Nella città
e lungo le Gravine del Parco
della Murgia Materana si contano circa 150 chiesette scavate nella
roccia. Tra le più importanti chiese rupestri nei Sassi vi sono Santa
Lucia alle Malve, complesso rupestre che anticamente ospitava una
comunità monastica, il Convicinio
di Sant'Antonio un comprensorio costituito da 4 cripte rupestri, Santa
Maria di Idris sulla sommità dell'omonima rupe, Santa
Barbara ricca di affreschi, la Madonna delle Virtù che insieme
alla sovrastante chiesa di San Nicola dei Greci oggi ospita
importanti mostre di scultura, e San Pietro Barisano con facciata e
campanile in muratura e interno quasi completamente scavato nella
roccia.
All'esterno
del perimetro urbano vi sono, tra le altre, la Cripta
del Peccato Originale, recentemente restaurata, esempio di pittura
longobarda con uno straordinario ciclo pittorico di affreschi che
coprono le pareti di sinistra e di fondo, e la chiesa di Santa Maria
della Valle, comunemente detta La Vaglia, la più grande chiesa rupestre
della città, con facciata in muratura e interni ipogei.
- San
Leonardo
- San
Giacomo
- Cappuccino
Vecchio
- Santa
Cesarea
- San
Giovanni in Monterrone
- San
Lupo al Guirro o Crocifisso al Guirro
- Madonna
degli Angeli
- Santa
Maria de Olivara o San Nicola all'Annunziata
- Cripta
del Cristo
- Madonna
delle Grazie
- Madonna
del Giglio
- San
Martino dei Lombardi
- San
Nicola de Cupa
- San
Rocco
- San
Pietro de Morrone già San
Potito
- Sant'Agostino al
Casalnuovo
- San
Michele di Serra Sant'Angelo
- San
Nicola al Saraceno
- Sant'Agnese
- Cappella
di Sant'Andrea ' Masseria Irene
- Cripta
dei Grottini
- Santi
Simeone e Giuda
- San
Benedetto alla Civita
- Santa
Maria de Armenis
- Cappella
di San Giovanni da Matera
- Santa
Maria della Palomba
- Beata Maria
Vergine dei Derelitti
- San Pietro
Barisano
- Inedita Rione
Casalnuovo
- Cappella
di San Biagio già San Vito alla Murgia
- Torre della
Fontana
- Santi
Pietro e Paolo
- Sant'Angelo della
Mensa
- Santissimo
Crocifisso a Scattolino
- Cripta del
Vitisciulo
- Santissimo
Crocifisso della Gravinella
- Grotta Funeraria
- Asceterio
di Murgia Timone o di San Lupo
- Cappella di
Masseria Brucoli
- Crocifisso Vecchio
- Oratorio dell'Ofra
- Santo Stefano al
Cinto
- Cripta delle Tre
Croci
- Inedita vicino a
San Paolo
- Santa
Lucia alle Malve
- San Guglielmo
- San Placido
- Cappella di Acito
San Campo
- Cripta della
Scaletta
- San Nicola dei
Greci
- San Giacomo
- San Lorenzo dei
Lombardi
- Cripta di
Serritella
- San Pellegrino
- Santa Maria La
Vetera
- San Giorgio a
Trasano
|
- Inedita sotto
Santa Maria
- Grotta del
Brigante Padovani
- Madonna
dell'Abbondanza
- Santa
Lucia al Bradano o San Gennaro al Bradano
- Santa Maria degli
Almari
- Asceterio San
Campo
- Oratorio dell'Agna
- Sant'Agostino
- San Nicola del
Sole
- San Leucio
- San
Nicola a Chiancalata
- San Giovanni
Vecchio
- San Paolo
- Cripta
degli Evangelisti
- Madonna
De Idris
- San
Francesco a Chiancalata
- Santa Barbara
- Santuario
della Madonna della Murgia o Madonna della Loe
- Convicinio
di Sant'Antonio
- - Sant'Antonio
Abate
- - San Donato
- - Santa Maria
Annunziata
- - San Primo
- Cappella
di San Pietro in Principibus
- Inedita in Via
Sant'Agostino
- Inedita in Via
Sant'Agostino
- Cripta della
Civita
- San
Pietro alla Civita
- San
Clemente
- Santuario
della Madonna delle Tre Porte
- San
Nicola al Seminario
- Cappella dello
Spirito Santo
- Cappella di
Sant'Antuono delli Appisi
- Madonna di
Monteverde
- Villaggio di
Trasano
- Annunziata alla
Stradella
- Madonna
delle Vergini
- San Biagio
- San Michele
all'Ofra
- San Bartolomeo
- Cappella di San
Nicola all'Ofra
- Santa Maria della
Valle Verde
- Madonna della Rena
- Santa Croce
- Sant'Angelo de
Civita
- Madonna delle Virtù
- Santuario di
Larienzo
- Chiesa
degli Artisti o Cristo Flagellato
- Cappella di
Monsignor de Querquis
- Cripta del Pantano
- Cappella di
Sant'Andrea
- Chiesa
di San Falcione
- San Vito dei
Lombardi
- San Pietro in
Monterrone
- Santo Stefano di
Pandona
- San Biagio
|
- Cripta di Pandona
- Grotta del Sole
- Asceterio
di Sant'Agnese o di Santa Maria dell'Arco
- Sant'Eustachio de
Posterga
- Santa
Maria del Vitisciulo già San Luca alla Selva
- San Pietro al
Bracciolo
- Chiesa di Cristo
Docente
- Inedita all'Idris
- Santa
Lucia alla Gravina o Santo Stasio alla Gravina
- Santa Maria della
Verdesca
- Cripta Triabsidata
- Inedita
alla cava di San Pietro Barisano
- Santi
Cosma e Damiano
- Cristo la Selva
- San Marco in
Platea
- San Nicola al
Birmigiglio
- San Pietro in Lama
- Santo Spirito
- Santissimo
Crocifisso a Chiancalata
- Mater Domini
- Cripta del
Canarino
- San Domenico
- Cappella di
Sant'Elia
- Cappella di Cozzo
Sant'Angelo
- Cappella
della Madonna della Croce
- Cripta
del Peccato Originale
- San Martino
- San Giacinto
- Cappella di S.M.
Lamacacchiola
- Cappuccino Nuovo
- Cripta del Falco
- Chiesa del Casale
del Cristo
- San Gregorio
- San Lazzaro
- Cristo alla
Gravinella
- Madonna della
Quartarella
- Palomba due
- Palomba tre
- Madonna della
Scordata
- San Liborio
- Asceterio della
Loe
- San Pietro di
Guirro
- Sant'Eligio
- Tempe Cadute
- Purgatorio Vecchio
- Santa Lucia alla
Civita
- Chiesa della
Santissima Trinità
- San Cataldo dei
Lombardi
- San Marco alle
Beccherie
- Santa Sofia
- San Marco alla
civita
- Sant'Andrea alla
civita
- Sant'Andrea a
Casalnuovo
- Santi Crisanto e
Dario
- San Marco a
Casalnuovo
- Santa Maria de
Donnando
- Madonna della
Catena
|
Chiesa
della Madonna del Giglio
La chiesa
della Madonna del Giglio è una chiesa rupestre.
L'altare
è collocato all'interno di una nicchia posta sul fondo dell'aula.
All'ingresso vi è un arco dal sesto abbassato e dalla cornice profonda, sul
quale è scolpita una croce equilatera. La chiesa ha una pianta rettangolare
con una banchina che corre lungo tutto il perimetro. Degli affreschi, ormai
quasi interamente svaniti, rimane soltanto: il festone floreale, che corre
lungo il margine del soffitto; una Madonna in trono con Bambino in grembo
venerata da due arcangeli nella lunetta absidale ed una serie di gigli rossi
stilizzati.
Chiesa
di San Martino dei Lombardi
La chiesa
di San Martino dei Lombardi è una piccola chiesa ipogea situata nel
rione Lombardi presso il Sasso Barisano.
La
chiesa, oggi murata, è dedicata a San Martino e costituisce il tipico esempio
di chiesa profanata e diventata abitazione. L'impianto, infatti, ha subito
diverse trasformazioni a causa delle varie destinazioni d'uso a cui è stata
sottoposta. Solo l'ingresso conserva ancora tracce significative del luogo di
culto.
Chiesa
di San Leonardo
San
Leonardo è una chiesa rupestre situata presso il Sasso Caveoso di Matera.
La cripta, oggi murata, prende il nome dall'affresco raffigurante il santo.
Una volta sconsacrata è stata adibita, fino a qualche tempo fa, a forno.
Gli
elementi architettonici appartenenti al primo impianto sono: un pilastro centrale,
diverse nicchie ed archeggiature sulle pareti. Al suo interno conserva solo
qualche traccia di affreschi dealbati. Probabilmente, all'interno di una
piccola edicola con intradosso a
conchiglia era collocata l'immagine di San Leonardo.
Chiesa
di San Giacomo
La cripta
di Porta Empia o
San Giacomo è
una ex chiesa rupestre, oggi profanata, situata dietro l'antica Porta
Empia o dei Santi.
La
chiesa, da cui prende il nome l'intera contrada, è ormai completamente
distrutta. Era a pianta rettangolare con soffitto leggermente arcuato. Tre nicchie ornavano
le pareti laterali e quelle di fondo. Sul soffitto vi erano poche tracce di
una croce scolpita. La zona terminale della parete sinistra conteneva una
nicchia con una cisterna sottostante.
Nel corso del tempo sono state create
nuove strutture come una cucina in muratura e una stalla con la mangiatoia che
hanno trasformato gli elementi architettonici dell'antico luogo di culto.
Chiesa
di San Lupo al Guirro
La
cripta di San Lupo al Guirro, detta anche Crocifisso al Guirro sorge
nei
pressi del torrente Guirro e della Gravina di Picciano.
Chiesa
di San Potito
La chiesa
di San Potito, detta comunemente di Santu Pietruddo (San
Pietrino), è un'antica chiesa rupestre.
La
chiesa è stata trasformata in un'abitazione privata, perdendo i segni
architettonici e pittorici dell'antico luogo di culto.
Cripta
del Cappuccino Vecchio
La cripta
del Cappuccino Vecchio, detta anche dell'Abbondanza Vecchia, sorge a
destra del complesso rupestre della Madonna dell'Abbondanza.
Anche
la Chiesa del Cappuccino Vecchio è stata ricavata nel banco roccioso della
murgia e non presenta elementi architettonici costruiti in muratura. Essa è
priva di ingresso costruito e attualmente l'apertura utilizzata per entrare,
caratterizzata da un profilo ad arco a tutto sesto, è caratterizzata da
modanature semplicemente scolpite ed è interamente lacunosa nella parte
sottostante poiché erosa dagli agenti atmosferici.
Il
primo ambiente in cui si entra è un nartece a pianta rettangolare, corredato
perimetralmente da banchine alte circa 60 cm, su cui si affacciano le due
navate che compongono l'intero impianto religioso. Nella parete est del
Nartece sono state ricavate sei piccole nicchie. L'aula della chiesa è
caratterizzata da due navate definite da una sola campata rettangolare,
circondata da banchine, e separate da una fila di tre pilastri poligonali. Tra
i tre pilastri si aprono tre arcate. Entrambe le navate, in maniera quasi
speculare, si aprono su due presbiteri absidati e collegati tra loro da
un'arcata ricavata tra l'ultimo pilastro e la parete di fondo. Su entrambe le
pareti laterali della chiesa sono state ricavate nella roccia, rispettivamente
per le navate e gli absidi, tre e due nicchie.
La
chiesa è sviluppata su un unico livello, ma il piano di calpestio aumenta
progressivamente per piani dal nartece verso il presbiterio. Al centro di
entrambi i presbiteri sono ancora presenti i plinti degli altari e in loro
corrispondenza, sul soffitto, vi sono due cupole lenticolari con croce
centrale scolpite nella roccia. Lungo i muri perimetrali di entrambi i
santuari corrono banchine alte 50 cm.
L'intero
soffitto è piatto, le basi dei pilasti sono più ampie dei fusti e la navata
destra, lungo l'oratorio, presenta il margine superiore della parete destra
decorato da tre singolari rombi scolpiti a bassorilievo e da brevi lesene che
accentuano la divisione delle nicchie. Altre singolari lesene, decorate da
rozzi capitelli, decorano le pareti corte del nartece (quattro a destra e tre
a sinistra).
La
chiesa un tempo doveva essere totalmente affrescata, oggi purtroppo rimangono
solo poche tracce di pittura sulle pareti insieme a qualche graffito
rappresentante una croce.
Chiesa
della Madonna degli Angeli
Di
fianco a sinistra dell’eremo del Monteverde si protende una collinetta,
isolata da tutte le altre. In
cima si trova la cripta medievale di Madonna degli Angeli. Per
raggiungerla ci sono diversi sentieri in salita partendo dal torrente
Gravina.
Arrivati
in vetta, altro panorama unico, con una visuale esclusiva tra Civita
e Sasso Barisano, ci si accorge della stupefacente arte dello scavo che il
popolo materano ha maturato con gli anni.
La cripta
rupestre presenta una navata affiancata da due corridoi. C’è
un piccolo frontone in muratura, segno di ristrutturazioni successive, a forma
di capanna, oggi in parte crollato.
Nel
vano a sinistra sono presenti un ambone con uno schienale e un probabile
vecchio collegamento con un asceterio.
Nell’ambiente
a destra si riconoscono alcune tracce dell’altare e un abside asimmetrica
alla struttura.
La
chiesa era completamente affrescata, in cui si notavano chiari segni
dell’arte pittorica rupestre che partiva dal XII secolo fino ad
arrivare allo stile più recente del XVIII secolo. Una
sequenza di immagini e decorazioni che copriva un arco temporale lunghissimo. Ciò
spiegherebbe il valore della fede che negli anni ha assunto il Santuario per
gli abitanti dei Sassi. Purtroppo
come in altri casi anche il patrimonio artistico conservato in questa
particolare Chiesetta è andato in parte perduto, a causa di atti
vandalici, asportazioni, furti.
Ma
ancora oggi, guardando ciò che resta al suo interno, è possibile immaginare
quale sia stata la rilevanza e l’interesse devozionale che il monumento
naturale di Madonna degli Angeli ha avuto per secoli.
Guardando
nella nicchia a sinistra si intravede un santo vegliardo, seguita un tempo
dalle figure di San Pietro con chioma riccia e della Madonna
con Bambino risalente al XIII secolo.
Da
una parte e dall’altra dell’altare due pitture di nuova fattura, XIX
secolo, raffigurano la Madonna.
Mentre
nell’abside si intravedeva una figura di un altro santo Vegliardo, oggetto
anch’esso di trafugazioni.
Nella
parte a sinistra dell’abside sono dipinti due affreschi:
-
Un monaco Santo con Gesù Bambino;
-
Ed un’altra figura di un santo.
Nella grotta
di destra si intravede un volto di donna con in mano una pergamena, a
destra un volto di un Vescovo Santo.
Proseguendo
si incontrano le immagini sacre di San Giulio e un monaco
incappucciato.
Particolarmente
interessante è l’immagine di Santa Sofia, raffigurata nei pressi
dell’entrata della Cripta, in cui si notano i tratti pittorici ora bizantini
e ora latineggianti, quasi a trovare un punto d’incontro delle correnti
religiose.
Fuori
dalla Chiesa di fianco a destra dell’ingresso, guardando l’entrata, si
trovano le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.
Chiesa
di San Michele di Serra Sant'Angelo
La chiesa
rupestre di San Michele di Serra Sant'Angelo, meglio conosciuta come Grotta
dei Pipistrelli, è situata nei pressi della Gravina di Matera.
La
chiesa è una cavità della parete destra della Gravina di Matera,
utilizzata, sin dal Paleolitico medio,
come ricovero umano e trasformata, quindi, nel Medioevo in
luogo di culto.
Cripta
di San Nicola all'Annunziata
La
cripta di San Nicola all'Annunziata, anticamente dedicata a Santa
Maria de Olivara, è un'antica chiesa rupestre.
La
chiesa è completamente scavata nel calcarenite locale. La struttura portante
è costituita dalle pareti, dal soffitto e da un setto centrale. L’intero
complesso è suddiviso su quattro livelli. Partendo dal basso, tre livelli che
mostrano la presenza di un insediamento agropastorale più recente. Al di
sopra questi ambienti si trova l’insediamento monastico con quattro celle
collegate e adiacenti alla chiesa.
All’esterno,
una nicchia a volta sovrasta una cisterna rettangolare scavata nella roccia,
alimentata da canali che raccolgono le acque piovane. Su un ampio spiazzo
sopra l’intero complesso criptologico, due ingressi conducono alla chiesa.
Una volta dentro l’ambiente rettangolare, si notano due navate comunicanti
attraverso tre archi in rilievo. A livello della seconda arcata si trovano i
resti, ormai poco visibili, di un’iconostasi a muretto tra la zona
presbiteriale e l’aula.
Sulla
parete di fondo della navata sinistra si trova un arco profondo che simula
l’abside. Lungo il lato sinistro, c’è una sepoltura ad arcosolio
appartenuta probabilmente a una persona di rango, forse il monaco titolare
dell’officiatura, suggerendo l’origine monastica del complesso. La navata
destra termina anche con un’abside parzialmente sepolta da detriti
alluvionali, sulla cui parete si osservano resti di un affresco raffigurante
il Cristo Pantocratore.
A
destra, sono incise tre figure di religiosi, probabilmente vescovi con mitra a
cono. Parte del soffitto piatto della navata è crollata, lasciando la parete
destra esposta al dilavamento e causando la perdita dell’affresco in
prossimità dell’entrata.
Cripta
dei Grottini
La cripta
dei Grottini sorge lungo la Gravina
di Picciano, nei pressi del Santuario
di Santa Maria di Picciano.
La cripta riutilizza,
probabilmente, gli spazi di un'antica grotta risalente all'età
dei metalli. Presenta un impianto a croce equilatera, i cui bracci si
chiudono in calotte ben
modellate. L'intersezione dei bracci è sovrastata da una cupola leggermente
ogivale.
Chiesa
di San Benedetto alla Civita
La chiesa
di San Benedetto alla Civita è una delle chiese
rupestri.
La
chiesa ha subito diversi danneggiamenti causati da calamità naturali e lavori
stradali. La piccola cripta, tuttavia, conserva ancora resti di affreschi
risalenti al XII-XIII secolo.
Chiesa
di Santa Maria de Armenis
La chiesa
rupestre di Santa Maria de Armenis è un luogo di culto che si trova
all'interno dei Sassi
di Matera.
La
chiesa, di cui si ha nozione documentaria già nel 1094, fa parte di un antico cenobio benedettino e
sembra essere stata denominata così in seguito allo stanziamento di comunità armene a Matera.
La
facciata, in stile tardo romanico, è sormontata da alcuni archetti ciechi
mentre sulla porta d'ingresso vi è un arco a tutto sesto dove è incisa
l'epigrafe Santa Maria de Armenis.
L'interno
è composto da tre navate absidate con arcate e pareti che conservano tracce
di antichi affreschi, colonne a capitello trapezoidale, ed un cortile a cui si
accede da un portale decorato dove si affacciano gli ambienti dell'antico
monastero. Dal 1660 al 1774 ospitò la confraternita di San Francesco da Paola
e successivamente fu accorpata al Seminario di Palazzo
Lanfranchi.
Chiesa
di San Nicola al Saraceno
La
chiesa di San Nicola al Saraceno è un edificio religioso situato
presso il Villaggio
Saraceno.
La
chiesa, scoperta recentemente, è difficilmente accessibile. È, infatti,
scavata su una ripida sponda della Gravina di Matera. L'interno si articola in
due ambienti, aula e presbiterio definiti dalla presenza dell'iconostasi
costituita da una arcata centrale e due finestre laterali, anch'esse ad arco.
Santuario
di Santa Maria della Palomba
Il santuario
di Santa Maria della Palomba è un edificio di culto situato nei pressi
della città di Matera.
Sorta su uno
sperone che costeggia la Gravina
di Matera, fu edificata nel 1580 su un preesistente nucleo rupestre, la cripta
di Santa Maria della Palomba. L'appellativo è dovuto a una colomba,
rappresentazione dello Spirito Santo, scolpita sul portale.
Al centro
della facciata, in stile romanico,
vi è un rosone sormontato da una nicchia con al suo interno la statua di san
Michele Arcangelo, e sull'architrave del portale vi è la
raffigurazione in tufo della Sacra Famiglia, realizzata da Giulio
Persio. In posizione laterale vi è un campanile a vela.
All'interno,
la pianta è a navata unica con volta a botte, con cappelle ricche di
affreschi e statue su entrambi i lati. Dietro l'altare spicca un affresco
della Madonna
Odigitria risalente al XIII-XIV
secolo. Dal presbiterio si accede alla chiesa
rupestre interamente scavata nel tufo.
Chiesa
di Sant'Agnese
La chiesa
di Sant'Agnese è nota anche come chiesa di Santa Maria dell'Arco.
L'ingresso
è costituito da un arco parabolico che immette in una piccola cella a pianta
quadrata.
Chiesa
della Madonna della Croce
La Madonna
della Croce è una chiesa
rupestre situata nella Murgia
Materana, sul lato opposto del torrente Gravina, rispetto ai Sassi
di Matera.
La chiesa
risale all'XI
secolo ed è interamente scavata nella roccia con una volta su
due campate.
Sul soffitto del primo ambiente, dopo l'ingresso si nota una croce equilatera
scolpita, che dà il nome alla chiesa. Sull'abside,
si conserva un affresco con la Madonna benedicente seduta in trono e con
Bambino.
Il
sentiero che porta alla chiesa parte dal belvedere raggiungibile dall'Appia,
con un percorso di circa mezz'ora e una difficoltà abbastanza contenuta.
Chiesa
rupestre
di
Santa
Barbara

