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Architetture
religiose intramurali
Il
centro storico di Potenza è ricco di edifici di culto risalenti
principalmente all'epoca medievale, alcuni di essi sorti verosimilmente su
preesistenti chiese paleocristiane. Di
seguito la lista delle principali costruzioni religiose di interesse
storico, artistico e architettonico presenti nella parte antica della città.
Cattedrale
di San Gerardo
Il duomo
di Potenza, chiamato variamente cattedrale di San Gerardo della Porta (o cattedrale
metropolitana dei Santi Gerardo Vescovo e Maria Assunta), è una basilica,
principale luogo di culto cattolico del centro storico
di Potenza, nonché duomo della città e cattedrale
dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo assieme alla concattedrale
di San Nicola a Muro Lucano e la Concattedrale di
Santa Maria Assunta e San Giorgio a Marsico Nuovo.
Inizialmente
l'edificio era dedicato alla Beata Vergine Assunta.
Successivamente la cattedrale venne dedicata a San Gerardo
della Porta, santo, vescovo e patrono di Potenza alla
fine dell'anno 1000.
Come
testimoniato da un'iscrizione romana del I secolo d.C. presente
all'interno, la cattedrale fu probabilmente costruita su un preesistente
edificio di epoca romana. Nelle epoche successive, la storia
artistica del luogo di culto si può invece suddividere in due fasi:
Chiesa romanica, dal 1200 e Chiesa Neoclassica dal 1783-1799.
La chiesa risale
a un periodo storico che va dal secolo XII al secolo XIII. La chiesa venne
costruita come un edificio in stile romanico, quasi sicuramente con tre
navate. Il cambiamento da antica chiesa paleocristiana a chiesa romanica
è dovuto al vescovo Bartolomeo che fra il 1197 e il 1200 fece
rifare la precedente facciata, costruendola in pietra.
La
cattedrale venne maggiormente ampliata nel 1250. Infatti in quell'anno il
vescovo Oberto costruì una cappella e vi collocò una statua di San
Gerardo.
Nel 1256 venne
costruita un'altra cappella. Il nome di quest'ultima non è ancora ben
chiaro, ma vi furono tumulati i resti del vescovo Oberto. Nel
1302 il vescovo Bonifacio munì il campanile di una campana
maggiore.
Successivamente,
nel 1317 il vescovo Guglielmo fece erigere la tribuna per il
coro e nel 1369 venne fatta restaurare la campana "mezzana". Nel 1645 furono
collocate nella chiesa le reliquie di San Genuaria, per era del vescovo
Michele de Torres.
La
tesi che certifica l'esistenza di una chiesa romanica già prima del 1200 è
avvalorata da una lapide murata con scritte in latino sulla parete esterna
destra dell'edificio. Quest'ultima cita:
«Tu
che osservi, vedi l'opera nella cui struttura io sono/ tieni presente che
io non sono la fabbrica madre/ sono venuta dopo per opera di Bartolomeo/
la cui premura mi diede inizio/ Son passati milleduecento anni dal parto/
che fu senza pari nel rinnovare la terra.»
Un'altra
lapide murata con una scritta in latino che conferma le precedenti tesi
cita:
«Qui
sopra ho collocato i resti anche dell'antichità barbarica, affinché
nulla ne andasse perduto.»
L'antica
chiesa romanica comprendeva circa venticinque fra altari e cappelle:
-
Precedenti
al 1566: Altare maggiore, Cappella di Santa Maria, Altare di San
Paolo, Cappella di contrada Rivisco, Cappella della Concezione, Cappella
dell'arcidiacono, Cappella della visitazione, Cappella della Nunziata,
Cappella di San Giovanni Battista, Cappella di casa Clappis, Cappella di
San Bernandino, Cappella di San Giuseppe, Cappella di Sant'Antonio da
Padova, Cappella di Sant'Aronzio, Cappella di San Gerardo, Cappella di San
Nicola, Cappella di Gironimo di Missaniello, Cappella di Santa Maria de'
Ferris.
-
Successive
al 1571: Cappella di San Bartolomeo, Cappella di Gesù, Cappella
di tutti i Santi, Cappella della Natività, Cappella
di Santa Maria della Croce, Cappella di San Paolo, Cappella di San Nicola.
La
struttura venne ricostruita all'interno tra il 1783 e il 1799, quando
divenne un edificio in stile neoclassico, da un allievo del Vanvitelli,
tale Antonio Magri, su commissione del vescovo Andrea Serao. La cattedrale
divenne una chiesa con una sola navata. Nel 1857 un terremoto
colpì la città provocando dei restauri all'edificio religioso. Purtroppo
il terremoto danneggiò pesantemente l'edificio, facendone abbattere
alcune parti e riedificandone altre.
La
città di Potenza venne colpita anche dal terremoto del 1930 e
la cattedrale subì vari restauri e rifacimenti che riportarono la
cattedrale alle precedenti dimensioni. Altri restauri avvennero fra il 1945 e
il 1950, successivamente ad alcuni bombardamenti alleati che
colpirono la città nel 1943.
Nel
1980 la cattedrale fu scossa del rovinoso sisma dell'Irpinia che portò a
nuovi restauri effettuati nel 1985. Nel novembre del 1980 è stata
elevata alla dignità di basilica minore.
La
cattedrale venne visitata da Papa Giovanni Paolo II tra il 27
aprile e il 28 aprile 1991, in occasione dell'apertura del XIV sinodo
diocesano. Una targa presente nella cattedrale nell'omonima cappella
commemora tuttora l'evento:
«Il
27 aprile 1991 Sua Santità Giovanni Paolo II in questa Basilica
Cattedrale presiedeva un'assemblea particolare del XIV sinodo diocesano,
presente l'arcivescovo Giuseppe Vairo, il 28 aprile 1991 in visita
pastorale alle chiese di Basilicata incontrava il popolo lucano nella concelebrazione
eucaristica, la città di Potenza, gli amministratori, il mondo culturale,
le religiose, i sacerdoti, i seminaristi, i giovani lucani.»

Esterno
- Esternamente l'edificio è caratterizzato da una struttura molto
semplice e con una facciata principale a due spioventi. Nella facciata
troviamo due lesene con capitelli ionici collegate fra loro da
un cornicione. Sopra quest'ultimo si trovano altre due lesene in pietra
squadrata che sorreggono un altro cornicione, infine se ne sviluppa un
terzo ed ultimo, che forma un timpano al centro del quale si trova un
piccolo rosone romanico, forse l'ultimo residuo della chiesa antica del XII
secolo. Inoltre sulla facciata della cattedrale si trova anche una grande
finestra con mostre in pietra finemente lavorata, soggetta precedente a
lavori di restauro.
Alla
struttura si accede mediante un'ampia gradinata semicircolare. Il
particolare ingresso principale è un portale a due ante bronzee,
realizzate nel 1978 dallo scultore Giovanni Niglia. Il portale
pesa 36 quintali. Al centro del portale bronzeo è raffigurato il Cristo risorto,
con ai quattro angoli i simboli dei quattro evangelisti e poi dall'alto in
basso degli episodi riguardanti il popolo potentino dal 1111 in poi, anno
della venuta di San Gerardo. I vari episodi del popolo potentino sono: la
povertà, la sofferenza e la solidarietà Il tutto è sormontato da un
timpano che reca scolpito lo stemma del vescovo Claverio (1646-1472).
Alla
destra del portale principale si trova il portone secondario, con una
piccola scalinata ed un timpano sorretto da varie colonne. Quest'ultimo
presenta delle immagini scolpite in otto pomelli in bronzo che raffigurano
l'Assunzione della Vergine, San Gerardo, l'Annunciazione, la Natività, la
morte, la Resurrezione, lo stemma del Vescovo e quello del papa.
L'ingresso secondario è stato costruito dall'artista potentino Marco
Santoro nel 2004.
