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Bernalda è
un paese della provincia di Matera situato nella zona centro-orientale
della Lucania, a circa 15 km dalla costa jonica metaponftina su di una
collina a m. 130 s.l.m., ma non si può certo considerare tra le maggiori
preminenze della regione, che per oltre il 54% è montana.
Il
territorio metapontino è una vasta area per lo più pianeggiante,
costituita dai fondovalli dei fiumi Bradano e Basento entro cui sono
disseminati altopiani e colline per la maggior parte occupati da
insediamenti urbani, quali Bernalda, Pisticci, Craco e Ferrandina,
addentrandosi nell'interno della regione.
E'
caratteristica l'immagine che si ha del paese, proprio dalla Valle del
Basento, percorrendo la S.S. n° 407 "Basentana", che da Potenza
corre in direzione Metaponto: rispecchia la tipologia dei paesi della
Lucania arrampicati sulle pendici delle colline; in realtà la direttrice
che genera lo sviluppo ruota verso Nord-Est su un territorio pianeggiante,
permettendo all'abitato di espandersi orizzontalmente lungo Corso Umberto
I per circa un chilometro.
Il
crinale dell'altopiano è sicuramente stato una naturale direttrice che ha
regolato lo sviluppo urbano di Bernalda. L'impianto di chiaro riferimento
ippodamico è, appunto, regolare-ortogonale e tale schema si ripete anche
nella sette-ottocentesca espansione fuori dalle mura.
In
quest'ultimo ventennio la direttrice di sviluppo è cambiata e la realtà
morfologica ha definito i margini in corrispondenza di un rilievo in
direzione Est-Ovest, proteso verso la valle del fiume Basento posta
all'estremità dell'edificato moderno; così, come ne ha accentuato la
separazione dal resto del contesto urbano, ne ha anche preservato la gran
parte delle caratteristiche storiche ed ambientali più peculiari.

L'importanza
della colonia achea, Metaponto che a ragione può definirsi la madrepatria
di Bernalda, ha avuto un grosso peso, non solo sull'agricoltura (per la
divisione e coltivazione del territorio), ma anche sull'urbanistica degli
insediamenti sparsi sulle colline della sua chora.
Lo stesso
altopiano di Bernalda fu insediato dai greci, penetrati nell'interno e, se
si fa riferimento all'organizzazione territoriale della chora di
Metaponto, si può immaginare la polis circondata da una cinta muraria
fuori dalle quali si collocavano le necropoli poste per lo più su alture,
ed infine sul restante territorio circostante si trovavano le
numerosissime fattorie, che giungevano fino a 14 km verso l'interno,
includendo, quindi, anche l'altopiano di Bernalda.
Bernalda
all'epoca normanna è menzionata in alcuni documenti con la denominazione
Camarda e l'appellativo ignobilis pagus, probabilmente un piccolo centro
o, per meglio dire, un raggruppamento di vichi, sorti dalla esigenza di
vivere in prossimità delle terre coltivate dai loro abitanti.
Ma se si
considera l'etimologia della parola Camarda e, il dizionario di Ducange lo
annovera tra i termini greco-latini, per cui con c a m a r a d a m i
greco-bizantini indicavano le loro dimore, tentorium voltate, arcuate, si
può inserire Camarda, ossia Bernalda tra gli accampamenti di epoca
precedente alla dominazione normanna.
Il lungo
periodo di assenza, che si deduce dalla consultazione delle maggiori fonti
storiche della zona, che va dal XIV al XV secolo, lascia facilmente
desumere che Camarda sia stata tra i centri che scomparvero dopo la
dominazione angioina. Ripopolata dal Duca di Montescaglioso Pirro Del
Balzo, giacchè intorno al 1470 era ormai disabitata, mandando Schiavoni,
Albanesi e Greci, con l'intento di far coltivare quelle terre abbandonate.
Ma la sua
ricostruzione non ebbe lunga durata perché dopo la morte di Pirro Del
Balzo, ad opera del re Ferdinando II per la congiura ordita contro di lui
e a cui aveva partecipato, tutte le terre gli furono confiscate dal re e
concesse al suo secondogenito Federico che aveva sposato Isabella figlia
dello stesso Pirro.
