Ferrandina
(Matera)
 
  

Ferrandina, il cui territorio comunale è il quarto per estensione di tutta la Basilicata, conta poco più di 8.000 abitanti e dista una decina di chilometri dal suddetto scalo, situato lungo la linea ferroviaria Potenza-Metaponto, e 35 km dal capoluogo Matera. Sorge in collina, a quasi 500 metri di altitudine, nella valle del fiume Basento, e si caratterizza per una significativa ricchezza dal punto di vista storico, artistico e naturalistico. Vanta innanzitutto origini antichissime, in quanto la sua posizione privilegiata vi ha favorito gli insediamenti umani fin dall’Età del Ferro, come testimoniano gli antichi reperti ritrovati nel sottosuolo del borgo. Mille anni prima di Cristo questo luogo è stato abitato da un gruppo di uomini provenienti dalla Magna Grecia che chiamarono l’insediamento Troilia, in ricordo di Troia, la città dell’Asia Minore andata distrutta dopo una leggendaria guerra. A Ferrandina alcuni ruderi attirano la curiosità di molti: secondo alcuni studiosi sarebbero ciò che oggi resta dell’antico borgo di Obelanum (letteralmente "ripiano alto", successivamente ribattezzato Uggiano), sebbene questo sia ancora controverso. Di Uggiano, infatti, si sa veramente poco: probabilmente questo insediamento, di origini antichissime, sarebbe un’antica fortificazione militare bizantina, ricostruita poi dai Normanni nell’XI secolo.

Nel Quattrocento, per iniziativa del casato aragonese, sotto il cui dominio venne nel frattempo assoggettata, fu fondata una nuova città, il cui nome avrebbe un'origine tra storia e leggenda. Nel 1494 Ferdinando II d'Aragona, sovrano di Napoli, soprannominato Ferrandino, muore, per una violenta febbre malarica, a soli 28 anni e senza eredi. Gli succede lo zio Federico I d’Aragona, incoronato re nel 1497, che volle chiamare con il nome di “Ferrandina” la città, per gratitudine nei confronti di suo padre, Ferdinando I d'Aragona, noto come don Ferrante, il primo a volere l’incremento di questo nucleo urbano. Tuttora nel vessillo cittadino figurano sei “F”, corrispondenti alle iniziali del motto “Fridericus Ferranti Filius Ferrandinam Fabbricare Fecit” (Federico Figlio di Ferrante Fece Fabbricare Ferrandina). Federico d’Aragona vi costruì inoltre un impianto difensivo fatto di mura e torri d’avvistamento, e vi edificò un castello. Il nuovo borgo venne chiamato Ferrandina, probabilmente in onore di Ferrandino, figlio di re Ferrante I e fratello di Federico d’Aragona, morto giovanissimo.

Federico d’Aragona costruì un impianto difensivo fatto di mura e torri d’avvistamento, edificò un castello e pose la prima pietra per la costruzione della chiesa madre, dedicata a Santa Maria della Croce.

Il ‘500 portò a Ferrandina il vento della crescita economica, incentivata dall’agricoltura, dalla pastorizia e dalle richieste sempre maggiori di Ferrandina, un tessuto pregiato che le donne della città producevano al telaio. L’acquisto maggiore di Ferrandina proveniva in particolare dai Domenicani che decisero d’insediarsi a Ferrandina favorendo lo sviluppo di un centro ben organizzato e la costruzione di una cupola dedicata a San Domenico.

L’affacciarsi dell’età contemporanea segna per Ferrandina l’inizio di un lungo periodo di lotte sociali. Durante il Risorgimento la città prese posizioni liberali, partecipò attivamente ai moti del 1821 e del 1860 e dopo l’Unità d’Italia è stata lo scenario di scontri tra i briganti e l’esercito piemontese; proprio in questa città, infatti, il famigerato brigante Carmine Crocco riuscì a sconfiggere un’intera compagnia dell’esercito dei Savoia.

L’avvento del fascismo ha rappresentato per questa cittadina lucana uno dei periodi più bui della sua storia. Ferrandina non ha mai approvato l’operato di Mussolini e del suo regime e per questo ha subito la violenza dello squadrismo che ha portato all’assassinio del sindaco, Nicola Montefinese.