I
tre punti più alti dell'edificio di culto sono indicati da vari segni
distintivi. Le "sommità" del duomo potentino sono la
terminazione della facciata principale, la cuspide del campanile e la
cupola esterna ottagonale. La facciata Principale in pietra termina con
una croce e così anche la cupola, anche se quest'ultima è di maggiori
dimensioni. Invece il campanile non termina con una vera e propria croce,
ma con un'asta di esigue dimensioni terminante con una piccola palla.

La
cattedrale presenta anche un possente campanile quadrangolare
sul lato destro della facciata principale a quattro piani e una base, con
cinque ordini di finestre sormontato da una cuspide piramidale. Nella base
in pietra del campanile si apre una piccola e stretta feritoia ovale.
Successivamente, al primo piano, l'apertura ha dimensioni maggiori con una
forma ovale troncata. Al secondo e al terzo piano le aperture raggiungono
dimensioni ancora maggiori, che diminuiscono nuovamente nel quarto piano.
La cella campanaria è posta all'ultimo piano sotto la cuspide.
Il
campanile risale al XIX secolo. Infatti l'antica torre campanaria,
risultò altamente danneggiata da un terremoto che colpì la Basilicata nel 1826.
Così l'antico campanile, pericolosamente inclinato, venne sostituito
da uno nuovo. Il nuovo campanile presentava però solamente tre livelli e
così, nel secondo dopoguerra, venne edificato il quarto livello. La
cuspide venne rifatta invece durante i lavori di restauro degli anni
settanta. Il campanile rappresenta uno dei punti più alti della città ed
è visibile a grande distanza in molte zone di quest'ultima.
Interno
- Internamente la cattedrale presenta una struttura a croce
latina. Essa presenta un'unica navata lunga 50 metri e larga 7,5. Invece i
bracci destro e sinistro del transetto sono lunghi rispettivamente 13,50 e
19,70 metri. La navata è sovrastata dal soffitto costituito da varie
volte a “botte lunettata”, affrescate da pregevoli opere dal pittore
Mario Prayer, fra il 1933 e il 1934.
Alla
fine della navata si trova la zona dell'abside. Qui è posto il pregevole
altare maggiore, sopraelevato di circa un metro rispetto alla navata.
Questo è stato restaurato negli anni settanta e presenta intarsi e
ornamenti marmorei del precedente altare, quest'ultimo era stato edificato
nel 1739 dall'artista Giuseppe Bastelli, ai lati fanno da
corona scene del vangelo, dipinte ad olio e tempera su masonite dal
pittore milanese Onofrio Bramante nel 1980.
Tra
la zona absidale e il braccio destro del transetto vi è la sagrestia.
Venne totalmente rifatta dopo i bombardamenti che colpirono Potenza nel 1943.
L'arredamento di quest'ultima e costituito da una serie di grandi e alti
armadi in legno che sono direttamente collegati alla controsoffittatura di
legno di noce. Varie opere d'arte decorano questa zona della cattedrale: i
ritratti del Beato Bonaventura, San Giuseppe Cafasso, San Giovanni Maria
Vianney e San Giovanni Bosco.
Posteriormente
all'altare maggiore, infine, sono stati rinvenuti durante i restauri degli
anni settanta i resti di una cripta che sono protetti da un pesante
cancello di bronzo. La struttura è posta a circa due metri sotto terra ed
ha delle dimensioni di 5,10 metri x 3,30 metri. Il piccolo vano
rettangolare presenta alcuni lacerti murari e una pavimentazione
musiva a decorazioni geometriche policrome. La funzione di questa
cripta, databile a un periodo che va dal IV al VI secolo d.C. potrebbe
anche essere quella di “Martyrion”, cioè luogo che andava a custodire
i cadaveri dei martiri. Nella chiesa è inoltre stato rinvenuto un altro
elemento risalente all'epoca romana: un'iscrizione muraria che risale agli
ultimi anni del I secolo d.C., posta fra la cappella dell'Immacolata e
l'arcata successiva.

All'incrocio
tra l'unica navata ed il transetto si trova una cupola emisferica sorretta
da quattro pennacchi. Questi ultimi sono affrescati con le immagini dei
quattro evangelisti. La cupola è affrescata con le immagini del popolo
potentino che accompagnano il vescovo San Gerardo in una
processione che culmina con la presentazione del popolo alla Madonna e con
la figura di Dio Padre. Compaiono anche le immagini della cattedrale
stessa e della chiesa di San Michele Arcangelo.
Dinnanzi
alla cattedrale compare il vescovo monsignore Bertazzoni assieme ai
canonico durante una preghiera. Nei pressi della chiesa di San Michele
Arcangelo troviamo San Giovanni Bosco, San Francesco,
Sant'Aronzio, San Nicola di Bari, Santa Lucia e San Rocco,
assieme ai frati potentini. Il tamburo della cupola è intervallato da
quattro finestre ed è affrescato con la rappresentazione delle virtù
teologali. Esternamente la cupola è invece di forma ottagonale.
Nel
braccio destro del transetto si trova una cappella che ospita la statua di
San Gerardo della Porta. Protetta da una cancellata in ferro in
doppio battente del 1864, contenente un altare settecentesco in marmo
policromo con una grata che protegge le reliquie del santo, il tutto
sovrastato dalla statua in legno policromo del santo. Essa, originaria del XV
secolo, è stata restaurata nel 1880 e rappresenta il santo con
la mitria ed il pastorale nell'atto di benedire. La
statua è alta 175 centimetri. Ai lati della statua si trovano due piccole
edicole con le figure di due donne che sorreggono rispettivamente una
fiaccola e un crocifisso.
Nella
lunetta vi è un ritratto che rappresenta il miracolo operato dal santo
che tramutò l'acqua in vino per soddisfare la sete di un lungo corteo di
preti e frati che lo accompagnavano in un viaggio in ritorno verso
Potenza. La volta della cappella è affrescata con un ritratto che
raffigura il santo attorniato da angeli che reggono la mitria, il
pastorale, un libro con la scritta "caritas" e lo stemma di
Potenza. Alla destra dell'affresco sono raffigurati degli angeli con lo
stemma araldico del santo. Nella parte sinistra del transetto si trova una
cappella dedicata al Santissimo Sacramento. Ad essa si accede mediante un
cancello come quello della cappella della parte destra del transetto, la
cui data di costruzione è però ignota. Anche qui troviamo un altare
marmoreo del XVIII secolo, di origine napoletana.
Nella
cappella si conservano le reliquie di Santa Genuaria. Sull'altare si trova
un ciborio della prima metà del XVII secolo, vandalizzato
e poi restaurato nel 2000 alto 190 centimetri e diviso in tre
diverse zone. Sul ciborio si trovano le figure in alabastro di svariati
angeli: l'Angelo custode, l'Arcangelo Gabriele, l'Arcangelo Raffaele e
l'angelo con Tobiolo. Inoltre sono raffigurati due cherubini seduti. Il
tutto è sovrastato da una piccola cupola terminante con una sfera recante
anteriormente l'immagine dell'Arcangelo Gabriele. La cappella accoglie un
crocifisso ligneo del XV secolo. Molti affreschi si trovano sulla
volta e sulle pareti di quest'ultima: l'Esaltazione dell'Eucaristia,
l'Ultima Cena, ed un'opera che raffigura il Cristo che parla con
una donna del popolo lucano.
La
chiesa presenta dieci cappelle, di cui quattro sul lato destro, quattro
sul sinistro e due alle estremità opposte del transetto.
Cappelle
del lato sinistro - Nella parte sinistra della navata si trovano altre
quattro cappelle. La quarta cappella da sinistra è dedicata
all'immacolata. Il suo nome deriva da una statua del XVIII secolo che
rappresenta la Madonna mentre schiaccia un serpente.