In questo
periodo troviamo menzionato Bernardino de Bernaudo quale Toparca di
Camarda, ma principalmente come Segretario di Federico D'Aragona, per il
quale svolgeva importanti mansioni diplomatiche. Proprio nell'anno
successivo all'incoronazione, nel 1497, il re Federico investì Bernardino
de Bernaudo del feudo di Camarda, che smembrato dalla Contea di
Montescaglioso, ebbe l'indipendenza giuridica mantenendo i vecchi diritti
di pascere, acquare e coltivare le terre nei tenimenti della sua
madrepatria.
Dopo
l'infeudamento Camarda, fu distrutta durante un invasione francese nei
primi decenni del XVI secolo. Così il Segretario Regio de Bernaudo in
accordo con i Camardensi decise di edificare il nuovo insediamento
mutandone il sito.
Il nuovo
centro fondato ad opera di Bernardino de Bernaudo era sorto quindi dove
sarebbe stato più agevole usufruire di aria più salubre e, a maggior
ragione forse dove sarebbe stato più diretto il controllo di possibili
incursioni. Il nuovo feudatario desiderò farla erigere, immaginando per
essa un impianto regolare con strade diritte e perpendicolari.
La strada
principale e centrale collegava le due porte principali delle mura, la
porta vicina al castello rivolta sulla vallata con la porta
"maggiore" in posizione opposta e rivolta verso l'altopiano, le
altre strade che in totale dovevano essere sette ed erano parallele alla
principale, tre erano al lato sinistro e quattro a destra della porta
maggiore; otto invece dovevano essere quelle trasversali e perpendicolari,
ma più strette delle altre. L'orientamento delle strade è per le
longitudinali NO-SE, le trasversali NE-SO rigorosamente rivolte verso il
mare.
L'ortogonalità
del sistema viario che va a formare delle insulae rettangolari, della
profondità dai 16 ai 20 metri con una lunghezza variabile, e
l'orientamento rigoroso mostrano una particolare attenzione agli studi
dell'urbanistica classica e alle caratteristiche urbanistiche della vicina
colonia greca di Metaponto, che ancora mostrava alcune tracce sul suo sito
e che per secoli ha offerto un prezioso materiale da costruzione a
Bernalda e ai centri vicini.
La strada
principale terminava sulla valle con un grande largo su cui si
affacciavano a destra il Castello e a sinistra la Chiesa Madrice (fondata
1535), che il popolo volle dedicare a S. Bernardino da Siena, in onore del
loro barone di cui portava il nome e, che a sua volta aveva offerto il suo
nome per la nuova denominazione della ricostruita Camarda, che fu chiamata
Bernauda per diventare successivamente Bernalda.
Il
Castello, che era già stato interessato da ampliamenti all'epoca di Pirro
del Balzo, aveva quattro bastioni circolari e una torre quadrata di
origine normanna, mentre dalla parte dell'abitato era circondato da un
fossato che dalla parte opposta terminava collegandosi alle mura della
Terra di Bernalda. L'unico ingresso era sul lato anteriore a fronte della
piazza ed era collegato alla porta delle mura con un ponte levatoio di
legno, che nel 1745 fu sostituito da uno in muratura dal barone. Al centro
del Largo del Castello c'era un cannone, esistente ancora alla fine del
1700, quando il Cardinale Ruffo dopo la sua sosta a Bernalda pensò di
farlo portare via dalle sue truppe, dopo che per secoli era rimasto lì in
ricordo dell'esigenza difensiva che aveva avuto Bernalda fino al XVII
secolo a causa delle incursioni dei Corsari.
Proseguendo,
Bernalda quindi, era circondata da grosse mura, che nel XVIII secolo erano
quasi completamente distrutte, sia per l'incuria del tempo e degli uomini
che per essere state utilizzate come materiale da costruzione. Le mura
erano intervallate da baluardi e torrette infrapposti alle porte e oltre
alle due suddette ce n'era un'altra detta Portella sul lato occidentale
dell'abitato in direzione della seconda strada trasversale, a partire
dalla Porta Maggiore. Chiari riscontri si possono fare osservando
l'attuale impianto da cui si rileva, che Bernardino de Bernaudo primo
feudatario aveva fatto costruire questa Terra prevedendo subito un veloce
popolamento; del resto vasti erano i tenimenti di Montescaglioso intorno a
Camarda che necessitavano di essere coltivati e grande sarebbe stata
l'affluenza di contadini in queste zone quasi del tutto in abbandono.
Infondo già Pirro Del Balzo aveva pensato di ripopolare questo casale
facendovi giungere gente dai luoghi più disparati, proprio per la
necessità di sfruttare le terre circostanti da sempre rinomate per la
loro floridezza.
