, cui seguì Riccardo (dal 1254 al 1266),
fedelissimo di re Manfredi,
che, insieme a lui, trovò la morte nella battaglia
di Benevento. È proprio con Riccardo che la città diviene,
anche se per pochi anni, la prima sede del giustizierato
di Basilicata. Il primogenito di questi, Ruggiero,
divenne celebre perché nominato ammiraglio d'Aragona da Pietro
III: non fu mai sconfitto in combattimento e riuscì, più volte,
ad uscire vittorioso da scontri con la flotta angioina.
Il
regime della Prima
Repubblica francese fu imposto anche in Italia con
l'instaurazione della Repubblica
Partenopea, nel 1799.
In quel breve periodo, durato circa sei mesi e cominciato con
l'usurpazione da parte del generale francese Championnet del Regno
di Napoli di Ferdinando
IV, l'organizzazione amministrativa del territorio, almeno sulla
carta, subì notevoli cambiamenti.
Il
Governo Provvisorio, sulla base del modello francese, istituì diversi dipartimenti,
tra cui quello del Crati, che ebbe il suo capoluogo a Cosenza;
esso era costituito a sua volta da dieci unità amministrative minori, tra
le quali figurava anche il cantone di Lauria; rientravano certamente in
quest'area i comuni lucani di Rivello, Castelluccio
Superiore, Castelluccio
Inferiore, Nemoli, Viggianello, Rotonda, Trecchina, Maratea, Lagonegro e
i comuni calabresi di Tortora, Aieta (inclusa
l'odierna Praia
a Mare), San
Nicola Arcella e Scalea.
Nel 1806,
alla ripresa delle ostilità tra i regnanti della casa di Borbone e
gli occupanti francesi,
la città divenne un focolaio di rivolta: molti abitanti, tra il 7 e il 9
agosto, furono barbaramente trucidati dai soldati napoleonici,
guidati dal generale Massena,
perché rei di aver sostenuto la causa borbonica: l'evento è passato alla
storia come il massacro
di Lauria. Dopo il saccheggio e la sconfitta, per ritorsione alla
città e sulla base della legge n. 132 dell'8 agosto 1806, il nuovo ente
amministrativo del Regno
di Napoli, chiamato distretto, nonché il giudicato (una
sorta di tribunale), vennero ubicati dal re Giuseppe
Bonaparte nel limitrofo centro di Lagonegro. Alla
restaurazione borbonica del 1816 il
territorio di Lauria costituiva uno dei circondari dello
stesso distretto
di Lagonegro.
Rimane
tristemente noto nella memoria
collettiva di Lauria il bombardamento effettuato
dalle Forze
Alleate il 7 settembre 1943,
finalizzato alla distruzione del comando
tedesco, sito nel centro della città, in cui perirono 37 civili. Altre
fonti, tra le quali quella del giornale L'eco di Basilicata, che
riporta, a sua volta, le testimonianze dirette dell'allora vivente
sacerdote don Antonio Spagnuolo e di diversi superstiti, affermano che il
numero delle vittime civili fu superiore, ossia in numero pari a 39, che
il bombardamento fu effettuato da aerei americani e che l'obiettivo
militare prioritario fosse individuato in un deposito di munizioni nel
quartiere Ravita e non semplicemente, com'è facile immaginare in guerre
di tale portata, nelle vie di comunicazione principali, quali sono strade
e ferrovie, che da sempre in guerra vengono ritenute bersagli
strategici.
In
particolare, come si apprende dai rapporti dei comandanti di squadriglia delle
missioni n. 116 e 117, compiute nei giorni 7 e 8 settembre 1943 dal 321º
Bombardment Group americano a bordo di 36 bombardieri B-25 (tra
i quali pochi B-25G), furono colpiti i nodi viari principali. Il diario di
guerra riporta anche che alcune bombe colpirono il centro abitato e non
tutti i bersagli furono individuati a causa della presenza di banchi di
