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Pisticci
sorge nella parte centro-meridionale della provincia di Matera e si
estende tra i fiumi Basento, e Cavone. Il
territorio è composto da diverse frazioni e borghi, tra le quali
Marconia, Pisticci Scalo e Marina di Pisticci. Le colline su cui sorge il
centro storico sono situate nella parte ovest, dove il terreno argilloso
è caratterizzato da profonde scanalature, i calanchi. Nella parte
orientale del territorio, invece, si estende un altopiano che degrada
dolcemente verso la pianura metapontina e gli 8 km di costa. Data la sua
posizione strategica è denominata il balcone sullo Jonio.
Le
tre colline su cui sorge il centro storico, Serra Cipolla, San Francesco e
Monte Corno, sono situate nella parte occidentale, dove il terreno è
prevalentemente argilloso e i versanti sono caratterizzati da profonde
scanalature, i calanchi.
A causa della natura del terreno, Pisticci è stata spesso interessata da
fenomeni di dissesto idrogeologico e frane. Nella parte orientale del
territorio, invece, si estende un altopiano che digrada dolcemente verso
la pianura metapontina e
verso gli 8 km di costa, limite comunale sul mar
Jonio.
La
storia di Pisticci è fortemente legata alle frane che
più volte, nel corso del tempo, ne hanno modificato la topografia,
la toponomastica e
la storia.
Le
principali cause sono dovute alla natura argillosa del
terreno che predispone la collina su cui sorge l'abitato ad eventi di
questo genere, che hanno interessato anche altri centri limitrofi, su
alture con le stesse caratteristiche geologiche.
Tuttavia
la causa riconosciuta come principale di tali eventi a Pisticci è il
fosso detto "La Salsa", un piccolo torrente di acqua
salmastra che
scorre sotto i rioni del centro abitato più interessati dai movimenti
franosi e a cui è stata imputata la destabilizzazione del terreno.
Quest'ultimo è caratterizzato da un sedimento marnoso permeabile in
superficie, poggiante su uno strato argilloso impermeabile che,
in occasione di abbondanti precipitazioni, tende a far
"smottare" lo strato sovrastante.
Negli
ultimi decenni, il disboscamento della
collina circostante ha peggiorato la già grave situazione. In presenza di
queste situazioni, ogni volta che si è verificato un evento atmosferico
di particolare potenza e durata (forte e abbondante nevicata o alluvione)
si sono verificati movimenti franosi della collina. Si può dire che tutto
il territorio porta il segno di queste rovine: esempio ne sono "le
mesole", terrazzamenti un tempo agganciati alla collina che sono
collassati verso valle, in direzione del Cavone,
sì da guadagnarsi quel nome che sembra appunto voler dire terre "a
mezza altezza", tra il monte e il fondovalle.
Frana
del 1555 - È
la prima frana registrata e documentata avvenuta a Pisticci. Franarono
alcune case del rione "Casalnuovo"
a seguito di forti piogge.
Frana
del 1688 - È
la frana più imponente e che ha influito di più sulla struttura
dell'abitato. Dopo un'abbondante nevicata, la notte del 9 febbraio 1688 (rimasta
nella memoria
collettiva come
la "notte di Sant'Apollonia") il centro urbano di allora,
costituito dai rioni "Terravecchia", "Casalnuovo" e
"Loreto", si spezzò letteralmente in due parti ben distinte:
tutto il rione "Casalnuovo" franò sotto il rione
"Terravecchia"; il movimento franoso si fermò solo quando
incontrò l'enorme mole della chiesa Madre, la cui zona delle fondamenta
venne chiamata perciò "Palorosso".
Le
vittime furono 400, vennero travolte case contadine ma anche palazzi
gentilizi e tutta la piazza antistante alla chiesa Madre, che in quegli
anni era il centro di tutte le attività del paese.
Per
la ricostruzione, il conte De
Cardenas propose un luogo di sua proprietà in contrada
"Caporotondo", poco fuori dall'abitato. Sperava così di rendere
suoi affittuari tutti i pisticcesi, che tuttavia decisero di non
abbandonare il colle, sia per il legame affettivo con il paese natale, sia
perché avevano intuito il secondo fine.
Frana
del 1976 - Nel 1976,
dopo circa tre secoli in cui non si registrarono eventi significativi, a
seguito delle piogge di novembre franò
una parte del rione "Croci".
Tutta l'area interessata fu evacuata in tempo così non ci furono vittime
né feriti.
I
disagiati furono ospitati inizialmente nelle scuole del comune, in seguito
furono assegnate delle case nella frazione Marconia.
Alcune case del rione furono dichiarate inagibili e poi abbattute, altre
furono rioccupate spesso abusivamente. Lungo tutta la sede della frana fu
costruito un grande muro di contenimento in cemento armato. Ancora oggi
l'ultima fila di case del rione sembra la strada di un paese fantasma, con
case disabitate, case demolite solo a metà e porte che non danno sulla
strada ma sono sospese in quanto dopo la frana la sede stradale si abbassò
di qualche metro.