Inserite
nelle mura si vedono delle abitazioni fortificate a due piani, che dal
XVII secolo in poi cresceranno di numero, andando man mano a sostituire
l'intera cinta muraria. In questo periodo Bernalda continua ad essere ...
popolata da gente umile che viveva dell'agricoltura e della pastorizia,
che vestiva panni di lana che producevano loro stessi e dormiva in
pagliericci.[GIUSTINIANI, 1797-1805]
Nel 1687
il feudo fu venduto all'asta per la seconda volta e i baroni Perez
Navarrete, di origine spagnola conti di Laterza e di Noia, ne divennero i
legittimi proprietari fino al 1806, quando ci fu l'abolizione della
feudalità.
Nel 1735
Bernalda contava ancora 387 fuochi, come nel secolo precedente, una
popolazione di 2.500 abitanti, e possedeva poca rendita derivante dai
diritti degli Usi Civici esercitati sul territorio di Montescaglioso, per
cui Bernalda era già impegnata in una controversia giudiziaria dal 1515,
che terminò solo nel 1978 dopo quasi cinque secoli di diatribe. Ma il
XVIII secolo per Bernalda si verificò prolifico ricevendo effettivamente
numerose agevolazioni per intercessione, lo stesso sovrano Carlo III, da
poco regnante alla corte di Napoli, nel viaggio del 1735, che lo conduceva
a Palermo per la pubblica incoronazione, volle attraversare la Basilicata,
fermandosi il 20 gennaio anche a Bernalda, dove fu invitato a trascorrere
la notte nel castello dei baroni Navarrete. In questa occasione la Terra
di Bernalda, approfittò nel giorno del regio compleanno per richiedere
molte suppliche, tra cui le fu concessa il titolo di "Città".
Come ogni
paese usufruiva di diversi luoghi pubblici destinati alle varie attività:
la Piazza del Castello era il luogo di sosta per i viandanti e
commercianti che dovendo raggiungere le terre oltre il Bradano, dopo aver
attraversato il Basento con la scafa di proprietà del feudatario di
Bernalda, l'allora conte di Laterza, si fermavano proprio in questo paese
e nella detta piazza dove potevano usufruire di una taverna, sita nelle
adiacenze del Palazzo baronale, e di una grande cisterna usata per la
conserva dell'acqua piovana.
Nella
parte centrale della Città si trovava poi la Piazza delle assemblee
pubbliche, in un largo che attualmente non troviamo più dato che già
alla fine del XVIII secolo i cittadini l'avevano utilizzato per la
costruzione di nuove abitazioni.
Appena
fuori dalle mura, in corrispondenza della Porta Maggiore, vi era un altro
vasto largo, attualmente detto Piazza Garibaldi, definito nel 1753, che
serviva come luogo di mercato, durato almeno fino a trent'anni fa. Altra
notizia importante riguardante questa piazza è l'esistenza in essa di una
croce "in pietra pipernina", utilizzata dal XVIII secolo in poi
come segno di delimitazione del paese. Infatti dopo essere stata collocata
nelle adiacenze del Convento di S. Antonio da Padova dei PP. Riformati
(fondato nel 1615), nei primi anni del XIX secolo, fu spostata lungo Corso
Umberto I nei pressi della Chiesetta di S. Lucia tra le due guerre, per
essere poi definitivamente collocata accanto alla Chiesa di S. Donato,
limite estremo dell'abitato, in direzione NO.
Nella
prima metà del 1700 il paese comincia ad occupare tutte le aree pubbliche
edificandole, e man mano si pervenne alla costruzione extra moenia.
L'esistenza di Conventi e Chiese, non molto distanti dall'abitato
originario, definiscono le aree dei nuovi quartieri, che vanno formandosi
a partire dal 1733 e, nel 1756 si contavano in tutto 11 contrade
denominate in riferimento alle Chiese, alle porte o alle caratteristiche
della zona di persistenza.
Le
tipologie abitative sono denominate con riferimento al tipo di copertura
adottato e alla elevazione della casa: in numero maggiore erano le
"Cannizzate", avente tetto a due falde costituito da uno strato
di canniccio retto da travi e travetti in legno, riconducibile alla
tipologia delle case contadine della zona del fiume Basento, e le
"Lammiate", che invece hanno una copertura a volta ricoperta da
laterizi, la denominazione deriva dal termine "lammione",
dialettale ed ancora in uso, riferito al locale voltato e soppalcato che
avevano queste abitazioni nel sottotetto utilizzandolo come deposito, che
si raggiungeva dall'interno della casa con una scala a pioli.
