Corleto Perticara
(Potenza)
 
  

Corleto Perticara sorge in Val d'Agri, nella parte centro-orientale della provincia al confine con la parte centro-occidentale della provincia di Matera, adagiato sulla dorsale interna dell'Appennino Lucano. Lambito dai torrenti Fiumarella, Cerreto, Favaleto e dal fiume Sauro a carattere torrentizio, rientra nella categoria altimetrica della montagna interna.

Innumerevoli sono le sorgenti d'acqua, come ricco e vario appare il patrimonio boschivo, con la presenza di rigogliose foreste di cerri, faggi e abeti bianchi, fustaie di latifoglie con specie quercine, castagneti, noccioleti, fustaie di conifere e cedri. Di opposta bellezza sono gli aspri calanchi che si fanno largo verso sud-est, lì dove l'alternanza di formazioni calcareo-marnose e arenaceo-marnose cede decisamente il passo a formazioni mioceniche di argilloscisti grigi e rocce pelitiche.

Secondo lo storico Giacomo Racioppi il toponimo deriva dal latino cŏry̆lētum (bosco di nocciuoli); quanto a Perticara, si tratta di una specificazione ufficialmente assunta con il regio decreto 1196 del 4 gennaio 1863, che riprende il nome del Castrum dictum Perticarii, che gli eruditi facevano corrispondere a un'antica colonia romana chiamata Perticaria, il cui sito viene individuato nelle rovine sull'apice del rilievo tutto scosceso di Serra Perticara, prospiciente l'attuale centro abitato.

In assenza di una ricerca storica e archeologica metodica ed articolata sul territorio e date anche le scarse testimonianze documentarie quantomai rare, frammentarie e occasionali, non abbiamo notizie certe sulla storia antica di Corleto Perticara, le cui origini vengono fatte risalire al XII secolo.

Il primo nucleo abitativo sorse attorno a un massiccio fortino posto in posizione strategica, la cui edificazione è ascritta ai Normanni, all'epoca della loro espansione nell'Italia meridionale. Di quella roccaforte, andata pressoché distrutta con i bombardamenti statunitensi durante la ritirata tedesca del 1943 e in seguito pesantemente rimaneggiata, perdurano soltanto tre arcate, qualche porzione di muro perimetrale e una profonda cisterna sotterranea interna. Sui suoi ruderi intorno al 1990 è stato edificato il Palazzo degli Uffici ove ha sede il nuovo Municipio che campeggia, come un tempo, sul paesaggio circostante. Dietro al castello feudale rimane un irto pendio, mentre tutto davanti ad esso era un profondo fossato con funzione difensiva contro le incursioni esterne: ancora oggi i corletani usano indicare la grande Piazza del Plebiscito, antistante il vecchio castello, come la Piazza del Fosso.  

La storia di Corleto Perticara, similmente a quella delle comunità intorno, è caratterizzata da un incessante processo di conquiste e colonizzazioni. Assoggettati nel corso dei secoli a più dominazioni, i corletani sono passati da un feudatario all'altro, senza mai consolidarsi in stabili strutture economiche, sociali e politiche: ai Normanni succedettero gli Svevi, poi gli Angioini e gli Aragonesi; nel Cinquecento, sotto l'imperatore Carlo V, il feudo passò ai De Castella per diventare, a cavallo del Seicento, marchesato di Casa Costanzo. Nel 1659 passò quindi ai Riario, i quali conservarono il potere fino alla fine del sistema feudale.  

Negli anni successivi, del dominio borbonico, Corleto Perticara fu un attivo centro liberale e assunse una posizione di primo piano nell'insurrezione lucana contro quella dinastia, che dopo una lunga cospirazione fu dichiarata decaduta il 16 agosto 1860, in una gremita Piazza del Fosso rinominata quel giorno in Piazza del Plebiscito. L'odonomastica del paese ci rammenta bene i giorni del Risorgimento: via del Comitato (dalla sede degli insorti contro la dinastia borbonica), via 16 agosto, via Camillo Boldoni (colonnello cavouriano), sopportico della Bandiera; e poi via Giacinto Albini, largo Senise, corso Pietro Lacava, in riferimento ai patrioti protagonisti dell'insurrezione lucana antiborbonica.