Oltre
al rione "Croci" franò anche il muro a sostegno del sagrato
della chiesa Madre (la stessa zona interessata dalla frana del 1688)
e ancora una volta il movimento franoso è stato fermato dalla mole della cattedrale,
che rimase con il portale principale sospeso nel vuoto fino alla
ricostruzione della piazza e del muro.
Situazione
attuale - A seguito dell'ultima frana Pisticci fu inserita dal
Ministero dell'Interno nell'elenco dei comuni da trasferire altrove per dissesto
idrogeologico e
nacque una discussione con tre opzioni prevalenti:
-
Totale trasferimento della popolazione nella frazione di Marconia.
-
Costruzione di una nuova città in prossimità della costa.
-
Consolidamento del centro storico con opere di contenimento e
rimboschimento.
La
scelta cadde sulla terza opzione ma l'emigrazione nella frazione Marconia
non cessò. Furono consolidati i muraglioni e vennero rimboschiti i calanchi con
un vincolo sul territorio di non edificabilità per le nuove case e il
divieto di sopraelevazione per quelle esistenti così da evitare
l'appesantimento del terreno.

I
primi insediamenti in territorio di Pisticci risalgono al X
secolo a.C.,
ad opera degli Enotri,
e sono testimoniati da diverse necropoli.
Successivamente
l'area venne colonizzata dai Greci e
Pisticci divenne un importante centro del territorio di Metaponto.
Tra il V e
il IV
secolo a.C. vi
visse e operò il cosiddetto Pittore
di Pisticci,
primo ceramografo italiota ad
aver adottato in Magna
Grecia la
produzione di vasi a
figure rosse.
Dopo
la sconfitta di Taranto,
Pisticci passò sotto la dominazione romana e
diventò un importante centro agricolo.
Intorno
all'anno 1000 i Normanni costituirono
il feudo di
Pisticci, posseduto in successione dai Sanseverino,
dagli Spinelli, dagli Acquara e dai De Cardenas. Sempre nello stesso
periodo, i Benedettini fondarono
il cenobio di Santa Maria del Casale, poco distante dall'abitato, sui
resti di un antico insediamento basiliano.
Nel 1565,
in una località che dopo prenderà per questo il nome Scannaturchi,
si combatté una battaglia tra pirati Saraceni e
un manipolo eterogeneo di pisticcesi, professionisti, chierici e contadini.
In quei decenni le invasioni dei pirati furono molto frequenti e per
questo venne costruita, nel territorio metapontino, una rete di torri di
avvistamento.
Nel Seicento l'abitato
contava circa 5 000 abitanti e
comprendeva i rioni Terravecchia, Santa Maria dello Rito (oggi Loreto),
Osannale, Santa Maria del Purgatorio e Casalnuovo. Nel 1656 Pisticci
fu risparmiata dalla peste che
imperversava nel Regno di Napoli e che aveva fatto strage nei paesi
vicini; molti videro San
Rocco sopra
la parte più alta del paese nell'atto di benedirlo. Per essere stati
risparmiati dalla peste, i pisticcesi lo proclamarono patrono.
La
notte del 9 febbraio 1688,
a seguito di un'abbondante nevicata, una frana di
enormi proporzioni fece sprofondare i rioni Casalnuovo e Purgatorio,
causando circa 400 morti. Dopo la frana la popolazione rifiutò l'offerta
del conte De Cardenas di spostare l'abitato più a valle, dove sarebbero
state costruite nuove abitazioni, ma in cambio gli abitanti avrebbero
dovuto pagare tasse supplementari al conte. Sul terreno della frana furono
quindi costruite 200 casette in filari, tutte uguali, bianche, a fronte
cuspidata. Il nuovo rione prese significativamente il nome di Dirupo, a
ricordo della frana.
Durante
la breve esistenza della Repubblica
Napoletana del 1799 la
città, dal punto di vista amministrativo, fu un cantone del dipartimento
del Bradano retto
dal commissario governativo Nicola
Palomba.
Nei
primi anni dell'Ottocento fu
particolarmente cruenta l'azione del brigantaggio in
tutto il territorio, difatti, intorno al 1800 gli attacchi di brigantaggio
nel territorio lucano e
pisticcese si fecero sempre più frequenti. Una di queste bande era quella
del feudo di Policoro,
composta da 100 uomini e capeggiata da Nicola Pagnotta. Nel Febbraio 1808
la popolazione venne informata dell'arrivo della banda di briganti, e fu
proposto loro, per evitare razzìe, di mostrare la fedeltà al passato
regime mostrando un vessillo borbonico. Il comandante della Guardia
Civica, Don Pietro Latronico rifiutò la proposta e si accinse a difendere
il paese. All'arrivo della banda di briganti, però, molti cittadini si
fecero ingannare dal brigante, che prometteva ricchezze e protezione, e lo
accolsero a braccia aperte contrastando la stessa difesa organizzata dalla
Guardia Civica. Molto presto si rivelarono le vere intenzioni dei briganti
che cominciarono a fare razzie in tutto il paese, senza rispettare né
donne né bambini. Verranno detti "traditori del paese" i molti
che aiutarono i briganti ad entrare nella cittadina ormai messa a ferro e
fuoco dalla Compagnia di Pagnotta che, finite le razzie, andò poi via da
Pisticci. I cittadini subirono poi l'attacco delle truppe francesi, poiché
considerati come traditori della Guardia Civica, e delle truppe
Borboniche, che chiesero come risarcimento un tributo di 800 ducati per
ogni cittadino. Sulla fine del Brigante Pagnotta si racconta che fu
tradito dalla sua amante e catturato dalla Guardia Civica per poi essere
condannato a morte. La leggenda narra che il suo corpo fu smembrato e
parti dello stesso furono distribuite fra i paesi da lui stesso razziati e
colpiti, e al territorio pisticcese giunsero le sue gambe deposte nella
località sottostante la chiesa della Concezione, attuale Contrada
Pagnotta.