nuvole.
Alla cronaca
nera della città appartengono un paio di storie macabre. La
famigerata serial
killer Leonarda
Cianciulli, detta "la saponificatrice di Correggio",
negli anni
20 visse per qualche tempo a Lauria, non senza altri problemi
giudiziari, poiché il marito Pansardi era originario del luogo.
È
da annoverare anche il pagamento del riscatto e il successivo rilascio di John
Paul Getty III, nipote del petroliere Jean
Paul Getty, allora noto per essere considerato l'uomo più ricco
del mondo, lungo il tratto autostradale che interessava Lauria, a seguito
del sequestro di persona compiuto dalla 'ndrangheta il
10 luglio 1973 a Roma.
Centro
abitato e Centro Storico
Lauria
è il maggior centro del versante tirrenico della
regione Basilicata.
La sua posizione geografica, in una ristretta zona di transito tra Campania e Calabria,
ne favorisce gli scambi commerciali e i flussi migratori attraverso il
territorio. Fu, nel Medioevo, contea e sede
vescovile de
facto, con un'evoluzione demografico-istituzionale simile,
per molti aspetti, a quella di Matera.
La città ebbe una drammatica battuta d'arresto nel corso della sua storia
con il massacro
di Lauria del 1806,
dovuto a una sfortunata vicenda che portò Lauria, sede del potere
costituito, a divenire luogo di un'ostinata resistenza borbonica contro
l'avanzata napoleonica.
Le
conseguenze di questa sanguinosa repressione furono gravi per la città:
oltre al devastante incendio e alla perdita dell'archivio cittadino, si
operò il trasferimento di tutti i presidi statali (l'ospedale, il
tribunale e le forze dell'ordine) verso i centri limitrofi minori (Lagonegro e Trecchina).
Tuttavia, grazie alle caratteristiche geografiche della città, alle sue
dimensioni territoriali, ad una lunga e stimata tradizione di commercio,
imprenditoria e manodopera, all'inevitabile lenta ripresa di alcune
funzioni statali territoriali, è oggi il centro più popoloso dell'area.
La presenza di un numero cospicuo di abitanti nel territorio
rurale, molto più popolato rispetto al centro cittadino, rende
l'intero territorio comunale quasi totalmente antropizzato.
Il
centro abitato è suddiviso in due rioni, separati dall'antico quartiere
Ravita: quello superiore, tradizionalmente denominato il Castello
(Castiddu), e quello inferiore, chiamato altrimenti il Borgo (Burgu),
facenti capo alle rispettive parrocchie di san
Nicola di Bari e san
Giacomo apostolo i cui santi patroni sono festeggiati il 9
maggio e il 25 luglio; dal 25 febbraio 2000 il riconoscimento di patrono
dell'intera comunità religiosa è stato assegnato al beato
Domenico Lentini, sacerdote del luogo morto nello stesso
giorno dell'anno 1828.
Nel
centro storico, che rivela segni tipici dell'epoca medievale,
con le abitazioni aggrappate alla collina, si aprono angoli caratteristici
ed intricate viuzze e stradine, che s'inerpicano dando vita ad archi,
sottopassi, portici e motivi architettonici caldi ed armoniosi. Il
territorio lauriota, uno dei più grandi della Basilicata, offre un
susseguirsi di paesaggi pittoreschi ad agresti, naturali ed artificiali:
le vette del massiccio
del Sirino (la più alta, quella del monte
Papa, raggiunge i 2005 metri), innevate per buona parte dell'anno;
il lago artificiale di Cogliandrino; il lago Rotonda; le fresche sorgenti
del Sinni e
di Fiumicello; il pino
loricato del monte Serra
la Spina; il castello di Seluci (latino: Seleuci)
nella contrada dove sono stati riportati alla luce reperti archeologici e
individuati giacimenti petroliferi.

