|
Acerenza
è uno dei “Borghi più belli d’Italia”, denominata “città
cattedrale” per l’imponente tempio che troneggia al centro del borgo
antico, dedicato a Santa Maria Assunta e a San Canio (XI-XIII sec.).
Come
vi fosse “adagiata” sorge su di una rupe, racchiusa tra il fiume
Bradano e il torrente Fiumarella, spiccando a oltre 800 metri sul livello
del mare, e proprio grazie alla sua posizione, dal belvedere
“Torretta”, lo sguardo si perde sul panorama che si tuffa nei colori
mutevoli dell’alta valle del Bradano.
Proprio
lì, dove sorge l’attuale abitato, nacque l’antica Acheruntia, che per
la sua posizione il poeta latino Orazio definì “caelsae nidum
Acherontiae”, “il nido d’aquila dell’alta Acerenza”, mentre
scrittori come Tito Livio e Procopio la citarono come “fortezza di
guerra” e “presidio”.
Una
volta in paese ci si perde tra i vicoli del borgo antico dove si
susseguono fontane e palazzi di pregio, molti dei quali con cortili
interni, decorati di stemmi e portali in pietra.

Posta
su un altipiano dai fianchi ripidi, tra il fiume Bradano e il
suo affluente Fiumarella, è stata sempre molto importante dal punto
di vista strategico per la difesa del territorio.
Antichissima
e intensa, la storia di Acerenza, antica Acheruntia, risuona ancora tra i
suoi intricati vicoli ed è impressa nelle sue imponenti architetture.
Gli
accadimenti legati al passato di Acerenza annoverano la conquista da parte
dei Romani (318 a.C.), mentre le prime notizie relative alla presenza
di insediamenti abitati risalgono al VI secolo a.C..
Le
prime notizie di insediamenti abitati risalgono al VI secolo a.C. e
sul luogo dell'attuale abitato nacque l'antica Acheruntia,
Αχερουντία in greco, citata dagli scrittori romani Tito
Livio e Orazio, e nel Medioevo da Procopio. Tutti
la citano come "Fortezza di guerra" e "presidio".
Nel V
secolo fu istituita come una delle diocesi lucane.
Al
tempo dell'imperatore Giustiniano e nella metà del VI
secolo la città di Acerenza è ugualmente forte: Procopio, infatti,
dice che Totila, avendo preso un certo presidio presso i Lucani,
"che alcuni abitanti chiamano Acerenza, vi pose un presidio di 300
uomini". E lo stesso Procopio ci dice che il suddetto presidio,
comandato dal capitano Morra, passò all'Imperatore Giustiniano.
Nel 788 Carlo
Magno per liberare Grimoaldo III, suo ostaggio, e permettergli
di tornare a Benevento, chiede come condizione l'abbattimento delle
mura di Acerenza, condizione accettata. Nel 793, però, lo stesso Duca di
Benevento Grimoaldo III la fece ricostruire sul monte.
Nell'IX
secolo la Lucania, è divisa in un certo numero di gastaldati:
secondo un trattato tra il duca di Benevento Radelchi e il
principe di Salerno Siconolfo, che è generalmente datato 849,
attribuisce al principato di Salerno tutta la parte sud ovest
dei domini longobardi dell'Italia meridionale, nell'elenco dei gastaldati
che lo compongono c'è la è metà del gastaldato di Acerenza, anche se
nei fatti Acerenza mantenne la sua indipendenza da Salerno.
La
cittadina fu oggetto di una lunga contesa tra Longobardi e Bizantini.
Gli
ufficiali longobardi divennero a volte collaboratori dei funzionari
bizantini e addirittura rendevano conto più allo stratego di Bari,
rappresentante dell'Imperatore d'Oriente in Italia che al
principe di Salerno.
Significativa
delle interferenze tra longobardi e bizantini nella zona in questo periodo
è controversia per alcune terre di proprietà dell'abbazia di Acerenza,
date in affitto ad un contadino di Matera, perché l'affitto sia
valido occorre il consenso del principe di Salerno, legittimo proprietario
delle terre. Un inviato del principe di Salerno rappresenta l'abbazia nel
giudizio, ma la sentenza finale è ratificata a Matera da un giudice che
è un funzionario bizantino insignito del titolo di scudiero imperiale.
