Bosco Luceto e Cascate del Tuorno

Monte Siri è una cresta rocciosa che sovrasta il borgo di Anzi e la Val Camastra, a oltre 1000 metri di altitudine. Qui, lo sguardo, può spaziare a 360°.

Il Planetario Osservatorio di Anzi è stato costruito nel 2008 su quello che era una torretta medievale ormai diroccata che dominava l'intera valle.

Che questo fosse il luogo perfetto per sentirsi più vicini al cielo, lo sapeva benissimo chi costruì la Chiesetta di Santa Maria della Seta. Il santuario di Anzi risalirebbe al XIII secolo: l’ipotesi è suggerita, tra l’altro, dalla presenza, in una nicchia sul lato destro della navata, di un affresco raffigurante S. Leone Magno, databile ad un periodo compreso tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV secolo. 

La chiesa è articolata in un’unica lunga navata con la zona presbiteriale sopraelevata rispetto al piano di calpestio dell’aula. Sul lato longitudinale destro, troviamo due cappelle coperte con volte comunicanti tra loro ed adiacenti rispettivamente al presbiterio e all’aula. Lungo la parete longitudinale destra, in posizione quasi centrale, è sistemato un pregevole portale in pietra a stile durazzesco a sesto lievemente acuto, datato da un’iscrizione al 1526. La copertura della chiesa ha una struttura lignea a doppia falda. Costruite sicuramente in un periodo successivo troviamo il campanile ed alcune costruzioni che inglobano l’esterno della terminazione della navata che appare risolta con tre absidi. 

Entrando nella chiesa si avverte un'esplosione di colori inaspettata e qualcuno ha definito questa chiesa "la Cappella Sistina della Lucania". Sulle due pareti di fronte e a destra dell’ingresso sono affrescate 18 Storie di Cristo e della Vergine, disposte su due registri orizzontali compresi tra mezzi busti di Profeti sventolanti filatteri, in alto, e partiti architettonici in basso. Questo ciclo di affreschi è costituito da due registri: il registro superiore, che riguarda la storia della Vergine e il registro inferiore, che riguarda Gesù Cristo. 

Nella scena della Natività ci sono dei dettagli lucani che l'autore di questi affreschi, ha voluto contestualizzare. E' questo, quindi, un libro aperto che doveva parlare alla maggior parte della popolazione che era analfabeta e quindi doveva usare i linguaggio della quotidianità. La Natività non è inserita nella grotta di Betlemme, ma in una capanna di pastori e, appesi alle travi di questa capanna, troviamo i prodotti tipici di questa zona, come il caciocavallo, il secchio per il latte e tutti gli strumenti che i pastori utilizzavano normalmente ogni giorno.

Le Storie sono inquadrate da una complessa cornice architettonica dipinta. Gli affreschi, attribuiti a Giovanni Todisco, la cui tematica è tratta dalla Legenda aurea ispirata ai Vangeli apocrifi, si rivelano interessanti per la vivacità narrativa, per la complessità a stento dominata dall’incorniciatura architettonica. 

Committenti degli affreschi, eseguiti dal Todisco nel 1559, furono (come ricorda l’iscrizione apposta sul riquadro raffigurante la Pietà), i coniugi Muccio e Guglielma Cagnone di Anzi. Su una parete della navatella destra si trova il monumento sepolcrale in pietra e stucco dei coniugi Greco (secolo XVI), sulla cui alzata vi è un affresco raffigurante la Resurrezione: nella cavità del sarcofago si legge la data 1588. Il dipinto, presumibilmente attribuibile ad un seguace del Todisco, dimostra una cultura più matura e accoglie alcuni spunti tardo manieristici, probabilmente conosciuti attraverso stampe, soprattutto nelle figure dei soldati vestiti con abiti malva, rosso, viola e verde.

Sull’altare in fondo alla navatella destra si conserva un Crocifisso di legno e cartapesta della prima metà del XVIII secolo, nel passato molto venerato. L’attuale conformazione della chiesa è il risultato di numerose modifiche dell’edificio medievale. Gli oggetti di culto qui sono due sculture: una, più antica, è una statua lignea policroma di S. Maria della Seta datata alla seconda metà del XIV secolo; l’altra statua è la Vergine del Rosario, un manichino di legno vestito, opera probabilmente di maestranze napoletane della seconda metà del XVII secolo. Sicuramente tra i meglio conservati della regione, questo santuario rappresenta una delle tante evidenze del forte culto mariano in Basilicata.

Cascate del Tuorno

L'area naturalistica è situata fra i comuni di Savoia di Lucania e Vietri di Potenza. Il torrente Tuorno, uno degli affluenti del fiume Melandro, dà origine a dieci cascate, che arrivano a un’altezza massima di 22 metri. Dal punto di vista geologico il Vallone costituisce una vera e propria sezione geologica naturale dove possono essere osservati in dettaglio i rapporti di sovrapposizione tra la Piattaforma Appenninica ed il Bacino Lagonegrese.

Aggiunta dalla Regione Basilicata nell'elenco delle zone SIC (Siti di Interesse Comunitario), si tratta di un’area naturalistica di notevole interesse, in quanto, oltre al suono delle acque in caduta, presenta secolari cerri, sorgenti di acqua minerale, una sorgente sulfurea, stalattiti e stalagmiti, scivoli, laghetti, vasche, un vecchio mulino ad acqua immerso nel verde.

Il bosco Luceto si estende su una superficie di 70 ettari ad una altitudine compresa tra i 400 e gli 800 metri, ed è composto in larga parte da cerri e carpini. 

Tuorno è un toponimo carico di significato perché indica, come termine dialettale, proprio il tuono, il rumore assordante generato dalle ben dieci cascate che animano questo torrente le cui acque scorrono sul fondo di una stretta gola montana in provincia di Potenza.

Il rumore delle fronde lascia spazio allo scroscio del fiume che, scendendo rapidamente, taglia in due la gola della montagna. Il sentiero si divide lungo il corso del torrente tra ponti in legno e fitta vegetazione: se percorso verso valle, condurrà alla cascata piccola; se verso il monte, alla cascate grande.

Qui, il rombo del salto d’acqua anticipa la vista della cascata grande che, con un’altezza di circa 20 metri, sorprende chiunque vi si trovi davanti.  

La Cascata Grande è inserita al centro di una conca a ferro di cavallo e ne è la protagonista assoluta. L’acqua che cade violentemente, si incanala rapidamente alimentando la vita in questo polmone verdissimo della Lucania.

La Cascata Piccola è parzialmente nascosta dalla vegetazione e si può vedere solo da una certa distanza, ma il percorso è comunque suggestivo e permette la discesa verso molti tratti del fiume con giochi d’acqua e graziosissime piscine naturali.

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