Questi
due tipi erano i più semplici, umili e ancora oggi sono visibili, pur se
in molti casi hanno subito delle variazioni determinate per lo più da
esigenze abitative, come la loro sopraelevazione e le modifiche al tetto.
Entrambe presentavano comunque delle peculiarità derivanti dalla
ricchezze delle famiglie che vi abitavano: sia che fossero col tetto a
falda o a volta avevano, in alcuni casi, la facciata rialzata a coprire il
tetto perché le parti basse delle falde venivano usate come deposito
delle fascine; mentre sulla facciata principale al lato della porta veniva
creata una nicchia per i vasi. Infine, come nella tradizione del materano
e, le caratteristiche abitazioni dei Sassi di Matera ne sono un esempio,
ogni famiglia sceglieva il comignolo come simbolo di distinzione sociale
ed economica.

L'altra
tipologia abitativa è la "Palazziata" con evidenti richiami,
anche se in modo modesto, ai palazzotti del napoletano, con un grande
ingresso frontale ad arco che dà l'accesso ad una corte interna
circondata da stanze di servizio, stalle e magazzini; sull'ingresso spesso
un balconcino, con caratteristiche ringhiere in ferro battuto. Nella corte
c'era poi un corpo scala che permetteva l'accesso al piano superiore dove
erano le stanze dei signori benestanti.
Attualmente
esistono ancora dei palazzi di questo tipo, come il Palazzo
"Ammicche" appartenuto alla famiglia Tancredi e quelli
appartenuti alle famiglie Pacciana e Ambrosano. Altri palazzi sono da
identificarsi nella Piazza della Chiesa e lungo la strada principale,
attuale Corso Italia, a partire dal palazzo della famiglia Fischetti,
posto poco più avanti della Piazza del Castello e di fronte alla Chiesa
dell'Immacolata Concezione, la quale essendo appartenuta alla detta
famiglia è tuttora denominata "Cappella Fischetti".
Lungo
Corso Umberto I, inoltre, è ancora esistente parte del Convento di S.
Francesco d'Assisi, dei PP. Conventuali (fondato dopo 1597), soppresso ad
opera dell'Arciv. Lanfranchi, in esecuzione della Bolla di Innocenzo X,
ancora oggi nei suoi pressi è possibile identificare le tracce delle
dimensioni di questo convento con le sue cisterne e la sua Chiesa.
Nella
prima metà del 1800 la popolazione era dedita alla coltivazione delle
terre circostanti l'abitato, fino ai confini di Pisticci coincidenti col
fiume Basento, a quelli con Montescaglioso e alla costa. Pur avendo una
produzione mediocre rispetto al numero notevole di abitanti, che si
aggiravano intorno ai 3.200, produceva bambagia, cereali e altro che poi
vendeva ai commercianti di Taranto. Prolificava la pastorizia e alcune
zone come il Gaudello o il fiume Basento erano redditizie per la caccia e
la pesca.
L'affermazione
della pastorizia ha permesso un rapido sviluppo del Metapontino che in
questi anni ha ricevuto l'attenzione delle ricche e potenti famiglie della
borghesia rurale lucana, che giunte in questi luoghi per la transumanza
pensarono di stabilirvisi definitivamente, ampliando i loro possedimenti e
intraprendendo le prime opere di bonifica, che giunsero a compimento solo
con le Riforme Agrarie di questo secolo che riavviarono un se pur lento ma
prolifico intervento di riqualificazione territoriale, riportando in auge
la floridezza per cui il Metapontino è sempre stato noto fin dai tempi
del suo massimo splendore, all'epoca della Magna Grecia.
Visitare
il borgo

Il nome
di Bernalda è ormai legato a quello del regista italo americano Francis
Ford Coppola, i cui nonni paterni erano originari del paese del materano
in cui fa spesso ritorno.
Nel cuore
della costa ionica, a pochi passi dalle dorate spiagge della frazione di
Metaponto e dalle meraviglie custodite tra l’area archeologica e il
museo archeologico di Metaponto, Bernalda è una tappa che chi sceglie di
fare un viaggio in Basilicata deve contemplare nella propria tabella di
marcia, soprattutto in estate.
