Nella terra dei calanchi

La Riserva Regionale dei Calanchi di Montalbano Jonico si trova nella parte sud occidentale della provincia di Matera, tra i fiumi Agri e Cavone ed è l’area calanchiva più estesa della Basilicata. Copre un'area di 29.000 ettari ed è un paesaggio che nasconde dei segreti sotto ogni aspetto. Il mare è a pochi chilometri, siamo al centro della costa ionica, una mezzaluna di terra che pare un abbraccio tra il tacco della Puglia e lo slancio della Calabria.

Istituita nel 2011, è stata accreditata come C.E.A.S. (Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità) dalla Regione Basilicata per l’alta valenza geologica e scientifica.

Quest’area naturale è un vero e proprio museo a cielo aperto ricchissimo di fossili rappresentativi di diversi paleoambienti che si sono alternati in varie ere geologiche, in particolare nel Pleistocene Inferiore e Medio (databili tra 1.700.000 di anni fa e 130.000 di anni fa). Una location unica al mondo per i suoi aspetti geologici e paleontologici e per il particolare pregio paesaggistico, culturale archeologico e ambientale.

Qui la Natura ha dato vita a qualcosa di veramente meraviglioso. I calanchi infatti sono il risultato dell’erosione del terreno prodotta dalle acque su rocce argillose, causata dall’azione del tempo, di vari elementi atmosferici e dall’evoluzione del territorio. Gli agenti atmosferici infatti scolpiscono la roccia, dando vita a questo stupendo paesaggio lunare. 

In antichità era il fondo di un mare che si insinuava tra la Puglia e l'Appennino e che col tempo, ritirandosi, ha lasciato nell'argilla testimonianze: conchiglie e tutto ciò che popolava il fondo del mare.

Profondi canyon e pinnacoli dalle forme più bizzarre plasmati da milioni di anni di erosione delle piogge fanno da scenografia ad antichi borghi che appaiono come miraggi, confondendosi con il loro biancore nella natura di questo paesaggio lunare.

Nel territorio sud-occidentale della Basilicata, non lontano da Matera, c’è un luogo imprevisto se si pensa che appare all’improvviso in una regione caratterizzata da campi coltivati, verdeggianti colline e la pianura che scende verso il Mar Ionio che un tempo ricopriva con le sue acque anche queste terre. In fondo anche i calanchi sono colline, ma del tutto particolari perché deformi e caratterizzate da accentuati fenomeni di erosione prodotti nel corso di milioni di anni principalmente per l’effetto dello scorrimento delle acque sulla roccia argillosa. 

In questo territorio, che in molti hanno definito lunare, si possono osservare come in un manuale di geologia le varie fasi dell'evoluzione dei calanchi, da quelli con creste più sottili, denominati "a lama di coltello", la cui formazione è più recente, a quelli più rotondeggianti, chiamati "biancane" o "a dorso d'elefante", delle erosioni più antiche.

Le profonde incisioni dei calanchi degradano fino ai campi coltivati, alternando piccoli boschi di macchia mediterranea, pini e cipressi che danno vita a un ecosistema particolarmente suggestivo.

La vegetazione tipica della Riserva dei Calanchi si è adattata alle difficili condizioni climatiche della zona.

La flora è molto ricca e complessa e comprende alcune rarità botaniche tutelate dall’Unione Europea.

Alcune specie caratteristiche dell’area sono:

- Lo Sparto Steppico, una graminacea cespugliosa con radici molto robuste e adatte a colonizzare le creste più impervie dei calanchi;

- La Canforata di Montpellier, una specie protetta rarissima dalla forma di piccolo cespuglio tipica dell’area dei calanchi di Montalbano;

- L’Atriplice, chiamata in dialetto montalbanese satusc’n, le cui foglie venivano usate per insaporire i pastoni per i maiali;

- Due piante introdotte dall’uomo in tempi piuttosto recenti: il Fico d’India e l’Agave.  

La Riserva dei Calanchi ospita molte specie animali, soprattutto volatili, tanto che l’area è riconosciuta a livello europeo come I.B.A. (Important Bird Area).

Anche la fauna è dunque molto ricca e alcune specie che popolano la riserva sono:

- Volatili: nibbi, gheppi e poiane, lanario e averla capirossa, ghiandaia marina, monachella, zigolo capinero, civette, barbagianni e assioli;

- Mammiferi: riccio, volpe, faina, donnola, lepre, lontra, tasso e istrice;

- Anfibi e rettili: vipere, serpenti, rospi e rane.  

Tempa Petrolla - Il geosito di Tempa Petrolla è uno spettacolare sperone di roccia che si innalza da una distesa di argilla.

Questo luogo è particolarmente suggestivo perché sembra che lo sperone roccioso sia spuntato dal terreno argilloso come un enorme meteorite. In realtà questa località è stata abitata fin dal Neolitico.

Le Appiett’ - Le storiche Appiett’ sono antiche mulattiere che collegavano il centro abitato ai terreni della Val d’Agri oppure si congiungevano alle vecchie vie di transumanza.

Venivano percorse fin dall’epoca pre-romana e si snodano lungo un percorso panoramico che va dalla valle dell’Agri alla Pianura Metapontina fino al massiccio del Pollino, costituendo meravigliosi sentieri per gli amanti dell’escursionismo.

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