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Il
territorio di Maratea si estende per poco meno di 68 km².
Ha per confini indicativi a nord il comune
di Sapri in Campania e Rivello, a sud quello di Tortora in Calabria, a est
Trecchina e da dopo di essa il resto della provincia di Potenza e a ovest
il mare. Ciò rende
Maratea l’unico comune della propria provincia ad affacciarsi sul mare e
l’unico della Basilicata sul Tirreno.
La
costa si stende per circa 32 km,
variegata da insenature, grotte, scogli, secche e spiagge per lo più
ciottolose. Grosso modo al centro della costiera si trova il porto.
Lungo il tratto meridionale della costa si distingue invece la piccola isola
di Santo Janni.
Numerose
le grotte sparse nel territorio, a catasto ne risultano 132 tra marine e
terrestri. Tra queste
si segnala la Grotta
di Marina con
molte stalattiti e stalagmiti.
Il
territorio marateota è per lo più costituito da rilievi, con pochi
pianori e terrazzamenti su cui insistono gli insediamenti antropici.
Montagne e colline bagnano per lo più i costoni direttamente sul mare,
creando pittoreschi panorami e scorci visivi.
Lungo
il litorale sono ubicate, da nord verso sud, le frazioni di Acquafredda,
Cersuta, Fiumicello, Porto, Marina e Castrocucco; all’interno, ad est
del Monte s. Biagio, su cui dominano i resti dell’antica Maratea, sono
situate le frazioni montane ad economia prevalentemente agricolo-pastorale
di Massa, Brefaro e S. Caterina, mentre, sul lato sud della vallata, è
collocato il Centro Storico.
Ogni
insediamento possiede proprie peculiarità: Acquafredda, nella parte più
settentrionale della fascia costiera, nota per la vicenda del patriota
Costabile Carducci che qui trovò la morte nel luglio del 1848 per mano
degli stessi popolani che, incitati dal sacerdote filoborbonico Vincenzo
Peluso, lo assassinarono gettandone il corpo in un burrone, ospita
l’ottocentesca Villa Nitti, residenza estiva dell’illustre statista
lucano Francesco Saverio Nitti, da questi acquistata e ristrutturata
all’inizio degli anni ’20; Cersuta, il cui toponimo deriva dal
dialettale cersa, cioè “quercia”, pianta molto diffusa nel luogo,
consta di poche abitazioni sparse tra una fitta vegetazione e di due
spiaggette ciottolose; Fiumicello è la frazione che ha segnato negli anni
’50 del Novecento la nascita del turismo marateota. Qui il Conte Stefano
Rivetti impiantò uno stabilimento tessile e promosse la costruzione del
prestigioso Hotel Santavenere, il primo cinque stelle del Sud Italia e
ancora oggi rinomata struttura alberghiera di fama internazionale; il
Porto, che nel corso dei secoli ha avuto più il carattere di borgo
marinaro che di vero e proprio porto, connotazione assunta invece negli
anni ’60 con la costruzione dei pontili e delle banchine, in passato è
stato il centro delle attività commerciali di Maratea e oggi, con la sua
rotonda affacciata sul mare, la piccola Chiesa di S. Maria di Portosalvo e
il caratteristico agglomerato di case attraversato da scalinate e
suggestivi vicoletti, si configura come uno dei luoghi più affascinanti
di Maratea; Castrocucco, all’estremo sud della costa marateota, al
confine con la Calabria, si compone di poche case disseminate sul suo
territorio, un tempo sede dell’unico feudo esistente a Maratea, come
rivela il diruto castello sulla cima del monte; Massa, la frazione più
popolosa di tutte le altre, presenta da sempre una spiccata vocazione
agricola, esaltata nella produzione di formaggi e latticini, mentre
Brefaro si caratterizza soprattutto per i propri paesaggi ameni e
tranquilli.
La storia
della geologia del territorio di Maratea è iniziata durante l'Anisico e
il Miocene
inferiore. Esso
evidenzia diverse zone succedute attraverso episodi di metamorfismo
durante l'Appiano, i cui depositi terrigeni più antichi si presentano
fortemente tettonizzati. Questa conformazione si è originata tra il Langhiano e
il Tortoniano e
ha interessato i depositi accostandoli, sovrapponendoli ed elevandoli sino
alla formazione della dorsale carbonatica che caratterizza l'area.
