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Muro
Lucano si distende a gradinata su uno scosceso pendio affacciato su
una gola. Nella valle sottostante sorgeva il nucleo originario chiamato
Numistro maggiore.
Centro
culturale ed economico, ha risentito fortemente del terremoto
dell'Irpinia, avvenuto
il 23 novembre 1980.
Gravemente danneggiate sono soprattutto le infrastrutture, i cui lavori di
ristrutturazione, per oltre un ventennio, sono state al centro di una
forte controversia. Le amministrazioni che si sono succedute fino ad oggi
hanno ammesso il ritardo nelle opere di ristrutturazione, rappresentate in
maniera particolare dallo stato delle scuole elementari nel comune.
Nei
pressi di Numistro è documentato che Annibale combatté
contro il console Marco
Claudio Marcello nel 210 a.C., durante la seconda
guerra punica. Il castello di Muro Lucano e la chiesa cattedrale possono essere
considerati l'acropoli della cittadina e ne caratterizzano il paesaggio.
Il castello è di origine alto-medioevale (verosimilmente del IX
secolo). Il primo
nucleo del Castello è la torre posta alla sinistra dell'attuale ingresso
e potrebbe essere stata edificata dai Longobardi (Longobardia
Minor).
Nel
IX, stava nascendo il Pianello.
I
pianellesi costruirono mura fortificate verso sud-est e nord-ovest, in
modo che la città fosse ben protetta da attacchi di popolazioni barbare.
Il borgo Pianello, però, non poteva contenere altra gente che vi
confluiva, così si cominciò a costruire fuori dalle mura. Questi nuovi
quartieri erano indicati come le case fuori dal muro: nacque, in questo
modo, la città di Muro. Nel 1863, dopo l’unità d’Italia del 1861, al
nome Muro fu aggiunto il suffisso Lucano per distinguere la città da Muro
Leccese.
Castello
reale sotto Federico
II di Svevia, la
fortezza si è poi espansa seguendo l'andamento della puntuta collina, con
una seconda parte edificata per opera degli Angioini.
Ad esso è contigua la cattedrale
di San Nicola,
consacrata nel 1169. Nel 1382 si
consumò, nel castello
di Muro, l'omicidio di Giovanna
I d'Angiò, Regina del Regno
di Napoli, per ordine
di Carlo di
Durazzo.
Dopo
l'epoca angioina il Castello vide una lunga infeudazione ad opera degli Orsini fino
alla fine del feudalesimo (1806).
Nel settecento, dopo il tremendo terremoto
del 1694 gli
Orsini apportarono profonde modifiche al maniero sopraelevando il
pianterreno, abbattendo il ponte levatoio e costruendo un nuovo fabbricato
appoggiato alle due torri. Il terremoto
del 1980 ha reso
necessario un esteso processo di consolidamento. La parte denominata
appartamento del principe è stata recentemente restaurata.
1861
- Brigantaggio. Il 23 novembre 1861 Carmine
Crocco e José
Borjes, attaccarono
Muro. Data la conformazione del paese, guardie nazionali, soldati e
cittadini, schierati su posizioni naturalmente forti, accolsero gli uomini
di Crocco a fucilate scompaginando le loro formazioni che furono costrette
alla fuga dopo aver subito non poche perdite.
Negli
anni della seconda
guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, 16 profughi ebrei (tra cui famiglie con bambini)
furono confinati in soggiorno coatto a Muro Lucano. Furono tutti liberati
con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre 1943. Uno di loro poté
già emigrare negli Stati Uniti nel luglio 1944. Gli altri rimasero a Muro
Lucano o altre località dell'Italia meridionale in attesa della fine
della guerra.
Visitare
il borgo
Muro
Lucano è noto come “borgo presepe” per la struttura urbanistica
costruita su uno sperone di roccia calcarea cui appaiono come aggrappate
l’una dietro l’altra le caratteristiche abitazioni in una suggestiva
suggestione scenografica.
A fare da sfondo è lo scenario naturalistico della valle del Marmo
Platano in cui il paese ricade, nella provincia di Potenza. Nel suo centro
antico si riflettono le varie fasi storiche che lo hanno attraversato, dal
quartiere Pianello – il più antico e abbellito da una originale
illuminazione, in cui sopravvive l’influenza romana – al punto più
alto – dove forte è l’impronta medievale testimoniata dal monumentale
castello che, illuminato, di sera, insieme all’ex Palazzo vescovile
offre uno spettacolo imperdibile – per arrivare alla zona caratterizzata
da edifici di epoca rinascimentale.
Palazzi gentilizi, piccole piazze e vicoli scoscesi costituiscono il
patrimonio architettonico di Muro Lucano impreziosito da portali e archi
di notevole interesse artistico. Storia e religione si intrecciano in
questo paese che ha dato i natali a San Gerardo Maiella (Muro Lucano 1726
– Materdomini 1755), Patrono della Basilicata, e dove ha trovato la
morte, all’interno del castello, la Regina Giovanna I di Napoli.
Monumenti
e luoghi d'interesse
Nei
dintorni sono visibili avanzi di mura megalitiche e resti romani.
Nelle vicinanze (un chilometro in linea d'aria, a nord-ovest) si trova il
bacino del lago artificiale omonimo, la costruzione del quale iniziò nel
1914; la centrale
idroelettrica ha funzionato fino al 1970; l'invaso si è successivamente svuotato, e
il terreno ormai asciutto è utilizzato come pascolo.
Interesse
storico-culturale
-
Varie zone archeologiche presenti nella vallata, come in
località Raia S. Basilio, dove sorgeva l’antica Numistro,
teatro di uno scontro fra Annibale e Marcello nel 210 a.C.
-
Il Castello, di origine anteriore ai Normanni, ampiamente
danneggiato e ristrutturato in varie epoche, come nel sec. XVII: un
torrione e alcuni tratti di cortina testimoniano ancora la sua struttura
di fortezza medievale. In esso nel 1382 fu uccisa la regina
Giovanna I.
-
Il tessuto urbanistico da “presepe”, che si distende lungo
le pendici di due colline, il cui panorama diventa più suggestivo di sera
per la sapiente illuminazione, in particolare del Castello e
dell’ex Palazzo vescovile.
-
Il Pianello, il quartiere più antico, con la suggestiva
illuminazione policroma, da cui parte un ponte del 1918, tra i primi in
cemento armato nel Meridione, che collega al centro urbano la frazione di Capodigiano.
-
Il Belvedere San Nicola,, ricavato dal restauro di un
quartiere distrutto dal terremoto del 1980. Presenta scalinate, terrazze
panoramiche, stanze a cielo aperto, grotte, pavimenti, porte, vasche,
caminetti, mobili ricavati nelle pareti. Offre una spettacolare
veduta sul Pianello.
I
resti dei mulini ad acqua medievali lungo le pendici
delle ripe.
-
Il ponte medievale,
erroneamente noto come “Ponte di Annibale”, in fondo alle ripe,
quale collegamento con i mulini ad acqua e con la frazione di Capodigiano (toponimo
derivante da un personale latino Capitinius oppure della corruzione di capri e
il suffisso –ano, nel significato “di terra di capri”).
-
Il museo archeologico nazionale della Lucania nord-occidentale,
che in più sezioni in base alle varie epoche dall’età arcaica al
periodo romano imperiale e tardoantico, con particolare riferimento alla
ricostruzione di ville romane;
-
Il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, realizzano
nel 1923, su di un basamento in pietra quadrangolare si erge un cippo
marmoreo ornato su ogni faccia, nella parte superiore, da un festone
bronzeo a motivi vegetali intrecciato ad un nastro. la facciata principale
presenta l'iscrizione dedicatoria, mentre sulle altre facciate sono incisi
i nomi dei caduti della grande guerra. al di sopra del cippo marmoreo è
un gruppo bronzeo raffigurante una figura femminile china che sorregge un
soldato morente.