Sul finire della Seconda guerra mondiale, nel 1943, il popolo di Ferrandina è tornato ad insorgere contro il fascismo e la protesta è diventata più aspra e accesa dopo il 2 agosto del 1945, quando il popolo con insistenza iniziò a chiedere l’allontanamento dei fascisti latifondisti e la restituzione delle terre. Nel timore che questo spirito di ribellione trovasse terreno fertile anche nelle città vicine, Ferrandina venne isolata, lasciata per giorni senza corrente elettrica e con le linee telefoniche staccate.

La situazione è iniziata a tornare ad una lenta normalità quando il provvisorio governo antifascista ha inviato nel borgo un presidio delle forze dell’ordine, seguito dalla visita dell’allora ministro Scelba.

Nel 2003 una nuova protesta accende l’animo degli abitanti di Ferrandina che non esitano a scendere in piazza per aderire alla protesta contro la costruzione di un centro di raccolta per rifiuti tossici e scorie nucleari nel vicino comune di Scanzano Jonico.

Architetture religiose

CHIESA MADRE DI SANTA MARIA DELLA CROCE - Nel 1491 Federico d’Aragona depose la prima pietra per la costruzione della chiesa madre di Ferrandina, dell’edificazione di questo luogo di culto si sa solo questo, il resto si perde nei corridoi della storia.

La chiesa sorge probabilmente nello stesso sito dove prima si trovava un altro luogo sacro, alcuni studiosi ipotizzano che si trattasse dell’antica chiesa madre di Obelanum, dedicata al culto di San Lorenzo.

La chiesa ha una facciata quasi priva di decori, spiccano solo i tre rosoni e i tre portali; il portale centrale è accompagnato da due colonne istoriate.

Gli interni della chiesa risalgono al ‘Settecento, ma non disdegnano gli echi di un gusto tipicamente barocco.

All’interno i due colonnati, posti ai lati, dividono lo spazio e formano tre navate; la trabeazione della navata centrale sorregge fasci d’archi a botte.

Il soffitto è diviso per campate, ognuna di esse forma delle cupole ellittiche su cui si trova lo stesso motivo della cupola centrale, dando l’effetto di un delicato ricamo dalle tinte pastello.

L’altare centrale è un capolavoro d’intarsio, realizzato con marmi policromi che creano un gioco di luci e colori.

Nascosti dagli occhi di curiosi e fedeli, dietro l’abside, si trovano un coro in legno scolpito a mano, un organo a canne e due statue, anch’esse lignee, che raffigurano Federico d’Aragona e sua moglie Isabella del Balzo.

La chiesa madre di Ferrandina custodisce due veri tesori, non solo per il culto cristiano. Una stauroteca in oro che reca il bollo più antico dell’arte orafa di Napoli, risalente al XV secolo, che conserva gelosamente la reliquia del legno della Santa Croce di Cristo, a cui è stata dedicata la chiesa. Ogni anno a Ferrandina, il 14 di settembre, si celebrano le solennità in onore di questa reliquia.

CHIESA MADONNA DEL CARMINE - La chiesa, situata nel rione Purgatorio, presenta un portale cinquecentesco ad arco bugnato. La chiesa del Purgatorio è stata la prima struttura completa di Chiesa. Essa fu costruita dai monaci domenicani venuti da Uggiano. Quando a causa di un terremoto la Chiesa subì dei danni, i domenicani lasciarono il Purgatorio e costruirono San Domenico. La chiesa fu ricostruita dai monaci di San Pio dei Morti e venne chiamata chiesa del Purgatorio. Tuttora conserva un San Vincenzo Ferreri della prima metà del Settecento, opera di Antonio Sarnelli, una Trinità ed un organo antico del 1700 dove possiamo guardare in cima alla cassa barocca il simbolo della congregazione di San Pio dei Morti.

CONVENTO DI SANTA CHIARA E MUSEO DELLA CIVILTA' CONTADINA - Una torre quadrata e austera sorveglia a vista Ferrandina, la città non ha più bisogno di essere protetta, non ha più minacce, eppure quell’ultimo baluardo di difesa continua a restare in piedi.