I
depositi presso la costa sono
formati da calcilutiti, calcareniti grigie
e brune con marne,
e calcari conglomeratici.
La
dorsale è allungata in direzione appenninica, da nord-ovest a sud-est,
delimitata verso il mare e
verso l'interno da versanti ripidi che dalla costa si innalzano sino a
raggiungere i 1.505 metri con il monte
Coccovello.
La
gran parte del territorio di Maratea è costituito da montagne e colline,
con una sola area pianeggiante in
prossimità della foce del fiume
Noce e del confine con la Calabria.
Il territorio comunale è compreso tra 0 e 1.505 metri di quota,
culminando nella cima del Monte Coccovello, al confine con il comune di
Rivello.
I
rilievi montuosi della zona nord presenta
episodi orografici plastici e di alto livello paesaggistico, con i
versanti montuosi che calano direttamente sul mare.
I rilievi sono costituiti per lo più da calcari dolomitici, e le pareti
rocciose presentano caratteristiche variazione cromatiche, passando dal
verde boschivo al rosso della nuda roccia calcarea. I principali monti di
questo sistema sono:
-
Monte Coccovello: alto
1.505 m. è il rilievo più alto del territorio. Il monte poggia su una
vallata con il monte Cerrita, detta I Pozzi, di
paesaggio tipicamente montano. Il monte allunga un versante verso il mare,
con delle punte dette monte Spina e Serra del
Tuono, che arrivano ad affacciarsi sulla costiera.
-
Monte Cerrita: alto 1.083 m., detto anche Cerreta o Angiuleddi,
è un grande rilievo che distende un fianco lungo tutta la vallata del
torrente Fiumicello. Il versante meridionale del monte è
spoglio di vegetazione, che si riduce a gariga,
mentre quello settentrionale ospita qualche piccolo bosco.
La
parte centrale è caratterizzata da un sistema montuoso a forma di Y,
anch'esso costituito da formazioni di calcare dolomitico. I rilievi
di questo sistema sono:
-
Monte Crivo: alto
1.277 m,
si distingue per la sua struttura con tre punte, con quella centrale
caratterizzata dalla presenza di una croce
votiva in ferro
battuto. Ai piedi del monte si apre una faglia che
con un fenomeno di sackung crea una lenta e costante
frana che fa scivolare, nel corso dei secoli, la valle sottostante
verso il mare.
-
Monte San Biagio: alto
623 m,
è il prolungamento sul mare del sistema montuoso del monte Crivo,
con la sua caratteristica conformazione allungata verso il mare è
l'episodio montuoso più rilevante del territorio di Maratea. Sebbene non
altissimo, la sua posizione, al centro del territorio, rende la sua cima
un notevole punto panoramico sulla costa e sull'entroterra. Sulla sua cima
ospita le rovine dell'antica Maratea detta «Castello», la grande statua
del Redentore e
la basilica del santo da cui prende il nome.
-
Serra Capeddera: alta 1 067 m,
sovrasta il settentrione della frazione Brefaro.
-
Serra Pollino: alta 1 099 m,
sulla cima ospita il santuario della Madonna di Trecchina.
-
Monte Maiorino: alto 1 003 m,
poco distante dal precedente. Ha dei versanti molto boscosi.
La
parte più meridionale del territorio apre grandi vallate attraversate da torrenti alluvionali.
Le formazioni montuose, di grande valore paesaggistico, costituiscono tre
piani di visione: la costa rocciosa, con al largo le isolette della Matrella e
di Santo
Janni, la zona
costiera quasi pianeggiante, caratterizzata da un verde boschivo e le
pareti rocciose perpendicolari alla costa.
Solo due gli episodi montuosi notevoli:
-
Monte Rotonda: alto 852 m, si trova tra Massa e Brefaro.
La cima del monte ospita un piccolo bosco.
-
Serra di Castrocucco:
alta 743 m,
ha una caratteristica forma a piramide. Sul lato nord,
che ospita per lo più garighe e
una solitaria pineta.