Compreso
tra i fiumi Bradano e Basento è caratterizzato da un centro storico che
sorge su un altopiano scosceso verso il mare e da cui si può godere di
una vista mozzafiato sul Mar Ionio e sulla vicina frazione di Metaponto.
Facendo un giretto nel borgo, percorrendo Corso Umberto I, tra i palazzi
signorili, ci si ritrova davanti all’imponente Palazzo Margherita.
Padrone di casa di questa dimora storica del XIX secolo, è proprio
Francis Ford Coppola che l’ha acquistata e trasformata in un Resort 5
Stelle.
Chiesa
di San Bernardino da Siena

Chiesa
di San Bernardino da Siena,
edificata nel 1530 da
Bernardino de Bernaudo. Il nucleo originario della chiesa Madre risulta
piccolo e proporzionato alla popolazione iniziale del villaggio. La
Matrice nasce, infatti, come chiesa ad una sola navata, di ridotte
dimensioni.
Nel corso
del XVII
secolo la chiesa subì un primo e sostanziale ampliamento che
si concretizzò nell'aggiunta di una seconda navata.
Nella
chiesa Madre vi erano: un cimitero riservato
ai sacerdoti, che si trovava al disotto del coro, e un altro,
corrispondente al battistero,
riservato ai bambini che morivano entro il settimo anno di età e
regolarmente battezzati. Prima
dell'attuale restauro, la chiesa fu ritoccata nel 1930, 1952 e
alla fine degli anni settanta.
Nella
piazza antistante la Chiesa, sul lato sinistro guardando verso l'ingresso,
è collocata un'opera (statua in bronzo) dello scultore Nicola
Morelli raffigurante San
Bernardino da Siena. Molto particolare la rappresentazione che
l'artista materano ha voluto dare al volto del santo patrono.
Sull'epigrafe
della statua si legge: "Il Comitato Festa - e il popolo di Bernalda -
con la collaborazione - della civica - amministrazione - all'amato patrono
- S. Bernardino da Siena - custode forte e sicuro - della concordia civile
- soccorritore premuroso - e potente dei bernaldesi - testimone impetuoso
- delle implicazioni umane - della fede in Gesù Cristo - via verità e
vita - Bernalda - Festa di S. Bernardino - 23 agosto 1988".
Chiesa
Madonna del Carmine
La
chiesa della Madonna del Carmine, edificata nel XVI secolo è andata
soggetta ad almeno due o tre rifacimenti ed ampliamenti, prima di
raggiungere le attuali dimensioni. La chiesa, infatti, era di dimensioni
più piccole rispetto a quelle attuali, con un solo altare su cui si
trovava la tela della Santa Vergine del Carmelo, andata distrutta dopo il
primo rimaneggiamento a cui è stato sottoposto l’edificio.
Un
documento storico datato 1726 attesta che nella chiesa della Madonna del
Carmine venivano seppellite le persone, che dovevano essere portate
nell’edificio sei ore dopo il decesso e sepolte dodici ore dopo.
Nella
seconda metà del milleottocento la chiesa viene interessata da nuovi
lavori di restauro e ampliamento, in quest’occasione viene scavata la
cripta dell’altare maggiore, vengono realizzati quattro altari ed il
campanile a due piani.
Chiesa
del Convento
Chiesa
del Convento, il Convento di Sant'Antonio
da Padova, con l'annessa chiesa, fu fondato nel 1616.
Al
momento dell'intitolazione della chiesa si formarono due fazioni tra i
fedeli: una voleva che fosse dedicata all'Immacolata,
l'altra a sant'Antonio di Padova. Per non scontentare nessuno ci si affidò
alla sorte, che scelse Sant'Antonio. Il prospetto attuale della chiesa fu
costruito nell'Ottocento.
Dopo l'unità
d'Italia, si dispose la conversione del patrimonio immobiliare di
tutti gli enti ecclesiastici. Tali conseguenze videro l'allontanamento dei
religiosi e l'arrivo degli uffici comunali. Di notevole importanza in
questa chiesa il Crocifisso ottocentesco che vede Cristo inchiodato
sulla croce con il capo reclinato sulla spalla destra e i fianchi cinti da
un drappo bianco.
Castello

Il
Castello di Bernalda si trova in posizione dominante sulla valle
del Basento ed è orientato verso sud-est. Fu costruito nel IV
secolo d.C. ad opera dei Romani (precisamente a cavallo tra Costantino e
Valentiniano II) che sentirono l'esigenza di proteggere il Porto Imperiale
di Metaponto come confermato da recenti scoperte e studi sulla struttura.
