Bernalda
(Matera)
 
  

Bernalda è un paese della provincia di Matera situato nella zona centro-orientale della Lucania, a circa 15 km dalla costa jonica metaponftina su di una collina a m. 130 s.l.m., ma non si può certo considerare tra le maggiori preminenze della regione, che per oltre il 54% è montana.

Il territorio metapontino è una vasta area per lo più pianeggiante, costituita dai fondovalli dei fiumi Bradano e Basento entro cui sono disseminati altopiani e colline per la maggior parte occupati da insediamenti urbani, quali Bernalda, Pisticci, Craco e Ferrandina, addentrandosi nell'interno della regione.

E' caratteristica l'immagine che si ha del paese, proprio dalla Valle del Basento, percorrendo la S.S. n° 407 "Basentana", che da Potenza corre in direzione Metaponto: rispecchia la tipologia dei paesi della Lucania arrampicati sulle pendici delle colline; in realtà la direttrice che genera lo sviluppo ruota verso Nord-Est su un territorio pianeggiante, permettendo all'abitato di espandersi orizzontalmente lungo Corso Umberto I per circa un chilometro.

Il crinale dell'altopiano è sicuramente stato una naturale direttrice che ha regolato lo sviluppo urbano di Bernalda. L'impianto di chiaro riferimento ippodamico è, appunto, regolare-ortogonale e tale schema si ripete anche nella sette-ottocentesca espansione fuori dalle mura.

In quest'ultimo ventennio la direttrice di sviluppo è cambiata e la realtà morfologica ha definito i margini in corrispondenza di un rilievo in direzione Est-Ovest, proteso verso la valle del fiume Basento posta all'estremità dell'edificato moderno; così, come ne ha accentuato la separazione dal resto del contesto urbano, ne ha anche preservato la gran parte delle caratteristiche storiche ed ambientali più peculiari.

L'importanza della colonia achea, Metaponto che a ragione può definirsi la madrepatria di Bernalda, ha avuto un grosso peso, non solo sull'agricoltura (per la divisione e coltivazione del territorio), ma anche sull'urbanistica degli insediamenti sparsi sulle colline della sua chora.

Lo stesso altopiano di Bernalda fu insediato dai greci, penetrati nell'interno e, se si fa riferimento all'organizzazione territoriale della chora di Metaponto, si può immaginare la polis circondata da una cinta muraria fuori dalle quali si collocavano le necropoli poste per lo più su alture, ed infine sul restante territorio circostante si trovavano le numerosissime fattorie, che giungevano fino a 14 km verso l'interno, includendo, quindi, anche l'altopiano di Bernalda.

Bernalda all'epoca normanna è menzionata in alcuni documenti con la denominazione Camarda e l'appellativo ignobilis pagus, probabilmente un piccolo centro o, per meglio dire, un raggruppamento di vichi, sorti dalla esigenza di vivere in prossimità delle terre coltivate dai loro abitanti.

Ma se si considera l'etimologia della parola Camarda e, il dizionario di Ducange lo annovera tra i termini greco-latini, per cui con c a m a r a d a m i greco-bizantini indicavano le loro dimore, tentorium voltate, arcuate, si può inserire Camarda, ossia Bernalda tra gli accampamenti di epoca precedente alla dominazione normanna.

Il lungo periodo di assenza, che si deduce dalla consultazione delle maggiori fonti storiche della zona, che va dal XIV al XV secolo, lascia facilmente desumere che Camarda sia stata tra i centri che scomparvero dopo la dominazione angioina. Ripopolata dal Duca di Montescaglioso Pirro Del Balzo, giacchè intorno al 1470 era ormai disabitata, mandando Schiavoni, Albanesi e Greci, con l'intento di far coltivare quelle terre abbandonate.

Ma la sua ricostruzione non ebbe lunga durata perché dopo la morte di Pirro Del Balzo, ad opera del re Ferdinando II per la congiura ordita contro di lui e a cui aveva partecipato, tutte le terre gli furono confiscate dal re e concesse al suo secondogenito Federico che aveva sposato Isabella figlia dello stesso Pirro.