Passeggiando
lungo il centro storico si resta letteralmente ammaliati dai segni tipici dell’epoca
medioevale rivelati a partire dai resti del suo castello.
L’antico
borgo ha conservato le tracce delle sue antiche origini nelle abitazioni
aggrappate alla collina, nelle caratteristiche viuzze e nelle intricate
stradine, che a loro volta s’inerpicano costituendo archi, portici e
armoniosi motivi architettonici.
Né
lascia indifferenti il patrimonio fatto di ringhiere e cancelli in ferro
battuto e portali in pietra, stemmi litici e cornicioni decorati, oltre ai
palazzi nobiliari. Sulla vetta dell’Armo, nel quartiere Cafaro il più
antico del paese, si elevano i muri e i resti delle torri del castello,
appartenuto prima a Ruggero di Lauria, poi ai Sanseverino e ai duchi di
Candia.
Da
non perdere la casa natìa del Beato Domenico Lentini, Patrono di Lauria,
le cui reliquie sono conservate all’interno della chiesa madre di
Lauria, San Nicola di Bari. Entrambi i luoghi sono meta di pellegrinaggi
durante tutto l’anno.
Monumenti
e luoghi d'interesse

Degni
di nota sono: il rudere del medievale castello di Ruggiero e
la restaurata casa natia con le reliquie del beato Domenico
Lentini, entrambi nel quartiere Cafaro. Le numerose opere
artistiche di varie epoche si concentrano prevalentemente nei luoghi di
culto religioso.
RIONE
SUPERIORE
-
Cappella/Casetta del Beato Domenico Lentini, situata nel quartiere
Cafaro.
-
Cappella di Santa
Veneranda: è nascosta in un vicolo del quartiere Cafaro,
sottostante al colle Armo ed è probabilmente la più antica del paese
poiché fu costruita nel XII
secolo[23].
-
Cappella di San
Pasquale Baylon e Santa
Lucia: è situata lungo la scalinata del colle Armo.
-
Chiesa madre di San
Nicola di Bari: è la parrocchia del rione ospitante la tomba
del Lentini;
il suo campanile fu edificato sul preesistente torrione medievale;
rimane incerto il periodo della sua fondazione a seguito dei moti
napoleonici del 1806.

-
Eremo di Sant'Elia e
del Beato
Domenico Lentini: contiene dipinti e oggetti sacri del '800 e
la statua di sant'Anna.
-
Cappella di San
Biagio: è situata nel quartiere storico del Muraccione.
-
Convento dei Padri
Cappuccini: è annesso alla chiesa seicentesca di Sant'Antonio;
conserva un prezioso affresco del '600 e
le tele del polittico d'Ippolito
Borghese.
-
Cappella di San
Ferdinando: voluta dai Borbone,
si trova nel quartiere Taverna.
-
Santuario dell'Armo: nei pressi del castel Ruggiero,
è eretto sul colle omonimo.

-
Cappella di Santa
Filomena, nella contrada omonima.
-
Chiesa Parrocchiale della Madonna del Carmine, nella frazione
Seluci.
-
Chiesa della Madonna di Fatima, in contrada Pecoone.
-
Chiesa di Sant'Antonio di Padova e del Beato Domenico, nella
frazione Cogliandrino.
-
Chiesa del Divino Salvatore, in località Valle Salomone.
-
Cappella della Pastorella, nella località omonima.
RIONE
INFERIORE
-
Chiesa di San
Giacomo apostolo: è la parrocchia del rione, così intitolata nel XV
secolo, nota per un pregevole coro
ligneo.
-
Cappella di San Gaetano: non distante dalla chiesa parrocchiale di
San Giacomo apostolo, è accessibile ai fedeli nel periodo natalizio poiché
al suo interno è contenuto un presepe.
-
Cappella di Santa Veneranda: la sua fondazione risale al 1684 ed
è una delle due nel paese intitolata alla santa.
-
Chiesa dell'Immacolata:
costruita nel '500,
si caratterizza per il chiostro e
il campanile; è attigua ad un convento di monache e ad una sala per
attività sociali, intitolata al cardinale Lorenzo
Brancati.
-
Cappella di San
Rocco.
-
Chiesa del Purgatorio.
-
Monumento ai Caduti, opera dello scultore Ettore
Sannino (1929).
-
Ruderi dell'Abbazia
di San Filippo.

Fonte:
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