La
chiesa
rupestre
di
Santa
Barbara
è
considerata
come
una
tra
le
più
importanti
opere
rupestri
presenti
sull’intero
territorio
materano
e
nazionale.
La
facciata
presenta
due
accessi,
un
ingresso
che
porta
ad un
piccolo
ambiente
secondario
e
l'entrata
principale,
abbellita
da
2
colonne
con
capitelli.
Al
suo
interno
la
chiesa
è
divisa
in
3
ambienti,
ovvero
il
nartece
(uno
spazio
posto
fra
la
navata
e
la
facciata
principale
della
chiesa
con
la
funzione
di
un
corto
atrio),
il
presbiterio
(la
chiesa
vera
e
propria)
e
l’abside
(struttura
architettonica
a
pianta
semicircolare
o
poligonale),
oltre
che
una
piccola
struttura
laterale
che,
probabilmente,
ospitava
il
custode
della
chiesa
stessa.
Fuori
dalla
chiesa
rupestre
di
Santa
Barbara
ci
sono
alcune
tombe
antiche
scavate
nella
roccia.
L’architettura
della
chiesa
è
incerta,
anche
se
probabilmente
di
tipo
bizantina;
ciò
non
si
può
affermare
con
esattezza
in
quanto
c’è
una
discordanza
tra
la
datazione
delle
decorazioni,
attestate
tra
il
XV
ed
il
XVI
secolo,
ed
il
periodo
d’influenza
bizantina che
nel
materano
si
è
avuta
tra
il
VII
ed
il
XIII
secolo.
La
principale
testimonianza
artistica
della
chiesa
rupestre
di
Santa
Barbara
è
rappresentata dall’immagine
della
Madonna
con
Bambino;
in
questo
dipinto la
Vergine
raffigurata
è
la
“Madonna
del
fico”,
così
chiamata
per
il
frutto
che
reca
in
mano,
mentre
il
bambino
è
intento
a
donarle
una
rosa.
Di
notevole
rilevanza
anche
i cinque
pannelli
che
ritraggono la
stessa
Santa,
raffigurata con
capelli
biondi
tenuti
insieme
da
un
diadema,
sul
corpo
una
veste
bianca
con
manto
rosso,
mentre
con
una
mano
regge
la
palma
del
martirio
e
con
l’altra
la
torre
simbolo
della
Trinità.
La
Madonna
con
Bambino
è
dedicata
alla
“Madonna
del
fico”
e
raffigura
un
bambino
intento
a
donare
una
rosa
alla
madre.
All’interno
dell’ambiente
principale
sono
presenti
altri
elementi,
meno
pregiati,
raffiguranti
Santa
Barbara,
la
cui
realizzazione
è
attribuita
ad
autori
differenti
ed
in diversi
periodi.
Cripta
del Cristo
La Cripta
del Cristo sorge in
prossimità della Gravina di Picciano.
Lungo
la strada provinciale per Gravina di Puglia, dopo km.8,300, si svolta sulla
sinistra per la via che conduce al borgo rurale di La
Martella. Percorsi circa km. 2 si piega nuovamente sulla sinistra per la
carrareccia che porta alla masseria del Cristo. Questa tipica costruzione
rurale si articola in numerosi ambienti molti dei quali distrutti da un
recente imponente crollo e si presenta come un autentico fortilizio agreste.
L'edificio trae il suo nome da un bassorilievo e si suddivide in tre settori:
l'aula, il presbiterio ed un ambiente laterale di servizio. Un muretto separa
il presbiterio dal
resto dell'aula. L'altare è ancora quello originario.
Chiesa di
San Nicola a Chiancalata
La chiesa
di San Nicola a Chiancalata fa parte del complesso delle chiese
rupestri di Matera.
La
chiesa, dedicata a San
Nicola di Mira, presenta un impianto longitudinale. L'aula ed il presbiterio sono
divisi da un elemento bizantineggiante, ovvero, l'iconostasi costituita
da un'arcata centrale.
Chiesa
delle
Sante
Lucia
e
Agata
alle
Malve

Il
Convento
e
la
Chiesa
delle
Sante
Lucia
e
Agata
alle
Malve
facevano
parte
di
un
insediamento
monastico
benedettino
che,
nel
tempo
ebbe
tre
sedi
diverse:
la
prima
e
più
antica
è
proprio
questa,
nel
rione
Malve,
delle
altre
abbiamo
incontrato
quella
del
Piano,
più
avanti
incontreremo
quella
intermedia,
presso
l’antica
cinta
muraria
della
Civita.
Il
monastero
fu
fondato
intorno
al
secolo
IX.
La
vita
di
questo
complesso
è
legata
a
un
doppio
evento
di
grande
importanza
per
la
comunità:
la
morte
della
badessa
Eugenia
avvenuta
nell’anno
1093,
lo
stesso
in
cui
ricorre
la
visita
a
Matera
di
papa
Urbano
II
(nel
Chronicon
del
Protospata
si
legge:
“Anno
1093.
Indictio
prima
obijt
Eugenia
abbatissa
sancii
Benedicti
monasteri
Materiensis
mense
octobris”).
Eugenia,
secondo
una
tradizione
consolidata,
sarebbe
stata
in
seguito
beatificata
(ma
non
abbiamo
trovato
traccia
nel
Martirologio
romano).
Si
racconta,
inoltre,
che
la
baronessa
Mattia,
rinunciò
ai
suoi
beni
terreni
e
al
proprio
marito,
per
indossare
il
saio
benedettino,
anche
lei
col
ruolo
di
badessa.
Il
complesso
monastico
venne
utilizzato
sino
al
1283.
Ma
la
chiesa,
variamente
modificata,
continuò
a
esercitare
le
sue
funzioni
liturgiche
limitatamente
alla
navata
destra
(la
parte
restante,
infatti,
fu
adibita
ad
abitazione,
e
tale
rimase
fino
al
1960).
La
chiesa,
che
si
sviluppa
interamente
sul
dirupo
della
Gravina,
è
ricavata
entro
un
unico
blocco
di
roccia
tufacea,
tipico
esempio
di
architettura
“al
negativo”,
cioè
scavata
e
non
costruita,
cosa
non
nuova
per
le
chiese
rupestri.
Le
fa
da
quinta
lo
sperone
del
Monterrone
(Madonna
de
Idris)
che
incontreremo
più
avanti.
L’attuale
ingresso
è
caratterizzato
da
un
semplice
portale
con
arco
acuto,
che
accoglie
in
alto
il
simbolo
di
Santa
Lucia
che,
com’è
noto,
è
per
i
credenti
la
santa
protettrice
della
vista:
un
calice
con
sopra
due
occhi.
Diverse
leggende
narrano
che
alla
Santa
fossero
stati
cavati
gli
occhi
durante
il
martirio
o
che
ella
stessa
se
li
fosse
cavati
perché,
bellissimi,
erano
motivo
di
attrazione
e
di
peccato.
Il
Signore,
però,
è
sempre
la
leggenda
a
raccontarcelo,
glieli
rese
nuovamente.
L’interno
si
presenta
a
tre
navate,
separate
da
semplici
pilastri
arcuati.
La
volta
è
piatta.
Ai
due
terzi
si
scorgono
cavità
lenticolari
a
mo’
di
cupolette,
intervallate
da
una
croce
latina.
Sulla
parete
di
destra
si
possono
ammirare
due
grandi
affreschi.
Il
primo
raffigura
parte
di
una
Deposizione;
a
lato
è
la
figura
di
San
Nicola.