Rispetto alle altre essa è più piccola e raccolta e conserva un
crocifisso ligneo del XV secolo. Inoltre vi si conservano in un sarcofago
del 1979 le spoglie del vescovo Bertazzoni e anche le spoglie
dell'arcivescovo Giuseppe Vairo assieme al suo testamento spirituale
lasciato alla comunità religiosa potentina.
Nella
cappella sono sepolti ancora altri vescovi. La cappella conserva anche due
statue che raffigurano Sant'Antonio Abate e Gesù. La terza cappella da
sinistra contiene invece un altro altare marmoreo e una statua della
Madonna Addolorata con Gesù morto sulle sue ginocchia. Nella seconda
cappella si trova un altro altare e una statua di Sant'Oronzio ed infine
un'ultima cappella dedicata a Papa Giovanni Paolo II.
Cappelle
del lato destro - All'ingresso della chiesa, sulla destra, si
succedono quattro cappelle laterali. La prima presenta un cancello in
stile tardo-borbonico del XIX secolo. Dietro quest'ultimo si trova
una fonte battesimale in rame e bronzo del 1934 e un ritratto
del pittore Prayer su commissione del vescovo Bertazzoni. La seconda
cappella accoglie una statua del XIX secolo di San Gaetano di
Thiene, in legno policroma, alta 140 centimetri. Essa è posta al disopra
di un semplice altare marmoreo.
Nella
terza si ritrova una statua ottocentesca che rappresenta la Madonna col
bambino, alta 140 centimetri, anch'essa in legno policroma e risalente al XIX
secolo. Al disotto della statua si trova un altare marmoreo del XVII
secolo che presenta le immagini di alcuni stemmi vescovili
raffiguranti dei leoni rampanti con una corona. La quarta cappella ospita
un altare del 1700 e un'altra statua in legno policroma che
raffigura la Madonna del Carmine.
Processione
di San Gerardo - Durante
la festa patronale della città, che si celebra ogni anno il 30 maggio, la
cattedrale svolge un ruolo molto importante, poiché è il punto di
partenza della processione del santo. La statua conservata all'interno del
duomo viene condotta fuori in una processione composta dall'arcivescovo e
tutto il clero potentino, ma anche gli abitanti della città. La
processione attraversa tutto il centro storico fino al tempietto di San
Gerardo (dove è situata una copia della statua) per poi ritornare nella
cattedrale, dove verrà celebrata la messa.
Il
duomo illuminato - Durante
il periodo natalizio la Cattedrale di San Gerardo viene illuminata, come
anche parte del centro storico. L'illuminazione è stata attuata da pochi
anni a questa parte e costituisce un elegante effetto scenico. Dell'intero
edificio vengono illuminate solamente la facciata principale (seguendo i
contorni della medesima fino alla croce sulla sommità), parte della
facciata laterale destra ed il campanile con quattro dei suoi cinque
ordini di finestre. La cuspide viene invece lasciata nelle tenebre e così
anche la cupola dell'edificio religioso.
Chiesa
di San Michele Arcangelo
La chiesa
di San Michele Arcangelo è un luogo di culto cattolico
monumentale
situato nel centro storico di Potenza, nei pressi di via Pretoria.
La
chiesa di San Michele Arcangelo dovrebbe risalire al V aec. circa,
in un'epoca a cavallo fra il 492 e il 496, quando era vescovo della città
tale Erculenzio e Papa Gelasio I. Questa tesi è
accreditata dal ritrovamento di un mosaico del V secolo rinvenuto al
disotto del pavimento dell'edificio religioso. La chiesa all'epoca era
dedicata a San Michele Arcangelo e San Marco (o forse San
Martino).
L'attuale
chiesa risale all'epoca longobarda, poiché ricca di caratteristiche
tipiche del periodo (il culto di San Michele ha radici in epoca
longobarda) e sicuramente antecedente al 1178.
Infatti in quell'anno i sacerdoti di questa chiesa e della Chiesa
della Santissima Trinità richiesero
al vescovo Giovanni Sola la conferma di alcuni regolamenti legati alla
vita ecclesiastica e sacerdotale. Questo è anche il primo documento dove
si cita questa chiesa, denotandone l'esistenza.
La
facciata principale è stata edificata con un particolare tipo di
muratura: la pietra “a vista”. Essa è divisa in tre zone da quattro
lesene. L'ingresso è costituito da un portale in pietra,
con un doppio stipite e due archi a tutto sesto, sovrastato da una grande
finestra. La chiesa presenta anche un portale secondario sulla facciata
laterale destra dell'edificio, che presenta un bassorilievo che raffigura
la Madonna col Bambino, con a destra uno stemma francescano e a sinistra
un motivo floreale. Esternamente la chiesa presenta anche un'iscrizione
funeraria di epoca romana.
Internamente
la chiesa è
suddivisa in tre navate che terminano in tre absidi. La navata centrale è
sovrastata da un soffitto ligneo illuminato da tre monofore.
Essa presenta
anche svariate opere d'arte in due grosse nicchie in cui nella prima si
trova un quadro che rappresenta la Madonna e invece nella seconda un altro
quadro in cui viene rappresentata una santa.
Sulla
parete di destra si ritrovano molti altri ritratti: un olio su tela che
rappresenta l'annunciazione, un dipinto che rappresenta Dio
Padre mentre
invia un fascio di luce alla Madonna del 1612,
un dipinto che raffigura la Madonna
del Carmine,
un dipinto che raffigura la Madonna con il Bambino assieme a San
Pietro e San
Paolo del
1580. La chiesa accoglie altri dipinti antichi del XVII
secolo che
raffigura svariati santi: San
Gerardo di Potenza, San
Francesco da Paola,
San Ignazio e San
Vito.
Altra rappresentazione di un santo è la statua lignea di Sant'Antonio del XVII
secolo.
Altre
opere sono due dipinti del pittore Mario
Prayer realizzati
nel 1950 che
raffigurano scene battesimali. I dipinti sono rinchiusi in una cappella
con fonte battesimale nella navata sinistra. La chiesa presenta anche un
grande altare maggiore
in pietra monoblocco, rinvenuto anch'esso durante i lavori di restauro
degli anni settanta e un crocifisso ligneo del 1600.

Chiesa
della Santissima Trinità
Si
presume che la chiesa fosse già esistente dall'XI
secolo, dato che il primo documento dove è citata risale al 1178.
Consacrata nuovamente nel XIV
secolo, vi lavorò il pittore Pietro
Afesa; venne distrutta dal terremoto
del 1857 e ricostruita completamente solo nel 1872.
Le pareti sono state decorate negli anni
trenta da Mario
Prayer e anche l'abside e
il transetto hanno
subito modifiche rispetto agli originali.
L'edificio
balzò agli onori della cronaca per essere stato il luogo di omicidio e
occultamento del cadavere di Elisa
Claps, ritrovato nel sottotetto 17 anni dopo la sua scomparsa. Dagli esami
autoptici è emerso come il corpo non sia stato mosso,
confermando quindi che l'omicidio della giovane era avvenuto all'interno
della chiesa. La chiesa venne quindi messa sotto sequestro dalla procura
di Salerno per
le indagini. Per
oltre 10 anni l'edificio è rimasto chiuso al culto.
Il
24 agosto 2023 la
chiesa venne riaperta al culto "per un congruo tempo" (poche ore
diurne). La famiglia Claps fu contraria alla decisione (precedentemente
annunciata da una lettera dello stesso papa
Francesco), denunciando come la riapertura sia avvenuta nel
periodo estivo e a poche settimane dal trentennale dell'omicidio.
Chiesa
e convento di San Francesco
La chiesa
di San Francesco e l'annesso convento risalgono al XIII
secolo.
La
chiesa è situata nei pressi di piazza
Mario Pagano,
piazza principale della città di Potenza.
