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Pietrapertosa è
un comune
italiano posto all'altitudine media di 1088 m
s.l.m. ed è il comune più alto della regione.
Il
suo territorio comunale, insieme ai territori dei paesi limitrofi, forma
il parco
regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane. Fa parte
del club I
borghi più belli d'Italia, che comprende quasi 200 località
situate lungo tutta la penisola. Nel 2019, la CNN ha
inserito Pietrapertosa tra "20 borghi più belli d'Italia".
Il
paese è costruito interamente sulla nuda roccia, quasi incastonato in
essa, sfruttandone ogni più piccolo anfratto. Si snoda praticamente lungo
l'unica strada principale, fino ai piedi dell'antico castello risalente
all'epoca della dominazione romana.
Tale fortificazione è dominata da un arco
naturale che un tempo era luogo di vedetta presidiato da
sentinelle.
Elementi
connotativi non solo di questo luogo, ma anche di tutta l'area del parco
sono le opere di incanalamento delle acque meteoriche (scavate nella
roccia viva), presenti sul basamento roccioso, ed i gradini scavati nel
masso, che, pur essendo consumati dal tempo e dai turisti (essi portano
infatti alla sommità dell'arco naturale), rimangono comunque una
preziosità in tutto l'ambiente circostante.

L'antico
nome della città, ovvero "Pietraperciata" (che significa pietra
forata) era stato dato per via della presenza del foro in una grande rupe,
visibile dalla città. La data di costruzione della città è incerta, le
teorie più accreditate danno nell'VIII
secolo a.C. la sua fondazione ad opera dei Pelasgi,
mentre stavano attraversando l'Italia meridionale. I Pelasgi costruirono
le loro dimore nella parte bassa del paese, al fine di proteggersi da
eventuali attacchi nemici e innalzarono fortificazioni sulle rocce.
Ai
Pelasgi si sostituirono i Greci, giunti dalla costa ionica, i quali si
spinsero verso l'interno portando le loro merci e i loro manufatti. Tracce
della presenza ellenica sono testimoniate dalla forma ad anfiteatro di
Pietrapertosa e nel nome di alcune località come "La costa di
Diana". Successivamente nel territorio si stanziarono i Romani, che
resero Pietrapertosa il loro Oppidum costruendovi una fortezza, ove
attualmente si erge la chiesa di San Francesco.
Durante
le invasioni barbariche fu occupata dai Goti e
poi dai Longobardi,
che inclusero Pietrapertosa nel gastaldato di Acerenza. Passò in seguito
sotto la dominazione bizantina da
parte del signore saraceno Bomar.
Fu proprio sotto la dominanza dei Saraceni che
Pietrapertosa vide la costruzione delle sue parti più caratteristiche. La
discesa Normanna-Sveva,
vide il paese diventare uno dei più importanti centri strategici della Lucania data
la sua posizione dominante della collina sottostante, partecipò alla
rivolta ghibellina contro
il Papa nel 1268.
In
epoca angioina divenne feudo di Guglielmo Tournespè nel 1269,
per poi passare sotto altri feudatari come Pietro de Burbura (1278)
e Giovanni Borbone (1280).
Con l'arrivo degli aragonesi, Pietrapertosa divenne possedimento dei
Gozzuti, dei Grappini e dei Diazcarlon, conti di Alife. Nel XVI secolo,
passò ai Carafa, agli Aprano, ai Campolongo, ai De Leonardis, ai Suardi,
ai Iubero ed infine ai Sifola di Trani.
Nel
giugno del 1647 il
popolo pietrapertosano partecipò alla rivolta contro le gabelle imposte
dai signori del luogo, rivolta che fu però duramente repressa: alcuni dei
rivoltosi, per sfuggire alle pene, soprattutto tra i più poveri, furono
costretti ad allontanarsi dal proprio paese, venendo dichiarati banditi in
caso di fuga senza previo pagamento dei tributi dovuti. I fuggitivi furono
così forzati a darsi alla macchia, vivendo di saccheggi e ruberie. Anche
molti monaci di campagna, che collaboravano con i banditi, dovettero
abbandonare il paese. Tra questi banditi è da menzionare Scalandrone, un
contadino di Pietrapertosa, che operava nella valle
del Basento.
Nell'Ottocento,
durante la dominazione francese di Gioacchino
Murat, Pietrapertosa fu un centro relativamente liberale, governato
da un consiglio comunale, un decurionato, un sindaco e una guardia urbana
per l'ordine pubblico, tutti nominati dal sovrano. In seguito la
popolazione partecipò ai moti antiborbonici del 1820 e
del 1848.
Nel 1860 alcuni
pietrapertosani si unirono alla spedizione
dei mille e, subito dopo, il paese fu coinvolto nel fenomeno
del brigantaggio
postunitario.
Agli
inizi del novecento Pietrapertosa, come altri centri lucani, subì un
notevole spopolamento per via della malaria e dell'emigrazione verso le
Americhe.
Visitare
il borgo