Il lato ovest,
più boscoso, posa sul mare due promontori: uno ospita un bosco di cedri,
l'altro la Torre
Caina. Il versante sud ospita,
su un costone roccioso, il Castello
di Castrocucco. La parte settentrionale del monte si prolunga in piccole vette.

Idrografia
- Nel
territorio di Maratea scorre un solo fiume, il Noce, la cui foce segna il confine con la Calabria.
Molti i torrenti che scorrono tra i monti del territorio, ma solamente
quello detto Fiumicello, che sfocia in mare presso l'omonima
frazione, non ha
carattere stagionale o alluvionale. I più lunghi corsi d'acqua sono di
questo tipo sono il canale di Montescuro, che scorre alle
falde del Coccovello,
e quello del Carròso, che nasce presso Brefaro e
sfocia nel Noce.
Il
reticolo idrografico della zona a nord del monte
San Biagio è
scarsamente sviluppato in superficie, ma ben presente nel sottosuolo,
che nella valle di Maratea dà origine a numerose sorgenti,
tra le quali si ricordano quella di Sorgimpiàno, di San
Basile, e di Cavalero.
La
zona a sud presenta
invece un più evidente reticolo superficiale, con numerosi torrenti
alluvionali che scorrono in profondi valloni verso il mare o
verso il Noce.
Lungo
la costa di Maratea si affaccia la piccola isola
di Santo Janni. Poco
più grande di uno scoglio, dista circa 500 m dalla
costa. L’isolotto prende il nome da un'antica cappella dedicata a San
Giovanni, da cui il nome corrotto dal dialetto, e ospita, in particolare
nei suoi fondali, un'area
archeologica sottomarina tra
le più importanti del Mediterraneo.
Sull’isola
si segnala anche un endemismo zoologico: il cosiddetto Drago
di Santo Janni, una lucertola bruno-azzurra, che vive confinata sugli anfratti rocciosi
dell'isolotto, sottoposta a specifiche tutele.

Flora
e fauna - La flora del
territorio di Maratea è tipica macchia
mediterranea. La
tipica vegetazione è costituita prevalentemente da lecci,
per cui si segnala il bosco de Ilicini, formato da
caratteristici lecci in miniatura resi nani dalla salsedine, così come
esemplari di fillirea, lentisco, cisti, mirto, carrubo, corbezzolo,
carpinella e siliquastro.
A nord della costa si
incontra una folta pineta,
anche se decimata da due incendi, uno sviluppatosi nel 2009 e
l’altro nel 2012.
Sui
monti si trovano macchie di arbusti sparsi, accompagnati da carrubi, fichi
d'India, ulivi, e viti. I versanti dei monti in parte riparati
dall'eccessiva illuminazione del Sole ospitano anche boschi fitti, come
sul monte San
Biagio, dove si
sviluppa un carpineto.
In
più, nei pressi della frazione Marina
di Maratea, si trova
un endemismo floristico
degno di nota: la presenza, sulle rocce di Punta Caina, di una
stazione puntiforme (l'unica presente in Basilicata)
di Primula di
Palinuro, un raro
e protetto endemismo delle coste tirreniche, il cui fragile areale si
presenta estremamente ridotto e puntiforme.
Per
quanto riguarda la fauna, oltre alle specie comuni, si possono trovare
simpatici cuccioli di cinghiali nei
boschi e il grande falco
pellegrino che
svetta nel cielo sopra la costa.
Sull’etimologia
del toponimo “Maratea” sussistono varie ipotesi. Da thea-maris (“dea
del mare”), corrotto addirittura in dea maris, che giutifica la
settecentesca dizione di “Maradea”, si arriva alla versione
Mar-ar-Ethea, il cui significato è "Città dei Grandi Etei",
popolo che, stabilitosi inizialmente sulle rive del Mar Nero, si spostò
più tardi verso le regioni occidentali, e presumibilmente anche sul
territorio dell’attuale Maratea.