In
basso,
è
pregevole
L’incoronazione
di
Maria
Vergine,
tra
i
Santi
Giovanni
Battista,
Pietro,
Stefano
e
Lorenzo
(XIV
sec.).
Particolarmente
interessante
la
parete
su
cui
è
addossato
l’altare,
alla
cui
destra
recenti
restauri
hanno
evidenziato
parti
di
un
affresco
seicentesco.
Sul
lato
sinistro
c’è
una
Santa
Lucia
datata
1610.
Nell’intradosso
è
raffigurato
San
Vito
in
splendide
vesti
cortigiane
(XIV
sec.).
Sulla
parete
del
primo
arco
c’è
una
Madonna
col
Bambino
(XVI
sec.).
Sugli
intradossi
del
primo
arco
a
sinistra
si
ammirano
Santa
Scolastica
e
San
Benedetto
(XIV
sec.),
l’uno
di
fronte
all’altra.
Accostata
alla
figura
di
San
Benedetto
è
San
Giovanni
Battista
(XIII
sec.).
Purtroppo
un
affresco
raffigurante
Sant’Agata,
è
stato
distrutto
e
i
resti
rimangono
impressi
su
tratti
di
parete
demoliti
per
riuso
negli
anni
Sessanta.
In
fondo
alla
navata
di
sinistra
le
opere
senza
dubbio
più
preziose:
dipinti
bizantineggianti
della
Madonna
delle
Grazie
e
di
San
Michele
Arcangelo,
con
abbigliamento
imperiale,
quest’ultimo
tutto
decorato
da
gemme
e
perle.
A
destra,
dopo
aver
percorso
un
breve
tratto
del
tortuoso
Vico
Solitario,
si
può
visitare
la
Casa
grotta
di
vico
Solitario,
uno
degli
esempi
di
abitazione
in
grotta
per
lunghi
secoli
utilizzate
dai
materani.
La
casa
conserva
gli
arredi
e
gli
attrezzi
autentici,
la
cui
gestione
è
affidata
al
Teatro
Gruppo
Matera,
che
ha
predisposto
anche
una
descrizione
multilingue,
che
permette
di
comprendere
come
vi
si
svolgeva
la
vita.
Vi
si
trovano
i
poveri
oggetti
che
facevano
la
ricchezza
della
famiglia
di
una
volta.
In
realtà,
in
entrambi
i
Sassi,
lungo
gli
itinerari,
si
possono
trovare
altri
esempi
di
case
grotte
visitabili.
Cripta
degli Evangelisti
La cripta
degli Evangelisti fa parte del complesso di chiese rupestri dei Sassi
di Matera.
Situata
in periferia dell'insediamento urbano presso Matera,
all'interno di un podere detto la Vecchiara di Padrone, la cripta
degli Evangelisti è una cappella a pianta rettangolare. Sui muri è
interamente ricoperta di pitture risalenti al XVII secolo
ben fatti e in buone condizioni. Sebbene l'uso cui è destinato l'interno
della struttura (deposito di paglia) non ci consenta una perfetta analisi
della struttura stessa, tuttavia essa dispone di un ricco insieme di riquadri
pittorici. Sulla parete di sinistra si possono ammirare i ritratti di:
-
S.
Lorenzo che viene rappresentato con una graticola in una mano destra e nella
sinistra tiene una palma assieme ad un libro;
-
S.
Apollonia che nella mano destra stringe un fiore dall'ampia corolla e nella
sinistra una palma;
-
S.
Eustachio che è il protettore di Matera. Nel ritratto impugna un lungo
spadone nella mano destra, mentre nella sinistra tiene la palma del martirio;
-
Madonna
delle Grazie che stringe il Bambino che si appoggia sul braccio sinistro della
vergine, che con la mano destra porge a Cristo il seno scoperto. Il Bambino a
sua volta stringe l'altro seno di sua madre.
Sulla
parete di fondo invece compaiono le figure di:
-
S. Pietro
Martire con una mannaia conficcata nel cranio e un pugnale che lo trafigge in
petto mentre stringe un libro nella mano destra;
-
Cristo
Crocifisso affiancato da sua madre e S. Giovanni Evangelista;
-
Un'altra
immagine non esaminabile.
Sulla
parete di sinistra possiamo osservare le figure di:
-
Madonna
di Costantinopoli la quale, vestita da reale, tiene suo figlio nel braccio
sinistro.
Si legge
la scritta MAR DE COSTANTINOPOLI
-
S.
Antonio Abate che, con un aspetto vecchio e trasandato, tiene nella mano
destra un rosario e nell'altra un bastone.
-
S.
Andrea, che stringe nella mano destra una grande croce e nell'altra un libro.
Si può leggere la scritta S. ANDREAS.
-
Un'altra
immagine non esaminabile.
La parete
d'ingresso invece rappresenta la scena dell'Annunciazione, mentre il sulla
parete del soffitto sono rappresentati i quattro Evangelisti.
Chiesa
di Santa Maria de Idris e Cripta
di San Giovanni in Monterrone
La
Chiesa di Santa Maria de Idris risale al Tre-Quattrocento ed situata
nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel
mezzo del Sasso Caveoso; vi si arriva attraverso una rampa di scale vicina
alla chiesa
rupestre di Santa Lucia alle Malve.
La chiesa
rupestre presenta un avancorpo in muratura con a lato un piccolo campanile a
vela; l'interno, a causa dei continui rimaneggiamenti subiti nel corso dei
secoli, non presenta nulla dell'originaria struttura. Si compone di una navata
irregolare con affreschi, posti sulla parete di retrofacciata della cripta,
gran parte dei quali staccati per restauro essendo deteriorati a causa
dell'umidità e conservati presso la Soprintendenza ai Beni Storici ed
Artistici di Matera.
Sull'altare
vi è una Madonna con Bambino risalente al XVII secolo dipinta a
tempera, a destra Sant'Eustachio, patrono della città ed altri affreschi
sempre risalenti al XVII secolo ed ancora una crocifissione di
fattura rozza con sfondo la sagoma della città di Matera. La chiesa di Santa
Maria de Idris è collegata alla cripta rupestre di San Giovanni in
Monterrone attraverso un cunicolo, ed in questa cripta si trovano
numerosi e pregevoli affreschi che sono databili in un arco di tempo che va
dal XII al XVII secolo.

Nel cunicolo
di accesso vi è l'affresco raffigurante San Giovanni Battista; in una
lunetta sovrastante un altare l'affresco risalente al XII secolo del Cristo
Pantocratore benedicente alla latina, che con la mano sinistra sorregge
un Vangelo aperto nel quale è inscritto un testo greco. Questo affresco
rappresenta l'influenza della cultura iconografica bizantina. Più oltre,
sulla spalla di un arco mozzo, vi è un monaco ignoto (San Francesco o San
Leonardo?) con saio e cappuccio. Di fronte San Nicola (XIV secolo)
in abiti vescovili, che benedice con la mano destra e regge il Vangelo con la
sinistra. Uscendo dal corridoio si entra in un'aula più ampia, costituente la
navata vera e propria della chiesa di San Giovanni in Monterrone, che termina
in un presbiterio sopraelevato; sulla parete di fronte si trovano un
affresco che raffigura la testa di Sant'Andrea e frammenti di una Madonna
con Bambino nella tipologia iconografica della Glykophilousa,
databili anch'essi verso la fine del XII secolo, e due santi ignoti.
Sulla parete sinistra, posti in nicchiette decorate, altri due santi, uno dei
quali individuato in San Pietro in base alle linee del volto, alla
barba ed ai capelli, pur in mancanza delle chiavi, e di lato San Giacomo,
risalente al XIII secolo.
La chiesa
rupestre di Santa Maria di Idris presenta una pianta irregolare, composta da
una parte scavata nella roccia ed un’altra costruita. La costruzione della
chiesa si attesta tra il XIV ed il XV secolo. La facciata, realizzata in
tufo nel XV secolo, fu rifatta a seguito di un crollo avvenuto nel
Quattrocento. Accanto alla facciata è presente un piccolo campanile a vela.
L’interno
della chiesa è completamente diverso rispetto alla struttura originaria per
via dei continui restauri che si sono susseguiti nei secoli a causa
dell’umidità; numerosi affreschi sono stati staccati per essere
successivamente restaurati, oggi sono conservati presso la Soprintendenza ai
Beni Storici ed Artistici di Matera. Sull’altare ottocentesco, costruito
precisamente nel 1807, è presente una Madonna con Bambino risalente al XVII
secolo, dipinta a tempera; a destra si trova la conversione di
Sant’Eustachio (foto a destra), la Sacra
Famiglia e Sant’Antonio del XVII secolo, ed ancora una crocifissione avente
come sfondo la città di Matera. A destra dell’altare è presente una
cisterna d’acqua.
La
chiesa rupestre di Santa Maria di Idris è collegata, tramite un cunicolo
posto a sinistra dell’altare, alla cripta rupestre di San Giovanni in
Monterrone, , fondata tra il IX ed
il X
secolo. In quest’ultimo sito
sono presenti pregevoli affreschi risalenti ad un periodo che va dal XII al
XVII secolo. La staticità dei dipinti e l’assenza di profondità sono tra
le più importanti caratteristiche dello stile bizantino.

Chiesa di
San Francesco a Chiancalata
La chiesa
di San Francesco a Chiancalata fa parte del complesso di chiese
rupestri di Matera.
Tre
gradini conducono all'interno della chiesa a pianta rettangolare sulla cui
parete sinistra in prossimità dell'ingresso è ricavato un nicchione a pianta
rettangolare e voltato
a botte. Due pilastri,
sui quali insiste un arco a sesto
ribassato, sono ricavati al centro delle pareti laterali. Tra questi e la
parete di fondo sono presenti due sedili.
Sulla parete di fondo si trova l'altare contenuto
in una piccola abside.
Di seguito si riporta l'elenco degli affreschi con la relativa datazione: - San
Nicola (?), XIII
secolo - San
Francesco (?), XIV
secolo.
Chiesa
dei Santi Simeone e Giuda
La chiesa
dei Santi Simeone e Giuda è una chiesa
rupestre dei Sassi
di Matera, situata presso il Sasso
Caveoso.
Durante
il periodo angioino,
la chiesa è stata elevata a parrocchia per consentire alle donne di prendere
parte alle funzioni religiose senza essere infastidite dai soldati francesi.
Oggi restano pochissime tracce dell'antico luogo di culto.
Convicinio
di Sant'Antonio

Il convicinio
di Sant'Antonio è un complesso architettonico di chiese
rupestri di Matera.
Si trova
a fianco del torrente Gravina, nel
rione Casalnuovo al civico 364.
Viene
fatto risalire a un periodo compreso tra l'XI e il XIII secolo, probabilmente
al centro di un monastero di grandi dimensioni, ma
nel corso dei secoli il suo uso è stato variato in favore di scopi più
profani, tra cui quello di cantine nel XVIII secolo (come
suggerito dai cannelli per il vino posizionati negli altari).
È
costituito da quattro chiese rupestri confinanti, che si affacciano su un
unico atrio o cortile: Chiesa
di San Primo, Chiesa
di Santa Maria Annunziata, Chiesa
di San Donato e Chiesa
di Sant'Antonio Abate.



Attraverso
un
portale
con
arco
ogivale
si
accede
al
cortile
su
cui
si
affacciano
gli
ambienti
rupestri
dedicati
a
San
Primo,
Sant’Eligio
(o
dell’Annunziata),
San
Donato
e
Sant’Antonio
Abate.
Quello
che
si
può
vedere,
però,
è
quel
che
resta
dopo
un
lunghissimo
periodo
di
sconsacrazione,
poiché
tra
la
fine
del
Settecento
e
i
primi
anni
dell’Ottocento,
le
chiese
persero
definitivamente
la
funzione
di
luoghi
di
culto
e
furono
trasformate
in
palmenti,
per
la
produzione
del
vino,
e
cantine
allocate
nei
piani
inferiori.
La
prima
chiesa
collocata
immediatamente
dopo
l’arco
di
ingresso,
è
dedicata
a
San
Primo
e
presenta
una
struttura
molto
semplice,
articolata
in
due
piccole
cappelle.
Viene
detta
popolarmente
anche
Tempe
Cadute,
forse
per
via
dei
distacchi
avvenuti
dalle
pareti.
Attraverso
di
essa
si
accede
alla
cripta
di
Sant’Eligio,
qui
si
riconoscono
l’aula
dove
si
radunavano
i
fedeli
e
il
presbiterio
riservato
al
celebrante.
Le
pareti
mostrano
resti
di
affreschi,
tra
i
quali
una
rappresentazione
del
Cristo
Pantocratore
realizzata
nel
XIV
secolo.
Segue
la
Cripta
di
San
Donato,
che
presenta
una
struttura
a
pianta
quadrata,
le
cui
volte
definiscono
gli
spazi
liturgici
e
sono
abbellite
da
elementi
decorativi.
Parte
del
complesso
pittorico
che
ne
adornava
le
pareti
è
ancora
leggibile:
si
può
osservare
un
volto
di
San
Donato,
un’immagine
di
San
Leonardo
con
abito
monacale
e
alcune
scene
di
carattere
religioso
realizzate
nel
Seicento.
La
quarta
e
ultima
chiesa
è
costituita
da
una
cappella
intitolata
a
Sant’Antonio
Abate.
La chiesa, dedicata a Sant'Antonio
abate, presenta un
impianto longitudinale. L'ingresso, preannunciato da un piccolo pronao è caratterizzato da una rilevata cornice.
L'interno è a pianta rettangolare e si articola in tre navate suddivise da
quattro pilastri.
La navata
centrale offre alte e modellate nicchie sui pilastri; lo stesso avviene per la
navata di sinistra. Questa si articola in tre settori: il primo ha una
finestrella contenuta in una cornice; il secondo ha tre nicchie minori
affiancate; il terzo oggi è diroccato per l'apertura di un ingresso
secondario.
La chiesa
presenta un soffitto ben modellato. La navata di destra e quella centrale
hanno il soffitto a tenda; quello della navata di sinistra, invece, è più
arcuato. In passato le nicchie della navata centrale contenevano svariate
pitture murali; oggi, invece, ritroviamo al loro interno solo poche immagini.
La più importante è quella del Santo Monaco Antonio Abate, che ottiene
movimento dalla fluente barba bianca. In un'altra nicchia vi è l'immagine
barocca di un S. Sebastiano, di alcuna espressione.
Sulla parete di fondo della navata di sinistra appare un riquadro dedicato
alla Madonna orante che assiste il lavoro nei campi.
L'architettura
è molto simile nelle quattro cripte del complesso, e sopra il portale
d'ingresso vi è un arco
a sesto acuto decorato con motivi trilobati (aspetti architettonici
che indicano agli esperti la possibile datazione del complesso). All'interno
è ancora presente il sistema di cisterne e di raccolta dell'acqua usato nei
tempi passati.

Cappella
di Sant'Andrea
La cappella
di Sant'Andrea, annessa alla Masseria Irene, fa parte del
complesso delle chiese
rupestri di Matera.
La
cappella si inserisce in un complesso rupestre formato da alcune cavità
rocciose, da ambienti di servizio alla masseria quali, ad esempio, lo jazzo ed
il dormitorio dei pastori.
Santuario
della Madonna delle Tre Porte
Il santuario
della Madonna delle Tre Porte è una chiesa
rupestre di Matera.
La chiesa si
mostra con l'ingresso originario completamente crollato. L'interno ha una
pianta pseudo-rettangolare piuttosto articolata in tre navate disposte
trasversalmente rispetto all'ingresso. In origine la chiesa si poggiava su
quattro massicci pilastri che
scandivano lo spazio ipogeo dando
origine ad una serie di arcate.
Di questi pilastri, i due anteriori sono crollati. Le pareti delle due navate
superstiti sono decorate con numerose croci graffite e con qualche rara
nicchietta in asse con le navate.
Contrapposte
ad esse sono ricavate tre cavità absidali.
Una cappella, con una nicchia centrale nel cui fondo è incisa una croce
latina, è ricavata nella parte sinistra all'inizio della navata sinistra.
Sul
pilastro posteriore di sinistra è riconoscibile un dipinto, inscritto in
un riquadro a tre colori, di una croce equilatera martellata curata nella
frattura e nella decorazione.
La chiesa
rupestre era uno dei monumenti ipogei tra i più preziosi per la presenza di
affreschi di notevole valore artistico e storico racchiudenti un'epoca tra il
XII ed il XVII secolo.
L'abside
principale è affrescata con una Deesis del Cristo,
con ai lati, inginocchiati la Vergine e San
Giovanni Battista. A sinistra della Deesis, una Madonna
del Melograno, che simboleggia la vita dell'umanità. Nella
navata di sinistra, sopra l'ambone sono visibili l'Annunciazione
e una Madonna in trono con Bambino. L'ultimo affresco raffigura la
scena della Crocifissione.

Cappella
di San Giovanni da Matera
L'antica cripta dedicata
a San Giovanni da Matera si trova a Matera ed
è una delle tante chiese rupestri scavate nella roccia.
La
cripta ha un impianto a forma rettangolare e presenta un soffitto piatto
interrotto da un pilastro mozzo.
Il presbitorio, leggermente sopraelevato, presenta sul fondo una nicchia absidale dall'arco
parabolico incorniciato e posto su due gradoni.
Chiesa
della Madonna delle Vergini
La Madonna
delle Vergini è una chiesa
rupestre situata nella Murgia
Materana, sul lato opposto del torrente Gravina rispetto ai Sassi
di Matera.
La chiesa
è facilmente raggiungibile dall'Appia con
una breve deviazione. Non si hanno notizie certe sulla sua origine, ma è
l'unica chiesa rupestre ancora officiata, con le celebrazioni per la vergine
che si tengono l'ultima domenica di maggio.
La chiesa
è caratterizzata da una facciata in muratura, costruita posteriormente
all'originaria cripta, che arriva fino all'altezza del terreno sovrastante,
con il frontone che regge la croce che sporge leggermente. La facciata
contiene cinque nicchie nella parte inferiore con delle immagini sacre ed una
in quella superiore con una statua della Madonna con Bambino.
L'interno
a pianta quadrata è ricavato nella roccia. Sopra l'altare maggiore si trova
un'immagine della Madonna e sulla parete di destra si trova un secondo altare
insieme ad altre nicchie. Nel timpano vi
è una statuetta della Vergine con il Bambino in terracotta dipinta. Essa
presenta una sola navata nella sua parte interna, la quale appare rimaneggiata
ripetutamente nel corso del tempo. Nell'abside centrale
e in quella laterale si trovano altari di rito latino. Sulla parete destra vi
è una grande nicchia absidale marcata da una larga banchina lungo il
perimetro. Sulla parete sinistra si apre una porta che immette, dopo un breve
cunicolo, in una cavità quadrata. La chiesa custodisce alcune statuette
lignee, corrose, di antica arte locale ed è ancora aperta al culto.
Nella
stessa parete rocciosa nella quale è stata ricavata la chiesa si trovano
altre grotte utilizzate come ricovero di animali.

Chiesa
di San Nicola de Cupa
La chiesa
di San Nicola de Cupa, sorge presso
il Sasso Caveoso.
Non
si è in grado di definire la data di fondazione della Chiesa. Dalle fonti
scritte si evince che, in occasione della visita pastorale di mons. Saraceno
(1543-1544), la struttura era in buone condizioni. Resta molto poco
dell'aspetto originario a causa delle numerose trasformazioni nel tempo.
Chiesa di
San Falcione
La chiesa
di San Falcione è una chiesa
rupestre situata
nella zona antistante la città, nella spianata della Murgia. La
sua costruzione viene fatta risalire al IX secolo, con
il nome che viene riportato anche come San Felicione, Cassione, Cassone,
Cascione o Canione.
Dal punto
architettonico, i diversi spazi sono stati scavati nella calcarenite. Comprende
in particolare due presbiteri;
su una parete, dentro lo strato di roccia è stata ricavata la cattedra. Sono
inoltre presenti tracce di affreschi di stampo bizantino, ormai in cattive
condizioni, raffiguranti alcuni santi (ne sono stati identificati ad esempio
due che ritraggono San Nicola)
e la presentazione di Gesù al Tempio.
L'influenza
bizantina è testimoniata anche da un'iscrizione greca presente in una nicchia
interna, oggi poco visibile, che recita "Questo Bambino creò il cielo e
la terra".
Chiesa
dei Santi Cosma e Damiano
La chiesa
dei Santi Cosma e Damiano è una chiesa rupestre sconsacrata
ubicata a Matera.
L'unico
documento in cui la chiesa viene citata risale al 1543, quando ne venne
decretata la chiusura a causa delle pessime condizioni in cui versava: non si
conosce quindi la sua data di costruzione ma è risaputo che fosse una delle
ventitré parrocchie istituite durante l'epoca
angioina.
Tradizionalmente
la chiesa è riconosciuta in una grotta, posta nel rione di Civita, composta
da un vestibolo a cui segue un'aula divisa in due navate: entrambe le navate
sono dotate di presbiterio e terminano con un'abside con tre nicchie. Sono
completamente andate perdute le decorazioni pittoriche.
Secondo
una ricerca condotta da alcuni studiosi locali nel 2015, la chiesa sarebbe
stata identificata nelle immediate vicinanze dell'altra, in una grotta
utilizzata in passato come cantina e abitazione, poi abbandonata.
La struttura
è composta da tre navate, anche se quella di destra è andata perduta a
seguito della costruzione della strada adiacente: inoltre, un passaggio
conduce a un ambiente inferiore, posto perpendicolarmente rispetto alla sala
superiore, utilizzato probabilmente come sepolcreto. Anche in questo caso non
sono state ritrovate tracce di decorazioni pittoriche.
Cripta
del Peccato Originale
La
Cripta è uno tra gli esempi più stupefacenti di chiesa rupestre. Per anni i
pastori del luogo si erano passati la voce dell’esistenza di un luogo
eccezionale per l’ampiezza dello spazio e gli affreschi, ma nessuno fino al
1° maggio 1963 lo aveva mai trovato.
I soci del Circolo la Scaletta rimasero
senza parole quando entrarono in una grotta di 41 metri quadrati che
scoprirono essere il luogo di culto di un cenobio benedettino in epoca
longobarda. Ai loro occhi apparvero coloratissimi affreschi risalenti
all’VIII e al IX secolo raffiguranti figure sacre: sulla parete sinistra,
all’interno di nicchie, le triarchie degli Apostoli, della Vergine degli
Arcangeli e su quella in fondo episodi tratti dalla Genesi, tra cui quello che
ha per protagonisti Adamo ed Eva che dà il nome alla cripta.
Oggi sono stati
tutti sapientemente restaurati, ma si prova ancora una certa emozione a
pensare, oltre che ai Benedettini, alle pecore che per anni vennero ricoverate
qui tra Santi e Apostoli e i fiori del giardino dell’Eden dipinti
dalla sapiente mano del cosiddetto “Pittore dei fiori di Matera”.

La
suggestiva bellezza della Cripta del Peccato Originale consiste innanzitutto
nell’arcaicità degli affreschi, altomedievali, databili al IX secolo e
dunque tra i più antichi in ambito rupestre locale. In essi si rinvengono
influenze della cultura dei Longobardi, che all’epoca contendevano questi
territori ai Bizantini e agli Arabi. La bellezza della cripta è dovuta
anche al gusto figurativo del frescante, il cosiddetto anonimo “pittore dei
fiori” di Matera, che l’ha resa rappresentativa della spiritualità e
dell’iconografia popolare, completa sintesi di temi sacri altomedievali.
La
chiesa si trova sul sentiero di Pietrapenta, nei pressi della gravina di
Picciano, sulla sponda opposta della quale doveva probabilmente trovarsi un
insediamento monastico.
La
cripta prende il nome da alcune scene bibliche tratte dalla Genesi, in essa
affrescate, ed è stata battezzata così dai suoi scopritori, esponenti del
circolo culturale “La Scaletta”, ma è anche nota come la “Grotta dei
Cento Santi”, da come venne definita dal pastore che la indicò loro, poiché
vi si rifugiava con le sue pecore fin da bambino, sentendosene rassicurato.
Questa
chiesa, dalla pianta grosso modo rettangolare, si presenta povera di elementi
architettonici, fatte salve tre nicchie, di cui una a fondo piatto, che
movimentano la parete sinistra.
Sulla
parete di fondo vi è un affresco raffigurante Cristo Redentore e, alla sua
sinistra, vi è l’affresco riguardante l’episodio biblico del Peccato
Originale.
Adamo
appare, nudo, in piedi, accanto al Redentore, a fianco del quale vi è una
palma stilizzata, simbolo del Paradiso. E’ descritto l’attimo della
creazione, quando Dio si manifesta attraverso la chierofania, vale a dire
attraverso il gesto della sua mano che dall’alto si indirizza verso Adamo ed
Eva, quasi a toccarli. Segue la scena di Eva, nuda, che vien fuori dal costato
di Adamo e dello stesso Adamo che protende le braccia verso la Divina Volontà
con devota gratitudine. Ancora, segue la scena di Eva, in piedi, vicino
l’albero sul cui tronco è attorcigliato il serpente con la bocca
spalancata. Infine, Eva offre il frutto proibito ad Adamo.
Sull’altra
metà della parete è raccontato l’avvento delle Tenebre (il male ) e della
Luce (il bene). Nella prima scena, il Cristo è in piedi, benedicente, rivolto
verso un giovane, vestito con tunica, avente le mani legate ed incrociate sul
ventre. Nella seconda scena Gesù è seduto ed alza la sua mano destra aperta
verso una figura osannante, vestita con una ricchissima veste talare.
Segue,
più in basso, una scena raffigurante la purificazione di un Vescovo, che si
lava le mani con l’acqua che gli viene versata da un diacono da un’anfora
d’oro. Entrambi i personaggi hanno lunghi capelli e chieriche sulle
rispettive teste.
L’intero
ciclo di affreschi è racchiuso entro una cornice gialla, ornata di nero, con
decorazioni a puntini bianchi e a gemme rosso-nere. Le figure sono poste su
sfondo bianco e sono avvolte, nella parte inferiore, da una decorazione
floreale molto bella e particolare.
Tutte
e tre le nicchie, corrispondenti ad altrettante absidi, poste sulla parete
sinistra, sono decorate da affreschi. Il primo rappresenta San Pietro, posto
al centro tra Sant’Andrea e San Giovanni. Il secondo ritrae la Madonna col
Bambino posta al centro tra due figure femminili nimbate e aventi il capo
reclinato verso la Vergine.
Il
terzo raffigura gli Arcangeli: al centro san Michele tra San Gabriele e San
Raffaele. Questi affreschi sono racchiusi entro una cornice rossa , bordata di
nero.
Nella
zona più interna appare il Cristo che regge un globo nero con la mano
sinistra, mentre di lato, genuflesso, vi è l’Arcangelo Michele in
adorazione. Segue un altro affresco, in prossimità dell’ingresso,
rappresentante il Cristo che regge una pergamena con la mano destra e San
Pietro, genuflesso, con le mani protese verso il Redentore. Si tratta del tema
iconografico della traditio legis, tipico dell’arte paleocristiana,
riguardante l’autorità papale, ricevuta da Pietro direttamente da Cristo.
Chiese
rupestri
della
Madonna
delle
Virtù
e di San
Nicola
dei
Greci
Il
complesso
delle chiese
rupestri
della
Madonna
delle
Virtù
e di San
Nicola
dei
Greci
sono due
grandi
chiese
che
formano
un unico
complesso,
trasformato
in un
grande
centro
espositivo,
divenuto
uno dei
più
importanti
punti di
riferimento
culturale
di
Matera,
nel
quale si
svolgono
importanti
manifestazioni
e, in
particolare,
l’annuale
grande
mostra
della
scultura
contemporanea.
Il
progetto
di
recupero
e la
destinazione
attuale
sono
dovuti
all’attività
propositiva
di
un’associazione
culturale
che ha
svolto e
continua
a
svolgere
da oltre
mezzo
secolo
un ruolo
rilevantissimo
nella
vita
cittadina:
il
Circolo
“La
Scaletta”,
che, nel
1967, ha
restaurato
interamente,
a
proprie
spese,
la
Chiesa
della
Madonna
delle
Virtù
riproponendo
l'originaria
impostazione
della
pianta e
dell’ingresso
e
ricostruendo
l’accesso
nell’abside
centrale.
La
struttura,
interamente
scavata
nella
roccia
calcarea,
è un
esempio
dei più
significativi
dell’architettura
in
negativo,
ed è
complessivamente
composto,
oltre
che
dalle
due
chiese
dedicate
alla
Vergine
e a San
Nicola,
da un
monastero,
da una
“casa
grotta”
e da
un’antica
cantina.
Tutti
gli
ambienti
sono
comunicanti
tra loro
per
mezzo di
passaggi
e
strette
rampe,
che
compongono
un
percorso
lungo e
complesso,
articolato
su
diversi
livelli,
che
parte
dalla
Via
Madonna
delle
Virtù e
sale
fino a
raggiungere
un
affaccio
terrazzato
che
guarda
verso il
torrente
Gravina
e
l’immenso
spettacolo
della
Murgia.
La
Chiesa
Madonna
delle
Virtù
risale
al XII
secolo,
epoca
nella
quale
sarebbe
stata
scavata,
come
gran
parte
delle
altre
chiese
rupestri,
nel
banco
calcarenitico,
ma con
tutti
gli
elementi
architettonici
che
caratterizzano
una
basilica
a tre
navate
di stile
romanico,
presentandosi
come una
delle
chiese
più
vaste e
articolate
dell’epoca,
con le
sue alte
volte, i
pilastri
polilobati,
il
matroneo
sulla
volta
della
navata
centrale.
Singolare
particolarità,
che ne
ha fatto
un
unicum
nel
panorama
locale,
è la
presenza
di tre
cupole
incorniciate
da croci
greche
in
rilievo.

Gli
ampi
affreschi
sulle
pareti
della
chiesa
sarebbero
stati
realizzati
in epoca
di molto
posteriore,
nel XVI
secolo.
Di
quest’epoca,
l’abside
centrale
presenta
una
Crocifissione
con la
Vergine
e San
Giovanni
Evangelista,
mentre
precedenti
(forse
trecenteschi)
sono la
Crocifissione
con la
Vergine
e San
Giovanni
Evangelista
sulla
controfacciata
della
navata
destra,
che
appare
come un
blocco
di tufo
a sé
stante
incastonato
in un
secondo
momento
nella
roccia.
Proprio
l’atipicità
e la
datazione
dell’affresco
fanno
supporre
che sia
stato
trasportato
successivamente
e
collocato
dove si
trova
oggi.
Alla
cripta
di San
Nicola
dei
Greci si
accede
attraverso
una
scalinata
interna
di
collegamento
tra il
monastero
e la
chiesa
della
Madonna
delle
Virtù.
A
differenza
di
quest’ultima,
presenta
un’impostazione
orientale
seguendo
l’impronta
liturgica
bizantina,
con
l’aula
dei
fedeli a
navata
unica,
l’iconostasi
che
delimita
la parte
riservata
al clero
culminante
in due
navate
e, a
loro
volta,
in
altrettante
absidi.
Ancora
visibile
risulta
l’ambone
ricavato
dalla
roccia
confinante
con la
parte
sinistra
di
quello
che
resta
della
chiesa.
Nel
Settecento,
infatti,
la volta
crollò
compromettendo
l’assetto
originario
della
struttura.
Lungo
il
pavimento
della
navata
destra e
sul
pianoro
sovrastante
vi sono
varie
tombe
che
testimoniano
l’uso
cimiteriale
dell’area
in età
medievale.
Importanti
reperti
archeologici
rinvenuti
nell’area
forniscono
testimonianze
relative
all’età
del
Ferro e
all’epoca
arcaica
e
confermano
che la
Civita
è
sempre
stata
frequentata
dall’uomo,
senza
soluzione
di
continuità.
Nonostante
i crolli
e i
rimaneggiamenti
subiti
in
epoche
diverse,
la
cripta
conserva
ancora
mirabili
affreschi
realizzati
tra il X
e il XIV
se colo
che
testimoniano
la
successione
del
gusto e
della
cultura
locale.
Risalgono
alla
tradizione
e
all’impostazione
bizantine
gli
affreschi
del
trittico
dei
Santi
Nicola,
Barbara
e
Pantaleone,
che
campeggia
nel
catino
absidale
di
sinistra,
datato
al XIII
secolo;
al
secolo
successivo
quello
di La
Crocifissione
con la
Vergine
e San
Giovanni
Evangelista.

Chiesa
di Santa Cesarea
La chiesa
rupestre di Santa Cesarea ha subito diverse trasformazioni dopo la sua profanazione.
La
Chiesa è situata nell'antico Sasso Barisiano (zona della murata); il vico è
Santa Cesarea 11-12.
La
cappella ipogea ora è un'abitazione con ingressi murati.
Chiesa
di San
Pietro
Barisano
Quello
che ci
troviamo
di
fronte
è uno
dei più
grandi
insediamenti
monastici
presenti
nella
città
di
Matera,
il cui
primo
impianto
rupestre
risale,
come
hanno
permesso
di
constatare
le
indagini
archeologiche
effettuate
al di
sotto
del
pavimento,
al XII o
XIII
secolo.
Lo scavo
della
chiesa
fu
approfondito
da due
consistenti
interventi
di
ampliamento
e
ristrutturazione.
Il primo
è
databile
tra il
XV e il
XVI
secolo,
quando
si
realizzarono
le
cappelle
laterali.
Le
uniche
testimonianze
rimangono
solo
nella
parte
terminale
della
cappella
situata
dietro
il
secondo
altare
della
navata
destra,
vale a
dire
negli
affreschi
di Santa
Caterina
d’Alessandria,
dell'Annunciazione,
e dei
Santi
Canio,
Agostino,
Eustachio
e Vito.
Il
secondo,
importante
intervento
di
ristrutturazione
avvenne
nel
XVIII
secolo,
quando
la
chiesa
prese la
sua
forma
attuale,
con un
impianto
a tre
navate,
una
nuova
facciata,
datata
1755, e
gli
ambienti
sotterranei
destinati
alla
“scolatura”
dei
cadaveri.
Questa
pratica
funebre,
diffusa
ancora
in
quegli
anni,
era
riservata
in
genere
al clero
religioso,
e
consisteva
nel
porre i
cadaveri,
vestiti
dei
paramenti
sacri,
entro
nicchie
modellate
nel
tufo,
nelle
quali
avveniva
il
processo
di
decomposizione.
In
epoca
moderna,
però,
la
chiesa
cessò
la sua
funzione
parrocchiale,
soprattutto
a causa
dell’eccessiva
umidità,
e nel
1903 la
sua
funzione,
gran
parte
degli
arredi
sacri e
persino
il fonte
battesimale
furono
trasferiti
nella
vicina
Chiesa
di
Sant’Agostino,
provocando
il
saccheggio
o il
danneggiamento
delle
opere
d’arte
ancora
presenti.
Dall’altare
di San
Giuseppe,
nella
navata
destra,
è stata
trafugata
la pala
della
Sacra
Famiglia,
mentre
l’altare
della
Madonna
della
Consolazione
conserva
l’immagine
scultorea
della
Madonna
col
Bambino
incoronata
dagli
angeli e
statue
di
diversi
santi.
Infine,
l’altare
del
Santissimo
Sacramento
conserva
il
prezioso
pavimento
in
maiolica.
Nella
navata
centrale
si
trovava
l’altare
maggiore
ligneo
del
1771,
attualmente
conservato
nel
deposito
della
Soprintendenza
della
Basilicata.
Resta
solo la
cornice
della
pala
d’altare
con
l’incoronazione
della
Vergine
tra i
Santi
Pietro e
Paolo,
dell’artista
materano
Giovanni
Donato
Oppido,
trafugata
nel
1977.
Nella
navata
sinistra
sono:
l’altare
del SS.
Crocifisso
su cui
era
posto un
Crocifisso
ligneo
del
‘500,
ora
collocato
sull’altare
maggiore
della
Chiesa
di
Sant’Agostino,
con ai
lati le
statue
in tufo
della
Madonna
delle
Grazie e
di San
Michele
Arcangelo
e, in
alto, la
Trinità;
l’altare
dell’Annunciazione,
con
statue
ed
arredi
in tufo,
gravemente
menomate;
l’altare
di Santa
Maria
Maddalena
con la
statua
di
Sant’Antonio
da
Padova.
Al
termine
della
navata
sinistra,
nelle
vicinanze
dell’ingresso,
è la
sacrestia
con gli
affreschi
cinquecenteschi
della
Madonna
col
Bambino
e di San
Donato
Vescovo.
Singolare
la
collocazione
del
campanile,
che è
esterno,
staccato
dal
corpo
della
chiesa,
e
addossato
a un
costone
roccioso
naturale,
per
ergersi
su due
livelli
divisi
da un
terrazzo,
con la
balaustra
ingentilita
da un
fregio
bugnato,
e che si
va
assottigliando
fino a
terminare
in una
stretta
cuspide.

Chiesa
rupestre
di Santa
Maria la
Vaglia
(della
Valle)
La
Chiesa
rupestre
di Santa
Maria la
Vaglia
(della
Valle)
è uno
degli
insediamenti
monastici
rupestri
più
grandi
dell’intero
territorio
di
Matera,
non
facilmente
accessibile,
è
situata
fuori
città.
Il sito
è ad
oggi di
proprietà
privata
ed è
visitabile
soltanto
in
occasione
delle
giornate
del Fai.
L’imponente
edificio
venne
probabilmente
realizzato
nel XIII
secolo,
ancora
una
volta su
una
cripta
risalente
forse al
periodo
longobardo,
intorno
al VII
secolo,
e
ingrandito
successivamente.
Elemento
di
maggior
rilievo
del
complesso
monastico
è la
straordinaria
facciata
sul
fianco
esterno
della
navata
destra,
che
presenta
quattro
portali
uno
diverso
dall’altro,
mentre
sei
pilastri,
impreziositi
con
semicolonne
e
capitelli,
dividono
le tre
navate.
Affreschi
di varie
epoche
impreziosiscono
le
pareti
interne:
con
decorazioni
fastose,
marmi
che
fanno da
sfondo
alle
rappresentazioni
di
Cristo,
dei
Santi e
della
Madonna
col
Bambino.
Chiuso
al culto
nel
1756,
l’edificio
è
andato
incontro
al
totale
decadimento
ed è
stato
oggetto
di
diversi
restauri
negli
anni
Duemila.
Si spera
di
poterlo
recuperare
integralmente
e
renderlo
fruibile
con
regolarità.

Pag.
3
Pag. 5
Giugno
2022