La chiesa di San Francesco nasce quarant'anni dopo la morte del santo. Il
biografo del serafico, Tommaso
da Celano,
nel 1246 scrive di un episodio accaduto a un canonico del duomo, il quale
non credendo alle stigmate della passione inflitte a san Francesco, fu a
sua volta stigmatizzato in una chiesa della città. La chiesa ha una
chiara origine duecentesca, come attestano le due scritte poste sul
portale principale dell'edificio. Secondo queste ultime il convento sarebbe
stato fondato nel 1265,
mentre la chiesa nel 1274.
Per sei secoli la storia della chiesa è inseparabilmente legata alla
storia del convento. Le due storie continuano a incrociarsi: sul fondo, a
destra della piazza della Prefettura, intitolata a Mario Pagano,
s'intravede la chiesa francescana, mentre la scena è occupata dal palazzo
del governo. Addossata alla facciata della chiesa, l'ala dell'ex convento
trasformata in tribunale subì un incendio nel 1912; la ricostruzione
dell'edificio portò alla conseguente separazione dalla chiesa, creando il
vicolo Ascanio
Branca.
Nel
cuore della città di Potenza, i frati dell'Assisiate erigono un luogo di
ristoro e di rifugio, una stazione provvisoria lungo gli itinerari di
predicazione delle popolazioni meridionali. A sostenerlo è lo storico
francescano Bove, secondo il quale il fatto che il primo allogare
minoritico (1230-50) sia avvenuto a Potenza, induce a concludere che non
si tratta di un'intenzionale fondazione minoritica, ma di una stazione
provvisoria per la predicazione itinerante. La stabilità conventuale
parte dalla metà del XIII secolo, quando avviene la costruzione
dell'intero complesso conventuale.
La centralità di Potenza rispetto al
territorio circostante e la presenza di strade che si snodavano lungo
l'antica rete romana sono state le ragioni principali per cui i religiosi
ampliarono il complesso conventuale, anche sulla base delle numerose
donazioni documentate che rappresentarono un notevole alleggerimento
economico per i frati. Quello dei conventuali a Potenza fu uno studio
teologico importante. Il numero dei religiosi risulta essere stato
numeroso già nella prima metà del Seicento.
Testimonianza di ciò è la
planimetria del convento disegnata dall'architetto Ponticelli nel 1809 che
documenta l'ampiezza del complesso, la sua articolazione in piani,
corridoi e cellette, due cortili interni, orto e grande chiostro, secondo
le tradizioni conventuali francescane.
Il convento di San Francesco ha
conosciuto momenti di splendore per il numero dei religiosi, per l'essere
centro di attrazione e punto di riferimento spirituale dei giovani,
provenienti dai vari paesi della Basilicata e orientati a entrare nel
chiostro di San Francesco. Questo luogo esercitò soprattutto tra il XVI e
il XVIII
secolo un
notevole influsso sull'orientamento vocazionale alla vita religiosa e
sacerdotale, grazie anche alla presenza della ricca biblioteca del vescovo
Bonaventura Claver. Un lavoro dello storico conventuale Pio Iannielli,
cita spesso frati potentini o di origine lucana, che hanno ricoperto
nell'ordine e nella chiesa un ruolo rilevante. Dai santi del Settecento
come il Beato Bonaventura
da Potenza,
Domenico Girardelli da Muro Lucano, ai vescovi Bonaventura Claver,
pugliese e vescovo di Potenza e Pietro
Paolo Caporella,
una lunga lista di personalità che hanno avuto come punto di riferimento
il convento di San Francesco di Potenza.
La
chiesa è dedicata a san Francesco
d'Assisi poiché,
secondo un atto notarile redatto nel marzo del 1279,
cinque anni dopo l'avvenimento, sulla base delle dichiarazioni di
testimoni oculari, due operai sepolti vivi nel 1266 durante
alcuni lavori volti a costruire le fondamenta della chiesa siano stati
salvati da un miracolo, attribuito a San Francesco. Così la chiesa venne
dedicata al santo nel 1274.
Esterno
- Attualmente la chiesa s'innalza sui resti di un antico oratorio
protoromanico, durante gli scavi svolti anni fa, sono state rinvenute
tracce a circa tre metri di profondità, sotto l'angolo destro della
facciata, pietre decorate con motivi di palme a ventaglio, che si possono
ora ammirare incastonate sul muro sinistro esterno della chiesa. La
facciata è formata da pietra squadrata a vista.
L'antico convento del 1200 è
quasi totalmente privo di testimonianze storiche e artistiche attuali.
Sulla facciata sinistra della chiesa trova posto il portale fatto
edificare dai conti Guevara che
fanno entrare nel chiostro cinquecentesco. Esso presenta un porticato a
sei arcate che termina con una porta lignea del XVI secolo coronata da un
portale quattrocentesco che dà accesso ai locali interni della sacrestia
e del convento nuovo. Il convento oggi si riduce a una quarantina di
ambienti, attualmente abitati dai frati minori conventuali.
La porta
d'accesso alla sacrestia è formata da sei pannelli a festoni fiorati con
i simboli delle braccia incrociate. Altri sei pannelli con quattro rosoni
e due ricami di foglie, decorano la porta sulla parete nord a sinistra del
presbiterio.
L'ingresso al convento, il più elegante, si incastona nel
portale polilobato, costituito da due pannelli fiorati e quattro traforati
a grata. La base delle porte principali non è originale, in quanto,
durante il restauro, le formelle non recuperabili sono state sostituite
con nuovi pannelli lisci in legno.
Nel 1880, i sodali della confraternita
verniciarono la porta principale in finto marmo per proteggerla dalle
intemperie; con lo stesso gusto erano state verniciate anche le pareti
della chiesa. Nel 1902 gli esperti Lucio Mariani e Federico Hermanin
avanzarono la richiesta di far rimuovere la porta principale per
collocarla all'interno, sottraendola così dalle intemperie.
Il direttore
della Soprintendenza per la conservazione dei monumenti delle provincie
meridionali comunicò una risposta pressoché negativa e la porta rimase
al suo posto. Tutte le altre porte sono un capolavoro di intaglio.
Sul
portale principale della chiesa, alla base d'impianto dell'archivolto, si
leggono due date: a sinistra, «FUN.CON. 1265;» a destra, «FUN.ECCL.AE
1274». Il primo portale raccorda la chiesa col campanile all'ingresso
dell'attuale convento, è ad arco
a tutto sesto lobato
e ornato da motivi floreali. L'altro portale s'affaccia, invece,
sull'attuale sacrestia ed è costituito da una grande fascia in pietra a
modanature cilindriche che si sviluppano a sguancio. Sulla facciata
sinistra della chiesa si possono ammirare tre monofore del XII secolo.
Su
questa facciata s'innalza il grande campanile con
un alto basamento in pietra seguito da tre ordini di finestre e una
possente cuspide piramidale. Il campanile del '300 è la costruzione più
rimaneggiata di tutto il complesso. Gravemente compromesso dai vari
terremoti che colpirono la città, ha perduto le colonnine che fino al
1857 ne ornavano le finestre gotiche: attualmente esse sono custodite nel
Museo Provinciale di Potenza. Il campanile costituì un grande problema
per l'incolumità pubblica a causa della sua instabilità. Già nel 1889
gli impiegati del vicino tribunale si lamentavano del suono delle campane
della torre, perché questa era pericolante. Sin dall'anno precedente, era
stata rivelata tale pericolosità in occasione di un progetto di restauro.
Il campanile presentava in cima, prima del restauro, una cupoletta di tipo
orientale, scomparsa poi nel 1934. Al suo posto era prevista una
sistemazione del tetto a terrazza, ma nel 1937 la cupoletta venne
eliminata e sull'ultimo ripiano, venne elevata una cuspide esistente
attualmente. Sul campanile, nel 1899, vennero collocate "la campana
mezzana" e "la campana a squillo". Si trattava di due
campane più antiche acquistate dai fedeli, i quali raccolsero i fondi
necessari alla spesa, che era circa di 210 lire. La campana mezzana era
stata fusa la prima volta nel 1586.