L’etimologia
più accreditata è tuttavia quella proposta dal Racioppi e poi confermata
dal grande glottologo tedesco Gerhard Rohlfs: Marathia, “la
finocchiaia” (da Marathus, "finocchio"), cioè "Terra di
finocchi", data la notevole diffusione del finocchio selvatico
sull’intero territorio.
L’attuale
stemma di Maratea, che sostituì quello antico recante l’immagine di una
sirena sdraiata sul lido, è in campo azzurro e raffigura tre torri
emergenti dalle acque con un’aquila bicipite sulla mediana. L’aquila,
simbolo regale, sta ad indicare il particolare status di "Città
regia", cioè appartenente direttamente al Regio Demanio e quindi non
feudale. Le tre torri raffigurate sullo stemma sono quelle ubicate nel
borgo. In realtà solo di due si ha una prova certa, poiché ancora
visibili: una si trova nella parte inferiore del Centro Storico, mentre
l’altra è stata inglobata nella Chiesa Madre, di cui costituisce il
coro. L’eventuale terza viene solitamente identificata con casa Passeri,
antistante all’attuale Piazza Buraglia, a metà strada tra le altre due.

La
storia di Maratea ha origini antichissime che affondano le proprie radici
nella remota epoca preistorica. Sono infatti state rilevate sul
territorio, in particolare nelle grotte adiacenti la spiaggia di
Fiumicello, tracce di insediamenti umani risalenti ad oltre 40.000 anni
fa. I reperti individuati in Località Timpa, una collina a ridosso del
Porto di Maratea, risalirebbero invece al 1500 a. C. circa.
Testimonianze
di epoca romana sono venute alla luce sull’isolotto di Santo Janni da
cui sono emersi i resti di alcune vasche che servivano alla lavorazione e
alla conservazione del Garum, una tipica salsa ricavata dalle interiora di
pesce, assai apprezzata dagli antichi Romani. Questo importante
rinvenimento ha indotto ad ipotizzare un’assidua frequentazione del
luogo, che offriva sicuri approdi nonché una sorta di stazione di
rifornimento di generi alimentari e d’acqua, da parte delle imbarcazioni
provenienti da Oriente. Tale supposizione è stata ulteriormente
suffragata dai risultati di una campagna di ricerca condotta a partire
dagli anni ottanta dalla Soprintendenza archeologica che ha consentito di
individuare un consistente giacimento di ancore ed anfore proprio sui
fondali circostanti l’isolotto di Santo Janni.
In
epoca tardo medievale è la zona alta di Maratea, ossia la cima del Monte
S. Biagio, ad acquistare centralità ed importanza. Infatti qui, intorno
al VII – VIII sec. d. C., si stabilirono piccole comunità di monaci
basiliani che dapprima usufruirono del luogo per farne il loro eremo e, in
seguito, vi crearono un primo nucleo urbano dando origine all’abitato
fortificato di Maratea Superiore, oggi chiamato Castello, che, per la sua
ubicazione assai elevata, garantiva ai suoi abitanti un formidabile
baluardo naturale. A rendere più complessa l’indagine sulle origini di
Maratea concorre anche la questione di Blanda. In molti hanno asserito che
questa antica città lucana di origine greca, divenuta successivamente
colonia romana col nome di Blanda Julia e scomparsa nell’VIII sec d.C.,
si identificava proprio con Maratea. Successivi studi archeologici hanno
però definitivamente smentito tale ipotesi, collocando la città nella
vicina Tortora. Il legame tra Blanda e Maratea continua tuttavia a
sussistere dal momento che i Blandani, sul finire dell’VIII sec. d.C.,
avrebbero abbandonato la propria città per motivazioni sconosciute e si
sarebbero rifugiati sulle alture circostanti e in particolare a Maratea
Superiore. Il primo documento ufficiale in cui compare il nome di Maratea
è una bolla di Alfano I, vescovo di Salerno, risalente al 1079: questa è
la data a cui la tradizione popolare fa risalire l’inizio della storia
della città.
