Matera
  
 

Chiese rupestri

Nella città e lungo le Gravine del Parco della Murgia Materana si contano circa 150 chiesette scavate nella roccia. Tra le più importanti chiese rupestri nei Sassi vi sono Santa Lucia alle Malve, complesso rupestre che anticamente ospitava una comunità monastica, il Convicinio di Sant'Antonio un comprensorio costituito da 4 cripte rupestri, Santa Maria di Idris sulla sommità dell'omonima rupe, Santa Barbara ricca di affreschi, la Madonna delle Virtù che insieme alla sovrastante chiesa di San Nicola dei Greci oggi ospita importanti mostre di scultura, e San Pietro Barisano con facciata e campanile in muratura e interno quasi completamente scavato nella roccia. 

All'esterno del perimetro urbano vi sono, tra le altre, la Cripta del Peccato Originale, recentemente restaurata, esempio di pittura longobarda con uno straordinario ciclo pittorico di affreschi che coprono le pareti di sinistra e di fondo, e la chiesa di Santa Maria della Valle, comunemente detta La Vaglia, la più grande chiesa rupestre della città, con facciata in muratura e interni ipogei.

San Leonardo
San Giacomo
Cappuccino Vecchio
Santa Cesarea
San Giovanni in Monterrone
San Lupo al Guirro o Crocifisso al Guirro
Madonna degli Angeli
Santa Maria de Olivara o San Nicola all'Annunziata
Cripta del Cristo
Madonna delle Grazie
Madonna del Giglio
San Martino dei Lombardi
San Nicola de Cupa
San Rocco
San Pietro de Morrone già San Potito
Sant'Agostino al Casalnuovo
San Michele di Serra Sant'Angelo
San Nicola al Saraceno
Sant'Agnese
Cappella di Sant'Andrea ' Masseria Irene
Cripta dei Grottini
Santi Simeone e Giuda
San Benedetto alla Civita
Santa Maria de Armenis
Cappella di San Giovanni da Matera
Santa Maria della Palomba
Beata Maria Vergine dei Derelitti
San Pietro Barisano
Inedita Rione Casalnuovo
Cappella di San Biagio già San Vito alla Murgia
Torre della Fontana
Santi Pietro e Paolo
Sant'Angelo della Mensa
Santissimo Crocifisso a Scattolino
Cripta del Vitisciulo
Santissimo Crocifisso della Gravinella
Grotta Funeraria
Asceterio di Murgia Timone o di San Lupo
Cappella di Masseria Brucoli
Crocifisso Vecchio
Oratorio dell'Ofra
Santo Stefano al Cinto
Cripta delle Tre Croci
Inedita vicino a San Paolo
Santa Lucia alle Malve
San Guglielmo
San Placido
Cappella di Acito San Campo
Cripta della Scaletta
San Nicola dei Greci
San Giacomo
San Lorenzo dei Lombardi
Cripta di Serritella
San Pellegrino
Santa Maria La Vetera
San Giorgio a Trasano
Inedita sotto Santa Maria
Grotta del Brigante Padovani
Madonna dell'Abbondanza
Santa Lucia al Bradano o San Gennaro al Bradano
Santa Maria degli Almari
Asceterio San Campo
Oratorio dell'Agna
Sant'Agostino
San Nicola del Sole
San Leucio
San Nicola a Chiancalata
San Giovanni Vecchio
San Paolo
Cripta degli Evangelisti
Madonna De Idris
San Francesco a Chiancalata
Santa Barbara
Santuario della Madonna della Murgia o Madonna della Loe
Convicinio di Sant'Antonio
- Sant'Antonio Abate
- San Donato
- Santa Maria Annunziata
- San Primo
Cappella di San Pietro in Principibus
Inedita in Via Sant'Agostino
Inedita in Via Sant'Agostino
Cripta della Civita
San Pietro alla Civita
San Clemente
Santuario della Madonna delle Tre Porte
San Nicola al Seminario
Cappella dello Spirito Santo
Cappella di Sant'Antuono delli Appisi
Madonna di Monteverde
Villaggio di Trasano
Annunziata alla Stradella
Madonna delle Vergini
San Biagio
San Michele all'Ofra
San Bartolomeo
Cappella di San Nicola all'Ofra
Santa Maria della Valle Verde
Madonna della Rena
Santa Croce
Sant'Angelo de Civita
Madonna delle Virtù
Santuario di Larienzo
Chiesa degli Artisti o Cristo Flagellato
Cappella di Monsignor de Querquis
Cripta del Pantano
Cappella di Sant'Andrea
Chiesa di San Falcione
San Vito dei Lombardi
San Pietro in Monterrone
Santo Stefano di Pandona
San Biagio
Cripta di Pandona
Grotta del Sole
Asceterio di Sant'Agnese o di Santa Maria dell'Arco
Sant'Eustachio de Posterga
Santa Maria del Vitisciulo già San Luca alla Selva
San Pietro al Bracciolo
Chiesa di Cristo Docente
Inedita all'Idris
Santa Lucia alla Gravina o Santo Stasio alla Gravina
Santa Maria della Verdesca
Cripta Triabsidata
Inedita alla cava di San Pietro Barisano
Santi Cosma e Damiano
Cristo la Selva
San Marco in Platea
San Nicola al Birmigiglio
San Pietro in Lama
Santo Spirito
Santissimo Crocifisso a Chiancalata
Mater Domini
Cripta del Canarino
San Domenico
Cappella di Sant'Elia
Cappella di Cozzo Sant'Angelo
Cappella della Madonna della Croce
Cripta del Peccato Originale
San Martino
San Giacinto
Cappella di S.M. Lamacacchiola
Cappuccino Nuovo
Cripta del Falco
Chiesa del Casale del Cristo
San Gregorio
San Lazzaro
Cristo alla Gravinella
Madonna della Quartarella
Palomba due
Palomba tre
Madonna della Scordata
San Liborio
Asceterio della Loe
San Pietro di Guirro
Sant'Eligio
Tempe Cadute
Purgatorio Vecchio
Santa Lucia alla Civita
Chiesa della Santissima Trinità
San Cataldo dei Lombardi
San Marco alle Beccherie
Santa Sofia
San Marco alla civita
Sant'Andrea alla civita
Sant'Andrea a Casalnuovo
Santi Crisanto e Dario
San Marco a Casalnuovo
Santa Maria de Donnando
Madonna della Catena