La campana a squillo, invece,
nell'anno 1741. Prima della chiesa e con il convento era sorto il
chiostro. Oggi ne sono una testimonianza dei piedicini del duecento murati
nel restaurato portico. Per iniziativa dei Guevara,
conti di Potenza, nel '500 il chiostro venne ricostruito in stile
rinascimentale. Oggi se ne ammira sono un'ala per altro mutila dell'ultima
arcata. Nei lavori del 1940, infatti, crollò quest'ultima parte
corrispondente al portichetto esterno verso il campanile, dove si trovava
il portale cinquecentesco che fu recuperato completamente.

Interno
- Internamente la chiesa presenta un impianto, semplice e schematico,
tipico delle antiche chiese francescane dei primi tempi: una sola navata
che chiude a est con l'abside. La Chiesa ha vissuto un periodo di
accrescimento e abbellimento grazie alle generose donazioni ricevute in
questo periodo.
Un'unica
navata molto lunga è chiusa da un'abside e sovrastata da un soffitto
ligneo. Sulla parete d'ingresso è collocato l'organo a canne. Nell'antica
sistemazione esso era situato nell'abside e le sue canne sovrastavano gli
stalli del coro ligneo dove i frati salmodiavano l'ufficio divino.
Nell'inventario del 25 ottobre 1944, redatto per la consegna della chiesa
ai conventuali che tornavano a Potenza, l'organo è descritto come
manufatto del Quattrocento. Tra il 1887 e il 1892, l'organo è stato
danneggiato diverse volte. nei restauri del 1953, fu, pertanto, necessario
sostituirlo con uno strumento moderno. Nella chiesa si trova un altare
centrale marmoreo a intarsio, del '700, che venne smantellato durante i
restauri degli anni '70: il paliotto fu
donato alla Cattedrale e oggi è collocato nella cappella dell'Episcopio.
Il nuovo altare maggiore presenta un paliotto moderno, scultura di Antonio
Masini. La chiesa accoglie anche il sepolcro di Donato de Grasis, del
1400-1500 circa.
Elementi
artistici di rilievo sono l'opera del pittore lucano Giovanni
Todisco del
1550 che rappresenta il Martirio di san Sebastiano, una
tempera su tavola donata alla chiesa e risalente al 1852, che rappresenta
la Madonna col Bambino. Nella muratura della parete verso il
palazzo di giustizia - è scritto in una deliberazione della confraternita
del 1952 menzionata dal D'Acunti - si son rinvenuti affreschi, alcuni in
frantumi e uno con san Sebastiano; di fronte, in un arco, le figure di san
Francesco e di santa Chiara". In realtà le figure dei santi
Francesco e Chiara sono attergate, risultano cioè l'uno a fianco
all'altra ma sull'intradosso di due diversi archi o incavi affiancati,
sulla parete destra. Le due raffigurazioni sono un segno peculiare delle
origini francescane dell'edificio sacro. La figura di Santa Chiara è
caratterizzata dalla severità del tratto, mentre il disegno della figura
del Santo è addolcito da ritocchi successivi con linee più morbide.
Il
martire San Sebastiano è rappresentato legato e collocato in un accenno
di paesaggio campestre, è trafitto da numerose frecce scoccate a breve
distanza da un arciere in costume del tardo '400. Nella navata della
chiesa, sulla parete destra, è eretto un cenotafio datato
1534 in memoria di un benefattore della chiesa, tale Donato De Grasis,
raffigurato disteso sul letto e rivestito del vestito cinquecentesco dei
borghesi potentini.
Accanto al cenotafio del De Grasis, un'edicola
custodisce un'icona bizantina del XIII
secolo,
raffigurante la Madonna che indica con le dita il Bambino che tiene sulle
braccia come "la via" da seguire. L'immagine sacra fu invocata e
venerata come santa "Madonna del terremoto" a seguito del sisma
del 16 dicembre 1857. Un secolo dopo la sacra immagine venne incoronata
dal cardinale Marcello
Mimmi in
piazza Prefettura il 22 settembre 1957. Altra opera è un affresco che
raffigura san Francesco del XV
secolo.
Ancora più antico un affresco del XVI
secolo che
rappresenta santa Chiara.
In
una sala dell'antisacrestia sono conservati dodici pannelli ottagonali in
cui sono raffigurati i dodici apostoli.
Cappella
del beato Bonaventura
Le
notizie storiche che ci pervengono legate alla cappella risalgono
al lontano 1651. Fu qui che nacque Carlo Antonio Gerardo Lavanca,
conosciuto come Frate Bonaventura e successivamente beatificato nel 1775 dal papa
Pio VI.
Successivamente alla sua morte l'abitazione venne lungamente utilizzato a
fini privati finché agli inizi del Novecento il vescovo Tiberio
Durante decise di trasformarla in un luogo di culto, rendendo la casa
natale del beato una cappella.
La
locazione della cappella è nel vicolo dedicato al beato omonimo adiacente
a via Pretoria, a Potenza.
Elemento fondamentale e pregiato della cappella è il portale in pietra
calcarea settecentesco, la cui origine è forse da ricercare nel Monastero
di San Luca. Impreziosito da vari elementi decorativi, fra di essi
spiccano le due teste alate di due cherubini che sormontano lo stipite
dell'ingresso.
Sopra di esse si trova uno stemma francescano, ordine di
cui faceva parte il frate. Internamente la cappella è divisa in un unico
locale, ricco di oggetti di valore. Fra di essi spiccano un olio su tela
dell'ultima cena, realizzato dal pittore Mario Prayer, assieme ad altri
oli su tela che vanno a rappresentare l'Addolorata, San Giovanni e il
Crocifisso, risalenti agli anni cinquanta.
Anche la volta è decorata con
alcune opere del medesimo artista, che raffigurano i quattro evangelisti.
Altro ritratto è quello dietro l'altare che rappresenta l'estasi del
beato. In una nicchia la cappella contiene la reliquie del beato: alcuni
vestisti del santo custoditi in un reliquario di legno dorato. L'unico
altare della cappella è in pietra rossa di Avigliano.
Chiesa
di Santa Lucia

La
piccola chiesa di Santa
Lucia è
situata a Potenza,
in un piccolo largo tra via Portasalza e via Santa Lucia. La Chiesa,
assieme all'antico borgo che la circonda, è di chiara origine medievale.
La Chiesa dovrebbe risalire al 1200 circa.
Essa è dedicata da sempre alla santa siracusana.
La Chiesa è collocata fuori dalle antiche mura del centro storico, sul
versante occidentale all'estremità di Via Pretoria. Viene definita per la
sua collocazione, 'extra moenia'(fuori le mura) in una relazione di visita
pastorale del 1571. Vi si venera la vergine e martire Lucia, protettrice
dei non vedenti la quale ebbe, come molti altri martiri dei primi secoli,
un culto antico nella città. Sede di una Confraternita laicale che ne
curava il decoro, la Chiesa danneggiata dal terremoto del 23 novembre
1980, è stata recentemente restaurata. La domenica viene officiata dai
frati minori della vicina Chiesa parrocchiale di San Michele.
La
chiesa, di piccole dimensioni, è caratterizzata da un portale in pietra
calcarea sormontato da un arco a sesto acuto rialzato che racchiude una
minuscola statua di Santa Lucia. La statua, come molte opere potentine,
quali ad esempio la Statua di San
Gerardo di Potenza è
da attribuire allo scultore potentino Michele
Busciolano.
Essa dovrebbe risalire al 1881.
Sul tetto a due spioventi della chiesetta si trova un campanile a
vela di dimensioni ridotte.
Di pregevole fattura è uno stemma araldico
posto sulla parete esterna sinistra della chiesa, restaurato recentemente,
che risale al 1586 e
rappresenta un cavallo rampante. La chiesa internamente ha un'unica navata e
un unico altare
maggiore e
un organo in legno.