Acerenza
è citata in un documento bizantino del 1002, sottoscritto dal catapano Gregorios
Tarkaneiotes, nel quale si fa menzione di una contesa sorta tra il kastron (città
fortificata) di Tricarico e quello di Acerenza, per il possesso
di alcune terre a seguito della cacciata, da parte delle forze bizantine,
di un manipolo di arabi insediati a Pietrapertosa al comando di un certo
Loukas (un cristiano convertito all'Islam) che compiva scorribande nella
zona. Interessante è il fatto che in quel documento vengono ristabiliti i
confini indicando punti fissi che ancora oggi sono individuabili e che
costituiscono l'attuale confine tra il territorio di Tricarico e
quelli di S. Chirico Nuovo e Tolve.
Il
4 maggio 1041 il vescovo di Acerenza, Stefano (1029-1041),
che appoggiava il Catapano di Bari, muore combattendo sulle rive
dell'Ofanto contro i primi Normanni che avevano conquistato
la zona intorno a Melfi.
In
seguito a questa battaglia, Acerenza viene conquistata dai Normanni,
tra le prime località del sud Italia, in particolare da Asclettino I,
della casata Drengot Quarrel, cavaliere che emerge tra i primi capi
normanni che fondano la contea di Puglia. Asclettino si afferma nel
territorio del Vulture-Melfese, ed è attivo anche nella zona di Vieste (nel
promontorio del Gargano).
All'Assise
di Melfi, che termina al principio dell'anno 1043, partecipa lo
stesso Asclettino. Va rilevato che egli è l'unico della casata Drengot ad
essere insignito di una signoria nella contea di Puglia, tra undici
diversi altri cavalieri tutti appartenenti alla famiglia Altavilla.
In
questo parlamento generale, Guaimario V garantisce a Rainulfo
I Drengot il dominio sui territori della Campania. Si distingue,
così, da Braccio di Ferro, capo della contea di Puglia.
L'intera regione, ad eccezione di Melfi, viene suddivisa in dodici baronie,
costituite a beneficio dei capi normanni ed assegnate nei territori di Capitanata,
Gargano, Apulia e Irpinia, fino al Vulture.
I
Normanni dividono in dodici contee le terre conquistate o da conquistare.
Il sovrano attribuisce i feudi secondo il rango e il merito e ognuno dei
cavalieri si dedicherà alla conquista di quanto concessogli. In
particolare è questa la circostanza in cui Asclettino I Drengot (Asclettino
minore), che risiede nel castello di Genzano, prende il titolo di
Conte di Acerenza. Le vicende della Contea di Puglia e della Casata Altavilla si
intrecciano con quelle di Aversa e dei Drengot. Questi ultimi,
infatti, all'interno della stessa contea, sono presenti nelle zone di
Vieste (promontorio del Gargano), Acerenza e Genzano (Basilicata) proprio
con Asclettino I.
Asclettino
II Drengot succede a Rainulfo Drengot nel titolo di conte di Aversa e duca
di Gaeta nel 1045. Asclettino II è eletto dai normanni di
Aversa ed investito della contea da Guaimario IV di Salerno. Ma i
nobili di Gaeta eleggono duca il longobardo Atenolfo, Conte di Aquino.
Guaimario, signore sia di Gaeta che di Aversa, e di cui
Rainulfo è stato vassallo, interviene per conto di Asclettino II, attacca
Atenolfo, lo sconfigge e lo prende prigioniero. Ma successivamente lo
libera e lo confermato duca di Gaeta. Asclettino II governa solo pochi
mesi e muore prematuramente. Arriva, poi, nella penisola Riccardo I
Drengot, figlio di Asclettino I (Asclettino maggiore), si pone al
servizio di Umfredo d'Altavilla e ne sposa la sorella Fressenda:
a Melfi gli è assegnato il titolo di Conte di Acerenza e Signore di
Vieste.
Nel 1061 Roberto
il Guiscardo ne fece una roccaforte rendendola un centro di difesa da
rappresaglie bizantine.
Monumenti
e luoghi d'interesse
Acerenza
è uno dei “Borghi più belli d’Italia”, denominata “città
cattedrale” per l’imponente tempio che troneggia al centro del borgo
antico, dedicato a Santa Maria Assunta e a San Canio (XI-XIII sec.).