Nel 1808 fu
soppresso il regime feudale e nel 1861,
entrata a far parte del regno
d'Italia,
Pisticci diventò municipio e il primo sindaco fu Nicola Rogges. A cavallo
tra l'Ottocento e il Novecento si
ebbe la prima grande ondata migratoria, soprattutto verso le Americhe.
Durante
il periodo del fascismo,
Pisticci concorse con Matera per
divenire capoluogo provinciale, titolo che poi venne assegnato alla città
dei Sassi nel 1927.
Nel
territorio di Pisticci fu realizzato dal regime un campo
di confino per antifascisti,
che furono impiegati per disboscare e bonificare la malarica e paludosa
pianura metapontina.
Oltre agli antifascisti, vi furono prigionieri, tra il 1940 e il 1943,
anche un gruppo di profughi
ebrei in internamento civile,
considerati nemici in patria dal regime fascista. Gli internati ebrei
furono tutti liberati con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre
1943 e da Pisticci poterono raggiungere i campi profughi per loro
approntati in Puglia nell'Italia liberata. Il
campo di internamento di Pisticci - chiamato "Villaggio Marconi"
in onore di Guglielmo
Marconi -
è oggi la popolosa frazione di Marconia, che ospita circa la metà
dell'intera popolazione comunale. La frazione si è molto sviluppata tra
gli anni
sessanta e settanta.
Come
dopo la
grande guerra,
anche negli anni successivi alla seconda
guerra mondiale ci
fu una forte emigrazione verso il Nord
America e
la Germania.
Nel 1976,
a seguito di forti piogge, franò una parte del rione Croci, a molti
abitanti di quel quartiere fu assegnata una casa nella frazione Marconia,
il che favorì la prima espansione della frazione. La successiva avvenne
tra gli anni
ottanta e
i novanta dove
molti rioni del centro storico subirono un notevole spopolamento, gli
abitanti, infatti, preferirono trasferirsi nella frazione Marconia. In
questi anni, la frazione Marconia,
notevolmente cresciuta, ha iniziato ad aspirare all'indipendenza
amministrativa.
Nei
primi anni del XXI
secolo,
tuttavia, lo spopolamento del centro storico si è sostanzialmente fermato
e il flusso demografico risulta in leggera controtendenza rispetto agli
anni precedenti.
Il
27 aprile 1991 San
Giovanni Paolo II,
in Basilicata,
visitò Pisticci dove incoronò la statua di Santa Maria la Sanità del
Casale, conservata nell'omonima Abbazia.

Abistato
di Pisticci
L'abitato
di Pisticci sorge su tre alture ed ha la forma di una S. La
zona prospiciente all'ingresso al paese dalla strada che porta al mare è
denominata le Varre. In particolare hanno assunto questa
denominazione le due ultime due curve prima dell'entrata nel centro
urbano; infatti erano talmente ripide che i carri per salire dovevano
mettere la varre (sbarre) tra le ruote e andare avanti a poco a poco;
inoltre tutte le persone a bordo tranne le donne e i bambini dovevano
scendere, per evitare che la carrozza si ribaltasse o andasse indietro, in
quanto i cavalli non ce la facevano da soli a superare la pendenza.
RIONI
DEL CENTRO STORICO - Il centro storico è formato da 16 rioni che sono
i seguenti procedendo da nord verso sud:
-
Terravecchia: costituisce la parte più alta e più antica dell'abitato da
cui nel 1688 franò
l'attuale rione Dirupo. In esso sono ubicati il castello, l'antica porta
del paese, la Chiesa Madre, la Chiesetta dell'Annunziata e i ruderi della
chiesa della Madonna della Stella e diversi palazzi gentilizi. Vi è
situato il torrione dell'acquedotto dell'Agri,
di epoca fascista. Si tratta di un serbatoio costruito per il fabbisogno
idrico del paese, con adiacente un altro serbatoio più piccolo di
asservimento a Montalbano Ionico. Per la costruzione fu abbattuto il
castello normanno-svevo che sorgeva sul posto, di cui sopravvive una
massiccia fortificazione quadrata, forse il mastio,
fino a qualche tempo fa adibito a ricovero di capre.
-
Osannale: piccolissimo e inglobato nel rione Terravecchia, è costituito
dalla piazzetta omonima e da pochi vicoli adiacenti. Nella piazzetta è
situata la Croce delle Palme, una croce in pietra bianca su un lungo
basamento cilindrico, a ricordo dell'eccidio di vittime innocenti ivi
perpetrato dal terribile "capobanda" Pagnotta. Il mattino della
Domenica delle Palme si effettua una processione festosa che attraversa il
rione, girando intorno alla croce,"Osannando" al Redentore.