In questo periodo troviamo menzionato Bernardino de Bernaudo quale Toparca di Camarda, ma principalmente come Segretario di Federico D'Aragona, per il quale svolgeva importanti mansioni diplomatiche. Proprio nell'anno successivo all'incoronazione, nel 1497, il re Federico investì Bernardino de Bernaudo del feudo di Camarda, che smembrato dalla Contea di Montescaglioso, ebbe l'indipendenza giuridica mantenendo i vecchi diritti di pascere, acquare e coltivare le terre nei tenimenti della sua madrepatria.

Dopo l'infeudamento Camarda, fu distrutta durante un invasione francese nei primi decenni del XVI secolo. Così il Segretario Regio de Bernaudo in accordo con i Camardensi decise di edificare il nuovo insediamento mutandone il sito.

Il nuovo centro fondato ad opera di Bernardino de Bernaudo era sorto quindi dove sarebbe stato più agevole usufruire di aria più salubre e, a maggior ragione forse dove sarebbe stato più diretto il controllo di possibili incursioni. Il nuovo feudatario desiderò farla erigere, immaginando per essa un impianto regolare con strade diritte e perpendicolari.

La strada principale e centrale collegava le due porte principali delle mura, la porta vicina al castello rivolta sulla vallata con la porta "maggiore" in posizione opposta e rivolta verso l'altopiano, le altre strade che in totale dovevano essere sette ed erano parallele alla principale, tre erano al lato sinistro e quattro a destra della porta maggiore; otto invece dovevano essere quelle trasversali e perpendicolari, ma più strette delle altre. L'orientamento delle strade è per le longitudinali NO-SE, le trasversali NE-SO rigorosamente rivolte verso il mare.

L'ortogonalità del sistema viario che va a formare delle insulae rettangolari, della profondità dai 16 ai 20 metri con una lunghezza variabile, e l'orientamento rigoroso mostrano una particolare attenzione agli studi dell'urbanistica classica e alle caratteristiche urbanistiche della vicina colonia greca di Metaponto, che ancora mostrava alcune tracce sul suo sito e che per secoli ha offerto un prezioso materiale da costruzione a Bernalda e ai centri vicini.

La strada principale terminava sulla valle con un grande largo su cui si affacciavano a destra il Castello e a sinistra la Chiesa Madrice (fondata 1535), che il popolo volle dedicare a S. Bernardino da Siena, in onore del loro barone di cui portava il nome e, che a sua volta aveva offerto il suo nome per la nuova denominazione della ricostruita Camarda, che fu chiamata Bernauda per diventare successivamente Bernalda.

Il Castello, che era già stato interessato da ampliamenti all'epoca di Pirro del Balzo, aveva quattro bastioni circolari e una torre quadrata di origine normanna, mentre dalla parte dell'abitato era circondato da un fossato che dalla parte opposta terminava collegandosi alle mura della Terra di Bernalda. L'unico ingresso era sul lato anteriore a fronte della piazza ed era collegato alla porta delle mura con un ponte levatoio di legno, che nel 1745 fu sostituito da uno in muratura dal barone. Al centro del Largo del Castello c'era un cannone, esistente ancora alla fine del 1700, quando il Cardinale Ruffo dopo la sua sosta a Bernalda pensò di farlo portare via dalle sue truppe, dopo che per secoli era rimasto lì in ricordo dell'esigenza difensiva che aveva avuto Bernalda fino al XVII secolo a causa delle incursioni dei Corsari.

Proseguendo, Bernalda quindi, era circondata da grosse mura, che nel XVIII secolo erano quasi completamente distrutte, sia per l'incuria del tempo e degli uomini che per essere state utilizzate come materiale da costruzione. Le mura erano intervallate da baluardi e torrette infrapposti alle porte e oltre alle due suddette ce n'era un'altra detta Portella sul lato occidentale dell'abitato in direzione della seconda strada trasversale, a partire dalla Porta Maggiore. Chiari riscontri si possono fare osservando l'attuale impianto da cui si rileva, che Bernardino de Bernaudo primo feudatario aveva fatto costruire questa Terra prevedendo subito un veloce popolamento; del resto vasti erano i tenimenti di Montescaglioso intorno a Camarda che necessitavano di essere coltivati e grande sarebbe stata l'affluenza di contadini in queste zone quasi del tutto in abbandono. Infondo già Pirro Del Balzo aveva pensato di ripopolare questo casale facendovi giungere gente dai luoghi più disparati, proprio per la necessità di sfruttare le terre circostanti da sempre rinomate per la loro floridezza.

Inserite nelle mura si vedono delle abitazioni fortificate a due piani, che dal XVII secolo in poi cresceranno di numero, andando man mano a sostituire l'intera cinta muraria. In questo periodo Bernalda continua ad essere ... popolata da gente umile che viveva dell'agricoltura e della pastorizia, che vestiva panni di lana che producevano loro stessi e dormiva in pagliericci.[GIUSTINIANI, 1797-1805]

Nel 1687 il feudo fu venduto all'asta per la seconda volta e i baroni Perez Navarrete, di origine spagnola conti di Laterza e di Noia, ne divennero i legittimi proprietari fino al 1806, quando ci fu l'abolizione della feudalità.

Nel 1735 Bernalda contava ancora 387 fuochi, come nel secolo precedente, una popolazione di 2.500 abitanti, e possedeva poca rendita derivante dai diritti degli Usi Civici esercitati sul territorio di Montescaglioso, per cui Bernalda era già impegnata in una controversia giudiziaria dal 1515, che terminò solo nel 1978 dopo quasi cinque secoli di diatribe. Ma il XVIII secolo per Bernalda si verificò prolifico ricevendo effettivamente numerose agevolazioni per intercessione, lo stesso sovrano Carlo III, da poco regnante alla corte di Napoli, nel viaggio del 1735, che lo conduceva a Palermo per la pubblica incoronazione, volle attraversare la Basilicata, fermandosi il 20 gennaio anche a Bernalda, dove fu invitato a trascorrere la notte nel castello dei baroni Navarrete. In questa occasione la Terra di Bernalda, approfittò nel giorno del regio compleanno per richiedere molte suppliche, tra cui le fu concessa il titolo di "Città".

Come ogni paese usufruiva di diversi luoghi pubblici destinati alle varie attività: la Piazza del Castello era il luogo di sosta per i viandanti e commercianti che dovendo raggiungere le terre oltre il Bradano, dopo aver attraversato il Basento con la scafa di proprietà del feudatario di Bernalda, l'allora conte di Laterza, si fermavano proprio in questo paese e nella detta piazza dove potevano usufruire di una taverna, sita nelle adiacenze del Palazzo baronale, e di una grande cisterna usata per la conserva dell'acqua piovana.

Nella parte centrale della Città si trovava poi la Piazza delle assemblee pubbliche, in un largo che attualmente non troviamo più dato che già alla fine del XVIII secolo i cittadini l'avevano utilizzato per la costruzione di nuove abitazioni.

Appena fuori dalle mura, in corrispondenza della Porta Maggiore, vi era un altro vasto largo, attualmente detto Piazza Garibaldi, definito nel 1753, che serviva come luogo di mercato, durato almeno fino a trent'anni fa. Altra notizia importante riguardante questa piazza è l'esistenza in essa di una croce "in pietra pipernina", utilizzata dal XVIII secolo in poi come segno di delimitazione del paese. Infatti dopo essere stata collocata nelle adiacenze del Convento di S. Antonio da Padova dei PP. Riformati (fondato nel 1615), nei primi anni del XIX secolo, fu spostata lungo Corso Umberto I nei pressi della Chiesetta di S. Lucia tra le due guerre, per essere poi definitivamente collocata accanto alla Chiesa di S. Donato, limite estremo dell'abitato, in direzione NO.

Nella prima metà del 1700 il paese comincia ad occupare tutte le aree pubbliche edificandole, e man mano si pervenne alla costruzione extra moenia. L'esistenza di Conventi e Chiese, non molto distanti dall'abitato originario, definiscono le aree dei nuovi quartieri, che vanno formandosi a partire dal 1733 e, nel 1756 si contavano in tutto 11 contrade denominate in riferimento alle Chiese, alle porte o alle caratteristiche della zona di persistenza.

Le tipologie abitative sono denominate con riferimento al tipo di copertura adottato e alla elevazione della casa: in numero maggiore erano le "Cannizzate", avente tetto a due falde costituito da uno strato di canniccio retto da travi e travetti in legno, riconducibile alla tipologia delle case contadine della zona del fiume Basento, e le "Lammiate", che invece hanno una copertura a volta ricoperta da laterizi, la denominazione deriva dal termine "lammione", dialettale ed ancora in uso, riferito al locale voltato e soppalcato che avevano queste abitazioni nel sottotetto utilizzandolo come deposito, che si raggiungeva dall'interno della casa con una scala a pioli.

Questi due tipi erano i più semplici, umili e ancora oggi sono visibili, pur se in molti casi hanno subito delle variazioni determinate per lo più da esigenze abitative, come la loro sopraelevazione e le modifiche al tetto. Entrambe presentavano comunque delle peculiarità derivanti dalla ricchezze delle famiglie che vi abitavano: sia che fossero col tetto a falda o a volta avevano, in alcuni casi, la facciata rialzata a coprire il tetto perché le parti basse delle falde venivano usate come deposito delle fascine; mentre sulla facciata principale al lato della porta veniva creata una nicchia per i vasi. Infine, come nella tradizione del materano e, le caratteristiche abitazioni dei Sassi di Matera ne sono un esempio, ogni famiglia sceglieva il comignolo come simbolo di distinzione sociale ed economica.

L'altra tipologia abitativa è la "Palazziata" con evidenti richiami, anche se in modo modesto, ai palazzotti del napoletano, con un grande ingresso frontale ad arco che dà l'accesso ad una corte interna circondata da stanze di servizio, stalle e magazzini; sull'ingresso spesso un balconcino, con caratteristiche ringhiere in ferro battuto. Nella corte c'era poi un corpo scala che permetteva l'accesso al piano superiore dove erano le stanze dei signori benestanti.

Attualmente esistono ancora dei palazzi di questo tipo, come il Palazzo "Ammicche" appartenuto alla famiglia Tancredi e quelli appartenuti alle famiglie Pacciana e Ambrosano. Altri palazzi sono da identificarsi nella Piazza della Chiesa e lungo la strada principale, attuale Corso Italia, a partire dal palazzo della famiglia Fischetti, posto poco più avanti della Piazza del Castello e di fronte alla Chiesa dell'Immacolata Concezione, la quale essendo appartenuta alla detta famiglia è tuttora denominata "Cappella Fischetti".

Lungo Corso Umberto I, inoltre, è ancora esistente parte del Convento di S. Francesco d'Assisi, dei PP. Conventuali (fondato dopo 1597), soppresso ad opera dell'Arciv. Lanfranchi, in esecuzione della Bolla di Innocenzo X, ancora oggi nei suoi pressi è possibile identificare le tracce delle dimensioni di questo convento con le sue cisterne e la sua Chiesa.

Nella prima metà del 1800 la popolazione era dedita alla coltivazione delle terre circostanti l'abitato, fino ai confini di Pisticci coincidenti col fiume Basento, a quelli con Montescaglioso e alla costa. Pur avendo una produzione mediocre rispetto al numero notevole di abitanti, che si aggiravano intorno ai 3.200, produceva bambagia, cereali e altro che poi vendeva ai commercianti di Taranto. Prolificava la pastorizia e alcune zone come il Gaudello o il fiume Basento erano redditizie per la caccia e la pesca.

L'affermazione della pastorizia ha permesso un rapido sviluppo del Metapontino che in questi anni ha ricevuto l'attenzione delle ricche e potenti famiglie della borghesia rurale lucana, che giunte in questi luoghi per la transumanza pensarono di stabilirvisi definitivamente, ampliando i loro possedimenti e intraprendendo le prime opere di bonifica, che giunsero a compimento solo con le Riforme Agrarie di questo secolo che riavviarono un se pur lento ma prolifico intervento di riqualificazione territoriale, riportando in auge la floridezza per cui il Metapontino è sempre stato noto fin dai tempi del suo massimo splendore, all'epoca della Magna Grecia.

Visitare il borgo

Il nome di Bernalda è ormai legato a quello del regista italo americano Francis Ford Coppola, i cui nonni paterni erano originari del paese del materano in cui fa spesso ritorno.

Nel cuore della costa ionica, a pochi passi dalle dorate spiagge della frazione di Metaponto e dalle meraviglie custodite tra l’area archeologica e il museo archeologico di Metaponto, Bernalda è una tappa che chi sceglie di fare un viaggio in Basilicata deve contemplare nella propria tabella di marcia, soprattutto in estate.