Come
vi fosse “adagiata” sorge su di una rupe, racchiusa tra il fiume
Bradano e il torrente Fiumarella, spiccando a oltre 800 metri sul livello
del mare, e proprio grazie alla sua posizione, dal belvedere
“Torretta”, lo sguardo si perde sul panorama che si tuffa nei colori
mutevoli dell’alta valle del Bradano.
Proprio
lì, dove sorge l’attuale abitato, nacque l’antica Acheruntia, che per
la sua posizione il poeta latino Orazio definì “caelsae nidum
Acherontiae”, “il nido d’aquila dell’alta Acerenza”, mentre
scrittori come Tito Livio e Procopio la citarono come “fortezza di
guerra” e “presidio”.
Attraversandone i
vicoletti ci si imbatte negli antichi palazzi storici, nei portali di
pietra finemente decorati e diverse fontane, finché pian piano si svela,
in tutto il suo splendore, la Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta e
a San Canio. Si comprende così perché Acerenza, insieme ad altri comuni
lucani, sia stata inclusa tra “I Borghi più Belli D’Italia”.
Tra
gli edifici di pregio con cortili interni di particolare impatto, spesso
decorati di stemmi di antiche famiglie acheruntine, spiccano Palazzo
Loguercio Polosa e Palazzo Gala.
Custode
di elementi preziosi sacri è poi il Museo Diocesano, custode di oggetti
provenienti dal tesoro della Cattedrale di Santa Maria Assunta (XI-XIII
sec.), tra i quali si possono ammirare elementi di oreficeria,
argenteria, statuaria lignea, dipinti e un’importante collezione di
paramenti liturgici.
Convivono,
inoltre, molti reperti archeologici anteriori alla nascita del
Cristianesimo, emersi dal sottosuolo acheruntino e dalla regione
apulo-lucana.
Ad
Acerenza, poi, la tradizione contadina rivive nel Museo etnografico, una
ricostruzione composta di due vani, l’uno con la riproduzione della
stalla e della cucina, l’altro con la camera da letto e il pollaio. Il
museo etnografico espone inoltre oggetti di uso quotidiano, attrezzi
agricoli e artigianali, oltre agli abiti indossati dai contadini del
tempo. Da vedere è anche il Museo dei legni intagliati con sede presso il
Convento di Sant’Antonio di Padova.
Architetture
religiose
Città
romana, normanna e rinascimentale, Acerenza è sinonimo di
“Cattedrale”, emblema della sua cultura e della sua storia, ma degni
di nota sono anche gli altri luoghi di culto.
Per
il ruolo assunto e per la straordinaria bellezza, il Duomo ha fatto
guadagnare ad Acerenza la denominazione di “Città Cattedrale”,
considerata uno dei monumenti più importanti della Basilicata. Meritano
senz’altro di essere visitata anche la Chiesa di San Laviero martire
(1065), Patrono della città, e quella dell’Annunziata. Interessante è
anche il convento francescano (seconda metà del XVI secolo), con
l’annessa Chiesa di San Antonio. Molto interessante è anche il Museo
Diocesano che espone tesori della Cattedrale ed è allestito nella sede
dell’ex seminario.
Cattedrale
di Santa Maria Assunta e San Canio Vescovo
A
guardarla da ogni prospettiva si comprende la ragione per cui sia
annoverata tra i più importanti monumenti della Basilicata.
Dedicata
a Santa Maria Assunta e a San Canio vescovo (XI-XIII sec.), la Cattedrale
di Acerenza si deve a Roberto il Guiscardo, condottiero normanno che ne
iniziò la costruzione sull’area di una chiesa paleocristiana, a sua
volta eretta su un tempio pagano dedicato ad Ercole Acheruntino.
Successivamente
maestranze locali, dirette da architetti francesi, la realizzarono in
stile romanico clunyacense, secondo l’indirizzo dell’abate di Cluny,
Arnoldo, il quale, designato arcivescovo, nel 1080 la consacrò a Santa
Maria Assunta e a San Canio.