Chiesa della Madonna del Giglio

La chiesa della Madonna del Giglio è una chiesa rupestre.

L'altare è collocato all'interno di una nicchia posta sul fondo dell'aula. All'ingresso vi è un arco dal sesto abbassato e dalla cornice profonda, sul quale è scolpita una croce equilatera. La chiesa ha una pianta rettangolare con una banchina che corre lungo tutto il perimetro. Degli affreschi, ormai quasi interamente svaniti, rimane soltanto: il festone floreale, che corre lungo il margine del soffitto; una Madonna in trono con Bambino in grembo venerata da due arcangeli nella lunetta absidale ed una serie di gigli rossi stilizzati.  

Chiesa di San Martino dei Lombardi

La chiesa di San Martino dei Lombardi è una piccola chiesa ipogea situata nel rione Lombardi presso il Sasso Barisano.

La chiesa, oggi murata, è dedicata a San Martino e costituisce il tipico esempio di chiesa profanata e diventata abitazione. L'impianto, infatti, ha subito diverse trasformazioni a causa delle varie destinazioni d'uso a cui è stata sottoposta. Solo l'ingresso conserva ancora tracce significative del luogo di culto.  

Chiesa di San Leonardo

San Leonardo è una chiesa rupestre situata presso il Sasso Caveoso di Matera. La cripta, oggi murata, prende il nome dall'affresco raffigurante il santo. Una volta sconsacrata è stata adibita, fino a qualche tempo fa, a forno.

Gli elementi architettonici appartenenti al primo impianto sono: un pilastro centrale, diverse nicchie ed archeggiature sulle pareti. Al suo interno conserva solo qualche traccia di affreschi dealbati. Probabilmente, all'interno di una piccola edicola con intradosso a conchiglia era collocata l'immagine di San Leonardo.  

Chiesa di San Giacomo

La cripta di Porta Empia o San Giacomo è una ex chiesa rupestre, oggi profanata, situata dietro l'antica Porta Empia o dei Santi.

La chiesa, da cui prende il nome l'intera contrada, è ormai completamente distrutta. Era a pianta rettangolare con soffitto leggermente arcuato. Tre nicchie ornavano le pareti laterali e quelle di fondo. Sul soffitto vi erano poche tracce di una croce scolpita. La zona terminale della parete sinistra conteneva una nicchia con una cisterna sottostante. 

Nel corso del tempo sono state create nuove strutture come una cucina in muratura e una stalla con la mangiatoia che hanno trasformato gli elementi architettonici dell'antico luogo di culto.  

Chiesa di San Lupo al Guirro

La cripta di San Lupo al Guirro, detta anche Crocifisso al Guirro sorge nei pressi del torrente Guirro e della Gravina di Picciano. 