Compreso tra i fiumi Bradano e Basento è caratterizzato da un centro storico che sorge su un altopiano scosceso verso il mare e da cui si può godere di una vista mozzafiato sul Mar Ionio e sulla vicina frazione di Metaponto. Facendo un giretto nel borgo, percorrendo Corso Umberto I, tra i palazzi signorili, ci si ritrova davanti all’imponente Palazzo Margherita. Padrone di casa  di questa dimora storica del XIX secolo, è proprio Francis Ford Coppola che l’ha acquistata e trasformata in un Resort 5 Stelle.

Chiesa di San Bernardino da Siena

Chiesa di San Bernardino da Siena, edificata nel 1530 da Bernardino de Bernaudo. Il nucleo originario della chiesa Madre risulta piccolo e proporzionato alla popolazione iniziale del villaggio. La Matrice nasce, infatti, come chiesa ad una sola navata, di ridotte dimensioni. 

Nel corso del XVII secolo la chiesa subì un primo e sostanziale ampliamento che si concretizzò nell'aggiunta di una seconda navata. 

Nella chiesa Madre vi erano: un cimitero riservato ai sacerdoti, che si trovava al disotto del coro, e un altro, corrispondente al battistero, riservato ai bambini che morivano entro il settimo anno di età e regolarmente battezzati. Prima dell'attuale restauro, la chiesa fu ritoccata nel 1930, 1952 e alla fine degli anni settanta. 

Nella piazza antistante la Chiesa, sul lato sinistro guardando verso l'ingresso, è collocata un'opera (statua in bronzo) dello scultore Nicola Morelli raffigurante San Bernardino da Siena. Molto particolare la rappresentazione che l'artista materano ha voluto dare al volto del santo patrono. 

Sull'epigrafe della statua si legge: "Il Comitato Festa - e il popolo di Bernalda - con la collaborazione - della civica - amministrazione - all'amato patrono - S. Bernardino da Siena - custode forte e sicuro - della concordia civile - soccorritore premuroso - e potente dei bernaldesi - testimone impetuoso - delle implicazioni umane - della fede in Gesù Cristo - via verità e vita - Bernalda - Festa di S. Bernardino - 23 agosto 1988".

Chiesa Madonna del Carmine

ChiesaMadonnaCarmine.jpg (209135 byte)La chiesa della Madonna del Carmine, edificata nel XVI secolo è andata soggetta ad almeno due o tre rifacimenti ed ampliamenti, prima di raggiungere le attuali dimensioni. La chiesa, infatti, era di dimensioni più piccole rispetto a quelle attuali, con un solo altare su cui si trovava la tela della Santa Vergine del Carmelo, andata distrutta dopo il primo rimaneggiamento a cui è stato sottoposto l’edificio.

Un documento storico datato 1726 attesta che nella chiesa della Madonna del Carmine  venivano seppellite le persone, che dovevano essere portate nell’edificio sei ore dopo il decesso e sepolte dodici ore dopo.

Nella seconda metà del milleottocento la chiesa viene interessata da nuovi lavori di restauro e ampliamento, in quest’occasione viene scavata la cripta dell’altare maggiore, vengono realizzati quattro altari ed il campanile a due piani.

Chiesa del Convento  

Chiesa del Convento, il Convento di Sant'Antonio da Padova, con l'annessa chiesa, fu fondato nel 1616. 

Al momento dell'intitolazione della chiesa si formarono due fazioni tra i fedeli: una voleva che fosse dedicata all'Immacolata, l'altra a sant'Antonio di Padova. Per non scontentare nessuno ci si affidò alla sorte, che scelse Sant'Antonio. Il prospetto attuale della chiesa fu costruito nell'Ottocento. 

Dopo l'unità d'Italia, si dispose la conversione del patrimonio immobiliare di tutti gli enti ecclesiastici. Tali conseguenze videro l'allontanamento dei religiosi e l'arrivo degli uffici comunali. Di notevole importanza in questa chiesa il Crocifisso ottocentesco che vede Cristo inchiodato sulla croce con il capo reclinato sulla spalla destra e i fianchi cinti da un drappo bianco.

Castello

Il Castello di Bernalda si trova in posizione dominante sulla valle del Basento ed è orientato verso sud-est. Fu costruito nel IV secolo d.C. ad opera dei Romani (precisamente a cavallo tra Costantino e Valentiniano II) che sentirono l'esigenza di proteggere il Porto Imperiale di Metaponto come confermato da recenti scoperte e studi sulla struttura.

Da queste infatti capiamo che sia la torre Normanna che quella Angioina sono state adattate alla struttura originaria: un quadrato di 20 x 20 con una sola torre a guardia della valle e del mare. Il luogo scelto per la costruzione in passato era denominata Camarda.

Il castello attuale è quello fatto erigere da Bernardino de Bernaudo segretario di re Alfonso II di Napoli, dal cui nome prenderà il nome la città e anche il Santo Patrono divenuto San Bernardino invece che San Donato, e dai Perez Navarrete, che hanno dato al castello l'attuale sembianza ampliandolo di sette metri in avanti e altri sette verso Nord. Nel 1735 vi dimorò Carlo III di Borbone, il quale volle visitare i territori del suo regno, appena acquisito in seguito alla guerra di successione polacca.

Il castello, attualmente, ha forma rettangolare con tre torri angolari, perché una fu distrutta a seguito dell'ampliamento voluto dai Perez Navarrete. Le torri sono tutte e tre diverse l'una dall'altra: una troncoconica (tipicamente angioina), una cilindrica (romana essendo l'unica che non subisce attaccature forzate sulle murature) e l'altra quadrata (tipicamente normanna e corpo aggiunto al nucleo primigenio). Originariamente la struttura era più piccola (20 m x 20 m) e comprendeva altre torri. Le tre torri rimaste hanno delle fortificazioni rivolte sia all'esterno che all'interno del castello. Nella parte interna del castello vi sono diversi cunicoli, uno in particolare raggiungeva la val Basento ed era una via di fuga in caso di assedio. Questa lo è diventata a seguito della dismissione della cisterna romana, ancora presente nel castello, ed era, originariamente, il livello del pieno cisterna. Sono infatti ancora visibili sul cocciopesto i segni dell'acqua che arrivava proprio in corrispondenza del cunicolo. Di questa via di fuga sono ancora oggi in corso studi e ricerche. Nel castello sono presenti tre cisterne interne, di cui una ancora piena, questo fa capire che lo stesso poteva fornire di acqua tutto il feudo e garantire acqua potabile alla popolazione. Il sistema di raccolta acque interno, sia piovane sia di falda, è infatti un sistema strategico militare che puntava ad evitare l'avvelenamento delle acque di uso comune e non.

La parete con il muro originario del quadrato ha una trave perché al piano di sopra si trovava il cammino di ronda, utilizzato spesso da arcieri e balestrieri corrispondente e adiacente alle merlature visibili all'interno e all'esterno. Originariamente per difendersi c'erano anche i merli che servivano per proteggere le persone, ma questi non hanno una conformazione tipicamente medioevale, avendo un metro di apertura per permettere agli arcieri di scoccare e due metri di chiusura, intervallati da una feritoia centrale (tipicamente angioina). Essi sono stati tamponati a seguito del passaggio da fortezza militare a palazzo feudale, per cui la loro funzione era venuta meno.

Percorrendo il quadrato si osserverà una volta a crociera che è successiva perché in mattoni. Nella parete del quadrato veniva effettuato il tiro piombante cioè il tiro con dei sassi e dello sterco, meno probabile l'olio perché costava, molto più probabile l'acqua bollente essendo sia l'altopiano che il castello ricco di sorgenti e cisterne, per difendersi dai nemici che stavano sotto. Il castello è formato da tre torri: la torre normanna ossia la torre quadrata, creata per mettere in comunicazione i feudi della contea di Montescaglioso con la canaletta, ritrovata al suo interno, quella che i soldati usavano come bagno. La seconda torre viene definita come la Torre di origine, totalmente rifatta perché ha subito dei crolli. Ha una serie di feritoie che permettevano di controllare se i soldati si trovavano vicino al castello con anche la parte lignea, cioè la parte nel frenare la balestra. Al suo interno è stata ritrovata anche un'incisione raffigurante un pentacolo. La terza torre è quella angioina che ospitava le bocche da fuoco a difesa della porta sud del feudo e dell'ingresso.