Interesse
naturalistico
-
I vucculi (grotte
carsiche) - I Vùcculi (in italiano "boccole")
sono due grotte naturali considerate tra le più importanti formazioni
carsiche presenti in Basilicata e
fanno parte di un complesso sistema
carsico ancora in sviluppo.
Gli
inghiottitoi erano da sempre noti ai pastori ed ai contadini ma la loro
scoperta organica avvenne nel 1991 grazie
alle ricerche avviate dall’allora presidente dell’Agenzia di
promozione territoriale per la Basilicata Gerardo Mariani, in
collaborazione con lo speleologo prof. Clemente Esposito.
Da
allora la ricerca, anche grazie al gruppo speleo-paleontologico Gaetano
Chierici di Reggio
Emilia, ha portato al ritrovamento di 1.800 metri di grotte tra stalagmiti e stalattiti con
un'età stimata di circa 3 milioni di anni.
Nel 1994 venne
individuata una seconda grotta, denominata Vucculi 2 (o anche detta
Volpe), vicina alla prima e di pari importanza naturalistica e
scientifica.
Il
termine vùccula deriva dal latino buccula significa
"apertura" o "botola" e serviva per indicare gli
accessi alle cantine private degli abitanti di Muro
Lucano.
Ubicate
a circa 18 chilometri dal paese ed a 1 100 metri di altitudine, in
località Bosco Grande, le due grotte si inoltrano per 1 800 metri
nel cuore della montagna e mostrano il fenomeno carsico dovuto
all’erosione dell’acqua piovana che si manifesta in stalattiti, stalagmiti,
colonne e vele di insolita e suggestiva bellezza.
Entrambe
le grotte, sin dal momento della loro scoperta, suscitano l’interesse di
gruppi di speleologi attratti
dagli stretti percorsi tra le rocce che, nel punto più basso di questo
piccolo microambiente, terminano in un lago-sifone oltre il quale si
presume che la grotta continui ancora ad estendersi nelle viscere dalla
terra. Le grotte sono parallele ma non sono unite da nessun passaggio
percorribile.
Per
contribuire allo sviluppo delle esplorazioni della zona e migliorare la
conoscenza della natura locale è stata anche organizzata nella prima metà
di giugno 2006 una
spedizione internazionale italo-cubana, denominata "Marmoplatano
2007".
Obiettivo
da raggiungere è rilevare la congiunzione tra le due grotte, congiunzione
che darebbe al sistema sotterraneo il primato di complesso carsico più
vasto della Regione Basilicata fino ad ora esplorato.
-
Il sentiero
delle ripe - Il Sentiero delle Ripe, conosciuto anche come Sentiero
delle Ripe e dei Mulini è un sentiero escursionistico, religioso. È
una delle più antiche strade del paese e permetteva il collegamento del
Pianello (centro
storico) con la frazione di Capodigiano, la lunghezza è di oltre
un chilometro.
Rientra
nel contesto de "I luoghi del Santo" o "Percorso
Gerardino", legati alla figura di san
Gerardo Maiella.
Lungo
il percorso è presente un ponte medievale risalente all’anno
Mille. Un complesso sistema di canalizzazione delle acque ne
permetteva lo sfruttamento con i mulini.
Il
sentiero fu praticato fino agli inizi del ‘900, abbandonato a seguito
della realizzazione del ponte del Pianello, sovrastante il sentiero, uno
dei primi ponti in cemento armato costruiti in Italia.
Legate
al luogo sono le opere di archeologia
industriale denominate “opere Nittiane” legate alla figura
di Francesco
Saverio Nitti; fanno parte il bacino idroelettrico, oggi dismesso,
detto diga Nitti,
con il suo complesso sistema di gallerie scavate a mano, tubo piezometrico
e centrale idroelettrica, il ponte del Pianello.