Nel
corso dei secoli le vicende storiche di Maratea non vanno disgiunte da
quelle che hanno segnato più in generale la Lucania e il Mezzogiorno
d’Italia, caratterizzate dalle dominazioni di Bizantini, Longobardi,
Arabi, Normanni, Angioini, Aragonesi e Spagnoli. In particolare, dopo la
pace di Caltabellotta del 1302 che sancì l’ingresso di Maratea
nell’orbita angioina, la cittadina tirrenica, con l’esclusione di
Castrocucco, poté acquisire una privilegiata posizione giuridica, che
verrà conservata fino al XVIII sec., in virtù della quale era sottratta
al regime feudale a cui erano invece soggette altre comunità, ponendola
alle dirette dipendenze della Corona.
Nella
seconda metà del XVI secolo il Regno di Napoli, al fine di contrastare le
incursioni saracene, costituì un poderoso sistema difensivo mediante
l’edificazione lungo tutte le coste, sia tirreniche che joniche, di 379
torri di cui sei furono previste per la costa di Maratea: Torre del Crivo, di
Acquafredda, Apprezzami l’Asino, Santavenere, di Filocaio e Caina. Un altro
evento storico particolarmente significativo per Maratea risale al 1806 quando
le truppe francesi, nonostante l’eroica resistenza opposta dal Colonnello
Alessandro Mandarini, assediarono il Castello distruggendone le mura: tale
evento segnò il tramonto definitivo dell’originario nucleo di Maratea,
intensificandone l’ormai inevitabile abbandono e spopolamento.
Visitare
il borgo

Maratea
si compone di due nuclei, posti sulla cima e sul fianco del monte
San Biagio, a cui
fanno capo nove frazioni,
dislocate sulla costa e nell'entroterra.
Il
nucleo superiore di Maratea è la città antica, chiamata tradizionalmente «Castello»
perché fu fortificata con mura e bastioni, mentre quello inferiore è il centro
storico, chiamato invece
«Borgo» in quanto privo di fortificazioni particolari.
Ai
piedi del monte si trova poi una valle, popolata di molte contrade.
Al
comune di Maratea appartengono poi alcune frazioni. Se ne contano nove, così
come identificate nell'art. 4 comma 1 dello Statuto Comunale.
Sei quelle sulla costa: Castrocucco, Marina, Fiumicello-Santavenere, Porto, Cersuta e Acquafredda.
Tre sono quelle montane: Santa
Caterina, Massa e Brefaro.
I
due nuclei di Maratea si svilupparono in tempi e modi diversi, non del tutto
noti agli storici. La città superiore, posta sulla cima del monte San
Biagio, è per immemore tradizione la più antica, e i suoi abitanti
fondarono quella inferiore sul versante settentrionale dello stesso monte
durante l'età
medioevale. I due
appellativi derivano dalle fortificazioni della città antica.
I
due centri presentano notevoli differenze nell'impianto urbano l'una
dall'altra, dovuti alle caratteristiche dei loro siti e all'epoca del loro
sviluppo. Solo la città inferiore è popolata; mentre la superiore è
abbandonata e in rovina.
Il Castello è
il nome con cui i marateoti indicano colloquialmente la città vecchia di
Maratea,
sita sulla cima del monte
san Biagio. Questo
antico centro, ora disabitato e in gran parte ridotto in stato di rudere,
nacque probabilmente in età alto-medievale, sebbene sul sito non manchino
tracce archeologiche di un insediamento di età
romana. A
differenza di altri luoghi lucani con lo stesso appellativo, il soprannome Castello non
si deve alla presenza di una fortezza o di un vero e proprio maniero sul sito,
ma al fatto che la cittadina fosse posta in cima a una rupe inespugnabile e
protetta da mura di cinta, bastioni e torri, che la difesero dagli attacchi
subiti del 1440 e del 1495, ma che furono distrutti dopo la resistenza
del 1806.
Le
abitazioni presentavano caratteristiche di «miniaturizzazione»: ogni vano
era circa 1/4 più piccolo del normale, per economizzare lo spazio e ridurre
al minimo la dispersione del calore, garantito da un forno per la
panificazione di cui disponevano tutte le case.
In ogni dimora trovava posto anche una cisterna per l'acqua, in quanto sulla
cima del monte non vi sono sorgenti. Non mancavano comunque palazzi e
residenze più grandi, riservate alle famiglie più agiate, e su tutte spicca Palazzo
Ventapane, grandioso edificio di cui si scorge ancora la loggia esagonale.