Dopo il 1860, il fenomeno del brigantaggio postunitario attraversò anche Corleto Perticara; gli oppositori del processo di unificazione dell'Italia arruolarono tra le proprie truppe i corletani Leonardo Brigo, Maria Gallicchio, Pasquale Cavalcante, Vito Francolino.

Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, 19 profughi ebrei (tra cui famiglie con bambini) furono confinati in soggiorno coatto a Corleto. Furono tutti liberati con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre 1943. Alcuni di loro poterono già emigrare negli Stati Uniti nel luglio 1944. Gli altri rimasero nell'Italia meridionale in attesa della fine della guerra.

Durante il secondo conflitto mondiale il paese venne gravemente danneggiato dai violenti bombardamenti aerei degli Statunitensi sui Tedeschi in fuga: il 60% delle abitazioni fu abbattuto, interrotti per lungo tempo i servizi elettrici ed idrici. Enorme fu lo sforzo umano ed economico per la ricostruzione del paese, ufficialmente terminata nel 1978.

Architetture religiose  

CHIESA MATRICE DI SANTA MARIA ASSUNTA - Costruita nel Seicento su un impianto precedente, subì ingenti danni con i bombardamenti aerei della Seconda guerra mondiale. Presenta una facciata moderna a mattoncini in cotto a vista, impreziosita da tre rilievi in stucco, eseguiti nel 1966 dal pittore e scultore Sebastiano Paradiso, in occasione del suo restauro; posti nelle lunette a ogiva che sormontano i portali in pietra chiara, essi raffigurano San Francesco, la Madonna con cherubini e San Rocco. Degni di menzione i portoni in legno intarsiato eseguiti dal maestro ebanista Domenico Donnoli e figli. Il campanile, a due ordini, termina con una cupola arabeggiante. 

L'interno, a tre navate, conserva notevoli altari di marmi policromi, un pulpito ed un coro intarsiato di scuola napoletana del Seicento, tele del Settecento e affreschi novecenteschi sul soffitto della navata centrale e nell'abside, raffiguranti l'Assunzione della Vergine, ad opera di Sebastiano Paradiso, tratta dall'Assunta di Tiziano, custodita nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari di Venezia, e, nell'abside, scene dell'antico testamento. 

Il tempio, a livello urbanistico, è sistemato a capo di un ideale anfiteatro, quasi a voler assistere la vita quotidiana della popolazione. 

Un primo restauro dell’edificio risale al 1823, anche se, l’attuale conformazione risale al periodo del secondo dopoguerra. La chiesa fu minata dai tedeschi e bombardata dagli alleati, nel 1943, perché adiacente ad un importante snodo stradale, fu distrutta solo parte della navata destra e fu interamente restaurata da manodopera locale. 

Il tempio religioso è costituito da tre navate con una pianta a croce latina. Sono conservati alcuni dipinti su tela del XVIII sec. di scuola napoletana, raffiguranti la Vergine con Bambino fra santa Caterina e san Domenico, l'Apparizione della Vergine a san Filippo Neri (san Filippo Neri fu patrono della comunità di Corleto Perticara dal 1700 al 1860. Si conserva di lui un busto reliquiario, coevo alla tela, esposto nei giorni della festa alla pubblica venerazione) infine, sul portone centrale, fu posta, dopo il restauro della Chiesa, la tela della Vergine con le anime purganti. L’interno è di stile tardo-barocco, pur avendo subito, nel corso degli anni, notevoli trasformazioni.  

CHIESA NUOVA DI SANT'ANTONIO DA PADOVA - Chiesa Nuova di Sant'Antonio da Padova, dall'imponente facciata in pietra di Teggiano; fu edificata nel 1958 in Via Trento, nelle adiacenze di una vecchia chiesa del Convento completamente rasa al suolo nel corso della seconda grande guerra Mondiale. L'attuale chiesa sorge nel luogo dove esisteva la cappella di Santa Maria delle Grazie nei pressi del convento di Santa Maria Maddalena, eretto nel 1596 dalla Eccellentissima Signora Roberta Carafa duchessa di Maddaloni per i frati Agostiniani. Dopo pochi mesi il convento fu affidato ai Frati Minori dell'Osservanza e fu intitolato a sant'Antonio da Padova. Nel 1943 la chiesa e l'adiacente convento furono distrutti dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. La chiesa è in stile contemporaneo. Ha una pianta ad unica navata. È dotata di un campanile posto presso la zona presbiteriale. 