Da queste
infatti capiamo che sia la torre Normanna che quella Angioina sono state
adattate alla struttura originaria: un quadrato di 20 x 20 con una sola
torre a guardia della valle e del mare. Il luogo scelto per la costruzione
in passato era denominata Camarda.
Il
castello attuale è quello fatto erigere da Bernardino de Bernaudo
segretario di re Alfonso
II di Napoli, dal cui nome prenderà il nome la città e anche il
Santo Patrono divenuto San Bernardino invece che San Donato, e dai Perez
Navarrete, che hanno dato al castello l'attuale sembianza ampliandolo di
sette metri in avanti e altri sette verso Nord. Nel 1735 vi
dimorò Carlo
III di Borbone, il quale volle visitare i territori del suo regno,
appena acquisito in seguito alla guerra
di successione polacca.
Il
castello, attualmente, ha forma rettangolare con tre torri angolari, perché
una fu distrutta a seguito dell'ampliamento voluto dai Perez Navarrete. Le
torri sono tutte e tre diverse l'una dall'altra: una troncoconica
(tipicamente angioina), una cilindrica (romana essendo l'unica che non
subisce attaccature forzate sulle murature) e l'altra quadrata
(tipicamente normanna e corpo aggiunto al nucleo primigenio).
Originariamente la struttura era più piccola (20 m x 20 m) e comprendeva
altre torri. Le tre torri rimaste hanno delle fortificazioni rivolte sia
all'esterno che all'interno del castello. Nella parte interna del castello
vi sono diversi cunicoli, uno in particolare raggiungeva la val
Basento ed era una via di fuga in caso di assedio. Questa lo
è diventata a seguito della dismissione della cisterna romana, ancora
presente nel castello, ed era, originariamente, il livello del pieno
cisterna. Sono infatti ancora visibili sul cocciopesto i
segni dell'acqua che arrivava proprio in corrispondenza del cunicolo. Di
questa via di fuga sono ancora oggi in corso studi e ricerche. Nel
castello sono presenti tre cisterne interne, di cui una ancora piena,
questo fa capire che lo stesso poteva fornire di acqua tutto il feudo e
garantire acqua potabile alla popolazione. Il sistema di raccolta acque
interno, sia piovane sia di falda, è infatti un sistema strategico
militare che puntava ad evitare l'avvelenamento delle acque di uso comune
e non.
La parete
con il muro originario del quadrato ha una trave perché al piano di sopra
si trovava il cammino
di ronda, utilizzato spesso da arcieri e balestrieri corrispondente
e adiacente alle merlature visibili all'interno e all'esterno.
Originariamente per difendersi c'erano anche i merli che
servivano per proteggere le persone, ma questi non hanno una conformazione
tipicamente medioevale, avendo un metro di apertura per permettere agli
arcieri di scoccare e due metri di chiusura, intervallati da una feritoia
centrale (tipicamente angioina). Essi sono stati tamponati a seguito del
passaggio da fortezza militare a palazzo feudale, per cui la loro funzione
era venuta meno.
Percorrendo
il quadrato si osserverà una volta
a crociera che è successiva perché in mattoni. Nella parete
del quadrato veniva effettuato il tiro piombante cioè il tiro con dei
sassi e dello sterco, meno probabile l'olio perché costava, molto più
probabile l'acqua bollente essendo sia l'altopiano che il castello ricco
di sorgenti e cisterne, per difendersi dai nemici che stavano sotto. Il
castello è formato da tre torri: la torre normanna ossia la torre
quadrata, creata per mettere in comunicazione i feudi della contea di
Montescaglioso con la canaletta, ritrovata al suo interno, quella che i
soldati usavano come bagno. La seconda torre viene definita come la Torre
di origine, totalmente rifatta perché ha subito dei crolli. Ha una serie
di feritoie che permettevano di controllare se i soldati si trovavano
vicino al castello con anche la parte lignea, cioè la parte nel frenare
la balestra. Al suo interno è stata ritrovata anche un'incisione
raffigurante un pentacolo.
La terza torre è quella angioina che ospitava le bocche da fuoco a difesa
della porta sud del feudo e dell'ingresso.