Chiesa di San Potito

La chiesa di San Potito, detta comunemente di Santu Pietruddo (San Pietrino), è un'antica chiesa rupestre.

La chiesa è stata trasformata in un'abitazione privata, perdendo i segni architettonici e pittorici dell'antico luogo di culto.

Cripta del Cappuccino Vecchio  

La cripta del Cappuccino Vecchio, detta anche dell'Abbondanza Vecchia, sorge a destra del complesso rupestre della Madonna dell'Abbondanza. Anche la Chiesa del Cappuccino Vecchio è stata ricavata nel banco roccioso della murgia e non presenta elementi architettonici costruiti in muratura. Essa è priva di ingresso costruito e attualmente l'apertura utilizzata per entrare, caratterizzata da un profilo ad arco a tutto sesto, è caratterizzata da modanature semplicemente scolpite ed è interamente lacunosa nella parte sottostante poiché erosa dagli agenti atmosferici. 

Il primo ambiente in cui si entra è un nartece a pianta rettangolare, corredato perimetralmente da banchine alte circa 60 cm, su cui si affacciano le due navate che compongono l'intero impianto religioso. Nella parete est del Nartece sono state ricavate sei piccole nicchie. L'aula della chiesa è caratterizzata da due navate definite da una sola campata rettangolare, circondata da banchine, e separate da una fila di tre pilastri poligonali. Tra i tre pilastri si aprono tre arcate. Entrambe le navate, in maniera quasi speculare, si aprono su due presbiteri absidati e collegati tra loro da un'arcata ricavata tra l'ultimo pilastro e la parete di fondo. Su entrambe le pareti laterali della chiesa sono state ricavate nella roccia, rispettivamente per le navate e gli absidi, tre e due nicchie. 

La chiesa è sviluppata su un unico livello, ma il piano di calpestio aumenta progressivamente per piani dal nartece verso il presbiterio. Al centro di entrambi i presbiteri sono ancora presenti i plinti degli altari e in loro corrispondenza, sul soffitto, vi sono due cupole lenticolari con croce centrale scolpite nella roccia. Lungo i muri perimetrali di entrambi i santuari corrono banchine alte 50 cm. 

L'intero soffitto è piatto, le basi dei pilasti sono più ampie dei fusti e la navata destra, lungo l'oratorio, presenta il margine superiore della parete destra decorato da tre singolari rombi scolpiti a bassorilievo e da brevi lesene che accentuano la divisione delle nicchie. Altre singolari lesene, decorate da rozzi capitelli, decorano le pareti corte del nartece (quattro a destra e tre a sinistra). 

La chiesa un tempo doveva essere totalmente affrescata, oggi purtroppo rimangono solo poche tracce di pittura sulle pareti insieme a qualche graffito rappresentante una croce.  

Chiesa della Madonna degli Angeli  

Di fianco a sinistra dell’eremo del Monteverde si protende una collinetta, isolata da tutte le altre. In cima si trova la cripta medievale di Madonna degli Angeli. Per raggiungerla ci sono diversi sentieri in salita partendo dal torrente Gravina.

Arrivati in vetta, altro panorama unico, con una visuale esclusiva tra Civita e Sasso Barisano, ci si accorge della stupefacente arte dello scavo che il popolo materano ha maturato con gli anni.

La cripta rupestre presenta una navata affiancata da due corridoi. C’è un piccolo frontone in muratura, segno di ristrutturazioni successive, a forma di capanna, oggi in parte crollato.

Nel vano a sinistra sono presenti un ambone con uno schienale e un probabile vecchio collegamento con un asceterio.

Nell’ambiente a destra si riconoscono alcune tracce dell’altare e un abside asimmetrica alla struttura.

La chiesa era completamente affrescata, in cui si notavano chiari segni dell’arte pittorica rupestre che partiva dal XII secolo fino ad arrivare allo stile più recente del XVIII secolo. Una sequenza di immagini e decorazioni che copriva un arco temporale lunghissimo. Ciò spiegherebbe il valore della fede che negli anni ha assunto il Santuario per gli abitanti dei Sassi. Purtroppo come in altri casi anche il patrimonio artistico conservato in questa particolare Chiesetta è andato in parte perduto, a causa di atti vandalici, asportazioni, furti.

Ma ancora oggi, guardando ciò che resta al suo interno, è possibile immaginare quale sia stata la rilevanza e l’interesse devozionale che il monumento naturale di Madonna degli Angeli ha avuto per secoli.

Guardando nella nicchia a sinistra si intravede un santo vegliardo, seguita un tempo dalle figure di San Pietro con chioma riccia e della Madonna con Bambino risalente al XIII secolo.

