Montalbano Ionico
(Matera)
 
  

Montalbano Jonico sorge a 292 m s.l.m. nella parte sud-occidentale della provincia, tra i fiumi Cavone, che lo separa da Pisticci (25 km) a est, e Agri, che lo divide da Tursi (16 km) a ovest. Il territorio è in massima parte collinare. Di notevole impatto paesaggistico e naturalistico la presenza dei calanchi. Per la presenza di terreno prevalentemente argilloso (di qui il nome delle cosiddette "argille di Montalbano") il paese è da sempre soggetto a frane che ne hanno, nel tempo, modificato l'aspetto, creando oltretutto parecchi problemi alla popolazione.

Il nome originale, Mons Albanus, deriva probabilmente dal gentilizio Albius, diffuso nell'Italia meridionale in Età repubblicana, epoca in cui vennero assegnati lotti di ager publicus ai veterani di guerra, dopo gli eventi bellici relativi a Pirro (280 - 275 a.C.) e Annibale (seconda guerra punica, 218 - 202 a.C.). A tal riguardo va inoltre riferita una citazione di Cicerone (I secolo a.C.) che diceva di ricchi senatori romani avere grosse proprietà agricole nel territorio Eracleota.

Altra ipotesi è quella che deriva dalle parole latine mons (monte) e albius (chiaro), dalle argille che compongono il territorio su cui è posizionata la cittadina. Infine non è da escludere la possibile origine dall'arabo Al bana, vale a dire "luogo eccellente".

È accertatala presenza di un sito dell'Età del bronzo nel suo territorio in contrada Iazzitelli. Le origini storiche di Montalbano sono molto incerte, forse risalenti al IV secolo a.C. I reperti archeologici rinvenuti nel suo abitato sono di età ellenistica.

Probabilmente fu, come Pandosia, alleata di Roma nella battaglia di Heraclea, che vide fronteggiarsi le forze romane a quelle epiriote alleate dei tarantini e capitanate da Pirro. In età romana beneficiò dei percorsi della transumanza che ancora oggi l'attraversano, nonché della floridezza di Heraclea, ricadendo all'interno della Siritide.

Nel suo territorio è importante la fattoria ellenistica di Andriace risalente al III secolo a.C. probabilmente parte di un piccolo abitato agricolo, con tipologia di casa a corte, dotata di ambienti per l'abitazione delle famiglie dei coltivatori e spazi adibiti alla lavorazione dei prodotti. Attualmente ricostruita con tecniche all'avanguardia, la fattoria "Magno-Greca", rappresenta la testimonianza rara di una struttura rurale, anticipatrice delle più sofisticate forme della villa romana, di quel periodo.

In contrada Ucio, sulla destra del Cavone (antico Akalàndros) furono rinvenute le famosissime Tavole di Heraclea, tavole bronzee incise in greco relative alla suddivisione agraria dei territori dei santuari di Dioniso e di Atena nel IV secolo a.C.; sul retro è incisa, in latino, la Lex Iulia Municipalis del I secolo a.C. Oggi le due tavole sono conservate presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Dal Medioevo in poi Montalbano fu feudo appartenuto a seguire ai Sanseverino, ai Villamari, ai Toledo e agli Alvarez.

Alle falde del Piano Cerulli, sull'Agri sono i ruderi dell'importante monastero bizantino di San Nicola de Sylva; in età federiciana il monastero fu occupato dai monaci cistercensi.

Rilevante è il tracciato della cinta muraria esterna di età aragonese e poi ristrutturata, nella veste attuale, dopo il saccheggio dei predoni ottomani del 1555.

Dal 1799 la cittadina fu molto attiva nel movimento antiborbonico.
Nel 
1863 al nome Montalbano fu aggiunto l'appellativo Jonico, a indicare il mare su cui il territorio comunale si affacciava.

A partire dal 1932, e fino ai primi anni '60 del XX secolo, Montalbano fu una delle stazioni delle Ferrovie Calabro Lucane.

Durante il ventennio fascista nel paese vennero confinati alcuni condannati dal Tribunale speciale per la difesa dello stato fra cui Camilla Ravera.

Nel 1959 prima e nel 1974 poi, il territorio, prima molto esteso, si ridimensionò notevolmente, in seguito all'acquisizione dell'autonomia da parte delle due frazioni di Policoro e Scanzano Jonico. 

Monumenti e luoghi d'interesse

Una volta a Montalbano Ionico non si può non visitare la suggestiva chiesa madre di Santa Maria d’Episcopio e di San Maurizio, patrono della città, protagonista di una delle feste più sentite in città.

A tre navate, il tempio è caratterizzato da una cupola quattrocentesca. All’interno contiene diverse opere come un’acquasantiera del 1500, un coro ligneo e altari cinquecenteschi. Nella cappella a lui dedicata è conservato un busto di San Maurizio. Nella navata destra si distingue una Madonna col Bambino e San Giovannino, di Mattia Preti, e un Riposo in Egitto attribuito a Oronzo Tiso.

Tra palazzi storici e cappelle gentilizie si può riconoscere in Montalbano un luogo piacevole da scoprire in lente e tranquille passeggiate.

Si ha così modo di ammirare il Palazzo Cassano, sede della Biblioteca civica “Rondinelli” e noto per la Sala patriottica, in cui, nel 1799, si riunirono i primi repubblicani antiborbonici. Qui sono conservate le testimonianze della lotta contro il brigantaggio, oltre ad una bella Madonna con Bambino (XIV sec.).

Lungo Corso Carlo Alberto si concentrano palazzi nobiliari tutti databili tra il XVI e il XIX secolo, molti dei quali presentano una splendida corte centrale. In particolare, proprio sull’ultimo tratto del corso, annesso a Palazzo Rondinelli, è visibile l’Arco del Pubblico Orologio, detto anche Porta dell’orologio, simbolo della città. Si tratta dell’antica porta di Montalbano, denominata anche Porta Castello (metà  XVII sec.), attraverso la quale si accede al rione Terravecchia, sorto intorno al castello, e al cuore del centro storico. L’orologio che impreziosisce l’accesso risale ad una fase successiva come per l’attuale prospetto.

- Terravecchia, nata intorno al castello è ritenuta una domus federiciana, unica della provincia di Matera, oggi in parte inglobato in abitazioni, in parte crollato (presso piazzale Castel Fidardo, Tempa del diavolo).

- Mura normanne, di cui restano due torri quadrate e numerose balestriere.

Aree naturali

Le creste argillose disegnate dall'erosione che circondano la collina di Montalbano Jonico racchiudono un importante patrimonio scientifico che è andato formandosi nell'arco di oltre un milione di anni. Il geosito di Tempa Petrolla è un condensato di storia, economia e natura. È stata di recente richiesta la salvaguardia di questa zona, ed in data 18 gennaio 2011 il Consiglio Regionale di Basilicata ha approvato un disegno di legge per l'istituzione della Riserva naturale speciale dei Calanchi di Montalbano Jonico.

La riserva dei Calanchi di Montalbano Jonico è candidata a rappresentare a livello mondiale la sezione "ideale" del Pleistocene Medio (Global stratotype section for the Early-Middle Pleistocene) e si contende il Golden Spike, che sarà assegnato nel 2016, con una vallata nel crotonese e un geosito giapponese.  

Istituita nel 2011, la Riserva calanchiva di Montalbano Ionico è la più estesa della Basilicata e presenta unicità geologiche mondiali e interessi di pregio paesaggistico, ambientale, archeologico e culturale.

I profondi solchi dei calanchi si estendono fino ai campi coltivati, circondati da boschi della macchia mediterranea, esemplari di pini e cipressi, fino a tratteggiare paesaggi assoluti come il geosito di Tempa Petrolla, uno sperone isolato di roccia che si innalza in un mare di argilla.

L’ambiente in cui si sviluppano i calanchi comprende una ricca vegetazione e molte specie animali, in particolare volatili, al punto che la Riserva è riconosciuta a livello europeo come I.B.A. (Important Bird Area).

La riserva è attraversata da affascinanti sentieri, come i “Giardini”, mulattiere che da sempre collegano il borgo antico ai terreni della Val d’Agri, estendendosi dal mare Ionio alle vette del Parco Nazionale del Pollino. Molte di esse, inoltre, interessano i siti geologici di maggiore importanza della Riserva regionale dei Calanchi di Montalbano Ionico, fino a costituire sentieri ideali per escursioni e passeggiate.

Tradizioni e folclore

Processione del Venerdì Santo - Quella del Venerdì santo è una suggestiva e antica processione che viene organizzata ogni anno dalla Confraternita del Purgatorio. 

Nel pomeriggio del Venerdì Santo i fedeli portano in processione la statua della Vergine a lutto e nello stesso tempo anche il simulacro di Gesù. I canti di passione accompagnano il corteo per le vie del paese mentre i fedeli cantano dondolandosi. 

VenerdiSanto.jpg (312443 byte)Per ottemperare a un voto, accade che donne in processione camminino scalze.

Festa di Sant'Antonio Abate - Rito di antichissime origini pagane, in età cristiana, il giorno della festa di Sant'Antonio Abate, era caratterizzato dalla benedizione degli animali. 

Oggi questa usanza è stata dimenticata, ma sopravvive ancora la tradizione della gara dei fuochi in onore di Sant'Antonio. I falò - che nel mondo antico rappresentavano il passaggio tra l'anno vecchio e quello nuovo -, realizzati dai ragazzi negli slarghi di ogni quartiere erano e sono ancora oggi l'occasione per riunirsi attorno ad essi, cantare e ballare. 

Alla sommità di ogni falò fatto con i rami potati dagli ulivi, anticamente si poneva un fantoccio di paglia. Secondo la tradizione la cenere viene poi portata nei campi e sparsa dai contadini sui terreni per propiziarsi un abbondante raccolto.

 

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