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Garaguso
è un centro agricolo ai bordi dell'Appennino
lucano situato
nell'alta valle del fiume Cavone nella
parte nordoccidentale della provincia di Matera. Il suo territorio confina
con il "parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti
Lucane".
Il
piccolo centro abitato, arroccato su un'altura rocciosa, a 492 m s.l.m.,
è circondato dallo spettacolare profilo del monte La Croccia e dei monti
dell'Impiso (mediamente circa 1200 metri s. m) ammantati di cupe foreste e
compresi nel suddetto parco: crinali che separano, in quest'area, le due
province lucane. A sud si eleva, al di la' del greto del torrente
Salandrella, al confine con San Mauro Forte, il ripido e imponente rilievo
di Serra Boscone (790 m), che, insieme alla contigua Serra Cavallo e alla
Serra Antica ad occidente, in territorio di Oliveto Lucano, costituiscono
una pittoresca e suggestiva quinta boscosa immediatamente alle spalle del
paese.
Il
bosco di Garaguso è molto fitto e impervio, costituito da grandi
esemplari di roverella e cerri, con un folto sottobosco di lecci, alaterni
ed altre sempreverdi nelle quote più basse; carpini, aceri, cornioli,
frassini dovunque. Ricco di sorgenti, una delle quali approvvigionava
anche il paese, il "Boscone" di Garaguso era popolato un tempo
da una fauna tipica delle zone incontaminate e selvagge (scoiattoli,
caprioli, lupi, come indicato da alcuni microtoponimi della zona), al
punto che l'area era prediletta per l'attività venatoria dai Duchi
Revertera, secondo quanto enunciato dalla lapide del settecentesco palazzo
ducale al centro del paese. La rupe su cui sorge il paese è molto ripida
e circondata da profonde gole una delle quali è attraversata dal
pittoresco "ponte del diavolo".

I
risultati di indagini archeologiche indicano che la località fu abitata
sin dall'età preistorica, mentre la frequentazione magnogreca dalla
vicina Metaponto è attestata dal rinvenimento casuale di un raffinato
modellino, in marmo greco dell'isola di Paro, di cella templare ellenica
con divinità femminile seduta, in stile severo, databile al V sec. a.C.:
probabile antropomorfizzazione, secondo un non meglio precisabile modello
iconografico dell"arte religiosa di Metaponto (molto probabilmente
Hera, senza escludere l'ipotesi di Demetra o Persefone), di una primitiva
sconosciuta divinità indigena della fertilità (Moret).
La
scoperta e divulgazione del reperto avvenne nel 1916 ad opera del solerte
archeologo di San Mauro Forte Vittorio Di Cicco (ibidem). Il
"tempietto" e "la dea di Garaguso" sono ora esposti
presso il Museo archeologico provinciale di Potenza.
Il
manufatto ha suscitato subito l'interesse degli archeologi e storici
dell'arte antica, tra cui l'accademico tedesco Ernst
Langlotz (1895-1978),
che ha ritenuto il reperto fabbricato in Grecia (ibidem), mentre il
sito è stato oggetto successivamente di numerose campagne di scavo,
frequenti ma brevi e provvisorie, che hanno evidenziato segni della
presenza di un grande luogo di culto ellenizzato.
Ulteriori
esplorazioni nella vicina area di Grotta delle Fontanelle, sul versante
settentrionale della rupe di Garaguso, hanno portato alla luce grandi
quantità di ex voto: ceramica e figurine di divinità sedute o stanti,
rinvenimenti che fanno sospettare la presenza di un altro o addirittura
due santuari con culti rivolti ad entità divine dai caratteri simili a
quelli della dea del santuario più importante (Bertesago, Garaffa). Tali
così dense scoperte archeologiche confermano il ruolo della località nel
mondo antico quale centro di contatto tra gli indigeni enotri e i Greci
delle colonie costiere, ma anche come luogo ritenuto dotato di notevoli
valenze sacrali legate alla particolare topografia e all'ambiente naturale
caratterizzato da rupi, corsi d'acqua, grotte e sorgenti.
Per
il Medioevo, nel catalogo dei baroni, di epica normanna, redatto sotto Guglielmo
II, è nominato un
Adam de Garagusa, mentre in una bolla del 1060,
Garaguso viene incluso nella giurisdizione del vescovo
di Tricarico. Tra il
1306 ed il 1307, il re Carlo II d'Angiò, dona Garaguso a Pietro Della
Marra signore di Racale (manoscritto di Ferrante Della Marra).
Fu
inoltre feudo dei Sanseverino,
dei Poderico e della Casa di Palo, ed infine dei Revertera, per lunghi
secoli, a partire dal viceregno spagnolo e fino alla scomparsa della
feudalità.
Il
13 novembre 1861 le bande capitanate da Carmine
Crocco, da Accettura
si diressero su Garaguso inseguite da una colonna di soldati del 50° e
del 30º fanteria. A
Garaguso le formazioni di Crocco e di José
Borjes si
organizzarono a difesa ma non si verificarono scontri degni di nota.
Tallonate da presso dalle truppe citate a da contingenti di guardie
nazionali le formazioni di Crocco raggiunsero Grassano il
14 novembre.
Palazzo
Revertera
È
stato il centro da cui è partita la ricostruzione del borgo a seguito del
terremoto del 1694. Si tratta di un palazzo fatto costruire dal duca
Revertera a scopo venatorio, dato che, nei dintorni di Garaguso, la fitta
vegetazione e la ricca e variegata fauna selvatica consentivano una
intensa attività di caccia.
Il
palazzo Revertera fu costruito su una formazione dolomitica nella parte più
alta del paese. A pianta rettangolare, si snoda su più livelli e in parte
è scavato nella roccia.
La
facciata è molto semplice ed è adornata da un portale con lo stemma
della famiglia.
Le stanze
del Palazzo hanno architettonicamente ambienti che mantenevano una
destinazione d’uso che vedeva:
-
al pian terreno le stalle per gli animali,
-
al primo piano le camere dei duchi,
interessanti
sono anche i sotterranei, tipicamente scavati nella roccia.