-
Dirupo: anticamente chiamato Casalnuovo, ha successivamente preso il nome
dalla rovinosa frana del 1688, sulle rovine della quale fu costruito. Vi
è ubicata la chiesetta dell'Immacolata Concezione. Popolato anticamente
da artigiani, piccoli massari e contadini, che ebbero la forza e
l'orgoglio di ricostruire le loro case sulle rovine di quelle precedenti,
dopo che il tentativo di ricostruirle in zona più sicura, in contrada non
a caso detta Terranova, fu frustrata dalle esose pretese del
signorotto locale, tale De Cardenas. Caratterizzato dalle lammie,
tipiche casette bianche allineate esempio di architettura semplice e
spontanea.

-
Loreto: alle spalle del rione Terravecchia, prende il nome dall'antica
chiesetta delle Madonna dello Rito, locuzione trasformatasi col tempo in
Loreto. Vi avevano sede le antiche carceri cittadine, ossia mandamentali,
essendo il paese sede di mandamento.
-
Marco Scerra: deve il suo nome al brigante Marco
Scerra (o Sciarra), proprietario della vigna su cui fu edificato il rione.
Alla sua estremità è situata la seconda piazza principale del paese,
piazza Plebiscito o più comunemente San Rocco, su cui si affacciano la
chiesa del Santo Patrono, la Torre dell'orologio e l'Agenzia delle
entrate, quest'ultima allocata in una costruzione moderna edificata sulle
rovine di una casa gentilizia, il Palazzo Durante.
-
Tredici: il nome indica il numero delle case che si affacciavano
anticamente sull'odierna via Manzoni.
-
Picchione (raramente Montebello): dalla famiglia sui cui
terreni è stato costruito, sviluppatosi a partire dal 1700.
Sede di una chiesetta prima sconsacrata e poi ricostruita nel rione
dedicata alla Madonna d'u clumm, cioè del fiorone,
il fico "primitivo" che matura a luglio, mese in cui cadeva la
solennità religiosa.
-
Sant'Antuono: situato nella zona dove sorgevano le antiche fornaci,
detta dei Pignattari. Vi si trova una cappelletta dedicata a Sant'Antonio
Abate.
-
Municipio: prende il suo nome dalla presenza del vecchio palazzo
municipale, oggi sede del Tribunale.
Occupa la parte centrale dell'abitato con la piazza principale su cui si
affaccia il Convento, da cui in realtà il palazzo municipale era stato
ricavato: tant'è che l'antico chiostro sormontato
da una meridiana,
archivoltato intorno a un grande pozzo dal boccaglio geometrico, è stato
trasformato in sala udienze consiliari.
-
San Giovanni: chiamato così per la cappella dedicata a San
Giovanni Battista.
-
Croci: deve il suo nome alle 5 croci lì collocate nel 1752 in
occasione di speciali predicazioni missionarie, prima di questo evento il
rione aveva il nome di Contrada Belvedere. Tutto il versante sud del rione
è sostenuto da un muraglione in cemento armato, costruito dopo la frana del
21 novembre 1976 che
l'ha quasi completamente distrutto. Sempre dopo la frana trovarono posto
qui la villa comunale e alcune strutture sportive.
-
Piro: anticamente detto Contrada del Pero dalla presenza di numerose
piante di pero su questi terreni. Si sviluppò a partire dal 1800,
è attualmente sede dei servizi del distretto sanitario e della sede
attuale del Comune di Pisticci a Palazzo Giannantonio. Vi era ubicato il
cinema "Colosseo", in via Basento, quasi a strapiombo sulla
sottostante via Cammarelle.
-
Le Matine: comprendono la parte orientale dell'abitato e il nome, termine
dialettale per mattine, deriva proprio dal fatto che questa è
la parte del centro urbano esposta al primo sole. È costituito da tre
rioni: "Matina Soprana", i primi insediamenti vi nacquero nel
Settecento nella forma di case sparse, mano a mano inglobate dall'avanzare
della città costruita; "Matina Sottana", si sviluppò a partire
dalla metà dell'Ottocento come prolungamento della Matina Soprana;
"Matina Nuova", è la parte più nuova del paese. Le prime case
furono costruite nel 1880 ma
il popolamento vero e proprio avvenne durante il secondo dopoguerra.
Infatti, prima che fosse un rione si trattava della contrada delle Case
Popolari, oggi meglio individuate come INA-Casa.
Nel rione sono ubicati il Commissariato di Polizia, la Parrocchia Cristo
Re, la caserma dei Carabinieri, l'"Istituto Professionale e il Liceo
Classico Giustino
Fortunato",
tutti costruiti praticamente sul terreno di un unico proprietario, che è
stato anche l'unico costruttore nonché l'unico locatore degli immobili
presi in fitto dallo Stato.
-
Cammarelle: Prende il nome dai vecchi proprietari terrieri. Recentemente
è stato ultimato un parcheggio multipiano. Nella stessa area l'archeologa Eleonora
Bracco individuò
nel 1934 una fornace e un deposito di materiali archeologici destinati
probabilmente alla produzione di materiale ceramico. L'attività della
fornace dovrebbe potersi datare intorno alla prima metà del VII sec. a.C.
