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Aliano è
noto
per essere il luogo d'ambientazione del romanzo Cristo
si è fermato a Eboli (nel quale il paese è chiamato
Gagliano,
a imitazione della pronuncia locale) dello scrittore Carlo
Levi, che vi trascorse parte del suo periodo di confino e
che in seguito vi si fece seppellire.
Arrampicato
su un colle argilloso a
555 m s.l.m.,
domina la Val
d'Agri e il torrente Sauro nella parte centro-occidentale
della provincia al confine con la parte centro-orientale della provincia
di Potenza. Nel suo territorio sono presenti numerosi calanchi,
caratteristici pendii originatisi dall'erosione di rocce argillose e con
scarsa copertura vegetale.
Confina a
nord con i comuni di Stigliano (14 km)
e Gorgoglione (20 km),
ad est con Sant'Arcangelo (PZ)
(17 km), a sud con Roccanova (PZ)
(21 km) e ad ovest con Missanello (PZ)
(14 km). Fa parte della comunità
montana Collina Materana.
Il nome
del borgo deriva dal latino Praedium Allianum, cioè podere di
Allius, gentilizio romano.
Data la vicinanza ai fiumi Agri e Sinni,
sin dall'antichità fu centro importante di scambi tra la civiltà greca, etrusca ed enotria,
come testimoniato dalla scoperta di una necropoli risalente ad un periodo
compreso tra il VIII ed
il VII
secolo a.C., contenente più di mille tombe e numerosi reperti.
Tali reperti sono ora custoditi nel Museo
della Siritide di Policoro.
Alcune fonti parlano di un borgo di pastori esistente e già sviluppato ai
tempi di Pirro,
nel 280
a.C.
Tuttavia
i primi testi in cui viene ufficialmente citato Aliano sono datati al 1060,
anno in cui risale una bolla papale
che attribuiva al vescovo di Tricarico l'amministrazione
del borgo. Nell'VIII
secolo le diverse grotte scavate nelle rocce sedimentarie
di origine alluvionale ubicate nella zona di fosso San Lorenzo, già
abitate in età preistorica,
ospitarono numerosi monaci basiliani sfuggiti
alle persecuzioni iconoclaste in Oriente. In epoca medioevale Aliano
fu feudo di diverse famiglie, tra cui i Sanseverino,
i Carafa ed
i Colonna.

Il
passato di Aliano è legato ad un suo illustre “ospite”, il medico e
pittore torinese Carlo Levi.
Importante
centro di scambi tra le civiltà greca, etrusca ed enotria, come risulta
dalla scoperta di una necropoli (VII-VI sec. a.C.), i cui reperti oggi
sono custoditi nel Museo della Siritide di Policoro, Aliano probabilmente
esisteva già ai tempi di Pirro (280 a.C), ma le prime fonti che ne
parlano ufficialmente risalgono al 1060. Nell’VIII secolo i monaci
basiliani si sono rifugiati tra le diverse grotte scavate nelle rocce
sedimentarie di fosso San Lorenzo, già abitate in età preistorica,
mentre in epoca medievale Aliano è stato feudo delle famiglie
Sanseverino, i Carafa ed i Colonna.
La storia
più recente di Aliano, però è legata a Carlo Levi. Dopo una prima tappa
a Grassano, questi trascorre in questo splendido borgo parte del suo
esilio in Basilicata, cui viene condannato negli anni 1935-36, a causa
della sua attività antifascista. Ed è qui che, dopo aver conosciuto la
gente, le condizioni precarie in cui vivevano, i loro tenori di vita,
l’artista piemontese ambienta il libro Cristo si è fermato ad Eboli
(1945).
Nel paese
sono ancora intatti tutti i luoghi descritti nel romanzo e nei vicoli sono
impresse alcune frasi simbolo del libro, di quegli anni, di quel legame
indissolubile con la popolazione di Gagliano, come Levi chiama il paese,
imitando la pronuncia del dialetto locale, è ancora palpabile
l’intensità. Questa sensazione è viva più che mai se si raggiunge il
cimitero di Aliano dove Levi chiese di essere sepolto alla sua morte.
Carlo
Levi (Torino, 29
novembre 1902 – Roma, 4
gennaio 1975)
Nella
storia recente di questo piccolo centro non si può non ricordare lo
scrittore Carlo
Levi che qui ambientò il libro Cristo
si è fermato a Eboli (1945).