Da una parte e dall’altra dell’altare due pitture di nuova fattura, XIX secolo, raffigurano la Madonna.

Mentre nell’abside si intravedeva una figura di un altro santo Vegliardo, oggetto anch’esso di trafugazioni.

Nella parte a sinistra dell’abside sono dipinti due affreschi:

- Un monaco Santo con Gesù Bambino;

- Ed un’altra figura di un santo.

Nella grotta di destra si intravede un volto di donna con in mano una pergamena, a destra un volto di un Vescovo Santo.

Proseguendo si incontrano le immagini sacre di San Giulio e un monaco incappucciato.

Particolarmente interessante è l’immagine di Santa Sofia, raffigurata nei pressi dell’entrata della Cripta, in cui si notano i tratti pittorici ora bizantini e ora latineggianti, quasi a trovare un punto d’incontro delle correnti religiose.

Fuori dalla Chiesa di fianco a destra dell’ingresso, guardando l’entrata, si trovano le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.

Chiesa di San Michele di Serra Sant'Angelo

La chiesa rupestre di San Michele di Serra Sant'Angelo, meglio conosciuta come Grotta dei Pipistrelli, è situata nei pressi della Gravina di Matera.

La chiesa è una cavità della parete destra della Gravina di Matera, utilizzata, sin dal Paleolitico medio, come ricovero umano e trasformata, quindi, nel Medioevo in luogo di culto.  

Cripta di San Nicola all'Annunziata

La cripta di San Nicola all'Annunziata, anticamente dedicata a Santa Maria de Olivara, è un'antica chiesa rupestre.

La chiesa è completamente scavata nel calcarenite locale. La struttura portante è costituita dalle pareti, dal soffitto e da un setto centrale. L’intero complesso è suddiviso su quattro livelli. Partendo dal basso, tre livelli che mostrano la presenza di un insediamento agropastorale più recente. Al di sopra questi ambienti si trova l’insediamento monastico con quattro celle collegate e adiacenti alla chiesa. 

All’esterno, una nicchia a volta sovrasta una cisterna rettangolare scavata nella roccia, alimentata da canali che raccolgono le acque piovane. Su un ampio spiazzo sopra l’intero complesso criptologico, due ingressi conducono alla chiesa. Una volta dentro l’ambiente rettangolare, si notano due navate comunicanti attraverso tre archi in rilievo. A livello della seconda arcata si trovano i resti, ormai poco visibili, di un’iconostasi a muretto tra la zona presbiteriale e l’aula. 

Sulla parete di fondo della navata sinistra si trova un arco profondo che simula l’abside. Lungo il lato sinistro, c’è una sepoltura ad arcosolio appartenuta probabilmente a una persona di rango, forse il monaco titolare dell’officiatura, suggerendo l’origine monastica del complesso. La navata destra termina anche con un’abside parzialmente sepolta da detriti alluvionali, sulla cui parete si osservano resti di un affresco raffigurante il Cristo Pantocratore. 

A destra, sono incise tre figure di religiosi, probabilmente vescovi con mitra a cono. Parte del soffitto piatto della navata è crollata, lasciando la parete destra esposta al dilavamento e causando la perdita dell’affresco in prossimità dell’entrata.

Cripta dei Grottini

La cripta dei Grottini sorge lungo la Gravina di Picciano, nei pressi del Santuario di Santa Maria di Picciano.

La cripta riutilizza, probabilmente, gli spazi di un'antica grotta risalente all'età dei metalli. Presenta un impianto a croce equilatera, i cui bracci si chiudono in calotte ben modellate. L'intersezione dei bracci è sovrastata da una cupola leggermente ogivale.  

Chiesa di San Benedetto alla Civita

La chiesa di San Benedetto alla Civita è una delle chiese rupestri.

La chiesa ha subito diversi danneggiamenti causati da calamità naturali e lavori stradali. La piccola cripta, tuttavia, conserva ancora resti di affreschi risalenti al XII-XIII secolo.  

Chiesa di Santa Maria de Armenis

La chiesa rupestre di Santa Maria de Armenis è un luogo di culto che si trova all'interno dei Sassi di Matera.

La chiesa, di cui si ha nozione documentaria già nel 1094, fa parte di un antico cenobio benedettino e sembra essere stata denominata così in seguito allo stanziamento di comunità armene a Matera.

La facciata, in stile tardo romanico, è sormontata da alcuni archetti ciechi mentre sulla porta d'ingresso vi è un arco a tutto sesto dove è incisa l'epigrafe Santa Maria de Armenis.