Come
Castelmezzano e altri comuni lucani, Pietrapertosa è uno dei “Borghi più
belli d’Italia”, arrampicato sulle Piccole Dolomiti Lucane e immerso
nel Parco Regionale di Gallipoli Cognato.
L’incantevole
paese è costruito interamente sulla roccia nuda, quasi incastonato come
la più preziosa delle pietre. Si raggiunge percorrendo l’unica strada
principale e si svela dietro alla grande massa rocciosa che è posta
proprio all’ingresso.
Il
suo nome, Pietraperciata, che vuol dire “pietra forata”, deriva dalla
presenza di una grande rupe sfondata da parte a parte.
Preservando
la sua natura di roccaforte, Pietrapertosa si snoda fino ai piedi
dell’antico e suggestivo castello saraceno anch’esso scavato nella
roccia. Proprio qui, nella parte più alta del paese, ci si ritrova
all’interno di un mondo magico: l’Arabata, il quartiere più antico
che svela le origini arabe del paese e si mostra in tutta la sua
spettacolare bellezza.
Piccole
case contadine, incastrate l’una nell’altra e quasi poggiate alla
roccia scoscesa, un labirinto di stradine e scalette tutte in salita,
costituiscono il quartiere rimasto invariato nel tempo.
Più
ci si addentra nel borgo, più ci si accorge di come Pietrapertosa sia
circondata da dirupi scoscesi e un paesaggio mozzafiato. Qui, come a
Castelmezzano, si sorvolano le Piccole Dolomiti Lucane, con il “Volo
dell’Angelo”, e si assiste al misterioso “matrimonio” tra gli
alberi.
L'Arabata
è il rione più antico di Pietrapertosa. Il suo nome deriva dagli arabi
che qui hanno avuto il dominio sul territorio per circa cinquanta anni. Il
rione è collocato nella parte più alta del paese ai piedi del castello,
su pendici molto scoscese e di difficile accesso, precluso al traffico
automobilistico. È costituito da piccole case contadine, appoggiate sulla
roccia che affiora di continuo, in un labirinto di stradine tutte in
salita e di scalette, con stalle e piccoli orti.
L'Orologio
Solare o Meridiana di Pietrapertosa è collocata sulla facciata di un
edificio scolastico in Piazza Plebiscito. Assume importanza perché sul
quadrante è riportato, in forma stilizzata, uno scorcio del vecchio
panorama di Pietrapertosa, dove dominava il caratteristico picco roccioso
del "Becco della Civetta" (dalla forma di una roccia che
sovrastava l'abitato e che riproduceva alla perfezione una civetta con il
becco aperto). Una figura simbolica del paese, ormai abbattuta a seguito
di un intervento di messa in sicurezza, all'inizio degli anni sessanta del
secolo scorso.
Chiesa
Madre di San Giacomo Maggiore

  È
stata costruita durante il Basso
Medioevo, nel 1400 circa. L'originario impianto romanico si è
conservato integro, soprattutto nell'aspetto massiccio delle
strutture murarie che, con i restauri più recenti, sono state riportate
allo stato di pietra a vista, in modo da restituire alla chiesa l'antica
solennità medievale.
Inoltre,
numerosi altri elementi caratterizzano lo stile romanico puro, rimasto
inalterato nel tempo: la imponente mole del campanile, scandito da cinque
ordini di cornici marcapiano aggettanti, e attraversato alla base da un
grande arcone sotto cui passa la via Vittorio Emanuele che costeggia la
chiesa; la planimetria interna costituita da due sole navate (la terza è
stata eliminata con i rimaneggiamenti susseguitisi nel tempo), separate da
un ordine di cinque grandi archi; il presbiterio con rialzo; una fonte
battesimale interamente in pietra, recuperata nel 1940 a seguito di lavori
di scavo per consolidamento, e sistemata sul piccolo sagrato antistate
l'entrata principale.
   All'interno,
di notevole pregio artistico ed interesse storico, sono collocati: i
quattro affreschi nei pennacchi tra le quattro arcate che sostengono il
tetto del presbiterio; un coro ligneo del XVI secolo; una cripta
sotterranea; un confessionale in legno del XVIII secolo.
Convento
di San Francesco
Fondato
nel 1474 dai Frati Minori Osservanti locali; al suo interno è conservato
il dipinto Apparizione del Bambino a S. Antonio da Padova realizzato
nel 1631 da Giovanni
De Gregorio (detto il Pietrafesa), l'Immacolata del
1628 di Filiberto Guma e numerosi affreschi di Giovanni
Luce.