LE
CONTRADE - Il maggior contributo alla toponomastica locale è stato
dato dai pozzi e dalle fontane che fin dai tempi più remoti assolvevano
alla funzione di dissetare gli abitanti. Le
principali contrade presenti nel territorio pisticcese sono:
-
Il Trano:
antica fonte appena sotto l'Abbazia
Santa Maria La Sanità del Casale,
dal lato che degrada verso il Basento.
La contrada era attraversata da un antico tratturo che portava al
fondovalle per raggiungere Bernalda.
Il nome deriva da Avetrano, famiglia di possidenti della zona.
-
Le Fontanelle:
completamente scomparse in seguito ai dissesti franosi che hanno
interessato la zona sotto il rione Tredici e il rione Croci.
-
Pattuglione:
in dialetto Patugghialme (Abate Guglielmo), dal lato
orientale del paese, con il pozzo tristemente famoso come pozzo a due
bocche.
-
La Rupe:
sotto quello che era una volta il macello, dal lato settentrionale
dell'abitato, in una zona impervia tra due costoni di argilla.
-
La Manca:
così chiamata perché dentro una manca, ossia una depressione
del terreno.
Molte
contrade inoltre si chiamano con il nome dei Santi, per via delle cappelle
a loro dedicate, alcune perdute, altre intatte, costruite dalla devozione
contadina o da quella baronale. Vi sono San Leonardo, San Gaetano, San
Pietro, San Vito, Sant'Angelo, la Madonna delle Grazie, la Madonna del
Pantano, la Madonna del Carmine.
Altre
contrade prendono il loro nome dalle attività umane, come il Fosso del
brigante o il Fosso del lavandaio, ed altre dalle masserie e
dalle case rurali, il Casino di Durante, la Castelluccia, la torre di
Minnaja, il Casino di Franchi, l'oliveto del Conte, San Basilio.
Infine
vi sono i toponimi derivanti
dalla natura: la Petrolla,
il Vaddone della noce, il Feroleto, la Canala, l'Olivastrella, le Mesole,
Tempa rossa, il Cugno del capretto, la Serra della cipolla, Caporotondo,
Boscosalice, il Coppo.

FRAZIONI
-
Marconia:
nata come colonia confinaria durante il fascismo,
oggi conta oltre 5 000 abitanti.
-
Tinchi:
il nome deriva dalla Contrade delle Tinghe su cui il borgo è costruito.
Sorge sulla strada provinciale Pisticci-Mare e conta 506 abitanti. Vi è
situato l'Ospedale Tinchi di Pisticci (Distretto sanitario "Angelina
lo Dico") che serve l'area est del Metapontino.
-
Centro Agricolo:
borgo di poche decine di abitanti, adiacente a Tinchi. Anch'esso ha
origine da una colonia confinaria fascista, più piccola di quella di
Marconia, di cui rimangono ancora i caseggiati disposti intorno ad una
piazza.
-
Pisticci Scalo:
nacque negli anni
sessanta come
quartiere residenziale dello stabilimento petrolchimico Anic,
negli anni dell'industrializzazione della Val
Basento.
Conta 572 abitanti e vi sono situate diverse industrie, lo scalo
ferroviario e l'Aviosuperficie
"Enrico Mattei".
-
Casinello:
piccolo borgo di poche decine di abitanti a ridosso della Strada
statale 106 Jonica.
La
popolazione cresceva durante la stagione estiva.
Marina
di Pisticci:
ha la denominazione di frazione ma è più un insieme di case sparse in
mezzo ai complessi dei villaggi turistici,
spesso dotati del servizio di animazione,
compresi tra i lidi di San
Basilio e San
Teodoro.
Chiesa
Madre dei santi Pietro e Paolo
La chiesa
dei Santi Pietro e Paolo è la principale chiesa dell'abitato di Pisticci ed
è intitolata ai santi Pietro e Paolo.
Sorge
sui resti di una chiesa preesistente del 1212,
di cui rimane il campanile con due ordini di bifore,
successione di archetti a tutto sesto al cornicione e merlato sulla sommità,
e sul cui sedimento è stata costruita tutta la navata sinistra.
L'attuale
edificio fu terminato nel 1542,
con la costruzione di altre due navate oltre a quella della chiesa
precedente, ed è opera dei mastri Pietro e Antonio Laviola, fratelli mantovani in
fuga dalla loro città natale perché accusati di omicidio che si
stabilirono a Pisticci.
L'edificio
ha una mole impressionante, le fondamenta vanno molto in profondità nel
terreno, tanto che la chiesa è uscita indenne da ben due frane, di cui
una di dimensioni catastrofiche nel 1688,
e addirittura risulta molto probabile che sia stata proprio la mole della
stessa a fermare il fronte franoso, e l'altra nel marzo del 1973 che
lasciò sospesi nel vuoto i portali delle navate dopo il crollo
dell'intero sagrato.
La
chiesa madre ha sempre avuto una notevole rilevanza e acquisì i titoli di
"matrice" e "insigne".