Il castello di Bernalda era proprietà dei Caruso, dal 1870 al 1990, e quindi ben vincolato. Poi nel 1999 è diventato proprietà del comune. Ma quando lo avevano i Caruso, questo castello veniva affittato: il piano di sotto era un vero e proprio appartamento abitato dalle persone, mentre il piano di sopra era sede dei Carabinieri. La finestra permette di dominare tutta la vallata, si vede Metaponto, Torre Mare e, dall'altro lato, Torre Accio, con la quale il castello comunicava ad esempio attraverso le fiaccole. Torre Accio era non solo una torre di avvistamento ma anche una torre di pedaggio, cioè le navi risalivano dal castello di Torre Mare, situato sul porto del lago Santapelagina. Perché era importante questo lato del castello? Perché fin dal 700/800, ma anche dai regni romano-barbarici, i Turchi cercavano di arrivare nel Mediterraneo, addirittura rapivano le persone. Infatti tra Bernalda e Pisticci furono rapiti 8 cittadini, non tutti sono stati riscattati, quindi era un pericolo e bisognava essere attenti ad avvistare e comunicare. Andando avanti si può percorrere un locale che è esterno al quadrato e da dove si vede bene la torre angioina. Da quel punto si può notare una sporgenza, ovvero il "Toretto" che serviva per impedire ai nemici di arrampicarsi.

Si può osservare una torre dall'esterno che è perfettamente troncoconica, che all'interno si è cercato di rendere quadrata per creare una stanza, precisamente una cucina, come si può vedere dal camino che c’è. L'altra particolarità è la volta a crociera, aggiunta successivamente. Si può osservare ancora la feritoia strombata puntata su Porta Marinara e su dov'era il fossato. Poi ancora, si riesce a vedere tutto Corso Italia che era un punto strategico per l'avvistamento. Uscendo dal quadrato, possiamo vedere il balcone, dove il re vi si affacciava per parlare ai cittadini. Tutto questo spazio antistante è stato aggiunto verso la fine del 700 per allargare il castello e al posto del fossato sono state fatte delle sale. I balconi, siccome non c'erano materiali, erano fatti sempre con il carparo e le tombe. Troviamo poi una volta a schifo, proprio nella zona dove ci dovrebbe essere la torre cilindrica, che è stata tagliata per creare il posto al salone. Nel 1735 il 20 gennaio Carlo III di Borbone venne a Bernalda e i Bernaldesi gli fecero una festa per i suoi 18 anni. Loro gli andarono a chiedere delle suppliche contro i Perez Navarrete signori che li opprimevano, li mettevano tante tasse, avevano anche deciso di togliere la fontana di piazza e prendersela per tassarla. Supplicarono il re e lui diede a Bernalda il titolo di città, cioè a togliere le tasse, gli sgravi fiscali.

Nell'aprile del 2023 al suo interno viene inaugurato il museo del cinema.

Palazzi

- Palazzo Graziadei
- Palazzo Fischetti (con ingresso in via Manzoni e prospiciente l'omonima chiesa)
- Palazzo Margherita
- Palazzo Lacava
- Palazzo Guida
- Palazzo Appio

Piazze

- Piazza San Bernardino
- Piazza Garibaldi
- Piazza Plebiscito
- Piazza del Popolo
- Piazza D'Acquisto
- Piazza De Gasperi  

Siti archeologici

- Metaponto

- Museo archeologico nazionale di Metaponto

- Masseria Sant'Angelo Vecchio dell'Avenella - La Masseria Sant'Angelo Vecchio dell'Avenella è la seconda fattoria greca come distanza dal centro urbano di Bernalda. Sulle sue fondamenta è stata realizzata in epoche successive un'imponente masseria fortificata.

Fu una delle più importanti e ricche fattorie della Magna Grecia a causa della sua posizione strategica e alla presenza di diverse sorgenti di acqua, molti ritrovamenti sono presenti nel Museo archeologico nazionale di Metaponto. Sono ancora presenti le vecchie fondazioni, alcuni pozzi ed un'antica fornace.

Il Ministero per i beni e le attività culturali, in una relazione storica ed artistica datata luglio 2011 al fine di tutelare e conservare, ha ritenuto opportuno riconoscere questo luogo bene culturale ai sensi D.Lgs n.42 del 22/01/2004. 

Fonte: