Maratea
(Potenza)
 
  

Il territorio di Maratea si estende per poco meno di 68 km². Ha per confini indicativi a nord il comune di Sapri in Campania e Rivello, a sud quello di Tortora in Calabria, a est Trecchina e da dopo di essa il resto della provincia di Potenza e a ovest il mare. Ciò rende Maratea l’unico comune della propria provincia ad affacciarsi sul mare e l’unico della Basilicata sul Tirreno.

La costa si stende per circa 32 km, variegata da insenature, grotte, scogli, secche e spiagge per lo più ciottolose. Grosso modo al centro della costiera si trova il porto. Lungo il tratto meridionale della costa si distingue invece la piccola isola di Santo Janni.

Numerose le grotte sparse nel territorio, a catasto ne risultano 132 tra marine e terrestri. Tra queste si segnala la Grotta di Marina con molte stalattiti e stalagmiti.

Il territorio marateota è per lo più costituito da rilievi, con pochi pianori e terrazzamenti su cui insistono gli insediamenti antropici. Montagne e colline bagnano per lo più i costoni direttamente sul mare, creando pittoreschi panorami e scorci visivi.  

Lungo il litorale sono ubicate, da nord verso sud, le frazioni di Acquafredda, Cersuta, Fiumicello, Porto, Marina e Castrocucco; all’interno, ad est del Monte s. Biagio, su cui dominano i resti dell’antica Maratea, sono situate le frazioni montane ad economia prevalentemente agricolo-pastorale di Massa, Brefaro e S. Caterina, mentre, sul lato sud della vallata, è collocato il Centro Storico. 

Ogni insediamento possiede proprie peculiarità: Acquafredda, nella parte più settentrionale della fascia costiera, nota per la vicenda del patriota Costabile Carducci che qui trovò la morte nel luglio del 1848 per mano degli stessi popolani che, incitati dal sacerdote filoborbonico Vincenzo Peluso, lo assassinarono gettandone il corpo in un burrone, ospita l’ottocentesca Villa Nitti, residenza estiva dell’illustre statista lucano Francesco Saverio Nitti, da questi acquistata e ristrutturata all’inizio degli anni ’20; Cersuta, il cui toponimo deriva dal dialettale cersa, cioè “quercia”, pianta molto diffusa nel luogo, consta di poche abitazioni sparse tra una fitta vegetazione e di due spiaggette ciottolose; Fiumicello è la frazione che ha segnato negli anni ’50 del Novecento la nascita del turismo marateota. Qui il Conte Stefano Rivetti impiantò uno stabilimento tessile e promosse la costruzione del prestigioso Hotel Santavenere, il primo cinque stelle del Sud Italia e ancora oggi rinomata struttura alberghiera di fama internazionale; il Porto, che nel corso dei secoli ha avuto più il carattere di borgo marinaro che di vero e proprio porto, connotazione assunta invece negli anni ’60 con la costruzione dei pontili e delle banchine, in passato è stato il centro delle attività commerciali di Maratea e oggi, con la sua rotonda affacciata sul mare, la piccola Chiesa di S. Maria di Portosalvo e il caratteristico agglomerato di case attraversato da scalinate e suggestivi vicoletti, si configura come uno dei luoghi più affascinanti di Maratea; Castrocucco, all’estremo sud della costa marateota, al confine con la Calabria, si compone di poche case disseminate sul suo territorio, un tempo sede dell’unico feudo esistente a Maratea, come rivela il diruto castello sulla cima del monte; Massa, la frazione più popolosa di tutte le altre, presenta da sempre una spiccata vocazione agricola, esaltata nella produzione di formaggi e latticini, mentre Brefaro si caratterizza soprattutto per i propri paesaggi ameni e tranquilli.  