Carlo
Levi è stato uno scrittore, pittore e antifascista italiano.
Tra i più significativi narratori del Novecento italiano,
è noto soprattutto per il romanzo Cristo
si è fermato a Eboli, che lo rese uno dei maggiori portavoce della questione
meridionale nel secondo
dopoguerra.
Nasce da
Ercole Raffaele Levi e Annetta Treves in un'agiata famiglia
ebraica della borghesia torinese
e fin da ragazzo dedica molto tempo alla pittura,
che coltiverà con passione per tutta la vita, raggiungendo importanti
successi. Sua sorella maggiore è la neuropsichiatra infantile Luisa
Levi.
Dopo
avere terminato gli studi secondari presso il liceo
Alfieri, si iscrive alla facoltà di medicina dell'Università
degli Studi di Torino. Nel periodo degli studi universitari, per il
tramite dello zio, l'onorevole Claudio
Treves (figura di rilievo nel Partito
Socialista Italiano), conosce Piero
Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista La
Rivoluzione liberale e lo introduce nella scuola di Felice
Casorati, intorno alla quale gravita l'avanguardia pittorica
torinese.
Levi,
inserito in questo contesto multiculturale, ha modo di frequentare
personalità come Cesare
Pavese, Giacomo Noventa, Antonio
Gramsci, Luigi
Einaudi e, più tardi, importanti per la sua evoluzione
pittorica, Edoardo
Persico, Lionello
Venturi, Luigi
Spazzapan.
Nel 1923 soggiorna
per la prima volta a Parigi,
dove viene a contatto per la prima volta con le opere dei Fauves,
di Amedeo
Modigliani e di Chaïm
Soutine, leggendovi un incitamento alla ribellione contro la
retorica fascista e la cultura
ufficiale italiana.
Durante
questo viaggio scrive anche il primo articolo sulla sua pittura per la
rivista L'Ordine
Nuovo di Antonio Gramsci.
Si laurea
in medicina nello stesso anno e rimarrà alla Clinica Medica
dell'Università di Torino come assistente fino al 1928,
ma non eserciterà mai la professione di medico, preferendo
definitivamente la pittura e il giornalismo.
La
profonda amicizia e l'assidua frequentazione di Felice
Casorati orientano la prima attività artistica del giovane
Levi, con le opere pittoriche Ritratto del padre (1923)
e il levigato nudo di Arcadia, con il quale partecipa alla Biennale
di Venezia del 1924.
Nel 1926 presenta alla medesima rassegna Il fratello e la sorella.
Dopo
altri soggiorni a Parigi, dove aveva mantenuto uno studio, la sua pittura,
influenzata dalla Scuola
di Parigi, subisce un ulteriore cambiamento stilistico.
Con il
sostegno di Edoardo
Persico e Lionello
Venturi, alla fine del 1928 prende
parte al movimento pittorico cosiddetto dei sei
pittori di Torino, insieme a Gigi
Chessa, Nicola
Galante, Francesco
Menzio, Enrico
Paulucci e Jessie
Boswell, che lo porterà a esporre in diverse città in Italia e
anche in Europa (Genova, Milano, Roma, Londra, Parigi).
Espone alla I
Quadriennale nazionale d'arte di Roma nel 1931.
Levi, per
una precisa posizione culturale coerente con le sue idee, considerava
espressione di libertà la pittura, in contrapposizione formale e
sostanziale alla retorica dell'arte ufficiale, secondo lui sempre più
sottomessa al conformismo del regime fascista e al modernismo
ipocrita del movimento
futurista.
Nel 1931
si unisce al movimento antifascista di "Giustizia
e libertà", fondato tre anni prima da Carlo
Rosselli.
Nel 1932
partecipa alla Biennale
di Venezia presentando le opere: L'uomo rosso (1929), Scena
di frutta (1930) e Natura morta con melograni (1930).
Nel marzo 1934 Levi
viene arrestato per sospetta attività antifascista. Il 15 maggio 1935, su
segnalazione dello scrittore fascista Dino
Segre (Pitigrilli), è colpito da un secondo arresto e
condannato al confino nel
paese lucano di Grassano.
In seguito viene trasferito nel piccolo centro di Aliano. Lo
segue, per amore, la cugina Paola Levi, sorella della scrittrice Natalia
Ginzburg. Da questa esperienza nasce il suo romanzo più famoso, Cristo
si è fermato a Eboli (nel racconto il paese viene chiamato Gagliano,
imitando la pronuncia locale).
Nel 1936 il
regime fascista, sull'onda dell'entusiasmo collettivo per la conquista
etiopica, gli concede la grazia; Levi si trasferisce per alcuni
anni in Francia,
dove continua la sua attività politica.
Nel 1937
nasce sua figlia Anna, in seguito alla relazione con Paola Levi.
Rientrato
in Italia, nel 1943 aderisce
al Partito
d'Azione e dirige insieme ad altri azionisti La Nazione
del Popolo, organo del Comitato di Liberazione della Toscana.
Trova
rifugio a Firenze,
presso l'abitazione di Eugenio
Montale, dove rimane fino al 1944.
È qui che conosce Umberto
Saba, suo futuro suocero. Anche il poeta triestino aveva infatti
trovato riparo presso Montale.

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CRISTO
SI E' FERMATO A EBOLI
"Cristo
è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per
romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in
questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il
male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre
nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a
Eboli." (Carlo Levi)
Nel 1945,
a seguito del ripristino della democrazia in Italia, Einaudi
pubblica il romanzo Cristo
si è fermato a Eboli, scritto nei due anni precedenti da
Carlo Levi.
In
esso Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella
popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato,
alle quali "neppure la parola di Cristo sembra essere mai
giunta".
La
risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la sua attività di
pittore. La stessa pittura di Levi viene influenzata dal suo
soggiorno in Basilicata (sotto
il fascismo chiamata Lucania), diventando più rigorosa ed
essenziale, fondendo la lezione di Modigliani con un sobrio,
personale realismo.
Nel 1979 il
romanzo verrà adattato
per il cinema da Francesco
Rosi: il ruolo di Carlo Levi è interpretato dall'attore Gian
Maria Volonté.

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Nel 1945
Carlo Levi intreccia una relazione amorosa, che durerà sino alla sua
morte, con Linuccia
Saba (24 gennaio 1910 - 28 luglio 1980), l'unica figlia del
poeta Umberto
Saba. Nel dopoguerra Levi continuerà la sua attività di
giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano L'Italia
libera, organo del Partito d'Azione, partecipando a iniziative e
inchieste politico-sociali sull'arretratezza del Mezzogiorno
d'Italia; per molti anni collaborerà con il quotidiano La
Stampa di Torino.
Partecipa
alle edizioni della Biennale di Venezia degli anni 1948, 1950, 1952. Nel 1954 aderisce
al gruppo neorealista e partecipa ad altre due edizioni dell'esposizione
veneziana, nel 1954 e nel 1956, con dipinti in chiave realistica come la
sua narrativa.
Prosegue
l'attività di scrittore: dopo Cristo si è fermato a Eboli, di
grande interesse sono L'orologio, pensosa e inquieta cronaca degli
anni della ricostruzione
economica italiana (1950), Le
parole sono pietre, del 1955,
sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nel 1956 del Premio
Viareggio per la Narrativa, ex aequo con La sparviera di Gianna
Manzini), Il futuro ha un cuore antico (1956) e Tutto
il miele è finito (1965).
Nel 1960
è invitato alla “11ª edizione del premio Avezzano-rassegna nazionale
delle Arti Figurative” ad Avezzano (AQ), insieme a Remo
Brindisi, Stefano
Cavallo, Gisberto
Ceracchini, Vincenzo
Ciardo, Eliano
Fantuzzi, Giovanni
Omiccioli, Michele
Rosa, G.
Strachota, Francesco
Trombadori, Antonio
Vangelli e altri.
Nel 1961
dipinge il grande pannello Lucania '61, una tela delle dimensioni di
18,50 x 3,20 m che rappresenterà la Basilicata all'Esposizione
internazionale Italia
'61 di Torino e che dedica alla memoria di Rocco
Scotellaro, poeta basilicatese suo amico e simbolo della civiltà
contadina; la tela è ora esposta nel Museo
nazionale d'arte medievale e moderna della Basilicata sito a Matera nel Palazzo
Lanfranchi.
Nel 1963,
per dare peso alle sue inchieste sociali sul degrado generalizzato del
paese e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica
stratificata su un immobilismo di conservazione di certi diritti acquisiti
anche illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e, convinto dagli alti
vertici del Partito
Comunista Italiano, in particolare da Giorgio
Amendola, incomincia a svolgere politica attiva.
Candidato
a un seggio senatoriale, viene eletto per due legislature senatore
della Repubblica, come indipendente del partito comunista: la prima
volta nel collegio di Civitavecchia,
nel secondo mandato nel collegio di Velletri.
Nel 1967,
assieme ad altri artisti e intellettuali, politici e sindacalisti italiani
(tra cui Renato
Guttuso, Paolo
Cinanni, Ferruccio Parri, Gaetano Volpe, Luigi
Gaiani, Claudio
Cianca, Vincenzo Bigiaretti), fonda la FILEF (Federazione
Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie), di cui sarà Presidente fino
alla morte; ad essa aderiranno centinaia di associazioni di emigrati in
tutto il mondo; l'obiettivo indicato in un suo famoso scritto
"Emigrati, non più cose, ma protagonisti" è quello di far
emergere la questione migratoria come una delle grandi questioni
nazionali; l'eco di questo suo impegno è presente in numerosi suoi
discorsi e interventi parlamentari.
Nel
gennaio 1973 subisce due interventi chirurgici per il distacco della
retina. In stato temporaneo di cecità riuscirà a scrivere Quaderno
a cancelli, pubblicato postumo nel 1979 senza la parte finale,
recentemente recuperata dallo studioso D. Sperduto, e a tracciare 146
disegni.
Nel 2020 l'Einaudi pubblicherà l'edizione filologicamente
corretta dell'opera, secondo le disposizioni dell'autore.
Nel 1974
dona una sua opera, un'acquaforte raffigurante un Brigante che ha fatto
parte di una cartella di 6 acqueforti creata per il IV Convegno nazionale
di storiografia lucana svoltosi a Pietragalla (PZ)
nel settembre dello stesso anno, sotto l'Alto Patronato del Presidente
della Repubblica e presieduto da un suo caro amico il dott. Antonio Maria
de Bonis.
Muore a
Roma il 4 gennaio 1975, all'età di 72 anni.
La salma
dello scrittore torinese riposa nel cimitero di Aliano,
dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare che aveva
fatto agli abitanti lasciando il paese.
In realtà
Levi tornò più volte in Basilicata nel secondo dopoguerra e soggiornò
anche in un paesino della provincia di Potenza, Pietragalla, ospite della
famiglia de Bonis. Ne sono testimonianza le foto custodite nella
pinacoteca dedicatagli nel comune di Aliano, che lo ritraggono nelle varie
località della provincia
di Matera assieme a suoi amici e ai personaggi protagonisti
del suo libro più famoso.
Ad Aliano
è stato realizzato il Parco letterario Carlo Levi che promuove
iniziative legate alla memoria di Levi, come i viaggi sentimentali nei
luoghi legati al confino di Levi, e giornate di degustazione di prodotti
tipici. Inoltre ogni anno si svolge ad Aliano il Premio
letterario nazionale Carlo Levi.
Visitare
il borgo

Aliano è
il paese dei Calanchi e del confino di Carlo Levi, immerso in un paesaggio
suggestivo e lunare, anche per questo rientra tra “I borghi autentici
d’Italia”.
“Spalancai
una porta-finestra, mi affacciai a un balcone, dalla pericolante ringhiera
settecentesca di ferro e, venendo dall'ombra dell’interno, rimasi
quasi accecato dall’improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c’era
il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo,
l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana,
ondulanti nel sole a perdita d’occhio, fin dove, lontanissime, parevano
sciogliersi nel cielo bianco”.
Così,
ormai ottant’anni fa, si presentò Aliano agli occhi di Carlo Levi, e
così appare oggi il paese arroccato su uno sperone argilloso, in cui
ancora vive il ricordo del pittore e medico torinese, che qui visse parte
del suo confino conquistando la fiducia e l’affetto dei “paesani”,
fino a scegliere di essere seppellito nel cimitero del piccolo borgo.
Qui
ancora è in piedi la casa in cui Carlo Levi trascorse il suo esilio e
che, insieme alla Pinacoteca, al Museo della civiltà contadina e al
presepe artistico del maestro Francesco Artese, rientra nel Parco
Letterario che ha preso il suo nome. E qui Carlo Levi ha tratto
ispirazione per il suo capolavoro “Cristo si è fermato ad Eboli”. Di
particolare suggestione sono i vicoli, le piazzette, le abitazioni che
caratterizzano Aliano, come la cosiddetta Casa del Malocchio, con
sembianze dal volto umano, secondo la credenza popolare con la funzione di
mantenere lontani gli influssi negativi.
Oltre ai
luoghi leviani, così definiti per la forte connessione con l’esilio ad
Aliano di Carlo Levi (1935-36), il borgo dei Calanchi custodisce un
prezioso patrimonio sacro da visitare.
Merita di
essere ammirata la seicentesca chiesa di San Luigi Gonzaga,
dedicata al santo Patrono.
La chiesa
fu costruita in un'unica navata nel XVII
secolo. Le pareti sono adornate di grande tele dipinte dello
stesso periodo della chiesa, attribuite a Teresa
del Po, Carlo
Sellitto e ad Antonio
Sarnelli. Il presbiterio è
arricchito da un altare in stile barocco e da una statua lignea della
Madonna Immacolata. del XVIII secolo. A sinistra dell'altare maggiore è
custodita, in una nicchia, la Croce Astile Processionale d'argento
datata 1573,
attribuita a Giovanni
Perticari, il quale in realtà la fece solo realizzare per
conto della Confraternita del Corpo di Cristo di Aliano. Al suo interno è
custodita la Madonna col Bambino, opera lignea, probabilmente, del sec. XV
proveniente dalla chiesa di San Giacomo, eseguita da un intagliatore
locale, e restaurata dalla Soprintendenza ai beni culturali nel 1999.
Di grande
valore è senza dubbio il dipinto raffigurante la Madonna degli Angeli,
per alcuni studiosi attribuibile al pittore napoletano Luca Giordano, e
della Madonna del Suffragio e donatore, dell’artista Carlo Sellitto,
nato a Montemurro, in provincia di Potenza.
Poco
distante dal paese, in posizione panoramica sorge anche il santuario
della Madonna della Stella, molto singolare l’altare la cui base
poggia su un “albero d’ulivo”.
Il Museo
della Civiltà Contadina, collocato in un vecchio frantoio,
nel quale sono conservati antichi affreschi e manufatti tipici della
tradizione contadina.
Il Museo
storico Carlo Levi, in cui sono conservati documenti
fotografici e pittorici dell'artista relativi al periodo di confino, che
insieme alla casa, recentemente restaurata, dove Carlo Levi visse durante
quel periodo, ripercorrono tutte le vicende legate alla permanenza
dell'artista e scrittore torinese.
Ogni
anno, il giorno del Martedì Grasso, singolari figure si aggirano per le
stradine di Aliano, sono le Maschere “cornute” che animano il
Carnevale.
“Venivano
a grandi salti, e urlavano come animali inferociti, esaltandosi delle loro
stesse grida. Erano le maschere contadine”. Carlo Levi ricorda anche nel
suo “Cristo si è fermato ad Eboli” la “Fras”, una commedia
improvvisata, in forma dialettale su fatti e personaggi della realtà
locale, di cui sono protagoniste le stravaganti maschere cornute. Esse
rievocano creature demoniache e goffe, il cui carattere minaccioso è
mitigato dai coloratissimi cappelloni che ne decorano il capo.
Forgiate
in argilla e cartapesta, le maschere sono dipinte con il sapiente lavoro
degli artigiani del posto, e dalla parte frontale spuntano corna
pronunciate ed enormi nasi pendenti. In cima ai cappelloni è ricavato un
foro decorato con una penna di gallo, mentre tutt’intorno filamenti di
carta colorata scendono a mo’ di riccioli. I figuranti sfilano così per
il borgo muovendosi al suono di fisarmoniche e cupa cupa. Uniche nella
loro stranezza, le maschere di Aliano testimoniano una tradizione rimasta
immutata nel tempo.
Fonte:
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