Il
castello di Bernalda era
proprietà dei Caruso, dal 1870 al 1990, e quindi ben vincolato. Poi nel
1999 è diventato proprietà del comune. Ma quando lo avevano i Caruso,
questo castello veniva affittato: il piano di sotto era un vero e proprio
appartamento abitato dalle persone, mentre il piano di sopra era sede dei
Carabinieri. La finestra permette di dominare tutta la vallata, si vede Metaponto,
Torre Mare e, dall'altro lato, Torre Accio, con la quale il castello
comunicava ad esempio attraverso le fiaccole. Torre Accio era non solo una
torre di avvistamento ma anche una torre di pedaggio, cioè le navi
risalivano dal castello di Torre Mare, situato sul porto del lago
Santapelagina. Perché era importante questo lato del castello? Perché
fin dal 700/800, ma anche dai regni romano-barbarici, i Turchi cercavano
di arrivare nel Mediterraneo, addirittura rapivano le persone. Infatti tra
Bernalda e Pisticci furono
rapiti 8 cittadini, non tutti sono stati riscattati, quindi era un
pericolo e bisognava essere attenti ad avvistare e comunicare. Andando
avanti si può percorrere un locale che è esterno al quadrato e da dove
si vede bene la torre angioina. Da quel punto si può notare una
sporgenza, ovvero il "Toretto" che serviva per impedire ai
nemici di arrampicarsi.
Si può
osservare una torre dall'esterno che è perfettamente troncoconica, che
all'interno si è cercato di rendere quadrata per creare una stanza,
precisamente una cucina, come si può vedere dal camino che c’è.
L'altra particolarità è la volta
a crociera, aggiunta successivamente. Si può osservare ancora la feritoia strombata
puntata su Porta Marinara e su dov'era il fossato. Poi ancora, si riesce a
vedere tutto Corso Italia che era un punto strategico per l'avvistamento.
Uscendo dal quadrato, possiamo vedere il balcone, dove il re vi si
affacciava per parlare ai cittadini. Tutto questo spazio antistante è
stato aggiunto verso la fine del 700 per allargare il castello e al posto
del fossato sono state fatte delle sale. I balconi, siccome non c'erano
materiali, erano fatti sempre con il carparo e le tombe. Troviamo poi una volta
a schifo, proprio nella zona dove ci dovrebbe essere la torre
cilindrica, che è stata tagliata per creare il posto al salone.
Nel 1735 il 20 gennaio Carlo
III di Borbone venne a Bernalda e i Bernaldesi gli fecero una
festa per i suoi 18 anni. Loro gli andarono a chiedere delle suppliche
contro i Perez Navarrete signori che li opprimevano, li mettevano tante
tasse, avevano anche deciso di togliere la fontana di piazza e prendersela
per tassarla. Supplicarono il re e lui diede a Bernalda il titolo di città,
cioè a togliere le tasse, gli sgravi fiscali.
Nell'aprile del 2023 al suo interno viene inaugurato il museo del cinema.
Palazzi
- - Palazzo
Graziadei
- - Palazzo
Fischetti (con ingresso in via Manzoni e prospiciente l'omonima
chiesa)
- - Palazzo
Margherita
- - Palazzo Lacava
- - Palazzo Guida
- - Palazzo Appio
Piazze
- - Piazza San
Bernardino
- - Piazza
Garibaldi
- - Piazza
Plebiscito
- - Piazza del
Popolo
- - Piazza
D'Acquisto
- - Piazza De
Gasperi
Siti
archeologici
-
Metaponto
-
Museo
archeologico nazionale di Metaponto
-
Masseria Sant'Angelo Vecchio dell'Avenella - La Masseria
Sant'Angelo Vecchio dell'Avenella è la seconda fattoria greca come
distanza dal centro urbano di Bernalda. Sulle sue fondamenta è stata
realizzata in epoche successive un'imponente masseria fortificata.
Fu
una delle più importanti e ricche fattorie della Magna Grecia a
causa della sua posizione strategica e alla presenza di diverse sorgenti
di acqua, molti ritrovamenti sono presenti nel Museo archeologico
nazionale di Metaponto. Sono ancora presenti le vecchie fondazioni, alcuni
pozzi ed un'antica fornace.
Il Ministero
per i beni e le attività culturali, in una relazione storica ed artistica
datata luglio 2011 al fine di tutelare e conservare, ha ritenuto opportuno
riconoscere questo luogo bene culturale ai sensi D.Lgs n.42 del
22/01/2004.
Fonte:
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