La storia della geologia del territorio di Maratea è iniziata durante l'Anisico e il Miocene inferiore. Esso evidenzia diverse zone succedute attraverso episodi di metamorfismo durante l'Appiano, i cui depositi terrigeni più antichi si presentano fortemente tettonizzati. Questa conformazione si è originata tra il Langhiano e il Tortoniano e ha interessato i depositi accostandoli, sovrapponendoli ed elevandoli sino alla formazione della dorsale carbonatica che caratterizza l'area.

I depositi presso la costa sono formati da calcilutiti, calcareniti grigie e brune con marne, e calcari conglomeratici.

La dorsale è allungata in direzione appenninica, da nord-ovest a sud-est, delimitata verso il mare e verso l'interno da versanti ripidi che dalla costa si innalzano sino a raggiungere i 1.505 metri con il monte Coccovello.  

La gran parte del territorio di Maratea è costituito da montagne e colline, con una sola area pianeggiante in prossimità della foce del fiume Noce e del confine con la Calabria. Il territorio comunale è compreso tra 0 e 1.505 metri di quota, culminando nella cima del Monte Coccovello, al confine con il comune di Rivello.

I rilievi montuosi della zona nord presenta episodi orografici plastici e di alto livello paesaggistico, con i versanti montuosi che calano direttamente sul mare. I rilievi sono costituiti per lo più da calcari dolomitici, e le pareti rocciose presentano caratteristiche variazione cromatiche, passando dal verde boschivo al rosso della nuda roccia calcarea. I principali monti di questo sistema sono:

- Monte Coccovello: alto 1.505 m. è il rilievo più alto del territorio. Il monte poggia su una vallata con il monte Cerrita, detta I Pozzi, di paesaggio tipicamente montano. Il monte allunga un versante verso il mare, con delle punte dette monte Spina e Serra del Tuono, che arrivano ad affacciarsi sulla costiera.

- Monte Cerrita: alto 1.083 m., detto anche Cerreta o Angiuleddi, è un grande rilievo che distende un fianco lungo tutta la vallata del torrente Fiumicello. Il versante meridionale del monte è spoglio di vegetazione, che si riduce a gariga, mentre quello settentrionale ospita qualche piccolo bosco.

La parte centrale è caratterizzata da un sistema montuoso a forma di Y, anch'esso costituito da formazioni di calcare dolomitico. I rilievi di questo sistema sono:

- Monte Crivo: alto 1.277 m, si distingue per la sua struttura con tre punte, con quella centrale caratterizzata dalla presenza di una croce votiva in ferro battuto. Ai piedi del monte si apre una faglia che con un fenomeno di sackung crea una lenta e costante frana che fa scivolare, nel corso dei secoli, la valle sottostante verso il mare.

- Monte San Biagio: alto 623 m, è il prolungamento sul mare del sistema montuoso del monte Crivo, con la sua caratteristica conformazione allungata verso il mare è l'episodio montuoso più rilevante del territorio di Maratea. Sebbene non altissimo, la sua posizione, al centro del territorio, rende la sua cima un notevole punto panoramico sulla costa e sull'entroterra. Sulla sua cima ospita le rovine dell'antica Maratea detta «Castello», la grande statua del Redentore e la basilica del santo da cui prende il nome.

- Serra Capeddera: alta 1 067 m, sovrasta il settentrione della frazione Brefaro.

- Serra Pollino: alta 1 099 m, sulla cima ospita il santuario della Madonna di Trecchina.

- Monte Maiorino: alto 1 003 m, poco distante dal precedente. Ha dei versanti molto boscosi.

La parte più meridionale del territorio apre grandi vallate attraversate da torrenti alluvionali. Le formazioni montuose, di grande valore paesaggistico, costituiscono tre piani di visione: la costa rocciosa, con al largo le isolette della Matrella e di Santo Janni, la zona costiera quasi pianeggiante, caratterizzata da un verde boschivo e le pareti rocciose perpendicolari alla costa. Solo due gli episodi montuosi notevoli:

- Monte Rotonda: alto 852 m, si trova tra Massa e Brefaro. La cima del monte ospita un piccolo bosco.

- Serra di Castrocucco: alta 743 m, ha una caratteristica forma a piramide. Sul lato nord, che ospita per lo più garighe e una solitaria pineta. Il lato ovest, più boscoso, posa sul mare due promontori: uno ospita un bosco di cedri, l'altro la Torre Caina. Il versante sud ospita, su un costone roccioso, il Castello di Castrocucco. La parte settentrionale del monte si prolunga in piccole vette.

Idrografia - Nel territorio di Maratea scorre un solo fiume, il Noce, la cui foce segna il confine con la Calabria. Molti i torrenti che scorrono tra i monti del territorio, ma solamente quello detto Fiumicello, che sfocia in mare presso l'omonima frazione, non ha carattere stagionale o alluvionale. I più lunghi corsi d'acqua sono di questo tipo sono il canale di Montescuro, che scorre alle falde del Coccovello, e quello del Carròso, che nasce presso Brefaro e sfocia nel Noce.

Il reticolo idrografico della zona a nord del monte San Biagio è scarsamente sviluppato in superficie, ma ben presente nel sottosuolo, che nella valle di Maratea dà origine a numerose sorgenti, tra le quali si ricordano quella di Sorgimpiàno, di San Basile, e di Cavalero.

La zona a sud presenta invece un più evidente reticolo superficiale, con numerosi torrenti alluvionali che scorrono in profondi valloni verso il mare o verso il Noce.

Lungo la costa di Maratea si affaccia la piccola isola di Santo Janni. Poco più grande di uno scoglio, dista circa 500 m dalla costa. L’isolotto prende il nome da un'antica cappella dedicata a San Giovanni, da cui il nome corrotto dal dialetto, e ospita, in particolare nei suoi fondali, un'area archeologica sottomarina tra le più importanti del Mediterraneo.

Sull’isola si segnala anche un endemismo zoologico: il cosiddetto Drago di Santo Janni, una lucertola bruno-azzurra, che vive confinata sugli anfratti rocciosi dell'isolotto, sottoposta a specifiche tutele.

Flora e fauna - La flora del territorio di Maratea è tipica macchia mediterranea. La tipica vegetazione è costituita prevalentemente da lecci, per cui si segnala il bosco de Ilicini, formato da caratteristici lecci in miniatura resi nani dalla salsedine, così come esemplari di fillirea, lentisco, cisti, mirto, carrubo, corbezzolo, carpinella e siliquastro. A nord della costa si incontra una folta pineta, anche se decimata da due incendi, uno sviluppatosi nel 2009 e l’altro nel 2012.

PrimulaPalinuri.jpg (207558 byte)Sui monti si trovano macchie di arbusti sparsi, accompagnati da carrubi, fichi d'India, ulivi, e viti. I versanti dei monti in parte riparati dall'eccessiva illuminazione del Sole ospitano anche boschi fitti, come sul monte San Biagio, dove si sviluppa un carpineto.

In più, nei pressi della frazione Marina di Maratea, si trova un endemismo floristico degno di nota: la presenza, sulle rocce di Punta Caina, di una stazione puntiforme (l'unica presente in Basilicata) di Primula di Palinuro, un raro e protetto endemismo delle coste tirreniche, il cui fragile areale si presenta estremamente ridotto e puntiforme.

Per quanto riguarda la fauna, oltre alle specie comuni, si possono trovare simpatici cuccioli di cinghiali nei boschi e il grande falco pellegrino che svetta nel cielo sopra la costa.

Sull’etimologia del toponimo “Maratea” sussistono varie ipotesi. Da thea-maris (“dea del mare”), corrotto addirittura in dea maris, che giutifica la settecentesca dizione di “Maradea”, si arriva alla versione Mar-ar-Ethea, il cui significato è "Città dei Grandi Etei", popolo che, stabilitosi inizialmente sulle rive del Mar Nero, si spostò più tardi verso le regioni occidentali, e presumibilmente anche sul territorio dell’attuale Maratea. 

L’etimologia più accreditata è tuttavia quella proposta dal Racioppi e poi confermata dal grande glottologo tedesco Gerhard Rohlfs: Marathia, “la finocchiaia” (da Marathus, "finocchio"), cioè "Terra di finocchi", data la notevole diffusione del finocchio selvatico sull’intero territorio. 

L’attuale stemma di Maratea, che sostituì quello antico recante l’immagine di una sirena sdraiata sul lido, è in campo azzurro e raffigura tre torri emergenti dalle acque con un’aquila bicipite sulla mediana. L’aquila, simbolo regale, sta ad indicare il particolare status di "Città regia", cioè appartenente direttamente al Regio Demanio e quindi non feudale. Le tre torri raffigurate sullo stemma sono quelle ubicate nel borgo. In realtà solo di due si ha una prova certa, poiché ancora visibili: una si trova nella parte inferiore del Centro Storico, mentre l’altra è stata inglobata nella Chiesa Madre, di cui costituisce il coro. L’eventuale terza viene solitamente identificata con casa Passeri, antistante all’attuale Piazza Buraglia, a metà strada tra le altre due.

La storia di Maratea ha origini antichissime che affondano le proprie radici nella remota epoca preistorica. Sono infatti state rilevate sul territorio, in particolare nelle grotte adiacenti la spiaggia di Fiumicello, tracce di insediamenti umani risalenti ad oltre 40.000 anni fa. I reperti individuati in Località Timpa, una collina a ridosso del Porto di Maratea, risalirebbero invece al 1500 a. C. circa. 

Testimonianze di epoca romana sono venute alla luce sull’isolotto di Santo Janni da cui sono emersi i resti di alcune vasche che servivano alla lavorazione e alla conservazione del Garum, una tipica salsa ricavata dalle interiora di pesce, assai apprezzata dagli antichi Romani. Questo importante rinvenimento ha indotto ad ipotizzare un’assidua frequentazione del luogo, che offriva sicuri approdi nonché una sorta di stazione di rifornimento di generi alimentari e d’acqua, da parte delle imbarcazioni provenienti da Oriente. Tale supposizione è stata ulteriormente suffragata dai risultati di una campagna di ricerca condotta a partire dagli anni ottanta dalla Soprintendenza archeologica che ha consentito di individuare un consistente giacimento di ancore ed anfore proprio sui fondali circostanti l’isolotto di Santo Janni. 

In epoca tardo medievale è la zona alta di Maratea, ossia la cima del Monte S. Biagio, ad acquistare centralità ed importanza. Infatti qui, intorno al VII – VIII sec. d. C., si stabilirono piccole comunità di monaci basiliani che dapprima usufruirono del luogo per farne il loro eremo e, in seguito, vi crearono un primo nucleo urbano dando origine all’abitato fortificato di Maratea Superiore, oggi chiamato Castello, che, per la sua ubicazione assai elevata, garantiva ai suoi abitanti un formidabile baluardo naturale. A rendere più complessa l’indagine sulle origini di Maratea concorre anche la questione di Blanda. In molti hanno asserito che questa antica città lucana di origine greca, divenuta successivamente colonia romana col nome di Blanda Julia e scomparsa nell’VIII sec d.C., si identificava proprio con Maratea. Successivi studi archeologici hanno però definitivamente smentito tale ipotesi, collocando la città nella vicina Tortora. Il legame tra Blanda e Maratea continua tuttavia a sussistere dal momento che i Blandani, sul finire dell’VIII sec. d.C., avrebbero abbandonato la propria città per motivazioni sconosciute e si sarebbero rifugiati sulle alture circostanti e in particolare a Maratea Superiore. Il primo documento ufficiale in cui compare il nome di Maratea è una bolla di Alfano I, vescovo di Salerno, risalente al 1079: questa è la data a cui la tradizione popolare fa risalire l’inizio della storia della città. 

Nel corso dei secoli le vicende storiche di Maratea non vanno disgiunte da quelle che hanno segnato più in generale la Lucania e il Mezzogiorno d’Italia, caratterizzate dalle dominazioni di Bizantini, Longobardi, Arabi, Normanni, Angioini, Aragonesi e Spagnoli. In particolare, dopo la pace di Caltabellotta del 1302 che sancì l’ingresso di Maratea nell’orbita angioina, la cittadina tirrenica, con l’esclusione di Castrocucco, poté acquisire una privilegiata posizione giuridica, che verrà conservata fino al XVIII sec., in virtù della quale era sottratta al regime feudale a cui erano invece soggette altre comunità, ponendola alle dirette dipendenze della Corona. 

Nella seconda metà del XVI secolo il Regno di Napoli, al fine di contrastare le incursioni saracene, costituì un poderoso sistema difensivo mediante l’edificazione lungo tutte le coste, sia tirreniche che joniche, di 379 torri di cui sei furono previste per la costa di Maratea: Torre del Crivo, di Acquafredda, Apprezzami l’Asino, Santavenere, di Filocaio e Caina. Un altro evento storico particolarmente significativo per Maratea risale al 1806 quando le truppe francesi, nonostante l’eroica resistenza opposta dal Colonnello Alessandro Mandarini, assediarono il Castello distruggendone le mura: tale evento segnò il tramonto definitivo dell’originario nucleo di Maratea, intensificandone l’ormai inevitabile abbandono e spopolamento.

Visitare il borgo

Maratea si compone di due nuclei, posti sulla cima e sul fianco del monte San Biagio, a cui fanno capo nove frazioni, dislocate sulla costa e nell'entroterra.

Il nucleo superiore di Maratea è la città antica, chiamata tradizionalmente «Castello» perché fu fortificata con mura e bastioni, mentre quello inferiore è il centro storico, chiamato invece «Borgo» in quanto privo di fortificazioni particolari.

Ai piedi del monte si trova poi una valle, popolata di molte contrade.

Al comune di Maratea appartengono poi alcune frazioni. Se ne contano nove, così come identificate nell'art. 4 comma 1 dello Statuto Comunale. Sei quelle sulla costa: Castrocucco, Marina, Fiumicello-Santavenere, Porto, Cersuta e Acquafredda. Tre sono quelle montane: Santa Caterina, Massa e Brefaro.  

I due nuclei di Maratea si svilupparono in tempi e modi diversi, non del tutto noti agli storici. La città superiore, posta sulla cima del monte San Biagio, è per immemore tradizione la più antica, e i suoi abitanti fondarono quella inferiore sul versante settentrionale dello stesso monte durante l'età medioevale. I due appellativi derivano dalle fortificazioni della città antica.

I due centri presentano notevoli differenze nell'impianto urbano l'una dall'altra, dovuti alle caratteristiche dei loro siti e all'epoca del loro sviluppo. Solo la città inferiore è popolata; mentre la superiore è abbandonata e in rovina.  

Il Castello è il nome con cui i marateoti indicano colloquialmente la città vecchia di Maratea, sita sulla cima del monte san Biagio. Questo antico centro, ora disabitato e in gran parte ridotto in stato di rudere, nacque probabilmente in età alto-medievale, sebbene sul sito non manchino tracce archeologiche di un insediamento di età romana. A differenza di altri luoghi lucani con lo stesso appellativo, il soprannome Castello non si deve alla presenza di una fortezza o di un vero e proprio maniero sul sito, ma al fatto che la cittadina fosse posta in cima a una rupe inespugnabile e protetta da mura di cinta, bastioni e torri, che la difesero dagli attacchi subiti del 1440 e del 1495, ma che furono distrutti dopo la resistenza del 1806.

Le abitazioni presentavano caratteristiche di «miniaturizzazione»: ogni vano era circa 1/4 più piccolo del normale, per economizzare lo spazio e ridurre al minimo la dispersione del calore, garantito da un forno per la panificazione di cui disponevano tutte le case. In ogni dimora trovava posto anche una cisterna per l'acqua, in quanto sulla cima del monte non vi sono sorgenti. Non mancavano comunque palazzi e residenze più grandi, riservate alle famiglie più agiate, e su tutte spicca Palazzo Ventapane, grandioso edificio di cui si scorge ancora la loggia esagonale.

La viabilità all'interno era costituita da stradine, vicoli, angiporti e scalinate, e solo due porte permettevano l'accesso alla cittadina fortificata: Porta Santa Maria, posta alle mura meridionali, e Porta dei Carpini, posta su quelle settentrionali.

Le difficili condizioni abitative del sito, esposto alle intemperie e alla caduta di fulmini, unite al pendolarismo dei contadini che coltivavano le terre della valle sottostante, furono i presupposti per la nascita della nuova Maratea. Divenute queste città di pari dignità chiamate a governare congiuntamente il territorio nel XVI secolo, la cittadina, chiamata Maratea superiore nei documenti giuridici e sulle mappe, perse rapidamente peso politico in favore della consorella, ma si mantenne sempre cuore religioso della comunità, in quanto custode delle reliquie di San Biagio di Sebaste, patrono di Maratea. Dopo essere stata teatro della resistenza contro i soldati napoleonici, venuti a conquistare il Regno di Napoli, ed essere quindi stata mutilata delle sue fortificazioni artificiali, il processo di spopolamento accrebbe, e già nel 1808 la sua municipalità fu soppressa e incorporata completamente a quella dell'altra Maratea con il nome popolare di Castello.  

Il Borgo (più frequentemente indicato come il Paese) è il centro storico della città di Maratea. Si trova arroccato su un costone di roccia del monte san Biagio che lo rende invisibile dal mare, e quindi, in antichità, al sicuro dalle insidie dei Saraceni. Questa posizione ha il grave svantaggio di isolare la cittadina dai raggi solari nel mese di dicembre e di gennaio, bloccati dalla cima della montagna sovrastante.

Nato come sobborgo dell'antica Maratea, questo è dal 1808 l'unico capoluogo comunale. Fu edificato dagli abitanti del Castello che coltivavano le terre della valle sottostante.

Espansosi con la costruzione di nuovi casali, nel 1434 il Borgo si emancipò dalla circoscrizione ecclesiastica di San Biagio al Castello, costituendo la chiesa di Santa Maria Maggiore parrocchia autonoma. Nel XVI secolo si elevò a dignità di città, distinguendosi dall'altra con il nome di Maratea inferiore, formando una propria amministrazione che governava congiuntamente con l'antica Maratea il territorio.

Accresciuto ulteriormente, nel 1676 fu teatro di un assalto banditesco, sedato grazie all'intervento dei soldati del Castello.

Il Borgo presenta una struttura urbanistica diseguale e caotica, dovuta all'asperità del sito: i palazzi e le abitazioni più grandi, persino alcune chiese, sono formate con l'unione di piccole case e altre strutture. Oltre agli edifici sacri, tra cui figurano l'antica chiesa di San Vito, la settecentesca chiesa dell'Annunziata, la seicentesca chiesa dell'Addolorata, la chiesa dell'Immacolata e la chiesa di Sant'Antonio; le emergenze architettoniche principali sono gli antichi palazzi della nobiltà marateota: Palazzo De Lieto, che dal 1734 ospitò il primo ospedale di Maratea, Palazzo Calderano, Palazzo D'Orlando, Palazzo De Filippo, Palazzo Eredi Picone e Palazzo Gennari.

La viabilità, chiusa in tortuosi ma pittoreschi vicoli, si apre in un lungo corso, detto la Piazza, alle cui estremità si trovano due colonne votive, ingrandito nel Novecento con l'apertura di due piazzali: Piazza Biagio Vitolo e Piazza Giovanni Buraglia.

La grande valle compresa tra i monti San Biagio e Cerreta (o Cerrita), anticamente dedicata all'agricoltura, ha visto una vigorosa urbanizzazione nel secondo Dopoguerra. Ora è ricolma di una miriade di case sparse, edificate senza alcun disegno urbano. Convenzionalmente le zone abitate sono identificate con le seguenti contrade:

- Caìni: si trova nella parte bassa, vicino a Fiumicello. Spesso viene accorpato con Campo Mulìni.

- il Càmpo: si trova nella zona alta, presso il centro storico.

- Campo Mulìni: si trova nella parte centrale della valle, a oriente rispetto a Caìni.

- il Cùrzo: nella parte più alta, sulla via di Trecchina.

- i Giardélli: la contrada è occupata dal complesso di case popolari del comune, si trova a poca distanza dal centro storico.

- l'Ondàvo: al centro della valle, qui convergono e incrociano la SS 18 e la SP 3 Tirrena.

- i Profìti: chiamato anche Porto-Scalo, si trova nella parte bassa della valle, a ridosso del Porto. Ospita la stazione ferroviaria centrale.

- i Ràsi: sparuto gruppo di case a monte di Fiumicello.

- San Basìle: si trova nella zona medio-alta della valle, a poca distanza dai Giadélli.

- San Francésco: ai piedi del centro storico, si raggruppa in una piazzetta dove si trova la chiesa omonima.

- San Nicòla: quasi un unico gruppo di case con San Francésco, ospita l'ospedale e la casa di riposo.

- Santa Marìa: nella parte nord della valle.

- Sorgimpiàno: prende il nome da un piccolo torrente, si trova vicino a San Basìle.

- i Trecchinàri: occupa la parte più a nord-ovest della valle.

- la Vallìna: si trova a ridosso di Fiumicello.

Frazioni costiere

- Acquafredda, è la frazione più a nord del comune, si trova incastonata tra una corona di monti, coperti da una fitta pineta, che la isolano dalle zone circostanti. Fu residenza estiva di Francesco Saverio Nitti, nonché luogo del martirio di Costabile Carducci nel 1848. Ha una chiesa ottocentesca di pregevole architettura, hotel e lidi balneari. Di fronte a una delle sue spiagge si trova una sorgente marina di acqua dolce, più fredda di quella del mare, donde il nome.

- Cersuta, la piccola frazione, si sviluppa intorno a una chiesa seicentesca. Prende il nome dalla presenza di querce, in dialetto locale dette «cerse».

- Fiumicello-Santavenere, sviluppatasi in tempi recenti con l'aggregazione dei due villaggi da cui prende il nome, è uno dei principali centri del turismo locale. È attraversata da un torrente che convoglia in mare le acque delle principali sorgenti della valle di Maratea.

- Porto, borgo di pescatori, si sviluppa a forma di anfiteatro intorno alla struttura portuale, realizzata a partire dal 1962. È uno dei centri principali del turismo locale, durante la stagione estiva ospita manifestazioni di vario genere.

- Marina, è la frazione più grande per estensione superficiale, ma è composta per lo più da case sparse senza una precisa identità urbana. Il nucleo principale si raggruppa intorno alla stazione ferroviaria. Sul suo tratto di costa, dall'alto valore paesaggistico, ha numerose spiagge. Vi si trova la Grotta di Marina e il grazioso bosco di Ilicini.

- Castrocucco, à la frazione più a sud, nonché unica zona pianeggiante del territorio comunale. Piccolo borgo, fu nel Novecento sede di molte attività agricole. Su un picco del monte retrostante si trova il grande Castello di Castrocucco, da cui prende il nome.  

Frazioni montane

- Santa Caterina, è la frazione più piccola e la meno popolata, si trova a breve distanza dal Castello e da Massa. Si sviluppa intorno, e prende il nome, da una chiesetta intitolata a Santa Caterina d'Alessandria.

- Massa, è la frazione più popolosa. Frequentata già nell'antichità, nell'alto-medioevo fu sede di masserie, donde il nome. Vi si producono ancora mozzarelle e altri prodotti caserecci.

- Brefaro, frazione isolata dalle montagne dell'entroterra marateota, si sviluppa intorno a una chiesetta ottocentesca dedicata alla Madonna della Mercede.

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