Castelmezzano
(Potenza)
 
 
  

Castelmezzano, assieme a quello dei comuni vicini Pietrapertosa, Accettura, Calciano e Oliveto Lucano, forma il parco delle Dolomiti Lucane.

Le origini di Castelmezzano sono datate circa tra il VI ed il V secolo a.C., quando dei coloni greci penetrarono nella valle del Basento e fondarono un centro abitato chiamato Maudoro, cioè mondo d'oro. Nel X secolo d.C., le invasioni saracene costrinsero la popolazione locale a trovare una nuova stabilizzazione. 

Si narra che, durante l'esodo, un pastore chiamato Paolino mentre portava le sue pecore in questo territorio, viene colto da una tempesta. Decide di fermarsi con il proprio gregge in una grotta, al riparo di una di queste rocce ciclopiche. Capisce che è un bel luogo dove vivere, c'è acqua, vegetazione, fa' fresco, le sue pecore sono felici e allora si traferisce proprio in questo luogo. Lo imitano altri pastori, capiscono che questo è un luogo baciato dal Signore. Di seguito le famiglie, le mogli, le madri, i bambini, tutti insieme iniziano a costruire il primo agglomerato. Le rocce proteggono dalle incursioni dei Saraceni, dalle intemperie, dagli attacchi ostili ma anche dai lupi e dagli orsi. Castelmezzano nasce e cresce sullle rocce.

Dopo l'occupazione longobarda, vi si insediarono i Normanni tra il XI ed il XIII secolo d.C. e vi costruirono un castello, di cui sono ancora visibili i resti delle mura e la gradinata scavata nella roccia che consentiva l'accesso al punto di vedetta più alto. Fu proprio dal nome del castello, ovvero Castrum Medianum (castello di mezzo) che derivò quello della cittadina, denominato così per via della sua posizione tra quelli di Pietrapertosa e di Brindisi Montagna. Con i Normanni Castelmezzano visse un periodo di pace e di sviluppo, mentre con gli Angioini conobbe un forte declino. Nel 1310, il comune venne affidato alla Diocesi di Potenza e nel 1324 a quella di Acerenza.

Con l'arrivo degli Aragonesi tra il XIV ed il XVI secolo numerosi proprietari terrieri ricevettero come feudo Castelmezzano, sebbene le condizioni economiche e sociali rimasero perlopiù invariate. Solamente con la nomina del barone Giovanni Antonio De Leonardis (la cui famiglia governò la cittadina dal 1580 al 1686) ci fu un certo sviluppo. Successivamente passò per via nuziale ai De Lerma, ai quali rimase fino al 1805, epoca in cui il feudalesimo era in estinzione nel sud Italia.

Nel XIX secolo Castelmezzano fu toccata dal fenomeno del brigantaggio. Grazie proprio alla sua collocazione territoriale, costituita da nascondigli naturali tra le rocce e vegetazioni rigogliose, il paese fu un rifugio ideale per numerosi briganti. Alla fine dello stesso secolo il comune subì un forte fenomeno migratorio, che spinse numerose famiglie a trasferirsi oltreoceano.

Centro storico  

Un antico ponte romano è strategico, segna il punto di confine tra i due comuni più importanti delle Dolomiti Lucane, da una parte c'è Pietrapertosa e dall'altra parte Castelmezzano. Un tempo questa era l'unica via che permetteva un contatto tra i due comuni, attraversato nel corso dei secoli da greggi, da persone, da pastori e da popoli. Oggi è un sentiero chiamato Sentiero delle Sette Pietre. Ci sono delle installazioni parlanti, delle stazioni di racconto mitologico e leggendario di tutte le storie che questi boschi e queste pietre possono raccontare.

Siamo nel cuore della Lucania più selvatica. Questa è una terra di tradizioni centenarie, di miti, di storia; è una terra dura, aspra, di fatica e di sudore. Le pietre sono un elemento caratterizzante di Castelmezzano, è inserito tra i borghi più belli d'Italia, non a caso è così sensazionale. Le case sono costruite in pietra. La pietra ha una doppia connotazione, intanto è un tratto estetico fortissimo, sono dita ciclopiche che servono a proteggere le case degli uomini. E' un sodalizio indissolubile tra gli abitanti e la natura.

Chiesa madre di Santa Maria dell'Olmo

Incerta è la data della sua edificazione (si pensa all'inizio del XIII secolo) e, nel corso dei secoli, subì numerose modifiche. 

Fino alla metà dell'Ottocento, era composta da una navata, con quattro piccole cappelle laterali (quella di Gesù Cristo, Beneficenza, Purgatorio e Sant'Antonio) e diversi altari, di cui se ne contarono 7 già nel 1544. 

Dal 1853 vengono attuati lavori di consolidamento ma il terremoto del 1857 danneggiò l'edificio. Tuttavia i lavori proseguirono e la chiesa subì un massiccio intervento di riparazione e riedificazione. 