I
dipinti del Palazzo - Nella prima
stanza del palazzo troviamo, alzando lo sguardo, una bellissima volta
a crociera completamente dipinta.
Sotto
questo strato di pittura a calce, però, sono stati rinvenuti dipinti
ad olio, alcuni paesaggi tipici della città di Napoli come:
il Vesuvio, le spiagge con
i bagnanti, il porto
di Napoli, la villa
comunale.
Nella
seconda stanza, in seguito, si possono scorgere ben 3 strati di dipinti. Quelli
che risultano di maggior pregio sono i dipinti del secondo
strato. Essi
sono inseriti nella parte centrale del soffitto che è a forma
di vela.
Possiamo
notare alcuni paesaggi dove sono raffigurate delle scene di caccia.
Codeste
opere risalgono alla fine del 1700.
Una
leggenda narra che, proprio
in questo palazzo, sia avvenuto un fatto inquietante. Nel 1718, durante i
festeggiamenti per la nascita di Francesco Maria, figlio del duca Vincenzo
e di sua moglie Eleonora, il bambino fu rapito e mai più ritrovato. Un
pianto lungo e insistente interruppe la festa e sembra che questo pianto
sia ancora oggi udibile nelle giornate in cui nei pressi del palazzo
soffia il vento di maestrale.
Intorno
a questa leggenda, i cittadini hanno organizzato di recente, con il
supporto e la promozione dell’amministrazione comunale e il patrocinio
della regione Basilicata, la prima edizione della sfilata storica del Duca
dei Revertera. Sono stati riprodotti fedelmente gli abiti dell’epoca ed
è stata messa in scena la leggenda della scomparsa del bambino.
Palazzo
Moles

Si
tratta di palazzo risalente al 1700, che apparteneva alla nobile famiglia
dei Moles, discendenti del Generale dell’Armada Spagnola Francisco
Moles.
Francisco
Moles era un abile generale Spagnolo che si trasferì
definitivamente a Napoli intorno al 1600. Prese
in moglie un’aristocratica napoletana dalla quale ebbe 2 figli:
Camillo e Annibale. La
famiglia nel 1675 divenne padrona del Feudo di Parete, vicino Salerno.
I figli
di Annibale ottennero, in seguito, vari terre fra il nord della
Lucania e della Puglia. Così
i discendenti dal ramo di Annibale furono i Moles di Garaguso.
Nel
1843 furono riconosciuti fra le famiglie dell’antica nobiltà e
divennere anche Regie Guardie di pubblica sicurezza della città.
Inizialmente,
il palazzo era una residenza di caccia, distribuita su un solo livello. In
seguito, la residenza è diventata una vera e propria abitazione, ubicata
su diversi livelli, con cantine e stalle. Il palazzo è attualmente
disponibile per feste, eventi o per un soggiorno privato.

La
particolarità di questa residenza è che risulta profondamente evocativa
della storia di Garaguso. Al suo interno, infatti, sono visibili e
visitabili luoghi e scenari che dal 1700 in poi hanno fatto la storia del
paese: una storia fatta di attacchi di briganti, saccheggi di cantine,
impiccagioni, ma anche della grande umanità del medico Vito Moles, che
abitò il palazzo fino alla sua morte, avvenuta negli anni ’40 del
Novecento.
Molti
ambienti sono rimasti immutati nel tempo: per esempio, il portale, le
antiche scale in pietra, ma anche la terrazza e il salone, che ricordano
le feste nelle quali i Moles erano soliti riunirsi.
Chiesetta
di Madonna delle Puglie
La Chiesa
della Madonna delle Puglie reppresenta la volontà incessante dei
garagusani di ricostruire più volte il sacrato nello stesso punto, dopo
che più volte era stata distrutta da eventi franosi.
La
prima documentazione esistente fa risalire la Cappella al 1588, più volte
ricostruita sino all’ultima ricostruzione degli anni ’90.
Al
suo interno conserva alcune statue di pregio come:
-
la statua in gesso della Madonne delle Puglie;
-
la statua di Sant’Antonio Abate.
Chiesa
di San Nicola di Myra
Altro
importante monumento presente a Garaguso è la chiesa madre di San
Nicola di Myra, risalente al XVIII secolo. La chiesa è stata, infatti,
costruita sulle rovine di un tempio preesistente, crollato con il
terremoto del 1694.
Molto
particolare è la struttura realizzata con pietre a vista che
danno al santuario un bellissimo impatto visivo.
È
costituita da due navate e ad essa sono stati annessi in seguito altri
ambienti, come la canonica e il campanile.

Di
notevole pregio sono anche:
-
un’affresco della Pietà risalente al 1581, sito all’interno
della piccola nicchia della cappella primitiva. Nell’affresco si nota un
dipinto che raffigura la Pietà del Cristo realizzata probabilmente da un
monaco errante. L’opera
ritrae la figura triste ed afflitta del Cristo e il candido volto della Beata
Vergine. La bellezza del dipinto di Garaguso si deve anche, e
soprattutto, alla maestria dei colori adoperati dall’autore.
In
un arco che anticipa la sagrestia troviamo, poi, degli affreschi
del 1400 con toni di colore molto marcati che spaziano dal rosso,
all’ocra, al verde.
-
la statua ed una reliquia di San Gaudenzio, rappresentante il braccio
del Santo. La
scultura realizzata in legno risale al 1700, anno in cui a Garaguso
vennero donate le reliquie del Santo.
Un documento
storico parla, infatti, della donazione del sacro osso crurale alla
comunità garagusana.
-
la tela dell’Apocalisse.
Visitando la Chiesa Madre non si può fare a meno di osservare
il grande dipinto ad olio su tela, situato dietro all’altare maggiore
della navata centrale. La
sua fattura viene attribuita a frate F. Deodato da Tolve nell’anno 1761.
E’
una delle cose più belle da vedere a Garaguso anche per la
rappresentazione particolare dell’Apocalisse.
Sulla
tela si nota l’Immacolata concezione con Gesù Bambino in braccio
che seguono i canoni della rappresentazione del protovangelo della Genesi
e dei versi dell’Apocalisse.
Statua
di Cerere
Nella piazza
centrale del paese spunta la statua di bronzo della dea Cerere,
con in mano le spighe e la falce. Fu
posta sopra la fontana pubblica del paese nel 1800.
Un
tempo dalla fontana si attingeva un’acqua portata fino al paese dal fiume
Salandrella. Era
la vecchia sorgente Alaternosa, che veniva portata sino al borgo
tramite condutture apposite.
Nel bosco
di Garaguso la fonte è ancora oggi visitabile, e risulta un’acqua
di ottima qualità.

Feste
religiose e tradizioni popolari
Il patrono
di Garaguso è San Gaudenzio, patrono anche di Rimini. Si
festeggia il 14 di agosto ed il 24 settembre, con i cittadini
che portano la statua del Santo fra le vie del paese.
Mentre
il lunedì dopo Pasqua si celebra la festa della Madonne delle
Puglie.
Particolare
come solo in alcuni paesi della Basilicata è il Carnevale, con riti
propiziatori e maschere dalla storia antichissima.
Escursioni
a Garaguso
Il territorio
garagusano offre la possibilità di passeggiate naturalistiche ed
escursioni tra i boschi ed il letto del torrente Salandrella.
Da
vedere in ambito naturalistico sono:
-
i Sabbioni di Garaguso, una falesia dal colore giallo ocra;
-
il bosco fra Calciano, Oliveto ed
il comune di Accettura;
-
trekking nel parco di Gallipoli Cognato e le Dolomiti lucane;
-
le Pietre della Mola ed i dintorni del monte Croccia.
Fonte:
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