Potenza
 
 
  

Architetture religiose intramurali

Il centro storico di Potenza è ricco di edifici di culto risalenti principalmente all'epoca medievale, alcuni di essi sorti verosimilmente su preesistenti chiese paleocristiane. Di seguito la lista delle principali costruzioni religiose di interesse storico, artistico e architettonico presenti nella parte antica della città.  

Cattedrale di San Gerardo

Il duomo di Potenza, chiamato variamente cattedrale di San Gerardo della Porta (o cattedrale metropolitana dei Santi Gerardo Vescovo e Maria Assunta), è una basilica, principale luogo di culto cattolico del centro storico di Potenza, nonché duomo della città e cattedrale dell'arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo assieme alla concattedrale di San Nicola a Muro Lucano e la Concattedrale di Santa Maria Assunta e San Giorgio a Marsico Nuovo.

Inizialmente l'edificio era dedicato alla Beata Vergine Assunta. Successivamente la cattedrale venne dedicata a San Gerardo della Porta, santo, vescovo e patrono di Potenza alla fine dell'anno 1000.  

Come testimoniato da un'iscrizione romana del I secolo d.C. presente all'interno, la cattedrale fu probabilmente costruita su un preesistente edificio di epoca romana. Nelle epoche successive, la storia artistica del luogo di culto si può invece suddividere in due fasi: Chiesa romanica, dal 1200 e Chiesa Neoclassica dal 1783-1799.

La chiesa risale a un periodo storico che va dal secolo XII al secolo XIII. La chiesa venne costruita come un edificio in stile romanico, quasi sicuramente con tre navate. Il cambiamento da antica chiesa paleocristiana a chiesa romanica è dovuto al vescovo Bartolomeo che fra il 1197 e il 1200 fece rifare la precedente facciata, costruendola in pietra. 

La cattedrale venne maggiormente ampliata nel 1250. Infatti in quell'anno il vescovo Oberto costruì una cappella e vi collocò una statua di San Gerardo.

Nel 1256 venne costruita un'altra cappella. Il nome di quest'ultima non è ancora ben chiaro, ma vi furono tumulati i resti del vescovo Oberto. Nel 1302 il vescovo Bonifacio munì il campanile di una campana maggiore. 

Successivamente, nel 1317 il vescovo Guglielmo fece erigere la tribuna per il coro e nel 1369 venne fatta restaurare la campana "mezzana". Nel 1645 furono collocate nella chiesa le reliquie di San Genuaria, per era del vescovo Michele de Torres.

La tesi che certifica l'esistenza di una chiesa romanica già prima del 1200 è avvalorata da una lapide murata con scritte in latino sulla parete esterna destra dell'edificio. Quest'ultima cita:

«Tu che osservi, vedi l'opera nella cui struttura io sono/ tieni presente che io non sono la fabbrica madre/ sono venuta dopo per opera di Bartolomeo/ la cui premura mi diede inizio/ Son passati milleduecento anni dal parto/ che fu senza pari nel rinnovare la terra.»

Un'altra lapide murata con una scritta in latino che conferma le precedenti tesi cita:

«Qui sopra ho collocato i resti anche dell'antichità barbarica, affinché nulla ne andasse perduto.»

L'antica chiesa romanica comprendeva circa venticinque fra altari e cappelle:

- Precedenti al 1566: Altare maggiore, Cappella di Santa Maria, Altare di San Paolo, Cappella di contrada Rivisco, Cappella della Concezione, Cappella dell'arcidiacono, Cappella della visitazione, Cappella della Nunziata, Cappella di San Giovanni Battista, Cappella di casa Clappis, Cappella di San Bernandino, Cappella di San Giuseppe, Cappella di Sant'Antonio da Padova, Cappella di Sant'Aronzio, Cappella di San Gerardo, Cappella di San Nicola, Cappella di Gironimo di Missaniello, Cappella di Santa Maria de' Ferris.

- Successive al 1571: Cappella di San Bartolomeo, Cappella di Gesù, Cappella di tutti i Santi, Cappella della Natività, Cappella di Santa Maria della Croce, Cappella di San Paolo, Cappella di San Nicola.

La struttura venne ricostruita all'interno tra il 1783 e il 1799, quando divenne un edificio in stile neoclassico, da un allievo del Vanvitelli, tale Antonio Magri, su commissione del vescovo Andrea Serao. La cattedrale divenne una chiesa con una sola navata. Nel 1857 un terremoto colpì la città provocando dei restauri all'edificio religioso. Purtroppo il terremoto danneggiò pesantemente l'edificio, facendone abbattere alcune parti e riedificandone altre.

La città di Potenza venne colpita anche dal terremoto del 1930 e la cattedrale subì vari restauri e rifacimenti che riportarono la cattedrale alle precedenti dimensioni. Altri restauri avvennero fra il 1945 e il 1950, successivamente ad alcuni bombardamenti alleati che colpirono la città nel 1943.

Nel 1980 la cattedrale fu scossa del rovinoso sisma dell'Irpinia che portò a nuovi restauri effettuati nel 1985. Nel novembre del 1980 è stata elevata alla dignità di basilica minore.

La cattedrale venne visitata da Papa Giovanni Paolo II tra il 27 aprile e il 28 aprile 1991, in occasione dell'apertura del XIV sinodo diocesano. Una targa presente nella cattedrale nell'omonima cappella commemora tuttora l'evento:

«Il 27 aprile 1991 Sua Santità Giovanni Paolo II in questa Basilica Cattedrale presiedeva un'assemblea particolare del XIV sinodo diocesano, presente l'arcivescovo Giuseppe Vairo, il 28 aprile 1991 in visita pastorale alle chiese di Basilicata incontrava il popolo lucano nella concelebrazione eucaristica, la città di Potenza, gli amministratori, il mondo culturale, le religiose, i sacerdoti, i seminaristi, i giovani lucani.»

Esterno - Esternamente l'edificio è caratterizzato da una struttura molto semplice e con una facciata principale a due spioventi. Nella facciata troviamo due lesene con capitelli ionici collegate fra loro da un cornicione. Sopra quest'ultimo si trovano altre due lesene in pietra squadrata che sorreggono un altro cornicione, infine se ne sviluppa un terzo ed ultimo, che forma un timpano al centro del quale si trova un piccolo rosone romanico, forse l'ultimo residuo della chiesa antica del XII secolo. Inoltre sulla facciata della cattedrale si trova anche una grande finestra con mostre in pietra finemente lavorata, soggetta precedente a lavori di restauro. 

Alla struttura si accede mediante un'ampia gradinata semicircolare. Il particolare ingresso principale è un portale a due ante bronzee, realizzate nel 1978 dallo scultore Giovanni Niglia. Il portale pesa 36 quintali. Al centro del portale bronzeo è raffigurato il Cristo risorto, con ai quattro angoli i simboli dei quattro evangelisti e poi dall'alto in basso degli episodi riguardanti il popolo potentino dal 1111 in poi, anno della venuta di San Gerardo. I vari episodi del popolo potentino sono: la povertà, la sofferenza e la solidarietà Il tutto è sormontato da un timpano che reca scolpito lo stemma del vescovo Claverio (1646-1472).

Alla destra del portale principale si trova il portone secondario, con una piccola scalinata ed un timpano sorretto da varie colonne. Quest'ultimo presenta delle immagini scolpite in otto pomelli in bronzo che raffigurano l'Assunzione della Vergine, San Gerardo, l'Annunciazione, la Natività, la morte, la Resurrezione, lo stemma del Vescovo e quello del papa. L'ingresso secondario è stato costruito dall'artista potentino Marco Santoro nel 2004.