Nel 1870, l'arciprete don Michele Arcangelo Volini fece ampliare ulteriormente la navata centrale, ristrutturò la sagrestia, rifece il campanile e diede la forma alle due navate laterali. 

Agli inizi del Novecento, la chiesa fu adornata da vari altari in marmo, grazie al contributo degli emigranti castelmezzanesi degli Stati Uniti. 

L'edificio conserva opere come le statue di “Santa Maria dell'Olmo”, della “Madonna col bambino”, della “Madonna del Bosco-Regina Pura” e della “Madonna dell'Ascensione”. Vi sono tre quadri arricchiscono l'interno: quello delle “Anime purganti”, della “Madonna del Carmelo”, della “Sacra Famiglia” (o “Trinità Terrestre”), attribuita al pittore seicentesco Pietrafesa. 

Da menzionare anche le campane della chiesa: la più antica risale al 1666, la seconda al 1768, la terza al 1820, e la quarta al 1948.

Cappella di Santa Maria "Regina Coeli"

Risale al 1603, in base ad un'iscrizione su un'acquasantiera in pietra custodita nella chiesa madre. Si pensa che la cappella sia stata costruita per fornire ospitalità ad un convento di Frati Carmelitani. Nel corso dei secoli, la cappella è stata restaurata con il contributo della comunità di Castelmezzano, stando ai documenti dell'archivio parrocchiale. 

La struttura è anche la prima tappa dei pellegrini che la notte del 15 agosto si recano a piedi verso Tolve, in devozione a San Rocco. Al suo interno la cappella ospita tre bellissime statue raffiguranti Santa Maria, la Madonna del Carmine e San Donato.

Nella cappella si svolgono due novene: una in onore della Madonna del Carmine dal 7 luglio al 15 luglio, l'altra in onore di San Donato dal 29 luglio al 6 agosto con a seguire la processione della statua in Chiesa Madre.

Cappella del Santo Sepolcro

Una delle più antiche chiese di Castelmezzano, chiamata così già nel 1544 poiché seppellivano qui i defunti e forse perché già vi si svolgevano, come del resto avviene ancora oggi, le funzioni del venerdì Santo. A giudicare dalla struttura architettonica interna, il monumento è forse di origini bizantine, per via dello spazio sacro diviso da un arco in due parti uguali, che formano la zona inviolabile della Iconostasi e l'area dell'assemblea dei fedeli (come nelle Chiese d'Oriente). 

La cappella risale, probabilmente, all'XI secolo e presenta tracce di culture orientali portate dagli occidentali durante la Prima Crociata. Altri ritengono invece che essa sia datata tra il IX ed il X secolo, cioè nel periodo in cui sorse il primo insediamento del paese. Tra il 1895 ed io 1896, l'arciprete don Michele Arcangelo Volini fece costruire il primo nucleo dell'attuale cimitero comunale. 

La chiesa del Santo Sepolcro custodisce la statua lignea della “Madonna dell'Ascensione” (XIV secolo), sulla quale circola una leggenda suggestiva. La statua fu ritrovata da due pescatori in riva al mare ed essa e domandò di essere condotta a Castelmezzano. I due arrivarono ove sorge l'attuale cappella, e qui la statua si appesantì tanto da non poter essere più spostata. 

Dopo la costruzione della cappella, si verificò un nuovo miracolo: la statua si arricchì di due marinaretti in preghiera, rassomiglianti ai due pescatori. Dal nome della statua prende il nome "La festa della Madonna dell'Ascensione", evento che si svolge annualmente la domenica dell'Ascensione di N.Signore:

Cappella della Madonna dell'Annunziata

Forse costruita nel XVIII secolo, era ubicata nella parte più alta del centro abitato. Per questa ragione fu scelta il 14 agosto 1860 dai liberali del paese, i quali issarono la bandiera tricolore in onore dell'arrivo di Giuseppe Garibaldi. 

In tempi remoti, durante il 25 marzo, nella cappella si svolgeva il rito del “compare”. L'evento era costituito da giovani castelmezzanesi che sceglievano i loro compari di cresima, per poi girare mano nella mano attorno alla cappella, chiamandosi “compari” e rafforzando il loro rapporto d'amicizia. 

Questo uso non esiste più, la cappella ospita al suo interno una tela raffigurante il momento dell'Annunciazione e la piccola statua di San Giuseppe. 

Attualmente nella cappella si svolgono le Messe del 25 marzo giorno appunto dell'Annunciazione e del 19 marzo festività di San Giuseppe.

Cappella di San Marco

Venne chiamata così durante la visita pastorale del 1544 dell'arcivescovo di Acerenza e Matera Giovanni Michele Saraceni. La struttura viene anche denominata "cappella della Madonna delle Grazie", data la presenza al suo interno dell'antico quadro della Madonna delle Grazie. 

La cappella ospita anche la statua della Madonna che viene portata durante la processione del 2 luglio. Anche i riti della domenica delle Palme iniziano qui, con la benedizione dei rami d'ulivo decorati e la processione verso la chiesa madre.