Il soffitto con plafone ligneo è datato 1843, a sagome con doppia
cornice ottagonale, nelle quali sono incastonati fioroni centrali a sei
petali. L'altare marmoreo a pala è datato 1916, lavorato ad intarsio
policromo, con due teste di puttini ai lati ed un'alzata al di sopra della
mensa. Vicino altare si trova anche una statua di Santa Lucia, di stampo
seicentesco.
Addossato alla parete di fondo, dove si trova la nicchia con
la statua lignea di Santa Lucia, vi è una scultura di ignoto meridionale
del secolo XVII, restaurata da poco tempo. Altra statua lignea era quella
raffigurante l'apostolo San Giacomo, ora scomparsa e appartenente forse
alla vicina chiesa omonima Vari quadri del XVI e XVII sono conservati
nella chiesa.
Nella chiesa sono inoltre conservati un'acquasantiera
trasportata in pietra rosata dalla chiesa di Santa Maria del Sepolcro alla
chiesa di Santa Lucia del XV secolo. L'acquasantiera è decorata con tre
teste umane al centro della vasca ed un basamento costituito da tre leoni
accovacciati.
Chiesa
di Maria Santissima Annunziata di Loreto
La
piccola chiesa è dedicata a Maria Santissima Annunziata di Loreto. Questa
denominazione è da collegarsi con l'antico culto della Madonna di
Loreto, in dialetto Madonna d'Lurita, molto diffuso nella
zona, soprattutto fra i contadini di passaggio che si recavano al lavoro
nei campi. Ad essa era dedicata la prima festa campestre dell'anno, il 25
marzo.
La
nascita storica della chiesa non è precisa, poiché non ci sono chiare
fonti al riguardo. Alcune d'esse affermano però la presenza di una chiesa
dedicata alla Madonna di Loreto già nel 1310.
Quindi la costruzione della chiesa è da ricercare negli anni precedenti a
questo periodo storico.
Nel corso dei secoli la chiesa fu sottoposta a
continui restauri e rifacimenti, dovuti in parte ai molti terremoti che
colpirono la regione. L'edificio venne restaurato anche successivamente al
terremoto
dell'Irpinia del 1980.
Esternamente
la chiesa presenta una copertura a capanna e un piccolo ingresso
sovrastato da un grande oculo con una vetrata policroma.
Alla
sinistra della facciata principale si trova un basso campanile a base
quadrata, che termina con una cuspide piramidale e presenta una bifora
semi-circolare. Il campanile era inesistente agli inizi del 1900 e
venne aggiunto solamente nel 1924.
L'edificio
ha anche un sagrato semi-circolare
(unico elemento originario della chiesa assieme a una croce metallica) e
una sagrestia.
Internamente l'edificio è molto spoglio, con un unico ambiente e un'unica
navata. Internamente si trova un arco in conci di pietra calcarea, forse
anch'esso appartenente alla struttura originaria.
L'unico opera artistica
presenta al suo interno è un dipinto del 1824,
realizzato dal pittore potentino Buonadonna, che raffigura l'Annunciazione.
Chiesa di San Rocco (Potenza)
La chiesa
di San
Rocco si
trova
nell'antico borgo di San Rocco, sorto nel passato a sud del nucleo
originario del centro
storico di Potenza.
La chiesa si trova in un crocevia fra varie strade, fra cui l'antica via
Appia.
Queste strade instaurano un veloce collegamento con la periferia della
città e il cimitero
di Potenza.
La chiesa di San
Rocco è
dedicata all'omonimo santo da sempre. Il santo è molto diffuso nel
meridione d'Italia e molto venerato. Anche a Potenza, nella chiesa di San
Rocco, è celebrata una festa per il santo, il 16 agosto di ogni anno.
Antica
cappella - L'attuale
edificio sorge sui resti di un'antica cappella che
venne edificata fra il 1400 e
il 1500.
Con la costruzione della cappella si istituì anche una confraternita.
Essa venne ufficializzata con la sua istituzione solamente nel 1789,
ad opera di re Ferdinando
IV.
Col corso dei secoli la cappella venne lasciata all'incuria e lentamente
degradò sempre di più. Infine nel 1832 essa
crollò totalmente, facendo nascere l'esigenza di costruire un nuovo luogo
di culto.

La
confraternita diede inizio ai lavori per costruire un nuovo edificio di
culto solamente nel 1860.
I lavori vennero coordinati e organizzati dall'ingegnere Vincenzo
Marocco.
Successivamente la chiesa venne lungamente chiusa per vari lavori di
restauro dovuti anche ai vari terremoti che colpirono la Basilicata e
infine, in soli due anni, grazie al sostegno economico di molti cittadini,
essa venne totalmente restaurata e riaperta al culto.
La
facciata principale dell'edificio è caratterizzata da un portale
affiancato da due grosse lesene, che convergono fin al cornicione. Sopra
l'architrave del portali si può invece ben notare una formella in marmo
che reca l'effigie di san
Rocco del
1857. Anche quest'opera, come tantissime statue e sculture presenti in
tutta Potenza è opera dello scultore potentino Michele
Busciolano.
Il cornicione sostiene un timpano dove si apre un oculo centrale. Invece
l'architrave è sovrastato da un'apertura semi-circolare che fa penetrare
all'interno dell'edificio di culto la luce. Questa tipologia di apertura
si ripete varie volte sulle pareti laterali e quindi rende la chiesa di
San Rocco molto luminosa.
Dall'esterno
si possono ben osservare le forme e le dimensioni delle varie cappelle che
si trovano internamente. Alla sinistra della facciata anteriore si trova
anche il campanile della chiesa. Il campanile si
innalza per tre livelli
che terminano con una cuspide tronco-piramidale che accoglie un'antica campana ormai
non più funzionante. Essa risale al 1556 ed
era dedicata a san
Lorenzo da Padula.

La
chiesa presenta esternamente varie statue, fra cui una che raffigura san
Pio da Pietrelcina.
Alla destra della facciata principale si trova un'altra statua in bronzo,
fatta realizzare nel 1969 dal parroco Salvatore
vigilante, che raffigura san Rocco. Alla sinistra della statua, conservata
in una piccola nicchia, si trova una stele funeraria d'origine romana,
datata I
secolo d.C.
Altri elementi che sembrano risalire all'epoca romana sono due formelle
incassate esternamente nella pietra dei due cappelloni semi-cilindrici.
Una sola risulta essere leggibile e pare rappresentare una scena che ha
alcune vaghe affinità con la deposizione.
L'interno
è caratterizzato dalla struttura a croce latina, con tre diverse navate.
La chiesa è ricoperta da un soffitto a calotta emisferica decorata da
alcuni riquadri ottagonali al cui centro si trova un motivo floreale.
Internamente abbondano gli stucchi dorati. La chiesa ha due grosse
cappelle laterali e l'abside, di uguali dimensioni. Nella cappella di
destra, in un'edicola si trova una statua in legno che raffigura San
Rocco del 1859,
realizzata da Michele
Busciolano.
Qui il santo è rappresentato come un giovane vestito da pellegrino e con
un bastone, che va a indicare i bubboni della peste sulla gamba sinistra.
Elemento di rilievo dei beni artistici della chiesa è anche un crocifisso
ligneo del 1400.
Architetture
religiose extramurali
In
minor numero, sono presenti chiese di rilevanza storica e artistica anche
al di fuori del centro cittadino, elencate di seguito.
Chiesa
di Santa Maria del Sepolcro
La
chiesa venne costruita tra gli ultimi anni del XII secolo o i primi del
Duecento dall'ordine dei templari.
Infatti proprio in quegli anni, fra il 1190 e
il 1191,
i conti di Santasofia signori di Rivischio, signori di una contrada vicino
a Potenza, parteciparono alla terza crociata e tornarono nella città,
costruendo il luogo di culto.