La
viabilità all'interno era costituita da stradine, vicoli, angiporti e
scalinate, e solo due porte permettevano l'accesso alla cittadina fortificata: Porta
Santa Maria, posta alle mura meridionali, e Porta dei Carpini,
posta su quelle settentrionali.
Le
difficili condizioni abitative del sito, esposto alle intemperie e alla caduta
di fulmini, unite al pendolarismo dei contadini che coltivavano le terre della
valle sottostante, furono i presupposti per la nascita della nuova Maratea.
Divenute queste città di pari dignità chiamate a governare congiuntamente il
territorio nel XVI
secolo, la cittadina,
chiamata Maratea superiore nei documenti giuridici e sulle
mappe, perse rapidamente peso politico in favore della consorella, ma si
mantenne sempre cuore religioso della comunità, in quanto custode delle
reliquie di San
Biagio di Sebaste, patrono
di Maratea. Dopo essere stata teatro della resistenza
contro i soldati napoleonici,
venuti a conquistare il Regno
di Napoli, ed essere
quindi stata mutilata delle sue fortificazioni artificiali, il processo di
spopolamento accrebbe, e già nel 1808 la sua municipalità fu soppressa e
incorporata completamente a quella dell'altra Maratea con il nome popolare di Castello.
Il Borgo (più
frequentemente indicato come il Paese) è il centro storico della
città di Maratea. Si trova arroccato su un costone di roccia del monte
san Biagio che lo
rende invisibile dal mare, e quindi, in antichità, al sicuro dalle insidie
dei Saraceni.
Questa posizione ha il grave svantaggio di isolare la cittadina dai raggi
solari nel mese di dicembre e di gennaio, bloccati dalla cima della montagna
sovrastante.
Nato
come sobborgo dell'antica Maratea, questo è dal 1808 l'unico capoluogo
comunale. Fu edificato dagli abitanti del Castello che coltivavano le
terre della valle sottostante.
Espansosi
con la costruzione di nuovi casali, nel 1434 il Borgo si
emancipò dalla circoscrizione ecclesiastica di San Biagio al Castello,
costituendo la chiesa
di Santa Maria Maggiore parrocchia autonoma.
Nel XVI secolo si
elevò a dignità di città, distinguendosi dall'altra con il nome di Maratea
inferiore, formando una propria amministrazione che governava
congiuntamente con l'antica Maratea il territorio.
Accresciuto
ulteriormente, nel 1676 fu teatro di un assalto banditesco, sedato grazie
all'intervento dei soldati del Castello.
Il Borgo presenta
una struttura urbanistica diseguale e caotica, dovuta all'asperità del sito:
i palazzi e le abitazioni più grandi, persino alcune chiese, sono formate con
l'unione di piccole case e altre strutture. Oltre agli edifici sacri, tra cui
figurano l'antica chiesa
di San Vito, la
settecentesca chiesa
dell'Annunziata, la seicentesca chiesa
dell'Addolorata, la chiesa
dell'Immacolata e la chiesa
di Sant'Antonio; le emergenze architettoniche principali sono gli antichi palazzi della
nobiltà marateota: Palazzo
De Lieto, che dal 1734
ospitò il primo ospedale di
Maratea, Palazzo Calderano, Palazzo D'Orlando, Palazzo
De Filippo, Palazzo Eredi Picone e Palazzo
Gennari.
La
viabilità, chiusa in tortuosi ma pittoreschi vicoli, si apre in un lungo
corso, detto la Piazza, alle cui estremità si trovano due colonne
votive, ingrandito nel Novecento con
l'apertura di due piazzali: Piazza Biagio Vitolo e Piazza
Giovanni Buraglia.

La
grande valle compresa tra i monti San Biagio e Cerreta (o Cerrita),
anticamente dedicata all'agricoltura, ha visto una vigorosa urbanizzazione nel
secondo Dopoguerra. Ora è ricolma di una miriade di case sparse, edificate
senza alcun disegno urbano. Convenzionalmente le zone abitate sono
identificate con le seguenti contrade:
-
Caìni: si trova nella parte bassa, vicino a Fiumicello.