Castello di Castelmezzano 

Dal centro si può arrivare rapidamente in alto lì dove dominava il castello normanno-svevo, il Castrum Medianum, cioè castello di mezzo (da cui deriva il nome del paese). Era la fortezza normanna posizionata a metà strada tra i castelli di Pietrapertosa e di Brindisi Montagna e di cui oggi rimangono alcuni resti. 

Dai resti del castello è possibile salire la gradinata stretta e ripida scavata nella roccia che porta nel punto più alto, là dove la vedetta della guarnigione militare sorvegliava la sottostante valle del Basento. 

Si racconta che questo insediamento, posto a quasi 890 metri di altitudine, prima che fosse assoggettato dai romani era collegato ad una strada nei pressi del “Camentum” o “Casuentum”, ossia del Basento, diretta verso la valle del Salemme, e che quest’area fu percorsa da Annibale per sposarsi da Grumento antica a Venosa. La storia narra che le continue scorrerie dei Saraceni non dettero più pace e tranquillità alla popolazione dell’antica Maudoro, ( questo il nome del primo insediamento greco di Castelmezzano) che più volte fu costretta a difendersi accanitamente, facendo rotolare pezzi di roccia naturale verso il fondovalle. 

Gradinata Normanna

Si trova nella parte delle Dolomiti Lucane che circondano il paese. Su una delle guglie dolomitiche è scavata nella roccia una particolare scala di 54 gradini, che conduceva ad un posto di vedetta nei ruderi della cinta muraria dell’antico castello di Castrum Medianum. In estate è possibile salire in tutta sicurezza, imbracati con un kit da ferrata accompagnati da un operatore esperto per ammirare un panorama spettacolare. 

Percorso delle 7 pietre

Il percorso delle sette pietre, è un progetto che recupera un antico sentiero contadino di circa 2 km, che collega i Comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano e che si sviluppa su quote variabili: da 920 metri a Pietrapertosa scende fino a 660 metri nella valle attraversata dal torrente Caperrino e risale a 770 metri a Castelmezzano. 

Il percorso trae ispirazione dai racconti, tramandati oralmente fra le generazioni e dall’immaginario collettivo su cui si fonda il testo “Vito ballava con le streghe”di Mimmo Sammartino. Lungo il sentiero la narrazione si traduce in forme visive, sonore ed evocative e diventa una storia incisa sulla pietra. 

Ogni tappa prevede uno spazio allestito che accoglie l’opera artistica evocatrice di una delle sequenze del racconto, ed una ambientazione sonora che regala ulteriori suggestioni alla magia della natura che si svela. Le tappe sono 7 e ciascuna di esse propone una parola chiave che restituisce il senso del racconto: destini, incanto, sortilegio, streghe, volo, ballo, delirio. È nella tappa centrale – streghe – che al visitatore viene proposta l’intera storia, attraverso elementi di suggestione scenografica e sonora.

Ponte Nepalese

Il Ponte Nepalese delle Dolomiti Lucane collega i due punti di partenza delle Vie Ferrate Salemm (Castelmezzano) e Marcirosa (Pietrapertosa) e si raggiunge passando dall’Antro delle Streghe ovvero il pianoro che costeggia il torrente Caperrino, centro del percorso delle 7 pietre. Ha una lunghezza di 72 metri e un’altezza massima da terra di 35 metri a 650 metri sul livello del mare.

Può essere percorso al massimo da 15 persone contemporaneamente, e deve essere percorso sempre in sicurezza agganciati alla linea di vita con apposita kit da ferrata. 

Eventi e festività

Il Volo dell'Angelo - Si svolge nel periodo estivo (tra giugno e settembre). Legati da un'apposita imbracatura e agganciati a un robusto cavo d'acciaio, si parte sospesi in aria da Castelmezzano per arrivare a Pietrapertosa (o viceversa) a una velocità di circa 120 km/h e lo stesso procedimento si ripete per tornare da dove si è partiti. Nel lasso di tempo si ha la possibilità di osservare il suggestivo panorama delle Dolomiti lucane a un'altezza di circa 400 metri. Arrivati ai due borghi, si ha l'occasione di girare tra le abitazioni, di fare escursioni storico-naturalistiche, di degustare i prodotti locali e di godersi al meglio il panorama.

Festa del maggio - Il 12 e 13 settembre, durante la festa di Sant’Antonio, si può assistere alla “Festa del maggio” o “Sposalizio degli alberi”, simile al Maggio di Accettura. Il punto saliente della manifestazione è un lungo tronco di cerro, scelto e tagliato con gli strumenti tradizionali dei boscaioli, per poi essere trasportato da coppie di buoi fino al paese. Giunti a destinazione, il tronco viene innalzato dopo aver “sposato” “la cima”, un agrifoglio anch’esso trasportato in paese in spalla da giovani. Una volta installato, i ragazzi più forti del paese si sfidano a scalarlo per raggiungerne la vetta, alla quale vengono legati dei premi.

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