I tre punti più alti dell'edificio di culto sono indicati da vari segni distintivi. Le "sommità" del duomo potentino sono la terminazione della facciata principale, la cuspide del campanile e la cupola esterna ottagonale. La facciata Principale in pietra termina con una croce e così anche la cupola, anche se quest'ultima è di maggiori dimensioni. Invece il campanile non termina con una vera e propria croce, ma con un'asta di esigue dimensioni terminante con una piccola palla.

La cattedrale presenta anche un possente campanile quadrangolare sul lato destro della facciata principale a quattro piani e una base, con cinque ordini di finestre sormontato da una cuspide piramidale. Nella base in pietra del campanile si apre una piccola e stretta feritoia ovale. Successivamente, al primo piano, l'apertura ha dimensioni maggiori con una forma ovale troncata. Al secondo e al terzo piano le aperture raggiungono dimensioni ancora maggiori, che diminuiscono nuovamente nel quarto piano. La cella campanaria è posta all'ultimo piano sotto la cuspide. 

Il campanile risale al XIX secolo. Infatti l'antica torre campanaria, risultò altamente danneggiata da un terremoto che colpì la Basilicata nel 1826. Così l'antico campanile, pericolosamente inclinato, venne sostituito da uno nuovo. Il nuovo campanile presentava però solamente tre livelli e così, nel secondo dopoguerra, venne edificato il quarto livello. La cuspide venne rifatta invece durante i lavori di restauro degli anni settanta. Il campanile rappresenta uno dei punti più alti della città ed è visibile a grande distanza in molte zone di quest'ultima.

Interno - Internamente la cattedrale presenta una struttura a croce latina. Essa presenta un'unica navata lunga 50 metri e larga 7,5. Invece i bracci destro e sinistro del transetto sono lunghi rispettivamente 13,50 e 19,70 metri. La navata è sovrastata dal soffitto costituito da varie volte a “botte lunettata”, affrescate da pregevoli opere dal pittore Mario Prayer, fra il 1933 e il 1934.  

Alla fine della navata si trova la zona dell'abside. Qui è posto il pregevole altare maggiore, sopraelevato di circa un metro rispetto alla navata. Questo è stato restaurato negli anni settanta e presenta intarsi e ornamenti marmorei del precedente altare, quest'ultimo era stato edificato nel 1739 dall'artista Giuseppe Bastelli, ai lati fanno da corona scene del vangelo, dipinte ad olio e tempera su masonite dal pittore milanese Onofrio Bramante nel 1980.

Tra la zona absidale e il braccio destro del transetto vi è la sagrestia. Venne totalmente rifatta dopo i bombardamenti che colpirono Potenza nel 1943. L'arredamento di quest'ultima e costituito da una serie di grandi e alti armadi in legno che sono direttamente collegati alla controsoffittatura di legno di noce. Varie opere d'arte decorano questa zona della cattedrale: i ritratti del Beato Bonaventura, San Giuseppe Cafasso, San Giovanni Maria Vianney e San Giovanni Bosco.

Posteriormente all'altare maggiore, infine, sono stati rinvenuti durante i restauri degli anni settanta i resti di una cripta che sono protetti da un pesante cancello di bronzo. La struttura è posta a circa due metri sotto terra ed ha delle dimensioni di 5,10 metri x 3,30 metri. Il piccolo vano rettangolare presenta alcuni lacerti murari e una pavimentazione musiva a decorazioni geometriche policrome. La funzione di questa cripta, databile a un periodo che va dal IV al VI secolo d.C. potrebbe anche essere quella di “Martyrion”, cioè luogo che andava a custodire i cadaveri dei martiri. Nella chiesa è inoltre stato rinvenuto un altro elemento risalente all'epoca romana: un'iscrizione muraria che risale agli ultimi anni del I secolo d.C., posta fra la cappella dell'Immacolata e l'arcata successiva.

All'incrocio tra l'unica navata ed il transetto si trova una cupola emisferica sorretta da quattro pennacchi. Questi ultimi sono affrescati con le immagini dei quattro evangelisti. La cupola è affrescata con le immagini del popolo potentino che accompagnano il vescovo San Gerardo in una processione che culmina con la presentazione del popolo alla Madonna e con la figura di Dio Padre. Compaiono anche le immagini della cattedrale stessa e della chiesa di San Michele Arcangelo. 

Dinnanzi alla cattedrale compare il vescovo monsignore Bertazzoni assieme ai canonico durante una preghiera. Nei pressi della chiesa di San Michele Arcangelo troviamo San Giovanni Bosco, San Francesco, Sant'Aronzio, San Nicola di Bari, Santa Lucia e San Rocco, assieme ai frati potentini. Il tamburo della cupola è intervallato da quattro finestre ed è affrescato con la rappresentazione delle virtù teologali. Esternamente la cupola è invece di forma ottagonale.

Nel braccio destro del transetto si trova una cappella che ospita la statua di San Gerardo della Porta. Protetta da una cancellata in ferro in doppio battente del 1864, contenente un altare settecentesco in marmo policromo con una grata che protegge le reliquie del santo, il tutto sovrastato dalla statua in legno policromo del santo. Essa, originaria del XV secolo, è stata restaurata nel 1880 e rappresenta il santo con la mitria ed il pastorale nell'atto di benedire. La statua è alta 175 centimetri. Ai lati della statua si trovano due piccole edicole con le figure di due donne che sorreggono rispettivamente una fiaccola e un crocifisso. 

Nella lunetta vi è un ritratto che rappresenta il miracolo operato dal santo che tramutò l'acqua in vino per soddisfare la sete di un lungo corteo di preti e frati che lo accompagnavano in un viaggio in ritorno verso Potenza. La volta della cappella è affrescata con un ritratto che raffigura il santo attorniato da angeli che reggono la mitria, il pastorale, un libro con la scritta "caritas" e lo stemma di Potenza. Alla destra dell'affresco sono raffigurati degli angeli con lo stemma araldico del santo. Nella parte sinistra del transetto si trova una cappella dedicata al Santissimo Sacramento. Ad essa si accede mediante un cancello come quello della cappella della parte destra del transetto, la cui data di costruzione è però ignota. Anche qui troviamo un altare marmoreo del XVIII secolo, di origine napoletana. 

Nella cappella si conservano le reliquie di Santa Genuaria. Sull'altare si trova un ciborio della prima metà del XVII secolo, vandalizzato e poi restaurato nel 2000 alto 190 centimetri e diviso in tre diverse zone. Sul ciborio si trovano le figure in alabastro di svariati angeli: l'Angelo custode, l'Arcangelo Gabriele, l'Arcangelo Raffaele e l'angelo con Tobiolo. Inoltre sono raffigurati due cherubini seduti. Il tutto è sovrastato da una piccola cupola terminante con una sfera recante anteriormente l'immagine dell'Arcangelo Gabriele. La cappella accoglie un crocifisso ligneo del XV secolo. Molti affreschi si trovano sulla volta e sulle pareti di quest'ultima: l'Esaltazione dell'Eucaristia, l'Ultima Cena, ed un'opera che raffigura il Cristo che parla con una donna del popolo lucano.  

La chiesa presenta dieci cappelle, di cui quattro sul lato destro, quattro sul sinistro e due alle estremità opposte del transetto.