Nel
1488, il conte di Potenza, Innico
de Guevara,
ingrandì e abbellì la chiesa e costruì accanto un convento.
Nel
1647 il vescovo di
Potenza, Monsignor Claverio, fu inviato in viaggio apostolico dal papa
Innocenzo I a Grumento.
Il vescovo fu particolarmente colpito da una reliquia del sangue di Cristo qui
conservata e decise di prenderne una parte che tenne per sé a lungo.
La
chiesa ed il convento sono da sempre stati affidati all'Ordine
dei Frati Minori fino
al XIX
secolo,
quando il convento venne
soppresso a causa della soppressione
degli ordini religiosi.
Quando i frati lasciarono la struttura, i libri e le opere d'arte ivi
custodite vennero dispersi o saccheggiati. I francescani ripresero
possesso del luogo nel 1938.
Nel
convento vissero o passarono frati di Santa vita come il B. Egidio
da Laurenzana,
preso in considerazione dal Guevara, Ginepro da Potenza, fra' Matteo da Tito,
Gianfrancesco Caporella da Potenza e Luigi
Filippi da Avigliano.
Molte
sono le tesi che cercano di spiegare l'origine del nome della chiesa. Una
prima ipotesi afferma che i Guevara,
conti della città di Potenza, decisero di costruire nel 1488 il
loro sepolcro gentilizi.
Un'altra tesi afferma che il nome della chiesa derivi dal nome di un
casale, casale "Santo Sepolcro", di proprietà dei templari,
e situato nei pressi della chiesa nel XIV
secolo.
Nel 1312 il Casale passò sotto la giurisdizione del Vescovo di Potenza,
Guglielmo, che se ne prese cura e vi aggiunse la denominazione "Santa
Maria", forse per l'esistenza nella zona di una cappella o icona
dedicata alla Madonna oppure per conquistarsi gli abitanti del posto.
Secondo una testimonianza, il toponimo 'Santa Maria' (per indicare zona
periferica di Potenza) risalirebbe al XII secolo e sarebbe legato ad un
miracolo operato da San Gerardo della Porta: cambiare in vino l'acqua di
una fonte che vi sgorgava. Alcuni studiosi ritengono che questo miracolo
sia avvenuto nel duomo di Potenza, un tempo dedicato alla Vergine Assunta.
La
chiesa è di stile gotico-catalano, a pianta centrale, unica navata. Alla
fine degli anni sessanta venne edificato l'attuale convento della
fraternità francescana dei minori. Al complesso era affiancato anche un
campanile, purtroppo demolito nel 1959.
La
facciata principale presenta un portico anteriore a tre archi con stipiti,
capitelli e archivolto in pietra lavorata, che termina con un cornicione e
un tetto a capanna, con un rosone centrale.
Il campanile abbattuto nel 1959 in passato affiancava la facciata
principale.
L'ingresso
principale è formato da un porticato con modanature in pietra, sormontato
da un affresco seicentesco che rappresenta la deposizione. Il portico
presenta due portali laterali di pregevole fattura ed un portale centrale
ligneo finemente intagliato con motivi floreali e geometrici del 1500.
Il tutto è incorniciato dalla pietra calcarea con uno stemma francescano
e uno nobiliare.
In
facciata sono presenti due stemmi lapidei: simboli dell'ordine
francescano. Attorno ad una croce che si intrecciano due braccia: quello
di Cristo e quelle di San Francesco entrambe con i segni dei chiodi.
L'altro stemma è una croce con l'aggiunta di due simboli della passione:
l'asta con la spugna imbevuta d'aceto e la lancia.
L'ingresso
principale della Chiesa è costituito da un porticato con semplici
modanature in pietra, dove al centro è una pregevole porta lignea del
'500 con intagli floreali e riquadrature geometriche sormontata da una
lunetta con un affresco datato 1658 rappresentante la Deposizione,
racchiuso in una cornice di gusto gotico-catalano, con la scritta: "O
vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut
dolor meus. 1658".
Nel
nartece della Chiesa si può leggere un'epigrafe che conferma l'importante
ruolo della famiglia comitale (Conti) dei de Guevara nella ricostruzione
del cenobio, nell'anno 1488 e la ricostruzione nel 1652.
Internamente
la chiesa è suddivisa in due navate.
Quella
di sinistra è la più antica e fu costruita durante un ampliamento della
chiesa nel XVII
secolo.
Il soffitto della chiesa è reso pregevole dal soffitto cassettonato in
legno policromo dorato ed intagliato voluto dal vescovo Claverio.
Sempre
il vescovo Claverio fece erigere il grande altare barocco decorato
a stucco del Santissimo Sacramento, situato sulla destra della navata.
Esso presenta uno sportello dorato che custodisce la reliquia del
Santissimo Sacramento. Sempre li venne ospitata la reliquia del sangue di
Cristo negli anni in cui si trovò a Potenza. L'altare è decorato con una
statua della Vergine su un trono con il Bambino sulle ginocchia, il tutto
attorniato da due angeli alati. La statua dovrebbe risalire a un periodo
che va dal XV e XVI secolo, e dovrebbe essere stata realizzata da un
artista lucano noto come "Maestro di Noepoli".
La Chiesa
accoglie anche molte tele di pregevole fattura: un olio su tela che
rappresenta la Madonna delle Grazie con San Francesco e San Patrizio, un
altro quadro che raffigura la Madonna che appare ai Santi Francesco e
Rocco, ed un dipinto che raffigura l'Adorazione dei pastori. Sulla destra
l'altare che custodisce la reliquia del Preziosissimo sangue. Papa
Francesco in occasione del 460º anniversario dell'arrivo della reliquia
ha concesso l'indulgenza plenaria.
L'aula unica della chiesa presenta, sul
lato sinistro, quattro archi a tutto sesto che si affacciano su una navata
laterale, aggiunta in altra epoca, dove ci sono tre altari barocchi,
addossati al muro perimetrale. La navata è chiusa in alto da un grande e
pregevole soffitto a cassettoni ottagonali in legno policromo intagliato
dorato, fatto eseguire nel XVII secolo dal vescovo Bonaventura Claver, il
quale nel 1656 fece anche costruire, sulla parete destra, un pregevole
altare, nel quale è visibile al centro la porcella in rame dorato, dove
è custodita una reliquia detta del Preziosissimo Sangue di Cristo.
L'altare è ricco di stucchi e di alcune statue lignee policrome dorate
degli arcangeli Michele (che calpesta il drago e impugna una spada
fiammeggiante), Gabriele (l'arcangelo dell'Annunciazione a Maria) e
Raffaele. In fondo, arco trionfale a tutto sesto, con colonne in pietra,
alla cui base sono riprodotte testine di leoni e foglie e, sui capitelli
in alto, foglie d'acanto e leoncelli accosciati, arieti e corolle di
fiori. L'abside a semicupola, in stile gotico catalano, presenta svelti
costoloni che si congiungono in chiave dov'è riprodotto il monogramma di
Cristo, di San Bernardino. L'altare, l'ambone ed il fonte battesimale, in
pietra, il tabernacolo in rame, e l'articolazione degli spazi liturgici
nel presbiterio, sono opera dell'artista francescano potentino Tarcisio
Manta, che li ha eseguiti negli anni ottanta.
L'altare è costituito dai
caratteristici motivi architettonici gotico-catalani: è possibile
apprezzarli nell'arco trionfale, che presenta partizioni in pietra
accompagnate da motivi floreali, ed anche nell'abside a pianta poligonale
con sottolineature in pietra agli angoli e volta a lunette. L'abside
gotico-catalana è preceduta da una volta a crociera, è scandita dai
costoloni rampanti che si uniscono in un anello di pietra con il
monogramma bernardiniano IHS, chiave di volta dell'ambiente. L'abside è
illuminata da tre monofore trilobate. La chiave dell'arco trionfale mostra
l'immagine di Cristo che emerge a mezzo busto dalla tomba, secondo
l'iconografia del "Christ de pitié" che ribadisce il legame
della chiesa con il Santo Sepolcro. Nell'abside quattrocentesca restano
segni della struttura precedente: una finestrella strombata e brani di
muratura a faccia vista.