Nel
2018 il Sentiero delle Ripe è stato iscritto tra I luoghi
del cuore del FAI classificandosi
al 2º posto in Basilicata ed al 55º posto nella graduatoria nazionale
con 7071 voti.
Sempre
nel 2018 è stato candidato al Premio Nazionale del Paesaggio istituito
dal MiBAC, per l'edizione 2018/2019.
-
Il Lago
artificiale di Muro Lucano a
fini idroelettrici e irrigui, con costruzione della diga a partire dal
1914, tra i primi nell’Italia meridionale: è un esempio di ingegneria
idraulica molto avanzata per l’epoca anche in riferimento alla centrale
idroelettrica alimentata fino al 1970, quando è stata dimessa, ma da
ripristinare con interventi sul bacino e sulla stessa diga.
Interesse
religioso
-
La chiesa concattedrale di S. Nicola e Camera - Proprio
attigua al castello medioevale, sul punto più alto del borgo, svetta il
tempio risalente ai secoli XII e XIII che negli anni, a causa di numerosi
terremoti ha subito vari interventi di restauro che ne hanno mutato
l’originario aspetto di chiesa rupestre in quello attuale.
A
navata unica e a croce latina, all’interno si può ammirare una
pregevole tela dedicata alla Madonna del Rosario, e nota come
“Quadro della regina Giovanna”, della metà del XVI sec., opera del
pittore fiammingo Cornelio Sammet. Sugli altari laterali, si distinguono
diversi dipinti del ‘700, raffiguranti “Santi e anime purganti”, un
bel crocifisso in legno policromo dorato del XVI sec. e alcune statue in
terracotta del XVIII e XIX secolo raffiguranti i personaggi del presepe.
-
La chiesa di S. Andrea Apostolo, del sec. XV, con le statue
lignee della Madonna di Pompei e dell'Assunta.
-
La chiesa di S. Marco Evangelista, del sec. XVI, con la tela
della Madonna in gloria, del sec. XVIII.
-
La chiesa della Madonna del Soccorso, del sec. XVII (Nel 2020
è stata iscritta tra I luoghi
del cuore del FAI).
-
La chiesa della Madonna della Neve, del sec. XVI.
-
Il santuario della Madonna di Capodigiano o Maria SS. delle Grazie
- A
circa 2 chilometri dall’abitato, in località Capodigiano, sorge la
chiesa di Santa Maria delle Grazie, (XII-XIII sec.), con interno a tre
navate e pilastri quadrati.
ll
Santuario della Madonna di Capodigiano ha un particolare significato perché
qui, solo e avvolto da profonda devozione, si recava San Gerardo bambino
per venerare la statua raffigurante la Madonna con Bambino.
L’edificio
è stato realizzato dal maestro Sarolo di Muro su un luogo di culto
preesistente. La facciata, decorata da tre leoni e un’ara circolare, di
età tardo imperiale, è impreziosita da un portale bronzeo realizzato nel
1998. Ad attrarre fedeli nel santuario è ancora la statua lignea
intagliata, dipinta e stuccata raffigurante la Madonna col Bambino,
databile tra il XIV e il XV secolo.

-
La casa natale di San
Gerardo Maiella (rione
Pianello).
-
L'oratorio (ex
bottega dove da bambino frequentava il laboratorio di sartoria).
-
La chiesa della Madonna di Capodigiano, dove da bambino si recava a pregare ai piedi della statua della Madonna
del Rosario: ogni volta il Bambino, scendendo dalle
braccia della Madre, gli donava un panino prima di mettersi a
giocare insieme.
-
L'itinerario geraradino (illuminato
di sera): è il percorso che Gerardo, sempre da bambino, percorreva per
recarsi dal Pianello a Capodigiano lungo le pendici delle Ripe,
attraversando la zona dei mulini e oltrepassando il ponte medievale sul
torrente Rescio.
Fonte:
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