La
chiesa è di stile
romanico-rinascimentale,
con tetto a doppio spiovente e pianta a croce latina, si compone di tre
navate e all'incrocio tra la navata principale e il transetto si erge una
grande e alta cupola emisferica, su cui si aprono otto grandi finestroni.
A separazione delle navate sorgono 16 massicce colonne che sorreggono
archi a tutto sesto, reggenti a loro volte le volte a botte delle navate.
La navata centrale è introdotta dal maestoso portale e da ambo le
estremità della navata centrale e del transetto è situato un rosone.
Ampi finestroni si trovano lungo i muri laterali.
Le
volte presentano vari affreschi e, prima del restauro, erano interamente
affrescate a cielo stellato.
Le
navate laterali ospitano cappelle e altari barocchi che
furono edificati sopra gli ipogei dove venivano seppellite personalità
importanti nella vita del paese. Gli altari sono intagliati in legno e
dorati, con incastonate tele o statue di cartapesta di Salvatore
Sacquegna.
Nella
navata sinistra sono situate la cappella di San Carlo Borromeo, la
cappella dei Santi Martiri, la cappella della Madonna del Carmine, la
cappella del Corpus Domini, la cappella di San Rocco, la cappella
dell'Addolorata e la statua della Pietà. In fono alla navata una scala
conduce alla cripta sotterranea che ospita il presepe monumentale in
cartapesta.
La
cappella dei Santi Martiri consiste in un altare ospitante un armadietto
in legno decorato contenente quattro reliquie di martiri contenute
in un'urna di vetro con sopra il busto veneziano del santo a cui
appartiene. In origine le reliquie erano sette, ma tre di queste furono
rubate alla fine degli anni
ottanta.
Nella
navata destra si trovano la statua di San
Vito,
la cappella dello Spirito Santo, la cappella della Madonna
Assunta,
la cappella del Crocifisso, la cappella di Sant'Anna,
la cappella della Madonna del Rosario, la cappella di Santa
Lucia e,
in fondo alla navata, la cappella dei Sacramenti.
Nella
navata centrale sono invece situati il battistero in legno raffigurante
scene del battesimo di Gesù e il pulpito su
cui sono scolpite le immagini dei santi Pietro e Paolo e degli
evangelisti.
L'altare
maggiore barocco riccamente ornato è circondato da un coro di tipo
monastico e sovrastato da una balconata in legno che ospita l'imponente
struttura in legno intagliato e decorato dove trovano posto le canne dell'organo.
Dietro
all'altare, tramite una porticina si accede alla sacrestia,
con arredi e rivestimenti settecenteschi, come armadietti e cassapanche in
legno policromo e che ospita l'archivio della parrocchia.
Alle
pareti si notano alcune tele di stampo caravaggesco attribuite a Domenico
Guarino del XVIII
secolo tra
cui quelle rappresentanti la Madonna
del Carmine e
la Madonna
del Pozzo e
altre raffiguranti i Misteri del Rosario.
Alcuni
oggetti di straordinario valore, come i lampadari in argento, sono
misteriosamente scomparsi dopo il controverso restauro dei primi anni
novanta.
Abbazia
del Casale
L'abbazia
Santa Maria La Sanità del Casale è un santuario diocesano
dell'arcidiocesi di Matera-Irsina, ed è stato uno dei santuari del Giubileo 2000.
Si trova nell'abitato di Pisticci e
giuridicamente appartiene alla parrocchia di Cristo Re Pisticci.
Il
complesso è strutturato dal Santuario e da un'abbazia che è oggi centro
di lavori di ristrutturazione. Il tempio, a pianta basilicale latina a tre
navate con absidi semicircolari, fu edificato sulle antiche rovine di un
cenobio greco-bizantino. Il santuario è in stile romanico-pugliese, come
evidenziato dalla pietra locale, utilizzata per la messa in opera della
chiesa. La facciata che ospita il grande rosone e sotto il portone di
ingresso sovrastato da una successione di piccoli archi a tutto sesto.
All'interno
del santuario vi è la statua in legno della Vergine, risalente al XVII
secolo e recentemente restaurata. La statua fu incoronata da papa
Giovanni Paolo II nell'aprile
del 1991, nella sua visita a Matera. La statua solitamente è sita dietro
l'altare.
La
statua viene venerata tutto l'anno, vi è anche una messa parrocchiale nei
mesi invernali, a cui partecipano in particolare devoti, ammalati e chi
visita i defunti del vicinissimo cimitero. L'ultima domenica di aprile
viene celebrata la festa in onore della Madonna del Casale, con
processione per le vie principali della cittadina.

Fu
presumibilmente costruita intorno al 1087 sui
ruderi di un antico cenobio greco-bizantino da Rodolfo
Maccabeo ed Emma
d'Altavilla,
sul monte Corno, allora fuori dal centro urbano di Pisticci. L'abbazia,
dedicata alla beata
Vergine Maria,
fu affidata ai monaci benedettini di Taranto.
Il
complesso, formato dalla chiesa e dal chiostro con la certosa, è in stile romanico
pugliese,
costruito in pietra locale. Della costruzione originaria è rimasta
integra solo la chiesa, attualmente sono invece in fase avanzata i lavori
di ricostruzione del campanile,
del chiostro e della certosa.