Cappelle del lato sinistro - Nella parte sinistra della navata si trovano altre quattro cappelle. La quarta cappella da sinistra è dedicata all'immacolata. Il suo nome deriva da una statua del XVIII secolo che rappresenta la Madonna mentre schiaccia un serpente. Rispetto alle altre essa è più piccola e raccolta e conserva un crocifisso ligneo del XV secolo. Inoltre vi si conservano in un sarcofago del 1979 le spoglie del vescovo Bertazzoni e anche le spoglie dell'arcivescovo Giuseppe Vairo assieme al suo testamento spirituale lasciato alla comunità religiosa potentina. 

Nella cappella sono sepolti ancora altri vescovi. La cappella conserva anche due statue che raffigurano Sant'Antonio Abate e Gesù. La terza cappella da sinistra contiene invece un altro altare marmoreo e una statua della Madonna Addolorata con Gesù morto sulle sue ginocchia. Nella seconda cappella si trova un altro altare e una statua di Sant'Oronzio ed infine un'ultima cappella dedicata a Papa Giovanni Paolo II.

Cappelle del lato destro - All'ingresso della chiesa, sulla destra, si succedono quattro cappelle laterali. La prima presenta un cancello in stile tardo-borbonico del XIX secolo. Dietro quest'ultimo si trova una fonte battesimale in rame e bronzo del 1934 e un ritratto del pittore Prayer su commissione del vescovo Bertazzoni. La seconda cappella accoglie una statua del XIX secolo di San Gaetano di Thiene, in legno policroma, alta 140 centimetri. Essa è posta al disopra di un semplice altare marmoreo. 

Nella terza si ritrova una statua ottocentesca che rappresenta la Madonna col bambino, alta 140 centimetri, anch'essa in legno policroma e risalente al XIX secolo. Al disotto della statua si trova un altare marmoreo del XVII secolo che presenta le immagini di alcuni stemmi vescovili raffiguranti dei leoni rampanti con una corona. La quarta cappella ospita un altare del 1700 e un'altra statua in legno policroma che raffigura la Madonna del Carmine.

Processione di San Gerardo - Durante la festa patronale della città, che si celebra ogni anno il 30 maggio, la cattedrale svolge un ruolo molto importante, poiché è il punto di partenza della processione del santo. La statua conservata all'interno del duomo viene condotta fuori in una processione composta dall'arcivescovo e tutto il clero potentino, ma anche gli abitanti della città. La processione attraversa tutto il centro storico fino al tempietto di San Gerardo (dove è situata una copia della statua) per poi ritornare nella cattedrale, dove verrà celebrata la messa.

Il duomo illuminato - Durante il periodo natalizio la Cattedrale di San Gerardo viene illuminata, come anche parte del centro storico. L'illuminazione è stata attuata da pochi anni a questa parte e costituisce un elegante effetto scenico. Dell'intero edificio vengono illuminate solamente la facciata principale (seguendo i contorni della medesima fino alla croce sulla sommità), parte della facciata laterale destra ed il campanile con quattro dei suoi cinque ordini di finestre. La cuspide viene invece lasciata nelle tenebre e così anche la cupola dell'edificio religioso.  

Chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa di San Michele Arcangelo è un luogo di culto cattolico monumentale situato nel centro storico di Potenza, nei pressi di via Pretoria.

La chiesa di San Michele Arcangelo dovrebbe risalire al V aec. circa, in un'epoca a cavallo fra il 492 e il 496, quando era vescovo della città tale Erculenzio e Papa Gelasio I. Questa tesi è accreditata dal ritrovamento di un mosaico del V secolo rinvenuto al disotto del pavimento dell'edificio religioso. La chiesa all'epoca era dedicata a San Michele Arcangelo e San Marco (o forse San Martino).

L'attuale chiesa risale all'epoca longobarda, poiché ricca di caratteristiche tipiche del periodo (il culto di San Michele ha radici in epoca longobarda) e sicuramente antecedente al 1178. Infatti in quell'anno i sacerdoti di questa chiesa e della Chiesa della Santissima Trinità richiesero al vescovo Giovanni Sola la conferma di alcuni regolamenti legati alla vita ecclesiastica e sacerdotale. Questo è anche il primo documento dove si cita questa chiesa, denotandone l'esistenza.

La facciata principale è stata edificata con un particolare tipo di muratura: la pietra “a vista”. Essa è divisa in tre zone da quattro lesene. L'ingresso è costituito da un portale in pietra, con un doppio stipite e due archi a tutto sesto, sovrastato da una grande finestra. La chiesa presenta anche un portale secondario sulla facciata laterale destra dell'edificio, che presenta un bassorilievo che raffigura la Madonna col Bambino, con a destra uno stemma francescano e a sinistra un motivo floreale. Esternamente la chiesa presenta anche un'iscrizione funeraria di epoca romana.

Internamente la chiesa è suddivisa in tre navate che terminano in tre absidi. La navata centrale è sovrastata da un soffitto ligneo illuminato da tre monofore. 

Essa presenta anche svariate opere d'arte in due grosse nicchie in cui nella prima si trova un quadro che rappresenta la Madonna e invece nella seconda un altro quadro in cui viene rappresentata una santa.

Sulla parete di destra si ritrovano molti altri ritratti: un olio su tela che rappresenta l'annunciazione, un dipinto che rappresenta Dio Padre mentre invia un fascio di luce alla Madonna del 1612, un dipinto che raffigura la Madonna del Carmine, un dipinto che raffigura la Madonna con il Bambino assieme a San Pietro e San Paolo del 1580. La chiesa accoglie altri dipinti antichi del XVII secolo che raffigura svariati santi: San Gerardo di Potenza, San Francesco da Paola, San Ignazio e San Vito. Altra rappresentazione di un santo è la statua lignea di Sant'Antonio del XVII secolo.

Altre opere sono due dipinti del pittore Mario Prayer realizzati nel 1950 che raffigurano scene battesimali. I dipinti sono rinchiusi in una cappella con fonte battesimale nella navata sinistra. La chiesa presenta anche un grande altare maggiore in pietra monoblocco, rinvenuto anch'esso durante i lavori di restauro degli anni settanta e un crocifisso ligneo del 1600.

Chiesa della Santissima Trinità

Si presume che la chiesa fosse già esistente dall'XI secolo, dato che il primo documento dove è citata risale al 1178.

Consacrata nuovamente nel XIV secolo, vi lavorò il pittore Pietro Afesa; venne distrutta dal terremoto del 1857 e ricostruita completamente solo nel 1872. Le pareti sono state decorate negli anni trenta da Mario Prayer e anche l'abside e il transetto hanno subito modifiche rispetto agli originali.

ChiesaSantissimaTrinita.jpg (83674 byte)L'edificio balzò agli onori della cronaca per essere stato il luogo di omicidio e occultamento del cadavere di Elisa Claps, ritrovato nel sottotetto 17 anni dopo la sua scomparsa. Dagli esami autoptici è emerso come il corpo non sia stato mosso, confermando quindi che l'omicidio della giovane era avvenuto all'interno della chiesa. La chiesa venne quindi messa sotto sequestro dalla procura di Salerno per le indagini. Per oltre 10 anni l'edificio è rimasto chiuso al culto.

Il 24 agosto 2023 la chiesa venne riaperta al culto "per un congruo tempo" (poche ore diurne). La famiglia Claps fu contraria alla decisione (precedentemente annunciata da una lettera dello stesso papa Francesco), denunciando come la riapertura sia avvenuta nel periodo estivo e a poche settimane dal trentennale dell'omicidio.

Chiesa e convento di San Francesco

La chiesa di San Francesco e l'annesso convento risalgono al XIII secolo.  

La chiesa è situata nei pressi di piazza Mario Pagano, piazza principale della città di Potenza. La chiesa di San Francesco nasce quarant'anni dopo la morte del santo. Il biografo del serafico, Tommaso da Celano, nel 1246 scrive di un episodio accaduto a un canonico del duomo, il quale non credendo alle stigmate della passione inflitte a san Francesco, fu a sua volta stigmatizzato in una chiesa della città. La chiesa ha una chiara origine duecentesca, come attestano le due scritte poste sul portale principale dell'edificio. Secondo queste ultime il convento sarebbe stato fondato nel 1265, mentre la chiesa nel 1274. Per sei secoli la storia della chiesa è inseparabilmente legata alla storia del convento. Le due storie continuano a incrociarsi: sul fondo, a destra della piazza della Prefettura, intitolata a Mario Pagano, s'intravede la chiesa francescana, mentre la scena è occupata dal palazzo del governo. Addossata alla facciata della chiesa, l'ala dell'ex convento trasformata in tribunale subì un incendio nel 1912; la ricostruzione dell'edificio portò alla conseguente separazione dalla chiesa, creando il vicolo Ascanio Branca.

Nel cuore della città di Potenza, i frati dell'Assisiate erigono un luogo di ristoro e di rifugio, una stazione provvisoria lungo gli itinerari di predicazione delle popolazioni meridionali. A sostenerlo è lo storico francescano Bove, secondo il quale il fatto che il primo allogare minoritico (1230-50) sia avvenuto a Potenza, induce a concludere che non si tratta di un'intenzionale fondazione minoritica, ma di una stazione provvisoria per la predicazione itinerante. La stabilità conventuale parte dalla metà del XIII secolo, quando avviene la costruzione dell'intero complesso conventuale. 

La centralità di Potenza rispetto al territorio circostante e la presenza di strade che si snodavano lungo l'antica rete romana sono state le ragioni principali per cui i religiosi ampliarono il complesso conventuale, anche sulla base delle numerose donazioni documentate che rappresentarono un notevole alleggerimento economico per i frati. Quello dei conventuali a Potenza fu uno studio teologico importante. Il numero dei religiosi risulta essere stato numeroso già nella prima metà del Seicento.

Testimonianza di ciò è la planimetria del convento disegnata dall'architetto Ponticelli nel 1809 che documenta l'ampiezza del complesso, la sua articolazione in piani, corridoi e cellette, due cortili interni, orto e grande chiostro, secondo le tradizioni conventuali francescane. 

Il convento di San Francesco ha conosciuto momenti di splendore per il numero dei religiosi, per l'essere centro di attrazione e punto di riferimento spirituale dei giovani, provenienti dai vari paesi della Basilicata e orientati a entrare nel chiostro di San Francesco. Questo luogo esercitò soprattutto tra il XVI e il XVIII secolo un notevole influsso sull'orientamento vocazionale alla vita religiosa e sacerdotale, grazie anche alla presenza della ricca biblioteca del vescovo Bonaventura Claver. Un lavoro dello storico conventuale Pio Iannielli, cita spesso frati potentini o di origine lucana, che hanno ricoperto nell'ordine e nella chiesa un ruolo rilevante. Dai santi del Settecento come il Beato Bonaventura da Potenza, Domenico Girardelli da Muro Lucano, ai vescovi Bonaventura Claver, pugliese e vescovo di Potenza e Pietro Paolo Caporella, una lunga lista di personalità che hanno avuto come punto di riferimento il convento di San Francesco di Potenza.

La chiesa è dedicata a san Francesco d'Assisi poiché, secondo un atto notarile redatto nel marzo del 1279, cinque anni dopo l'avvenimento, sulla base delle dichiarazioni di testimoni oculari, due operai sepolti vivi nel 1266 durante alcuni lavori volti a costruire le fondamenta della chiesa siano stati salvati da un miracolo, attribuito a San Francesco. Così la chiesa venne dedicata al santo nel 1274.

Esterno - Attualmente la chiesa s'innalza sui resti di un antico oratorio protoromanico, durante gli scavi svolti anni fa, sono state rinvenute tracce a circa tre metri di profondità, sotto l'angolo destro della facciata, pietre decorate con motivi di palme a ventaglio, che si possono ora ammirare incastonate sul muro sinistro esterno della chiesa. La facciata è formata da pietra squadrata a vista. 

L'antico convento del 1200 è quasi totalmente privo di testimonianze storiche e artistiche attuali. Sulla facciata sinistra della chiesa trova posto il portale fatto edificare dai conti Guevara che fanno entrare nel chiostro cinquecentesco. Esso presenta un porticato a sei arcate che termina con una porta lignea del XVI secolo coronata da un portale quattrocentesco che dà accesso ai locali interni della sacrestia e del convento nuovo. Il convento oggi si riduce a una quarantina di ambienti, attualmente abitati dai frati minori conventuali. 

La porta d'accesso alla sacrestia è formata da sei pannelli a festoni fiorati con i simboli delle braccia incrociate. Altri sei pannelli con quattro rosoni e due ricami di foglie, decorano la porta sulla parete nord a sinistra del presbiterio. 

L'ingresso al convento, il più elegante, si incastona nel portale polilobato, costituito da due pannelli fiorati e quattro traforati a grata. La base delle porte principali non è originale, in quanto, durante il restauro, le formelle non recuperabili sono state sostituite con nuovi pannelli lisci in legno. 

Nel 1880, i sodali della confraternita verniciarono la porta principale in finto marmo per proteggerla dalle intemperie; con lo stesso gusto erano state verniciate anche le pareti della chiesa. Nel 1902 gli esperti Lucio Mariani e Federico Hermanin avanzarono la richiesta di far rimuovere la porta principale per collocarla all'interno, sottraendola così dalle intemperie. 

Il direttore della Soprintendenza per la conservazione dei monumenti delle provincie meridionali comunicò una risposta pressoché negativa e la porta rimase al suo posto. Tutte le altre porte sono un capolavoro di intaglio.

Sul portale principale della chiesa, alla base d'impianto dell'archivolto, si leggono due date: a sinistra, «FUN.CON. 1265;» a destra, «FUN.ECCL.AE 1274». Il primo portale raccorda la chiesa col campanile all'ingresso dell'attuale convento, è ad arco a tutto sesto lobato e ornato da motivi floreali. L'altro portale s'affaccia, invece, sull'attuale sacrestia ed è costituito da una grande fascia in pietra a modanature cilindriche che si sviluppano a sguancio. Sulla facciata sinistra della chiesa si possono ammirare tre monofore del XII secolo.

Su questa facciata s'innalza il grande campanile con un alto basamento in pietra seguito da tre ordini di finestre e una possente cuspide piramidale. Il campanile del '300 è la costruzione più rimaneggiata di tutto il complesso. Gravemente compromesso dai vari terremoti che colpirono la città, ha perduto le colonnine che fino al 1857 ne ornavano le finestre gotiche: attualmente esse sono custodite nel Museo Provinciale di Potenza. Il campanile costituì un grande problema per l'incolumità pubblica a causa della sua instabilità. Già nel 1889 gli impiegati del vicino tribunale si lamentavano del suono delle campane della torre, perché questa era pericolante. Sin dall'anno precedente, era stata rivelata tale pericolosità in occasione di un progetto di restauro. 

Il campanile presentava in cima, prima del restauro, una cupoletta di tipo orientale, scomparsa poi nel 1934. Al suo posto era prevista una sistemazione del tetto a terrazza, ma nel 1937 la cupoletta venne eliminata e sull'ultimo ripiano, venne elevata una cuspide esistente attualmente. Sul campanile, nel 1899, vennero collocate "la campana mezzana" e "la campana a squillo". Si trattava di due campane più antiche acquistate dai fedeli, i quali raccolsero i fondi necessari alla spesa, che era circa di 210 lire. La campana mezzana era stata fusa la prima volta nel 1586. 

La campana a squillo, invece, nell'anno 1741. Prima della chiesa e con il convento era sorto il chiostro. Oggi ne sono una testimonianza dei piedicini del duecento murati nel restaurato portico. Per iniziativa dei Guevara, conti di Potenza, nel '500 il chiostro venne ricostruito in stile rinascimentale. Oggi se ne ammira sono un'ala per altro mutila dell'ultima arcata. Nei lavori del 1940, infatti, crollò quest'ultima parte corrispondente al portichetto esterno verso il campanile, dove si trovava il portale cinquecentesco che fu recuperato completamente.

Interno - Internamente la chiesa presenta un impianto, semplice e schematico, tipico delle antiche chiese francescane dei primi tempi: una sola navata che chiude a est con l'abside. La Chiesa ha vissuto un periodo di accrescimento e abbellimento grazie alle generose donazioni ricevute in questo periodo.

Un'unica navata molto lunga è chiusa da un'abside e sovrastata da un soffitto ligneo. Sulla parete d'ingresso è collocato l'organo a canne. Nell'antica sistemazione esso era situato nell'abside e le sue canne sovrastavano gli stalli del coro ligneo dove i frati salmodiavano l'ufficio divino. 

Nell'inventario del 25 ottobre 1944, redatto per la consegna della chiesa ai conventuali che tornavano a Potenza, l'organo è descritto come manufatto del Quattrocento. Tra il 1887 e il 1892, l'organo è stato danneggiato diverse volte. nei restauri del 1953, fu, pertanto, necessario sostituirlo con uno strumento moderno. Nella chiesa si trova un altare centrale marmoreo a intarsio, del '700, che venne smantellato durante i restauri degli anni '70: il paliotto fu donato alla Cattedrale e oggi è collocato nella cappella dell'Episcopio. Il nuovo altare maggiore presenta un paliotto moderno, scultura di Antonio Masini. La chiesa accoglie anche il sepolcro di Donato de Grasis, del 1400-1500 circa.

Elementi artistici di rilievo sono l'opera del pittore lucano Giovanni Todisco del 1550 che rappresenta il Martirio di san Sebastiano, una tempera su tavola donata alla chiesa e risalente al 1852, che rappresenta la Madonna col Bambino. Nella muratura della parete verso il palazzo di giustizia - è scritto in una deliberazione della confraternita del 1952 menzionata dal D'Acunti - si son rinvenuti affreschi, alcuni in frantumi e uno con san Sebastiano; di fronte, in un arco, le figure di san Francesco e di santa Chiara". In realtà le figure dei santi Francesco e Chiara sono attergate, risultano cioè l'uno a fianco all'altra ma sull'intradosso di due diversi archi o incavi affiancati, sulla parete destra. Le due raffigurazioni sono un segno peculiare delle origini francescane dell'edificio sacro. La figura di Santa Chiara è caratterizzata dalla severità del tratto, mentre il disegno della figura del Santo è addolcito da ritocchi successivi con linee più morbide. 

Il martire San Sebastiano è rappresentato legato e collocato in un accenno di paesaggio campestre, è trafitto da numerose frecce scoccate a breve distanza da un arciere in costume del tardo '400. Nella navata della chiesa, sulla parete destra, è eretto un cenotafio datato 1534 in memoria di un benefattore della chiesa, tale Donato De Grasis, raffigurato disteso sul letto e rivestito del vestito cinquecentesco dei borghesi potentini. 

Accanto al cenotafio del De Grasis, un'edicola custodisce un'icona bizantina del XIII secolo, raffigurante la Madonna che indica con le dita il Bambino che tiene sulle braccia come "la via" da seguire. L'immagine sacra fu invocata e venerata come santa "Madonna del terremoto" a seguito del sisma del 16 dicembre 1857. Un secolo dopo la sacra immagine venne incoronata dal cardinale Marcello Mimmi in piazza Prefettura il 22 settembre 1957. Altra opera è un affresco che raffigura san Francesco del XV secolo. Ancora più antico un affresco del XVI secolo che rappresenta santa Chiara.

In una sala dell'antisacrestia sono conservati dodici pannelli ottagonali in cui sono raffigurati i dodici apostoli.

Cappella del beato Bonaventura

Le notizie storiche che ci pervengono legate alla cappella risalgono al lontano 1651. Fu qui che nacque Carlo Antonio Gerardo Lavanca, conosciuto come Frate Bonaventura e successivamente beatificato nel 1775 dal papa Pio VI. Successivamente alla sua morte l'abitazione venne lungamente utilizzato a fini privati finché agli inizi del Novecento il vescovo Tiberio Durante decise di trasformarla in un luogo di culto, rendendo la casa natale del beato una cappella.

La locazione della cappella è nel vicolo dedicato al beato omonimo adiacente a via Pretoria, a Potenza. Elemento fondamentale e pregiato della cappella è il portale in pietra calcarea settecentesco, la cui origine è forse da ricercare nel Monastero di San Luca. Impreziosito da vari elementi decorativi, fra di essi spiccano le due teste alate di due cherubini che sormontano lo stipite dell'ingresso. 

Sopra di esse si trova uno stemma francescano, ordine di cui faceva parte il frate. Internamente la cappella è divisa in un unico locale, ricco di oggetti di valore. Fra di essi spiccano un olio su tela dell'ultima cena, realizzato dal pittore Mario Prayer, assieme ad altri oli su tela che vanno a rappresentare l'Addolorata, San Giovanni e il Crocifisso, risalenti agli anni cinquanta. 

Anche la volta è decorata con alcune opere del medesimo artista, che raffigurano i quattro evangelisti. Altro ritratto è quello dietro l'altare che rappresenta l'estasi del beato. In una nicchia la cappella contiene la reliquie del beato: alcuni vestisti del santo custoditi in un reliquario di legno dorato. L'unico altare della cappella è in pietra rossa di Avigliano.

Chiesa di Santa Lucia

La piccola chiesa di Santa Lucia è situata a Potenza, in un piccolo largo tra via Portasalza e via Santa Lucia. La Chiesa, assieme all'antico borgo che la circonda, è di chiara origine medievale. La Chiesa dovrebbe risalire al 1200 circa. Essa è dedicata da sempre alla santa siracusana. La Chiesa è collocata fuori dalle antiche mura del centro storico, sul versante occidentale all'estremità di Via Pretoria. Viene definita per la sua collocazione, 'extra moenia'(fuori le mura) in una relazione di visita pastorale del 1571. Vi si venera la vergine e martire Lucia, protettrice dei non vedenti la quale ebbe, come molti altri martiri dei primi secoli, un culto antico nella città. Sede di una Confraternita laicale che ne curava il decoro, la Chiesa danneggiata dal terremoto del 23 novembre 1980, è stata recentemente restaurata. La domenica viene officiata dai frati minori della vicina Chiesa parrocchiale di San Michele.

La chiesa, di piccole dimensioni, è caratterizzata da un portale in pietra calcarea sormontato da un arco a sesto acuto rialzato che racchiude una minuscola statua di Santa Lucia. La statua, come molte opere potentine, quali ad esempio la Statua di San Gerardo di Potenza è da attribuire allo scultore potentino Michele Busciolano. Essa dovrebbe risalire al 1881. Sul tetto a due spioventi della chiesetta si trova un campanile a vela di dimensioni ridotte. 

Di pregevole fattura è uno stemma araldico posto sulla parete esterna sinistra della chiesa, restaurato recentemente, che risale al 1586 e rappresenta un cavallo rampante. La chiesa internamente ha un'unica navata e un unico altare maggiore e un organo in legno. 

Il soffitto con plafone ligneo è datato 1843, a sagome con doppia cornice ottagonale, nelle quali sono incastonati fioroni centrali a sei petali. L'altare marmoreo a pala è datato 1916, lavorato ad intarsio policromo, con due teste di puttini ai lati ed un'alzata al di sopra della mensa. Vicino altare si trova anche una statua di Santa Lucia, di stampo seicentesco. 

Addossato alla parete di fondo, dove si trova la nicchia con la statua lignea di Santa Lucia, vi è una scultura di ignoto meridionale del secolo XVII, restaurata da poco tempo. Altra statua lignea era quella raffigurante l'apostolo San Giacomo, ora scomparsa e appartenente forse alla vicina chiesa omonima Vari quadri del XVI e XVII sono conservati nella chiesa. 

Nella chiesa sono inoltre conservati un'acquasantiera trasportata in pietra rosata dalla chiesa di Santa Maria del Sepolcro alla chiesa di Santa Lucia del XV secolo. L'acquasantiera è decorata con tre teste umane al centro della vasca ed un basamento costituito da tre leoni accovacciati.

Chiesa di Maria Santissima Annunziata di Loreto

La piccola chiesa è dedicata a Maria Santissima Annunziata di Loreto. Questa denominazione è da collegarsi con l'antico culto della Madonna di Loreto, in dialetto Madonna d'Lurita, molto diffuso nella zona, soprattutto fra i contadini di passaggio che si recavano al lavoro nei campi. Ad essa era dedicata la prima festa campestre dell'anno, il 25 marzo.

La nascita storica della chiesa non è precisa, poiché non ci sono chiare fonti al riguardo. Alcune d'esse affermano però la presenza di una chiesa dedicata alla Madonna di Loreto già nel 1310. Quindi la costruzione della chiesa è da ricercare negli anni precedenti a questo periodo storico.

Nel corso dei secoli la chiesa fu sottoposta a continui restauri e rifacimenti, dovuti in parte ai molti terremoti che colpirono la regione. L'edificio venne restaurato anche successivamente al terremoto dell'Irpinia del 1980.

Esternamente la chiesa presenta una copertura a capanna e un piccolo ingresso sovrastato da un grande oculo con una vetrata policroma. 

Alla sinistra della facciata principale si trova un basso campanile a base quadrata, che termina con una cuspide piramidale e presenta una bifora semi-circolare. Il campanile era inesistente agli inizi del 1900 e venne aggiunto solamente nel 1924. 

L'edificio ha anche un sagrato semi-circolare (unico elemento originario della chiesa assieme a una croce metallica) e una sagrestia. Internamente l'edificio è molto spoglio, con un unico ambiente e un'unica navata. Internamente si trova un arco in conci di pietra calcarea, forse anch'esso appartenente alla struttura originaria. 

L'unico opera artistica presenta al suo interno è un dipinto del 1824, realizzato dal pittore potentino Buonadonna, che raffigura l'Annunciazione.

Chiesa di San Rocco (Potenza)  

La chiesa di San Rocco si trova nell'antico borgo di San Rocco, sorto nel passato a sud del nucleo originario del centro storico di Potenza. La chiesa si trova in un crocevia fra varie strade, fra cui l'antica via Appia. Queste strade instaurano un veloce collegamento con la periferia della città e il cimitero di Potenza.

La chiesa di San Rocco è dedicata all'omonimo santo da sempre. Il santo è molto diffuso nel meridione d'Italia e molto venerato. Anche a Potenza, nella chiesa di San Rocco, è celebrata una festa per il santo, il 16 agosto di ogni anno.

Antica cappella - L'attuale edificio sorge sui resti di un'antica cappella che venne edificata fra il 1400 e il 1500. Con la costruzione della cappella si istituì anche una confraternita. Essa venne ufficializzata con la sua istituzione solamente nel 1789, ad opera di re Ferdinando IV. Col corso dei secoli la cappella venne lasciata all'incuria e lentamente degradò sempre di più. Infine nel 1832 essa crollò totalmente, facendo nascere l'esigenza di costruire un nuovo luogo di culto.

La confraternita diede inizio ai lavori per costruire un nuovo edificio di culto solamente nel 1860. I lavori vennero coordinati e organizzati dall'ingegnere Vincenzo Marocco. Successivamente la chiesa venne lungamente chiusa per vari lavori di restauro dovuti anche ai vari terremoti che colpirono la Basilicata e infine, in soli due anni, grazie al sostegno economico di molti cittadini, essa venne totalmente restaurata e riaperta al culto.

La facciata principale dell'edificio è caratterizzata da un portale affiancato da due grosse lesene, che convergono fin al cornicione. Sopra l'architrave del portali si può invece ben notare una formella in marmo che reca l'effigie di san Rocco del 1857. Anche quest'opera, come tantissime statue e sculture presenti in tutta Potenza è opera dello scultore potentino Michele Busciolano. Il cornicione sostiene un timpano dove si apre un oculo centrale. Invece l'architrave è sovrastato da un'apertura semi-circolare che fa penetrare all'interno dell'edificio di culto la luce. Questa tipologia di apertura si ripete varie volte sulle pareti laterali e quindi rende la chiesa di San Rocco molto luminosa.

Dall'esterno si possono ben osservare le forme e le dimensioni delle varie cappelle che si trovano internamente. Alla sinistra della facciata anteriore si trova anche il campanile della chiesa. Il campanile si innalza per tre livelli che terminano con una cuspide tronco-piramidale che accoglie un'antica campana ormai non più funzionante. Essa risale al 1556 ed era dedicata a san Lorenzo da Padula.

La chiesa presenta esternamente varie statue, fra cui una che raffigura san Pio da Pietrelcina. Alla destra della facciata principale si trova un'altra statua in bronzo, fatta realizzare nel 1969 dal parroco Salvatore vigilante, che raffigura san Rocco. Alla sinistra della statua, conservata in una piccola nicchia, si trova una stele funeraria d'origine romana, datata I secolo d.C. Altri elementi che sembrano risalire all'epoca romana sono due formelle incassate esternamente nella pietra dei due cappelloni semi-cilindrici. Una sola risulta essere leggibile e pare rappresentare una scena che ha alcune vaghe affinità con la deposizione.

L'interno è caratterizzato dalla struttura a croce latina, con tre diverse navate. La chiesa è ricoperta da un soffitto a calotta emisferica decorata da alcuni riquadri ottagonali al cui centro si trova un motivo floreale. Internamente abbondano gli stucchi dorati. La chiesa ha due grosse cappelle laterali e l'abside, di uguali dimensioni. Nella cappella di destra, in un'edicola si trova una statua in legno che raffigura San Rocco del 1859, realizzata da Michele Busciolano. Qui il santo è rappresentato come un giovane vestito da pellegrino e con un bastone, che va a indicare i bubboni della peste sulla gamba sinistra. Elemento di rilievo dei beni artistici della chiesa è anche un crocifisso ligneo del 1400.

Architetture religiose extramurali

In minor numero, sono presenti chiese di rilevanza storica e artistica anche al di fuori del centro cittadino, elencate di seguito.

Chiesa di Santa Maria del Sepolcro  

La chiesa venne costruita tra gli ultimi anni del XII secolo o i primi del Duecento dall'ordine dei templari. Infatti proprio in quegli anni, fra il 1190 e il 1191, i conti di Santasofia signori di Rivischio, signori di una contrada vicino a Potenza, parteciparono alla terza crociata e tornarono nella città, costruendo il luogo di culto.

Nel 1488, il conte di Potenza, Innico de Guevara, ingrandì e abbellì la chiesa e costruì accanto un convento.

Nel 1647 il vescovo di Potenza, Monsignor Claverio, fu inviato in viaggio apostolico dal papa Innocenzo I a Grumento. Il vescovo fu particolarmente colpito da una reliquia del sangue di Cristo qui conservata e decise di prenderne una parte che tenne per sé a lungo.

La chiesa ed il convento sono da sempre stati affidati all'Ordine dei Frati Minori fino al XIX secolo, quando il convento venne soppresso a causa della soppressione degli ordini religiosi. Quando i frati lasciarono la struttura, i libri e le opere d'arte ivi custodite vennero dispersi o saccheggiati. I francescani ripresero possesso del luogo nel 1938.

Nel convento vissero o passarono frati di Santa vita come il B. Egidio da Laurenzana, preso in considerazione dal Guevara, Ginepro da Potenza, fra' Matteo da Tito, Gianfrancesco Caporella da Potenza e Luigi Filippi da Avigliano.  

Molte sono le tesi che cercano di spiegare l'origine del nome della chiesa. Una prima ipotesi afferma che i Guevara, conti della città di Potenza, decisero di costruire nel 1488 il loro sepolcro gentilizi. Un'altra tesi afferma che il nome della chiesa derivi dal nome di un casale, casale "Santo Sepolcro", di proprietà dei templari, e situato nei pressi della chiesa nel XIV secolo. Nel 1312 il Casale passò sotto la giurisdizione del Vescovo di Potenza, Guglielmo, che se ne prese cura e vi aggiunse la denominazione "Santa Maria", forse per l'esistenza nella zona di una cappella o icona dedicata alla Madonna oppure per conquistarsi gli abitanti del posto. Secondo una testimonianza, il toponimo 'Santa Maria' (per indicare zona periferica di Potenza) risalirebbe al XII secolo e sarebbe legato ad un miracolo operato da San Gerardo della Porta: cambiare in vino l'acqua di una fonte che vi sgorgava. Alcuni studiosi ritengono che questo miracolo sia avvenuto nel duomo di Potenza, un tempo dedicato alla Vergine Assunta.  

La chiesa è di stile gotico-catalano, a pianta centrale, unica navata. Alla fine degli anni sessanta venne edificato l'attuale convento della fraternità francescana dei minori. Al complesso era affiancato anche un campanile, purtroppo demolito nel 1959.

La facciata principale presenta un portico anteriore a tre archi con stipiti, capitelli e archivolto in pietra lavorata, che termina con un cornicione e un tetto a capanna, con un rosone centrale. Il campanile abbattuto nel 1959 in passato affiancava la facciata principale.

L'ingresso principale è formato da un porticato con modanature in pietra, sormontato da un affresco seicentesco che rappresenta la deposizione. Il portico presenta due portali laterali di pregevole fattura ed un portale centrale ligneo finemente intagliato con motivi floreali e geometrici del 1500. Il tutto è incorniciato dalla pietra calcarea con uno stemma francescano e uno nobiliare.

In facciata sono presenti due stemmi lapidei: simboli dell'ordine francescano. Attorno ad una croce che si intrecciano due braccia: quello di Cristo e quelle di San Francesco entrambe con i segni dei chiodi. L'altro stemma è una croce con l'aggiunta di due simboli della passione: l'asta con la spugna imbevuta d'aceto e la lancia.

L'ingresso principale della Chiesa è costituito da un porticato con semplici modanature in pietra, dove al centro è una pregevole porta lignea del '500 con intagli floreali e riquadrature geometriche sormontata da una lunetta con un affresco datato 1658 rappresentante la Deposizione, racchiuso in una cornice di gusto gotico-catalano, con la scritta: "O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus. 1658".

Nel nartece della Chiesa si può leggere un'epigrafe che conferma l'importante ruolo della famiglia comitale (Conti) dei de Guevara nella ricostruzione del cenobio, nell'anno 1488 e la ricostruzione nel 1652.  

Internamente la chiesa è suddivisa in due navate.

Quella di sinistra è la più antica e fu costruita durante un ampliamento della chiesa nel XVII secolo. Il soffitto della chiesa è reso pregevole dal soffitto cassettonato in legno policromo dorato ed intagliato voluto dal vescovo Claverio.

Sempre il vescovo Claverio fece erigere il grande altare barocco decorato a stucco del Santissimo Sacramento, situato sulla destra della navata. Esso presenta uno sportello dorato che custodisce la reliquia del Santissimo Sacramento. Sempre li venne ospitata la reliquia del sangue di Cristo negli anni in cui si trovò a Potenza. L'altare è decorato con una statua della Vergine su un trono con il Bambino sulle ginocchia, il tutto attorniato da due angeli alati. La statua dovrebbe risalire a un periodo che va dal XV e XVI secolo, e dovrebbe essere stata realizzata da un artista lucano noto come "Maestro di Noepoli".

La Chiesa accoglie anche molte tele di pregevole fattura: un olio su tela che rappresenta la Madonna delle Grazie con San Francesco e San Patrizio, un altro quadro che raffigura la Madonna che appare ai Santi Francesco e Rocco, ed un dipinto che raffigura l'Adorazione dei pastori. Sulla destra l'altare che custodisce la reliquia del Preziosissimo sangue. Papa Francesco in occasione del 460º anniversario dell'arrivo della reliquia ha concesso l'indulgenza plenaria. 

L'aula unica della chiesa presenta, sul lato sinistro, quattro archi a tutto sesto che si affacciano su una navata laterale, aggiunta in altra epoca, dove ci sono tre altari barocchi, addossati al muro perimetrale. La navata è chiusa in alto da un grande e pregevole soffitto a cassettoni ottagonali in legno policromo intagliato dorato, fatto eseguire nel XVII secolo dal vescovo Bonaventura Claver, il quale nel 1656 fece anche costruire, sulla parete destra, un pregevole altare, nel quale è visibile al centro la porcella in rame dorato, dove è custodita una reliquia detta del Preziosissimo Sangue di Cristo.

 L'altare è ricco di stucchi e di alcune statue lignee policrome dorate degli arcangeli Michele (che calpesta il drago e impugna una spada fiammeggiante), Gabriele (l'arcangelo dell'Annunciazione a Maria) e Raffaele. In fondo, arco trionfale a tutto sesto, con colonne in pietra, alla cui base sono riprodotte testine di leoni e foglie e, sui capitelli in alto, foglie d'acanto e leoncelli accosciati, arieti e corolle di fiori. L'abside a semicupola, in stile gotico catalano, presenta svelti costoloni che si congiungono in chiave dov'è riprodotto il monogramma di Cristo, di San Bernardino. L'altare, l'ambone ed il fonte battesimale, in pietra, il tabernacolo in rame, e l'articolazione degli spazi liturgici nel presbiterio, sono opera dell'artista francescano potentino Tarcisio Manta, che li ha eseguiti negli anni ottanta. 

L'altare è costituito dai caratteristici motivi architettonici gotico-catalani: è possibile apprezzarli nell'arco trionfale, che presenta partizioni in pietra accompagnate da motivi floreali, ed anche nell'abside a pianta poligonale con sottolineature in pietra agli angoli e volta a lunette. L'abside gotico-catalana è preceduta da una volta a crociera, è scandita dai costoloni rampanti che si uniscono in un anello di pietra con il monogramma bernardiniano IHS, chiave di volta dell'ambiente. L'abside è illuminata da tre monofore trilobate. La chiave dell'arco trionfale mostra l'immagine di Cristo che emerge a mezzo busto dalla tomba, secondo l'iconografia del "Christ de pitié" che ribadisce il legame della chiesa con il Santo Sepolcro. Nell'abside quattrocentesca restano segni della struttura precedente: una finestrella strombata e brani di muratura a faccia vista.

I dipinti - Sulla parete a sinistra si ammira una Natività con adorazione dei pastori, tela attribuita per lungo tempo al Ribera, detto lo "Spagnoletto" (sec.XVII), poi ad Onofrio Palumbo e adesso attribuita al Ricca, pittore napoletano del primo Seicento. Sulla parete destra, presso il presbiterio, troviamo una scultura lapidea, del XIII secolo, proveniente dalla chiesa di Noepoli, raffigurante una Madonna con Bambino tra due angeli.

Altra opera ospitata nella chiesa è l'Immacolata tra San Francesco e San Rocco, tavola di scuola raffaellesca, di equilibrio cromatico e compositivo, della seconda metà del XVI secolo, attribuita a Leonardo da Pistoia. L'impianto compositivo, pur con calibrato equilibrio cromatico dell'insieme, non soltanto di evidente impronta francescana ma ha anche caratteri di una religiosità popolare semplice e chiara. Raffigura la Vergine racchiusa in una mandorla di nubi e di luce, Dio Padre che appare tra nubi dall'alto, mentre i santi in ginocchio contemplano, sullo sfondo di un paesaggio montano.

La chiesa ospita anche un'opera del pittore potentino Antonio Stabile. La tavola, risalente al 1582, di scuola veneziana, raffigura la Madonna delle Grazie col Bambino e San Giovanni tra San Francesco e San Patrizio vescovo; segue gli schemi cari alla devozione francescana ed alla tradizione artistica tardo-manieristica napoletana, opera di una delle più significative personalità della pittura lucana del XVI secolo. Il tema delle grazie è rappresentato dal gesto del piccolo Gesù che fa gocciolare il miracoloso latte materno, mentre la presenza di san Patrizio è motivata dall'esistenza in loco di una sua reliquia.

Nel convento si conserva una tela del Passaggio del Mar Rosso, attribuita erroneamente a Luca Giordano (XVII secolo) e successivamente attribuita a Domenico Polino, pittore Lucano nativo di Irsina.

All'ingresso della chiesa, sotto il pronao, si trova un affresco del 1658 raffigurante la Pietà. Sulla parete destra della chiesa era collocato un grande Polittico scomposto, comprendente quattro tavole raffiguranti San Pietro, San Girolamo, Santa Caterina d'Alessandria e la Maddalena e due frammenti di predella d'altare, costituiti da quattro pannelli con gli apostoli in gruppi di tre. Il polittico fu rubato negli anni settanta e finora non è stato ritrovato. Attribuito in un primo tempo ad Antonio Solario, detto lo Zingaro, pittore del XVI secolo, è oggi attribuito a Simone da Firenze, della prima metà del Cinquecento.

Nel primo altare della navata piccola sono collocate statue devozionali di San Nicola, Sant'Antonio da Padova, Sant'Anna con la Madonna.

È uno dei 3 luoghi italiani nei quali è presente l'opera del Cristo velato.

Chiesa di San Rocco (Grottole) 

La chiesa di San Rocco di Grottole risale all'inizio del XV secolo.  

Era in origine dedicata a Santa Maria della Grotta ma in seguito venne legata al culto del santo molto venerato nel meridione d'Italia. La festa si celebra il 16 agosto di ogni anno.

La Chiesa originale, edificata nel 1400, comprendeva un'antica grotta della cittadina ed era chiamata per tale motivo Santa Maria la Grotta. In seguito la sua dedicazione fu per San Rocco e questo dopo l'epidemia di peste del 1655 che colpì il territorio. Durante la visita pastorale del 1544 venne descritta la presenza, accanto alla chiesa, di un piccolo ospedale. In origine il luogo di culto, sorto accanto alle mura della cittadina, era di dimensioni ridotte, con due navate. Solo in seguito alla navata centrale e a quella laterale destra vennero aggiunte la navata di sinistra assieme alla sagrestia, e questo entro il XVII secolo.  

La Chiesa si trova nella parte meridionale dell'abitato di Grottole. La facciata a capanna è di grandi dimensioni ed è caratterizzata da due ali corrispondenti alle navate laterali interne. La superficie è in pietra a vista. Il portale principale di accesso è architravato ed è sovrastato da tre grandi rosoni. Anche le ali hanno portali di accesso, di minori dimensioni, ed entrambi sono sovrastati da piccole finestre rettangolari. Nella parte centrale della facciata meritano interesse bassorilievi raffiguranti l'Annunciazione e lo stemma comunale. Il campanile a vela si alza sulla copertura della chiesa in posizione arretrata sulla sinistra.  

Le navate interne sono tre. La navata laterale sinistra conserva l'altare dedicato al titolare San Rocco arricchito di una statua che lo raffigura. Dal fondo della navata si accede alla sagrestia e sull'architrave di accesso si legge la data incisa 1658. La navata laterale destra conservava altari dedicati alla Madonna Annunziata e alla Glorificazione di Maria. La navata principale è la più ricca di decorazioni ed opere artistiche con il tabernacolo a tarsie e l'altare maggiore che conserva bassorilievi in pietra e la pala d'altare raffigurante le Sette Opere di Misericordia corporali oltre alla scultura in legno policromo e dorato raffigurante la Madonna col Bambino. L'organo a canne e la cantoria si trovano in controfacciata.

Chiesa dei Santi Luca e Giuliano  

La chiesa dei Santi Luca e Giuliano, anche nota come Chiesa Diruta, venne edificata a partire dal 1509 e venne definitivamente abbandonata dopo il terremoto che la rese inagibile.

La chiesa venne edificata nel 1508 divenendo presto il centro religioso della comunità. In seguito a diversi eventi sismici tutta la sua copertura e molte delle sue strutture sono crollate rimanendo un rudere che si cerca almeno dal XXI secolo di mantenere e recuperare in parte per la sua valenza storica ed artistica sia per i residenti sia per i turisti.  

Chiesa di Sant'Antonio la Macchia  

La Chiesa, dedicata a Sant'Antonio la Macchia, sorge nella contrada dedicata al santo omonimo. Anticamente nel luogo sorgeva una chiesa di maggiori dimensioni ed un convento, costruiti nel 1530 dalla nobile famiglia Balsamo di Potenza ed il frate Tullio. La chiesa ed il convento sono da sempre nelle mani dei frati cappuccini. Anticamente era assiduamente frequentata dai contadini che vivevano nei dintorni. La chiesa venne riedificata e ristrutturata nello stesso luogo agli inizi del XIX secolo.

La piccola chiesetta sorge nel bel mezzo del parco dedicato a Sant'Antonio la Macchia, un eremo fra la fitta vegetazione. La chiesa è situata all'inizio del parco. Dell'antica chiesa resta come testimonianza solamente un crocifisso in pietra. L'edificio ha una facciata in blocchi di pietra squadrata, con un piccolo portico antistante l'ingresso principale. 

La chiesa ha un tozzo e basso campanile quadrangolare di pietra squadrata e una bifora di gusto neogotico. La chiesa ha una navata unica con un arredo molto semplice. Elementi di rilievo sono un crocifisso ligneo e una statua di Sant'Antonio.

Anticamente veniva festeggiata la festa della Madonna dell'Incoronata, che richiamava moltissimi fedeli fino alla chiesetta. Il 13 giugno è celebrata la festa di Sant'Antonio la Macchia.

Pag. 1 Pag. 3