Spesso viene accorpato con Campo Mulìni.
-
il Càmpo: si trova nella zona alta, presso il centro storico.
-
Campo Mulìni: si trova nella parte centrale della valle, a oriente rispetto a
Caìni.
-
il Cùrzo: nella parte più alta, sulla via di Trecchina.
-
i Giardélli: la contrada è occupata dal complesso di case popolari del
comune, si trova a poca distanza dal centro storico.
-
l'Ondàvo: al centro della valle, qui convergono e incrociano la SS 18 e la SP
3 Tirrena.
-
i Profìti: chiamato anche Porto-Scalo, si trova nella parte bassa della
valle, a ridosso del Porto.
Ospita la stazione ferroviaria centrale.
-
i Ràsi: sparuto gruppo di case a monte di Fiumicello.
-
San Basìle: si trova nella zona medio-alta della valle, a poca distanza dai
Giadélli.
-
San Francésco: ai piedi del centro storico, si raggruppa in una piazzetta
dove si trova la chiesa omonima.
-
San Nicòla: quasi un unico gruppo di case con San Francésco, ospita
l'ospedale e la casa di riposo.
-
Santa Marìa: nella parte nord della valle.
-
Sorgimpiàno: prende il nome da un piccolo torrente, si trova vicino a San
Basìle.
-
i Trecchinàri: occupa la parte più a nord-ovest della valle.
-
la Vallìna: si trova a ridosso di Fiumicello.
Frazioni
costiere
-
Acquafredda, è la
frazione più a nord del comune, si trova incastonata tra una corona di monti,
coperti da una fitta pineta, che la isolano dalle zone circostanti. Fu
residenza estiva di Francesco
Saverio Nitti, nonché luogo del martirio di Costabile
Carducci nel 1848. Ha
una chiesa ottocentesca di pregevole architettura, hotel e lidi balneari. Di
fronte a una delle sue spiagge si trova una sorgente marina di acqua dolce, più
fredda di quella del mare, donde il nome.
-
Cersuta, la piccola
frazione, si sviluppa intorno a una chiesa seicentesca. Prende il nome dalla
presenza di querce, in dialetto locale dette «cerse».
-
Fiumicello-Santavenere, sviluppatasi in tempi recenti con l'aggregazione dei due villaggi da cui
prende il nome, è uno dei principali centri del turismo locale. È
attraversata da un torrente che convoglia in mare le acque delle principali
sorgenti della valle di Maratea.
-
Porto, borgo di pescatori,
si sviluppa a forma di anfiteatro intorno alla struttura portuale, realizzata
a partire dal 1962. È uno dei centri principali del turismo locale, durante
la stagione estiva ospita manifestazioni di vario genere.
-
Marina, è la frazione più
grande per estensione superficiale, ma è composta per lo più da case sparse
senza una precisa identità urbana. Il nucleo principale si raggruppa intorno
alla stazione
ferroviaria. Sul suo
tratto di costa, dall'alto valore paesaggistico, ha numerose spiagge. Vi si
trova la Grotta di
Marina e il grazioso
bosco di Ilicini.
-
Castrocucco, à la
frazione più a sud, nonché unica zona pianeggiante del territorio comunale.
Piccolo borgo, fu nel Novecento sede di molte attività agricole. Su un picco
del monte retrostante si trova il grande Castello
di Castrocucco, da cui prende il nome.
Frazioni
montane
-
Santa Caterina, è la
frazione più piccola e la meno popolata, si trova a breve distanza dal Castello e
da Massa. Si sviluppa intorno, e prende il nome, da una chiesetta intitolata a Santa
Caterina d'Alessandria.
-
Massa, è la frazione più
popolosa. Frequentata già nell'antichità, nell'alto-medioevo fu
sede di masserie, donde il nome.
Vi si producono ancora mozzarelle e altri prodotti caserecci.
-
Brefaro, frazione isolata
dalle montagne dell'entroterra marateota, si sviluppa intorno a una chiesetta
ottocentesca dedicata alla Madonna
della Mercede.
Pag.
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