L'interno
della chiesa si presenta a tre navate terminanti con absidi semicircolari.
Il tetto è ligneo a capriate, retto da archi ogivali su colonne
squadrate. È presente l'arco
santo centrale
e nelle pareti si aprono monofore con archi a tutto sesto.
Sulla
facciata spicca la successione di archetti a tutto sesto sotto la cornice
e particolarmente importanti sono il grande rosone e il portale.
Il
portale risale al 1200,
ha forma ogivale con tre fasce scolpite con foglie d'acanto a spine.
L'arco interno è sostenuto da due colonnine laterali con capitelli
scolpiti con figure di aquilotti a sinistra e tigrotti a destra. Il grande
rosone ha le stesse decorazioni del portale e immette luce nella chiesa
insieme alle monofore sulle pareti laterali, munite di vetrate recenti
raffiguranti dei Santi.
La
statua della Vergine è una scultura in legno del XII
secolo e
fu incoronata da papa
Giovanni Paolo II il
27 aprile 1991 a
Pisticci davanti ai lavoratori e ai fedeli lucani. Oggi si stanno facendo
lavori di recupero e di ricostruzione del complesso abbaziale.
Altre
chiese
-
CHIESA DI SAN ROCCO: costruita tra il 1930 e
il 1934 su
progetto dell'architetto Ernesto
Lapadula sulla
chiesa preesistente del Purgatorio.
Costituita da tre navate ospita un ciclo di affreschi sulla vita di San
Rocco realizzato nel 1940 e
la statua del santo patrono, laminata in oro.

-
CHIESA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE: piccola chiesa edificata intorno
al XVI
secolo.
Ha pianta a croce latina e un soffitto ligneo a carena di nave, dipinto a
tempera con decorazioni floreali e figure sante. L'altare
è in stile barocco.
-
CHIESETTA DELLA MADONNA DI LORETO:
già esistente nel Cinquecento e
ampliata nel Ottocento,
ospita una statua attribuita allo scultore Salvatore
Sacquegna.
-
CHIESA DI SANT'ANTONIO O DEL CONVENTO: si affaccia sulla piazza
centrale del paese. Fino al 1860 era
parte del convento di Santa
Maria delle Grazie,
i cui locali furono destinati a municipio. Si compone di tre navate e al
suo interno vi sono altari barocchi e in marmo
di Carrara,
affreschi e numerosissimi dipinti tra cui uno di Andrea
Vaccaro.
-
CHIESA DI CRISTO RE: fondata intorno agli anni
sessanta.
-
CHIESA DI SAN LEONARDO: fondata intorno all'anno 1000 dai Normanni.
-
CHIESA DI SAN PIETRO MARTIRE: ubicata fuori dal centro abitato di
Pisticci in contrada Ficagnole.
-
CAPPELLA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE:
poco distante dal centro abitato, l'interno presenta un altare con la
statua della Maria delle Grazie.
Palazzi
Palazzi
storici, torri difensive e antichi rioni fanno della “città bianca”
di Pisticci uno scrigno di preziosi gioielli da ammirare e preservare.
-
PALAZZO DEI FRANCHI:
in stile rinascimentale,
è caratterizzato da un loggiato a
quattro arcate a
tutto sesto.
Imponente il portale, costruito in blocchi di pietra bianca, sovrastato
dallo stemma nobiliare.
-
PALAZZOTTO O PALAZZOCCHIO: costruito tra il 1528 e
il 1571 dai
mastri Pietro e Antonio Laviola (gli stessi che lavorarono alla Chiesa
Madre), venne denominato Palazzocchio per la sua posizione dominante. Ospita
un archivio del Cinquecento.
-
PALAZZO GIANNANTONIO: attualmente ospita il comune. Di stampo
cinquecentesco è stato tuttavia completato solo nel 1695.
Interessanti il portale monumentale con cancello in ferro battuto
intarsiato e la corte interna con cisterna.
-
PALAZZO DEL TRIBUNALE E PALAZZO ROGGES.
Molto
suggestiva è la piazzetta su due livelli denominata il “Terrazzo
del melograno”,
caratterizzata da archi e splendidi murales, che raffigurano i fiori
e i frutti di melograno.
Tra
il centro storico e l’immediato circondario vi è un sistema di torri
difensive come la Torre
Bruni, Accio e Minnaia.

Castello
di San Basilio
Il castello
di San Basilio è un castello situato
vicino alla strada provinciale Pisticci-mare.
Fu
costruito come masseria fortificata intorno al VII
secolo dalla
comunità monastica dei basiliani.
Divenne poi feudo normanno assumendo sempre più le caratteristiche di un
castello con la costruzione del torrione centrale. Dai feudatari normanni
fu in seguito donato alla comunità benedettina dell'abbazia
di Santa Maria del Casale di Pisticci.
Nel XIV
secolo passò
di proprietà alla Certosa
di Padula e,
nel 1830 al
marchese Angelo Matteo Ferrante di Ruffano e suo figlio Matteo Gennaro,
attualmente è proprietà della famiglia Berlingieri e custodisce
un'importante collezione di opere e installazioni di arte contemporanea.
L'imponente
edificio si sviluppa intorno alla corte centrale, su cui si affacciano gli
edifici principali, ospitanti il refettorio, la cucina, il dormitorio,
l'archivio, la biblioteca, la chiesetta del XVIII
secolo e
la sala capitolare.
Il
complesso è dominato dalla grande torre quadrata
del Re
Ruggiero,
che la fece costruire, che risale alla prima metà dell'XI
secolo e
dalla cui sommità lo sguardo spazia su un territorio immenso comprendente
tutto l'arco del golfo
di Taranto,
infatti il castello è costruito su una lieve altura che permette di
dominare il territorio circostante e tuttavia è immerso nel verde in modo
tale che non poteva essere ben localizzato immediatamente dai nemici. La
funzione principale della torre era infatti quella di controllare il
litorale coadiuvata dalle altre torri vicine per dare l'allarme in caso di
sbarco dei pirati saraceni.
Sulla terrazza della torre è infatti ancora posta la campana
dell'allarme.
L'ingresso
esterno era costituito da un ponte levatoio, oggi sostituito da un ponte
ad arco in muratura. Sul portale d'ingresso è presente lo stemma araldico della famiglia
Berlingeri di Crotone.
Altri
monumenti
Monumento
ai CadutiTorre Bruni: torre cilindrica, ritenuta antichissima, anche se se
ne ignora la data di costruzione. Secondo una leggenda, per un breve
periodo, vi trovò anche rifugio Bruto dopo
la congiura contro Cesare.
Ruderi
del Castello normanno. Resta un torrione quadrato, decorato da una
successione di archetti a tutto sesto.
Torre
dell'acquedotto: enorme torre cilindrica realizzata nel 1930.
Torre
dell'orologio in Piazza Plebiscito.
Monumento
ai Caduti.
Siti
archeologici
È
un'area collinare sulla riva destra del Basento che
hanno portato alla luce resti di un villaggio enotro risalente al IX
secolo a.C. e
di uno greco di fase successiva costruito sopra il precedente villaggio.
La
scoperta dell'area e gli scavi iniziarono nel 1970 e
furono affidati all'Università
di Milano nel 1973.
Sono ora visitabili i resti della cittadina, mentre gli oggetti e i vari
reperti rinvenuti nei dintorni sono esposti al museo
archeologico nazionale di Metaponto.
Tradizione
e folclore
IL
COSTUME FEMMINILE - Il vestito tipico delle donne pisticcesi era la pacchiana.
L'abito era formato da una gonna di panno scuro a pieghe larghe chiamata vunnèdd legata
da una cinta (u
cinte), che poggiava sulle anche e sulla quale è presente u
senale di seta nera, ad un corpetto finemente
ricamato (u sciupp).
Anche
se a vunnèdd era tipica delle giovani donne che venivano
iniziate a questa forma di vestizione in corrispondenza della loro uscita
dall'adolescenza, come segno del loro essere pronte al matrimonio e quindi
la gonna di panno scuro a pieghe larghe, comunque spesso impreziosita di
ricami a fili d'oro appena al di sopra dell'orlatura inferiore, andrebbe
riportata come stuana.
Una
stola che scendeva per le spalle e copriva il petto era a
sciarpett, di colore bianco, come bianco era il colore delle maniche
della camicia, gonfie, finemente orlate di pregiati merletti,
eventualmente avvolti da un nastro di seta nero, u lutte.
Completavano
il vestito u sciuppe, corpetto in velluto ornato di frange e
ricami e u panne, copricapo di lana o seta.
IL
COSTUME MASCHILE - Il vestito tipico dell'uomo era composto da
pantaloni di stoffa di fustagno corti,
allacciati sotto il ginocchio con una ghette:
una giacca ampia alla cacciatora in fustagno e velluto e una camicia di
tela con pistagna senza
colletto coperta da uno smanicato.
Completava
l'abbigliamento un cappello a tese dure. D'inverno si usava come riparo
dal freddo un mantello
a ruota.
Eventi
-
17 gennaio: Piazza Sant'Antuono, festa di Sant'Antonio Abate con falò e
benedizione degli animali.
-
Ultima domenica di aprile Festa millenaria di Maria
SS. la Sanità del Casale anticipata
da una novena che richiama pellegrini e devoti.
-
luglio: Lucania Film Festival, rassegna internazionale di cortometraggio,
organizzato dall'Associazione Culturale Allelammie
-
Ultimo sabato e ultima domenica di luglio grande corteo storico “ La
taccariata” a cura dell’associazione Enotria Felix con le rievocazioni
degli avvenimenti realmente accaduti contro le incursioni turche del 1600.
-
8 agosto, edizione del Premio "Dirupo d'Oro", (prima edizione
nel 1996)
assegnazione del premio a personalità lucane distintesi nel mondo in vari
settori professionali, organizzato dalla Proloco Pisticci.
-
15-18 agosto, feste patronali in onore della Madonna Assunta, di S. Rocco
e di S. Vito. La sera del 17 c'è la processione del carro trionfale
trainato dai cavalli.

Fonte:
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