I
dipinti - Sulla
parete a sinistra si ammira una Natività con adorazione dei pastori, tela
attribuita per lungo tempo al Ribera,
detto lo "Spagnoletto" (sec.XVII),
poi ad Onofrio Palumbo e adesso attribuita al Ricca, pittore napoletano
del primo Seicento. Sulla parete destra, presso il presbiterio, troviamo
una scultura lapidea, del XIII
secolo,
proveniente dalla chiesa di Noepoli,
raffigurante una Madonna con Bambino tra
due angeli.
Altra
opera ospitata nella chiesa è l'Immacolata tra San
Francesco e San
Rocco,
tavola di scuola raffaellesca, di equilibrio cromatico e compositivo,
della seconda metà del XVI
secolo,
attribuita a Leonardo
da Pistoia.
L'impianto compositivo, pur con calibrato equilibrio cromatico
dell'insieme, non soltanto di evidente impronta francescana ma ha anche
caratteri di una religiosità popolare semplice e chiara. Raffigura la
Vergine racchiusa in una mandorla di nubi e di luce, Dio
Padre che
appare tra nubi dall'alto, mentre i santi in ginocchio contemplano, sullo
sfondo di un paesaggio montano.
La
chiesa ospita anche un'opera del pittore potentino Antonio Stabile. La
tavola, risalente al 1582,
di scuola
veneziana,
raffigura la Madonna delle Grazie col Bambino e San
Giovanni tra
San Francesco e San
Patrizio vescovo;
segue gli schemi cari alla devozione francescana ed alla tradizione
artistica tardo-manieristica napoletana, opera di una delle più
significative personalità della pittura lucana del XVI secolo. Il tema
delle grazie è rappresentato dal gesto del piccolo Gesù che fa
gocciolare il miracoloso latte materno, mentre la presenza di san Patrizio
è motivata dall'esistenza in loco di una sua reliquia.
Nel
convento si conserva una tela del Passaggio
del Mar Rosso,
attribuita erroneamente a Luca
Giordano (XVII
secolo) e successivamente attribuita a Domenico Polino, pittore Lucano
nativo di Irsina.
All'ingresso
della chiesa, sotto il pronao, si trova un affresco del 1658 raffigurante
la Pietà.
Sulla parete destra della chiesa era collocato un grande Polittico scomposto,
comprendente quattro tavole raffiguranti San
Pietro, San
Girolamo, Santa
Caterina d'Alessandria e
la Maddalena e
due frammenti di predella d'altare, costituiti da quattro pannelli con gli
apostoli in gruppi di tre. Il polittico fu rubato negli anni
settanta e
finora non è stato ritrovato. Attribuito in un primo tempo ad Antonio
Solario,
detto lo Zingaro, pittore del XVI
secolo,
è oggi attribuito a Simone da Firenze, della prima metà del Cinquecento.
Nel
primo altare della navata piccola sono collocate statue devozionali di San
Nicola, Sant'Antonio
da Padova, Sant'Anna con
la Madonna.
È
uno dei 3 luoghi italiani nei
quali è presente l'opera del Cristo
velato.
Chiesa
di San Rocco (Grottole)

La chiesa
di San Rocco di Grottole risale all'inizio del XV secolo.
Era
in origine dedicata a Santa Maria della Grotta ma in
seguito venne legata al culto del santo molto venerato nel meridione
d'Italia. La festa si celebra il 16 agosto di ogni anno.
La
Chiesa originale, edificata nel 1400, comprendeva un'antica grotta della
cittadina ed era chiamata per tale motivo Santa Maria la Grotta.
In seguito la sua dedicazione fu per San Rocco e questo dopo l'epidemia di
peste del 1655 che colpì il territorio. Durante la visita
pastorale del
1544 venne descritta la presenza, accanto alla chiesa, di un piccolo
ospedale. In origine il luogo di culto, sorto accanto alle mura della
cittadina, era di dimensioni ridotte, con due navate. Solo in seguito alla
navata centrale e a quella laterale destra vennero aggiunte la navata di
sinistra assieme alla sagrestia,
e questo entro il XVII secolo.
La
Chiesa si trova nella parte meridionale dell'abitato di Grottole. La facciata
a capanna è
di grandi dimensioni ed è caratterizzata da due ali corrispondenti alle
navate laterali interne. La superficie è in pietra a vista. Il portale principale
di accesso è architravato ed
è sovrastato da tre grandi rosoni. Anche le ali hanno portali di accesso,
di minori dimensioni, ed entrambi sono sovrastati da piccole finestre
rettangolari. Nella parte centrale della facciata meritano interesse
bassorilievi raffiguranti l'Annunciazione e lo stemma
comunale. Il campanile a vela si alza sulla copertura della chiesa in
posizione arretrata sulla sinistra.
Le navate interne
sono tre. La navata laterale sinistra conserva l'altare dedicato al
titolare San Rocco arricchito di una statua che lo raffigura. Dal fondo
della navata si accede alla sagrestia e
sull'architrave di accesso si legge la data incisa 1658. La navata
laterale destra conservava altari dedicati alla Madonna Annunziata e alla
Glorificazione di Maria. La navata principale è la più ricca di
decorazioni ed opere artistiche con il tabernacolo a tarsie e l'altare
maggiore che
conserva bassorilievi in pietra e la pala
d'altare raffigurante
le Sette Opere di Misericordia corporali oltre alla
scultura in legno policromo e dorato raffigurante la Madonna col
Bambino. L'organo
a canne e
la cantoria si
trovano in controfacciata.
Chiesa
dei Santi Luca e Giuliano
La chiesa
dei Santi Luca e Giuliano, anche nota come Chiesa Diruta, venne
edificata a partire dal 1509 e venne
definitivamente abbandonata dopo il terremoto che la rese inagibile.
La
chiesa venne edificata nel 1508 divenendo presto il centro religioso della
comunità. In seguito a diversi eventi sismici tutta la sua copertura e
molte delle sue strutture sono crollate rimanendo un rudere che si cerca
almeno dal XXI secolo di mantenere e recuperare in parte per la sua
valenza storica ed artistica sia per i residenti sia per i turisti.
Chiesa
di Sant'Antonio la Macchia
La Chiesa,
dedicata a Sant'Antonio la Macchia, sorge nella contrada dedicata al santo
omonimo.
Anticamente nel luogo sorgeva una chiesa di maggiori dimensioni ed un
convento, costruiti nel 1530 dalla
nobile famiglia Balsamo di Potenza ed il frate Tullio. La chiesa ed il
convento sono da sempre nelle mani dei frati cappuccini. Anticamente era
assiduamente frequentata dai contadini che vivevano nei dintorni. La
chiesa venne riedificata e ristrutturata nello stesso luogo agli inizi del XIX
secolo.
La
piccola chiesetta sorge nel bel mezzo del parco dedicato a Sant'Antonio la
Macchia, un eremo fra la fitta vegetazione. La chiesa è situata
all'inizio del parco. Dell'antica chiesa resta come testimonianza
solamente un crocifisso in pietra. L'edificio ha una facciata in blocchi
di pietra squadrata, con un piccolo portico antistante l'ingresso
principale.
La chiesa ha un tozzo e basso campanile quadrangolare di
pietra squadrata e una bifora di gusto neogotico. La chiesa ha una navata
unica con un arredo molto semplice. Elementi di rilievo sono un crocifisso
ligneo e una statua di Sant'Antonio.
Anticamente
veniva festeggiata la festa della Madonna dell'Incoronata, che richiamava
moltissimi fedeli fino alla chiesetta. Il 13 giugno è celebrata la festa
di Sant'Antonio la Macchia.
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