Cappella
di San Cataldo
Situata
su un'altura, sotto il Castello Normanno - Svevo, quasi all'ingresso
dell'abitato.
È
una piccola chiesa (forse la più antica del paese), eretta probabilmente
nel XII secolo, in onore del Santo, la cui venerazione era molto diffusa
all'epoca per l'opera di rievangelizzazione di queste regioni dopo la fine
della dominazione saracena. San Cataldo era invocato nel Meridione
d'Italia anche contro le epidemie.
La
chiesa è stata ristrutturata ed ampliata all'inizio del '900 ad opera dei
maestri scalpellini locali. Anche in questa chiesa sono frequenti i
richiami allo stile romanico.

Altri
edifici religiosi
-
Cappella della Madonna del Rosario
-
Cappella di S. Rocco
-
Cappella del Purgatorio
Castello
Normanno-Svevo
Complesso
fortificato che risale all'epoca romana e che divenne importante all'epoca
dei normanni nel IX secolo. È situato sulla cima della roccia cui si
aggrappa la parte alta dell'abitato (il quartiere dell'Arabata). Una
fortezza naturale che ha sempre favorito la presenza dell'uomo.
Il
Castello di Pietrapertosa è posto nel punto più alto della Valle del
Basento, da cui si può dominare un lungo tratto della vallata (che fino
al XVI-XVII secolo costituiva una importante via di comunicazione tra le
regioni costiere dei mari Ionio e Tirreno). In ragione di questa posizione
il Castello ha avuto sempre una funzione militare di avvistamento. Per
questo utilizzo, infatti, in corrispondenza della vetta vi è una
postazione di sentinella, coperta da un arco naturale, un foro sulla cima
ben visibile anche dal fondo della valle dove si vede svettare questa
grande roccia bucata.
Il
fortilizio fu utilizzato prima dai saraceni guidati da Bomar, e in seguito
diventò una roccaforte Normanno - Sveva. Abbandonato nel XVII secolo e
ridotto in stato di rudere, il Castello è stato recentemente sistemato
con scavi che hanno riportato alla luce locali di servizio ed importanti
reperti archeologici che per tanto tempo sono rimasti coperti dai detriti.
Tradizioni
e folclore
La
festa del Mascio - La domenica successiva al 13 Giugno si celebra la
festa del "Mascio". Si tratta di un rito arboreo dedicato a Sant'Antonio
da Padova, motivo per cui il taglio avviene il 13 Giugno, nel bosco
di Montepiano. Si individua uno dei cerri più
alti e dritti del bosco, il cui tronco sposerà la cima di un agrifoglio,
anch'essa accuratamente scelta. Il taglio dell'albero è un'occasione di
ritrovo e si è soliti consumare la pastorale (antica ricetta a base di
carne di brodo di ortaggi). Poi i due alberi vengono trasportati con buoi
in paese. Il giorno successivo al trasporto vengono innestati l'uno
all'altro e innalzati al cielo in una sorta di sposalizio allegorico che
congiunge cielo e terra. In mattinata si svolge la processione con la
statua di sant'Antonio per le vie del paese, mentre nel pomeriggio ha
luogo la scalata dell'albero.
Volo dell'Angelo - Pietrapertosa, insieme a Castelmezzano,
ospita un'attrazione turistico-sportiva denominata Volo dell'angelo che
unisce i due paesi per mezzo di due cavi d'acciaio su cui è possibile
scivolare a 120 km orari ad un'altezza di circa 400 m.
Fonte:
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