Questa torre con il passare del tempo è diventata il simbolo del Convento di Santa Chiara.

Il convento si trova nello stesso luogo dove era stata edificata una fortezza, forse anche per questo ha continuato a mantenere nei secoli un aspetto dedito alla sobrietà e alla semplicità.

L’inizio dei lavori è avvenuto in pompa magna nel 1610, alla presenza di tutto il clero lucano. L’istituzione di un monastero era stata fortemente voluta dalle famiglie nobili della zona, desiderose di avere un luogo a cui poter affidare le proprie figlie che avevano scelto la vita monastica.

Il monastero non custodisce opere di particolare valore ma fanno eccezione una crocefissione, opera di Pietro Antonio Ferro, ed una tela che raffigura l’Immacolata ed è stata attribuita a Francesco Solimena (1730).

Con l’emanazione degli editti napoleonici anche il convento di Santa Chiara ha perso la sua funzione religiosa e ha iniziato una lenta metamorfosi che nel tempo l’ha portato a diventare un contenitore culturale per mostre ed eventi.

Dal 2015 le sale del convento di Santa Chiara hanno aperto le porte al Museo della Civiltà Contadina e dei Mestieri Antichi.

Il museo è nato nel 2009 con una mostra permanente, ospitata all’interno del palazzo di proprietà della famiglia Trifogli- Saggese. L’istituzione di questo luogo era stata fortemente caldeggiata da tutta la comunità di Ferrandina che desiderava poter rivivere un passato caratterizzato da una vita semplice e rustica. Un angolo di storia che potesse essere motivo di riflessione per le giovani generazioni.

Il gran numero di visitatori e i continui contributi che i privati donarono al museo pian piano hanno reso necessario il trasferimento in un luogo più grande, che potesse anche ospitare laboratori e seminari.

Il museo è diviso in tre sezioni. Nella prima parte si ritrovano piccoli angoli della bottega di un barbiere e di un calzolaio, l’officina di un fabbro, il laboratorio di un falegname ed un imponente telaio che veniva utilizzato dalle donne per realizzare la Ferrandina.

La seconda parte ospita la ricostruzione della vita nei campi, grazie all’utilizzo di un rudimentale aratro e di oggetti di lavoro quotidiani. L’ultima parte, quella più interna, è la cantina, un luogo fresco che ricrea l’ambiente adatto per la conservazione dei cibi. I figuli, maestri di ceramica e terracotta di Ferrandina, hanno messo a disposizione una vasta collezione di oggetti, per lo più giare e vasi ed un cassone per la conservazione di cereali e legumi.
Nell’immenso patrimonio storico custodito da questo museo spicca una raffigurazione unica ed introvabile della Madonna degli Ulivi, che viene venerata solo a Ferrandina.

Il museo della Civiltà Contadina e dei Mestieri Antichi è ancora in fieri, in un continuo divenire che deve tutto al prezioso contributo dei cittadini, curiosi e attenti custodi della tradizione.

CHIESA DEL CONVENTO DEI CAPPUCCINI - All'interno vi sono alcune opere attribuite a Pietro Antonio Ferro come la Madonna con Bambino ed i santi Pietro e Francesco.  

COMPLESSO MONASTICO DI SAN DOMENICO - Risalente al 1517, fu ristrutturato in forme barocche e completato nel 1760. Conserva dipinti di scuola napoletana, un organo seicentesco funzionante, un coro ligneo ed un altare maggiore con marmi policromi. Particolarmente interessanti risultano i sotterranei affrescati, destinati alla sepoltura dei frati.

CONVENTO DI SAN FRANCESCO - Fu fondato nel 1614 insieme alla chiesa a due navate e fino alle leggi napoleoniche ebbe grande splendore.  

CHIESA DELLA MADONNA DEI MALI - La chiesa della Madonna dei Mali è uno di quei piccoli e delicati luoghi di culto che combatte contro il tempo e contro le intemperie, in nome di una spiritualità autentica che profuma d’incenso e tradizione. La natura sembra aver instaurato un profondo legame con questa piccola chiesetta, in un connubio di cui oggi entrambe non riuscirebbero a fare a meno.