La facciata principale è rivolta a sud ed è costituita da un paramento murario in travertino. La parte centrale è arretrata e presenta il portale centrale e un finestrone superiore ad arco. Interno La configurazione planimetrica è costituita da un'unica aula liturgica terminante con la zona presbiteriale che si eleva per un livello pari a tre gradini e termina con una nicchia circolare. Sul lato sud è posto un piano soppalcato che ospita l'organo. I lati sono caratterizzati da nicchie ad arco con oculi circolari. Al di sopra, posti in asse, vi sono delle finestre ad arco. Accoglie il simulacro ligneo del santo, del XVIII sec., che viene solennemente portato in processione il 13 giugno di ogni anno.  

CAPPELLA DELLA NATIVITA' DELLA VERGINE MARIA (SANTA DOMENICA) - E' la chiesa più antica del paeseed è situata nel cuore del rione Costa dalle viuzze quantomai anguste. La chiesetta ha una pianta ad unica navata ed è affiancata da un campanile, con aperture ad arco, che si eleva dall'edificio per due livelli. 

La configurazione planimetrica è costituita da una semplice aula rettangolare con un piccolo spazio ad uso sagrestia posto a lato della zona presbiteriale, rialzato di un gradino. Qui è presente l'altare posto di fronte ad una nicchia con decorazioni a stucco che custodisce l'immagine della Madonna Bambina. Essa, secondo un'antica leggenda, venne ritrovata in un pozzo in prossimità del luogo su cui venne poi edificata la chiesa. Sulla stessa parete sono presenti due finestre che, insieme con le altre due poste sul lato sinistro, garantiscono l'illuminazione dell'interno. La chiesa non è dotata di una facciata principale. Presenta due ingressi laterali con semplici portali in mattoni su un paramento murario intonacato.

CHIESA DELLA MADONNA DI MONTE AURO - Immersa nel verde delle colline corletane, alle pendici del Monte Auro in località Saulo, sorge su una collinetta che domina l’intera vallata sottostante, la piccola chiesetta della Madonna del Saulo. Un luogo magico e senza tempo, dove storia e spiritualità si incontrano, a soli 5 km dal paese. La prima domenica di maggio, la statua della Madonna giunge, dal paese, in campagna e qui vi resta fino all'ultima domenica del mese di agosto. La piccola chiesetta, fu sicuramente costruita dai frati francescani, in quanto allocata nei loro terreni, incastonata in mezzo a rocce monolitiche e ad alberi, dai quali promana ancora qualche traccia di una natura antica e lussureggiante che agevola quel dialogo intimo tra noi e il divino. La chiesetta, appartenente alla famiglia De Franchi, resta aperta tutto l'anno per venire incontro alla devozione popolare. 

Al suo interno, oltre alla statua della Madonna pellegrina, benedetta dal papa Paolo VI, è conservata l'antica statua della Madonna Nera, che, in passato, attraversava i campi e li rendeva, con la sua materna benedizione, fecondi. Poiché i frati dovevano provvedere da soli al loro sostentamento, avevano costruito in questa proprietà una calcara, un forno per ricavare la calce da costruzione ed un palmento dove si pigiava l’uva per ottenere il vino. Per evitare che queste tangibili testimonianze storiche potessero scomparire, il palmento e la calcara sono stati recentemente ristrutturati.

CAPPELLA GENTILIZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA - Edificata ad opera dell'arciprete don Carlo Sarconi (don Carlino), personalità di spicco nella vita della comunità, singolare nell’indole e nelle fattezze tanto da diventare un personaggio letterario: Carlo Levi lo descrive (don Liguari) nel suo Cristo si è fermato ad Eboli. Accoglie la statua in cartapesta di San Giovanni Battista, realizzata dal maestro cavaliere Luigi Guacci.

Monumenti

- Resti del Castello Normanno, ora Palazzo degli Uffici nonché sede municipale.

- Fontana vecchia in corso Pietro Lacava, tutta in pietra, con due abbeveratoi ai lati e volute sul frontone, che porta la seguente dicitura: «I cittadini riconoscenti al Municipio che attuava un desiderio annoso di un fonte pubblico dedicano questa pietra dichiarandolo benemerito della patria - Corleto Perticara 22 ottobre 1863.»

Fonte: