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Viaggianello
è un antico comune di 2.970 abitanti della provincia di Potenza,
situato su di uno sperone roccioso a confine tra Lucania e Calabria, e
scelto dai Romani come Castrum, sovrasta l’intera vallata del Merkurion ai
piedi del massiccio del Pollino.
Viggianello
è il “paese delle ginestre”, per le infinite distese di fiori che
soprattutto in maggio lo avvolgono e ne caratterizzano il paesaggio.
Incastonato nel suggestivo scenario dei monti del Pollino è appeso a
strapiombo sulla valle del Mercure. L’abitato si sviluppa su un
costone roccioso del Monte Serra, punto strategico da cui hanno origine
diversi sentieri che si inoltrano nei suggestivi boschi e che si
arrampicano fino a raggiungere le grandi vette del Parco Nazionale del
Pollino.
Poco
fuori dal centro abitato merita una sosta la sorgente del fiume Mercure,
che da qui scivola giù fino a cambiare nome in Lao, in Calabria. In
questo tratto è possibile vivere emozioni uniche praticando rafting tra
piccole onde. Anche Viggianello conserva le sue tradizioni legate ai riti
arborei con la danza del falcetto. Il rituale si svolge in segno di
ringraziamento per il raccolto alla Madonna del Carmelo, nel giorno della
sua festa. La danza evoca al ritmo della tarantella la mietitura.

Le
prime testimonianze parlano di un Castrum Byanelli, presidio
romano sulla Via Appia. Il toponimo deriva infatti dal
possessivo gentilizio romano Vibianus, diminutivo di Vibius.
Nella
"Bolla di Alfano", arcivescovo di Salerno, del 1079 si
trova per la prima volta il toponimo Vineanellum. Dalla stessa
si apprende anche che Viggianello faceva parte della Diocesi di
Policastro, oggi Policastro Bussentino (frazione di Santa
Marina). Il toponimo Vinea-nellum starebbe ad indicare la
particolare dedizione del terreno agricolo viggianellese caratterizzato,
all'epoca, dalla mancanza di vigne.
Un
documento greco del 1132 riporta il toponimo Bigianitu.
Dal registro della cancelleria angioina (anni 1278 - 79)
è riportato il toponimo Byanelli. Ma già in tempi di
dominazione aragonese, documenti del 1483 e del 1494 riportano
il nome Viggianello.
Dal XII al XV
secolo si può così ricostruire la trasformazione graduale del nome,
secondo questa probabile successione: Byanellum, Byanelli,
"Vincianelli", "Vingianello", "Viggianello".
Le
origini del paese sono poco chiare. Fonti parlano di primi insediamenti
forse di monaci basiliani risalenti al XIX secolo: l'Eparchia
monastica del Mercurion vi promosse un incisivo processo di
antropizzazione ed evangelizzazione le cui testimonianze - cappelle
ipogee e laure eremitiche - sono tuttora presenti sul
territorio comunale. Ma l'origine storica è sicuramente da ricercare nei
secoli precedenti. Altre fonti, infatti, assicurano che sia stato fondato
da profughi in conseguenza della distruzione di Sibari o ai
torbidi della seconda guerra punica divenendo, secondo Tito
Livio, roccaforte romana sulla via Popilia.
Questa
è una ricostruzione storica avallata dalla presenza su tutta l'area
agricola della "Spidarea" e della Serra di ritrovamenti di
insediamenti abitativi di piccola-media dimensione (non accertati).Da
dicerie locali risulta essere quello il luogo in cui sorgeva in passato il
"paese" distrutto da un "diluvio". Anche la Geografia
di Tolomeo riporta un insediamento preromano nel territorio viggianellese
di probabile origine greco-achea. La presenza umana sul territorio si
consolida con l'arrivo dei Romani. I nuovi conquistatori realizzarono
sul colle dell'attuale Viggianello, proprio dove più tardi sarà
edificato il castello, un castrum con funzione di
contenimento e sbarramento delle popolazioni lucane che si apprestavano a
conquistare l'area. I Lucani, giunti dal Sannio, approdarono
presto anche nella Valle del Mercure mettendo in crisi che in
quei luoghi si era accasato.
Ai
Romani subentrarono i Longobardi ed i Bizantini. Il colle
viggianellese da sede di castrum diventa kastrion,
ovvero luogo fortificato abitato da agricoltori. Avanzi del kastrion bizantino
si notano nel rione Cella e Ravita. La presenza bizantina è attestata
anche da numerose laure eremitiche abitate dai monaci basiliani e da
numerosi ruderi di antiche chiese e conventi.
Con
i Normanni comincia a consolidarsi l'insediamento sulla collina
di Viggianello grazie alla creazione della roccaforte con torre quadrata
(tipica dell'architettura aragonese) e della chiesa del castello dedicata
a San Nicola (di cui restano oggi solo pochi ruderi).
Viggianello rientra nei possedimenti della principessa Amabile, figlia di Roberto
il Guiscardo e moglie di Guglielmo di Grandemasilio, per poi passare
alla famiglia feudale Chiaromonte che teneva nel feudo pedemontano suoi
vassalli e soldati.
Successivamente Carlo
d'Angiò donò il Castrum Byanelli a Goffredo
Sarzin, suo cancelliere e ciambellano. Da Sarzin passò alla figlia
Isabella di cui questa fu, però, presto privata. Nuovo feudatario di
Viggianello diventò Roberto de Altricia. In età angioina Viggianello
divenne luogo di asilo degli abitanti della Valle dell'alto Mercure. Gli Svevi consolidarono
la roccaforte che assunse le sembianze dei tipici manieri federiciani. Dal XV
secolo Viggianello è feudo della nobile famiglia dei
Sanseverino, principi di Bisignano.Con gli Aragonesi inizia una
fase negativa per il centro lucano, infeudato alla famiglia Bozzuto, la più
avida del casato aragonese.
Nel XV
secolo la fortezza di Viggianello fu espugnata dal Gran Capitano Consalvo
de Cordoba e riannessa ai possedimenti che la monarchia di Spagna vantava
in Italia. Il centro storico è costellato da numerosi nuclei abitati
di diverse dimensioni, una tipologia di insediamento anomala, che
caratterizza ancor oggi questo territorio, peraltro storicamente sempre
documentata, come attestano alcune carte del 1797.
Durante
il breve governo della Repubblica Napoletana del 1799, quando il
comune era menzionato col nome di Aviglionello, rientrò
nell'ordinamento amministrativo del dipartimento del Crati e,
a livello più strettamente locale, del cantone di Lauria.
La dinastia borbonica del Regno di Napoli, ritornata al
potere, cadde nuovamente pochi anni dopo e Viggianello si organizzò in
comune nel 1808 secondo i nuovi emendamenti francesi; partecipò,
poi, attivamente alle fasi dell'unità d'Italia. In particolare queste
terre furono teatro di scontro fra briganti ed esercito piemontese:
l'oralità conserva ancora gesta ed aneddoti di uccisioni, razzie,
battaglie e imboscate.
Le
chiese ed i monasteri
Oltre
alle numerose chiesette di campagna edificate in epoca bizantina nei
diversi villaggi agricoli, si può affermare che la più antica chiesa di
Viggianello, era collocata nei pressi del castello, di origine bizantina o normanna.
Era dedicata a San Nicola e da qualche decennio è in rovina.
Conserva tracce degli antichi affreschi.
La
cappella di San Sebastiano, di origine bizantina e
ristrutturata nel XV secolo ospita una preziosa statua lignea
dedicata al Beato Stefano Seno. Nei pressi si trova il Calvario,
opera in pietra locale, del 1611. La cappella della Santissima Trinità
conserva una cupola tipica dell'architettura bizantina-basiliana. Divenne
confraternita e sede di ospedale nel XV secolo. Ancora conserva
tracce di affreschi.
La
Chiesa di san Francesco da Paola è l'unica che ancora conserva
la sua esposizione est-ovest presente in tutte le chiese bizantine.
La
chiesa madre di Santa Caterina d'Alessandria anch'essa di
origine bizantina ma ampliata o, probabilmente, ricostruita ex novo
sotto la baronia dei Bronzuto (1634). Conserva numerose opere (tele del
Seicento e Settecento, fonte battesimale in alabastro del
Cinquecento, altare in marmo da attribuire allo scultore Palmieri del
XVIII secolo, acquasantiere in marmo bianco del XIX secolo, un ciclo di
affreschi di Alfonso Metallo, uno organo a canne del 1880, un
coro ligneo del Seicento, una Madonna in pietra del Cinquecento,
la statua della Santa patrona in legno di epoca rinascimentale o
precedente), una reliquia della santa di Alessandria e una cripta dove
si trovano, tra le tante sepolture, tre preti mummificati seduti su una
panca e ricoperti di paramenti sacri d'oro.
Il
convento di Sant'Antonio in località "Pantana" del XVI secolo
costruito dai padri di Collereto su autorizzazione del barone di
Viggianello Giovanni Giacomo Sanseverino, conte della Saponara. Rifatto
nel XVII secolo, conserva una bellissima scultura in marmo bianco della
madonna con bambino, realizzata dal Bernini, sul cui basamento si
trovano incise le parole Virgine deipara patrona V.lli ovvero
"Vergine madre di Dio patrona di Viggianello".
La
chiesa di Santa Maria della Grotta con portale in pietra bianca del Rinascimento.
La cappella dell'Assunta voluta dai principi Sanseverino nel XV
secolo che conservava fino a qualche anno fa l'originale pavimento in
cotto del Cinquecento. Nel territorio sono sparsi ruderi di monasteri
basiliani, distrutti dall'esercito e dalle leggi di Napoleone, ancora
non identificati con precisione.
In
particolare, il Pedio conferma la presenza nel territorio viggianellese
del monastero di San Pasquale, sito in località Prastio; mentre si pensa
alla presenza di un monastero basiliano fortificato nel luogo dove, poi, i
normanni costruirono il castello.
Infine,
in località "Zarafa" ancora si conservano i ruderi dell'abbazia
di Santa Maria del Soccorso che ebbe grande importanza nel corso del XVIII
secolo.
Castello
Nel
punto più alto dell'abitato di Viggianello sorge il Castello. Il
primo insediamento fortificato risale al periodo romano con la
costruzione di un castrum a controllo della valle
sottostante e delle numerose arterie viarie che si incrociavano sul colle
Serra e già utilizzate dagli achei. In seguito i bizantini ne
fecero il centro amministrativo del kastrion che
inglobava, entro solide mura, anche il borgo agricolo che si sviluppò tra
i rioni "Cella" e "Ravita".
I normanni costruirono
la solida torre a base quadrata e ripristinarono le mura di cinta del
borgo di cui restano poche e sporadiche tracce. Gli Svevi ampliarono
la struttura e l'abbellirono dei fregi tipici dell'arte federiciana. Sede
di feudatario in età angioina ed aragonese, il mastio assunse
notevoli dimensioni e divenne il centro militare ed amministrativo di un
vasto territorio. Fu espugnato nel XV secolo da Consalvo de
Cordoba.
Nel XVI
secolo i principi Sanseverino trasformarono la fortezza in palazzo,
cessate ormai le esigenze di difesa. Si conserva l'antica cisterna ma
non si hanno tracce del più volte citato passaggio segreto che attraverso
le viscere del paese conduceva nel canale "Carella", permettendo
ai castellani di mettersi in salvo nel caso in cui il castello venisse
espugnato.
Entro
le mura del castello si rifugiò il generale francese Grasson con la sua
guarnigione nel 1806 inseguito dal brigante locale
Muscariello a capo di una folta banda di filo-borbonici.
Palazzi
gentilizi
Palazzo
Caporale - Situato nella zona alta del paese, il palazzo fu abitato
dall'illustre medico Vincenzo Caporale e da sua moglie. Adibito oggi ad
albergo, lo caratterizzano arredi d'epoca e un museo dedicato al dott.
Caporale.
Palazzo
De Filpo - Costruito alla fine del Settecento, il palazzo appartiene
ad una delle famiglie che hanno più influenzato la vita economica e socio
culturale di Viggianello. La famiglia De Filpo era una famiglia di ricchi proprietari
terrieri. L'ultimo dei De Filpo che ha vissuto nel palazzo è stato
Giuseppe De Filpo, figlio di Luigi De Filpo, deputato della
Costituente nel Partito Comunista Italiano, e di Filomena De
Rinaldis. Il palazzo è stato in parte restaurato e comprende, tra
l'altro, una biblioteca e una cappella palatina.
Palazzo
Marino-Siniscalchi - Antichissima ed assai nobile famiglia originaria
di Genova, ove godette la primaria carica della Repubblica, dal
momento che il dogado Boemondo Marino ne fu console nel 1146. Un ramo
di questa illustre famiglia risiedeva a Viggianello, nel palazzo appena
sotto la chiesa madre di S. Caterina. I Marino abitarono a Viggianello
fino alla metà degli anni sessanta, poi si trasferirono a Roma, dove
ancora abitano. Il palazzo è stato venduto a privati e lo caratterizzano
saloni in stile barocco, numerose sculture in pietra del Settecento e
il sontuoso portale in pietra con lo stemma nobiliare della famiglia.
Altri
luoghi d'interesse
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Biblioteca Comunale F. Santoro, in Corso Senatore De Filpo.
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Tomba del Senatore del Regno d'Italia Vincenzo De Filpo (XIX
secolo), in stile gotico.
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Chiesa Beata Maria Vergine del Carmelo, in Piazza San Francesco
di Paola in contrada Gallizzi
-
Orto Botanico nei pressi dell'Anfiteatro Mercurion.
-
Cappella Maria SS Miracolosa in località "Torno"
-
Cappella di S. Pasquale in località "Prastio".
-
Il Calvario (1611), ricavato da un unico blocco di pietra.
-
Vicoletti del centro storico, con caratteristiche piazzette.
-
Fornace di epoca medievale, in località Piano la Pirara.
-
Portali in pietra lavorata (XVIII secolo), nel centro storico.
-
Ruderi degli antichi mulini ad .
-
Sorgenti del fiume Mercure, in località "Mulino".
-
Abbazia, in località "Zarafa".
-
Laure eremitiche in località "Gavarro-Prantalato".
-
Cappella di Sant'Onofrio, in località Sant'Onofrio;
-
Area Faunistica dei Cervi.
Fontane
-
Fontana di Gioia (XIX secolo) situata nel rione San Francesco.
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Fontana di Marcaldo (XIX secolo) situata nel rione Marcaldo.
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Fontana Malita (XIX secolo), sull'antica strada romana Viggianello-Pedali.
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Fontana Acquaro (XIX secolo) situata nella contrada Prastio.
Siti
archeologici
Pur
mancando campagne di scavo da parte della Sovrintendenza numerosi
sono i siti interessati da rilevanze archeologiche. Grazie agli studi
condotti dall'archeologa Paola Bottini, si può affermare che per il
periodo di dominazione greca e romana vanno segnalate le località
"Spidarea" e "Valle Laura", aree dense di reperti di
superficie. Si possono notare numerosi frantumi di tegoloni usati per le
tombe. Inoltre, si rinvengono cocci di anfore, vasi a figure rosse e
piatti. Vi furono anche rinvenuti armi, armature e mura.
Altre
aree interessate dalla dominazione magnogreca sono
"Caloie", "Agropoli", "Serra". Zone
interessate da ritrovamenti di età romana sono "Capiale" (dove
era presente una villa), "Campo le Rose" (vi si rinvennero elmi
ed armi) e "Valle Laura" (presenza di numerose ville sul
territorio). Aree che conservano memorie bizantine, a ricordo della
"Nuova Tebaide Mercuriana", sono le località Malita (laura),
Capiale (gruppo di laure), Mulino (laure), i grutti i perna (laure), Valle
Laura (laura), Prantalato (laure), rione Cella (avanzi delle mura di cinta
del kastrion).
La
popolazione si concentrava in nuclei abitativi ubicati a valle, ai piedi
degli attuali insediamenti di Viggianello e Pedali, in prossimità dei
corsi d'acqua che scaricano nel Mercure-Lao. Un tempio pagano
dedicato al dio Mercurio, protettore dei poeti, si trovava presso le
sorgenti del Mercure, in località Mulino-San Giovanni, dove fu rinvenuta
una statuetta bronzea di Mercurio e della madre Maia.
Tradizioni
e folclore
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Festeggiamenti in onore di San Francesco di Paola. La prima settimana
dopo la Pasqua e l'ultimo fine settimana di agosto. La festa,
con i complessi e riti arborei, rappresenta un unicum nel ventaglio
delle tradizioni orali del Mezzogiorno. Nei boschi del Massiccio del
Pollino e nella montagna di 'basso' di Viggianello vengono abbattuti
gli alberi (pitu e rocca) destinati al trasporto
con i buoi in paese. Prima del trasporto, gli animali (paricchi) ed
i bovari (gualani) vengono benedetti sul sagrato della chiesa, in
ossequio alla sacralità dei gesti che si consumano durante l'intero rito.
Al giovedì avviene l'abbattimento degli alberi, al venerdì quello della rocca (l'abete),
che è poi l'elemento "femminile" posto in cima alla cuccagna,
al sabato avviene il faticoso trascinamento degli alberi da parte dei buoi
in paese. Queste giornate sono scandite da pernottamenti in montagna,
balli, canti e musiche tradizionali al suono di organetto, fisarmonica e zampogna.
La domenica è dedicata all'innalzamento della cuccagna in
piazza e alla processione religiosa che fa da cornice al rituale pagano.
Miracoli e fatti straordinari sono legati alle spesso pericolose
operazioni di taglio e innalzamento della cuccagna, sempre a
mano e con l'aiuto dei buoi (animali cari al santo), come la tradizione
vuole. Riti simili si svolgono in Portogallo. Questo dimostrerebbe
che non è improbabile che furono i conquistatori spagnoli, nel corso del XVI
secolo, ad importare questa tradizione nel centro cittadino.
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Processione del venerdì Santo. La via crucis viene
riproposta ogni anno in tutta la sua drammaticità e purezza. A rendere più
intenso questo particolare momento liturgico contribuiscono alcune
pratiche devozionali legate ai canti in polifonia al Calvario
("pianti" o "lamenti"), a crisi di cordoglio non
controllate durante il racconto della Passione o nei "lamenti",
alla gestualità rituale, soprattutto da parte delle donne, nel piangere
il Cristo. I testi in dialetto sulla Passione, con riferimenti al
dramma sacro e al dolore umano, all'autoidentificazione della donna che
piange in Maria Addolorata, alla teatralizzazione degli eventi sia nel
canto che nella mimica gestuale (la mano in faccia, lacrime vere, lutto,
ipnosi collettiva, ecc.). Suggestiva la messa in scena della Via Crucis
Vivente, interpretata dai giovani del luogo.
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Madonna del Carmine. La terza domenica di agosto. È legata ai raccolti,
in particolare a quelli del grano, e alla fertilità dei campi. In omaggio
alla Madonna, i fedeli offrono i cirii, dei covoni in legno
ricoperti di grano, alcuni decorati con nastri colorati, alcuni di grosse
dimensioni a cui si appendono animali di allevamento (galline, conigli,
ecc.). Rimane ancora intatto, durante il percorso dei cirii,
lo strano rituale del ballo con la falce (una danza a carattere
pantomimico, che risale a pratiche pre-cristiane legate al culto di Giunone),
e l'asta dei doni con il vecchio imbonitore in piazza
(questua).Pellegrinaggio alla Madonna dell'Alto. Santuario della
Madonna dell'Alto-Centro Storico, l'ultima domenica di maggio e la prima
domenica di settembre. Un semplice gesto di devozione popolare fatto di
preghiere e canti che si carica di fatica e arditezza per il lungo e
ripido percorso che congiunge il centro storico al Santuario (circa 15 km).
A maggio, la Madonna sale al monte dove resta per tre mesi, fino a
settembre, per poi essere riportata nella Chiesa di San Francesco da
Paola in paese. La chiesa della Madonna dell'Alto (1775) sorge a
circa 900 m s.l.m., con la porta rivolta le cime e il silenzio
dei monti del Pollino.

Fonte:
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