Questo luogo immerso nelle verde della campagna materana è lontana dai fasti delle chiese di città, è votata ad una linea essenziale in cui l’unico vezzo è il campanile che svetta alle spalle della facciata.

Il portale risale al 1616, sopra di esso si può ammirare una statua della Madonna con il Bambino. Lungo le pareti interne si possono vedere degli affreschi dell’artista lucano Pietro Antonio Ferro e anche il soffitto è stato interamente dipinto con una raffigurazione della Madonna con Bambino  e santi. L’altare maggiore è impreziosito da un dipinto che raffigura la Madonna dei mali.

Altre chiese e cappelle rurali tra cui la chiesa di Sant'Antonio (1615), la chiesa dell'Addolorata, la chiesa di Santa Lucia, la cappella della Madonna di Loreto e la cappella di Santa Maria della Consolazione (in contrada La Foresta).

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA- E' l'ultima chiesa costruita a Ferrandina nel 1990 circa. Ha delle vetrate simboliche, in altare in marmo e cemento e una cappella parzialmente in marmo.

Castello di Uggiano

A pochi chilometri da Ferrandina alcuni ruderi attirano la curiosità di molti. Secondo alcuni studiosi sarebbero ciò che oggi resta dell’antico borgo di Obelanum, Uggiano. Secondo altri invece Uggiano corrisponderebbe all’attuale città di Ferrandina. La vicenda è ancora controversa.

In una collina che domina la vallata si possono ammirare quelli che potrebbero essere i resti della chiese di San Lorenzo, di San Domenico e dell’Abazia di Ognissanti. Del castello attorno a cui sorgeva il centro abitato, rimangono alcuni ambienti di rappresentanza, i resti di un cortile, di pozzi ed un imponente arco a sesto acuto. Scendendo poco più giù per il pendio si può vedere il “Plinaccio di Uggiano”, un’antica fontana, e poco distante da quest’ultima i resti di una torre, probabilmente l’ultimo elemento del castello che secondo fonti storiche sarebbe venuta giù nel 1848, a causa di una copiosa pioggia.

Di Uggiano si sa veramente poco, probabilmente il suo borgo ha origini antiche ma le prime testimonianze che sono giunte fino a noi risalgono al XII secolo. Il Feudo passò nelle proprietà di molte famiglie nobili e per ultimo venne sottratto a Ferdinando d’Aragona, a seguito di una congiura ordita dai baroni. Un violento terremoto è stato la causa della distruzione di Uggiano e dello spopolamento di questo borgo, i superstiti si rifugiano tra i vicoli di Ferrandina che da poco era stata fondata da Federico d’Aragona.

Altri punti di interesse

Questo territorio ancora oggi eccelle per l’olivicoltura: vi si trovano più di 200.000 piante di ulivo appartenente alla varietà locale Majatica che producono non solo un eccezionale olio ma anche le squisite olive nere che, infornate e salate, rappresentano una delle tipicità agroalimentari di questo borgo. Del resto a Ferrandina è possibile ammirare addirittura un esemplare di ulivo forse bimillenario, tanto da essere stato battezzato “Patriarca”, i cui polloni, corrispondenti alle parti legnose che si sviluppano ai piedi degli stessi arbusti, sono stati piantati nel “Giardino dei Patriarchi dell’Unità d’Italia” della Villa dei Quintili sull’Appia Antica a Roma: è il più vecchio della Basilicata e, con i suoi 8 metri di circonferenza, giganteggia nel cuore di un uliveto, anch’esso millenario, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti di un frantoio oleario, databile al IV secolo a.C., e persino alcuni resti fossili di bacche d’ulivo, in ottimo stato di conservazione.

- Piazza Plebiscito

- Diversi palazzi tra cui Palazzo Centola, Palazzo Lisanti, Palazzo Cantorio, Palazzo Scorpione, Palazzo Caputi, Palazzo Rago

- Cappella delle Tre Croci; zona panoramica

- Area attrezzata località Caporre, punto di snodo della "transumanza"

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