Sia
la facciata sia i campanili sono stati ritoccati nel corso dei secoli; la
cupola sulla crociera è del XIX secolo. All'interno della sacrestia
emerge un busto di Flavio Claudio Giuliano; un passaggio consente di
girare attorno al coro e di ammirare le absidi in pietra
squadrata. Di recente sono stati ritrovati, dopo alcuni scavi, le
fondamenta di un battistero adiacente alla cattedrale.
A
guardarla da ogni prospettiva si comprende la ragione per cui sia
annoverata tra i più importanti monumenti della Basilicata, con la grande
abside e l’interno a tre navate in cui sfilano sulle pareti importanti
tavole cinquecentesche, il grande polittico di Antonio Stabile (1583), una
cripta del 1524 abbellita da splendidi affreschi di Giovanni Todisco da
Abriola, la cupola sulla crociera (XIX sec.) e la sacrestia con un busto
di Giuliano l’Apostata.
Bellissimo
il portale decorato da singolari allegorie raffiguranti uomini e animali
avvinghiati tra loro.
Sala
dell'Episcopio
Il
nobile Francesco Antonio Simonello, o de Simonellis ha lasciato al
clero di Acerenza la pala d'altare che era situata nella cappella di Santa Caterina
d'Alessandria, all'interno della Cattedrale, di proprietà delle famiglie Simonello e Caterini,
raffigurante il Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria,
dipinta da Horatius Jacobotta da Spinazzola nell'anno
1596.
Nell'angolo
destro in basso sono raffigurati Francesco Simonello e la figlia Caterina
con il loro blasone: D'azzurro, ai due leoni d'oro controrampanti
poggianti sul mare e rivolti verso una stella d'oro, con la seguente
iscrizione: "D. O. M. Franciscus Antonius de Simonellis Acheruntinus
ut.. suae animae provideret hoc opus Divae Catharinae dicavit. Feliciter
Amen".
In
alto a sinistra è rappresentato San Giuseppe, a destra la Vergine Maria
con Gesù bambino, che offre a Santa Caterina d'Alessandria, raffigurata
con la ruota, l'anello nuziale, dicendo: "Veni sponsa mea accipe hanc
coronam tibi quam ego preparavi in aeternum regni mei." Al centro del
dipinto vi è Sant'Anna, con lo sfondo di un paesaggio silvano e
collinare.
Chiesa
di San Laviero Martire
Detta
anche del Purgatorio, la Chiesa di San Laviero (1065) è dedicata
all’omonimo santo, Patrono di Acerenza insieme a San Canio e San
Mariano.
Uno
degli elementi più importanti di questo tempo è l’altare in pietra in
stile barocco su cui domina, molto venerata dal popolo acheruntino, la
tela settecentesca di Filippo Donzelli, raffigurante il martirio di San
Laviero.
Visitando
la chiesa si notano inoltre la statua di San Rocco, in cartapesta leccese,
e quella lignea di San Giuseppe. Attira l’attenzione del visitatore
anche il manichino della Madonna Addolorata che indossa un vestito nero
(1847). Ogni anno la chiesa è sede dei festeggiamenti in onore di San
Laviero che cadono il 17 novembre.
Convento
francescano e Chiesa di Sant'Antonio
Nella
parte bassa del paese, ai limiti dell’abitato, si trovano il convento
francescano (seconda metà del XVI secolo) e l’annessa Chiesa di San
Antonio.
Convento
e chiesa sono di fondazione medievale, con originaria dedica a Santa Maria
Maddalena. Il convento risale alla seconda metà del XVI secolo e
all’interno ospita il Museo dei legni intagliati, vere e proprie opere
d’arte ispirate alla civiltà rurale realizzate da Giuseppe e Giovanni
Di Trani.
Chiesa
rupestre di San Michele arcangelo
Nel
territorio di Acerenza ricade questo piccolo gioiello ipogeo dedicato
all’”Angelo Guerriero”, che si trova esattamente in contrada
Sant’Angelo.
Nella
graziosa grotta è ancora conservata una statua lignea raffigurante San
Michele Arcangelo, intagliata dall’artigiano acheruntino Angelo Maria
Marmo, noto anche come “Furnaciar”. Nel 1268 il santuario rupestre di
Acerenza era posseduto dagli Ospedalieri di San Giovanni da Gerusalemme.

Fonte:
|