L'interno è composto da tre navate absidate con arcate e pareti che conservano tracce di antichi affreschi, colonne a capitello trapezoidale, ed un cortile a cui si accede da un portale decorato dove si affacciano gli ambienti dell'antico monastero. Dal 1660 al 1774 ospitò la confraternita di San Francesco da Paola e successivamente fu accorpata al Seminario di Palazzo Lanfranchi. 

Chiesa di San Nicola al Saraceno

La chiesa di San Nicola al Saraceno è un edificio religioso situato presso il Villaggio Saraceno.

La chiesa, scoperta recentemente, è difficilmente accessibile. È, infatti, scavata su una ripida sponda della Gravina di Matera. L'interno si articola in due ambienti, aula e presbiterio definiti dalla presenza dell'iconostasi costituita da una arcata centrale e due finestre laterali, anch'esse ad arco.  

Santuario di Santa Maria della Palomba

Il santuario di Santa Maria della Palomba è un edificio di culto situato nei pressi della città di Matera.

Sorta su uno sperone che costeggia la Gravina di Matera, fu edificata nel 1580 su un preesistente nucleo rupestre, la cripta di Santa Maria della Palomba. L'appellativo è dovuto a una colomba, rappresentazione dello Spirito Santo, scolpita sul portale.

Al centro della facciata, in stile romanico, vi è un rosone sormontato da una nicchia con al suo interno la statua di san Michele Arcangelo, e sull'architrave del portale vi è la raffigurazione in tufo della Sacra Famiglia, realizzata da Giulio Persio. In posizione laterale vi è un campanile a vela.

All'interno, la pianta è a navata unica con volta a botte, con cappelle ricche di affreschi e statue su entrambi i lati. Dietro l'altare spicca un affresco della Madonna Odigitria risalente al XIII-XIV secolo. Dal presbiterio si accede alla chiesa rupestre interamente scavata nel tufo.

Chiesa di Sant'Agnese

La chiesa di Sant'Agnese è nota anche come chiesa di Santa Maria dell'Arco.

L'ingresso è costituito da un arco parabolico che immette in una piccola cella a pianta quadrata.  

Chiesa della Madonna della Croce

La Madonna della Croce è una chiesa rupestre situata nella Murgia Materana, sul lato opposto del torrente Gravina, rispetto ai Sassi di Matera.

La chiesa risale all'XI secolo ed è interamente scavata nella roccia con una volta su due campate. Sul soffitto del primo ambiente, dopo l'ingresso si nota una croce equilatera scolpita, che dà il nome alla chiesa. Sull'abside, si conserva un affresco con la Madonna benedicente seduta in trono e con Bambino.

Il sentiero che porta alla chiesa parte dal belvedere raggiungibile dall'Appia, con un percorso di circa mezz'ora e una difficoltà abbastanza contenuta. 

Chiesa rupestre di Santa Barbara 

La chiesa rupestre di Santa Barbara è considerata come una tra le più importanti opere rupestri presenti sull’intero territorio materano e nazionale. La facciata presenta due accessi, un ingresso che porta ad un piccolo ambiente secondario e l'entrata principale, abbellita da 2 colonne con capitelli. 

Al suo interno la chiesa è divisa in 3 ambienti, ovvero il nartece (uno spazio posto fra la navata e la facciata principale della chiesa con la funzione di un corto atrio), il presbiterio (la chiesa vera e propria) e l’abside (struttura architettonica a pianta semicircolare o poligonale), oltre che una piccola struttura laterale che, probabilmente, ospitava il custode della chiesa stessa. 

Fuori dalla chiesa rupestre di Santa Barbara ci sono alcune tombe antiche scavate nella roccia.

L’architettura della chiesa è incerta, anche se probabilmente di tipo bizantina; ciò non si può affermare con esattezza in quanto c’è una discordanza tra la datazione delle decorazioni, attestate tra il XV ed il XVI secolo, ed il periodo d’influenza bizantina che nel materano si è avuta tra il VII ed il XIII secolo.

La principale testimonianza artistica della chiesa rupestre di Santa Barbara è rappresentata dall’immagine della Madonna con Bambino; in questo dipinto la Vergine raffigurata è la “Madonna del fico”, così chiamata per il frutto che reca in mano, mentre il bambino è intento a donarle una rosa. 

Di notevole rilevanza anche i cinque pannelli che ritraggono la stessa Santa, raffigurata con capelli biondi tenuti insieme da un diadema, sul corpo una veste bianca con manto rosso, mentre con una mano regge la palma del martirio e con l’altra la torre simbolo della Trinità. La Madonna con Bambino è dedicata alla “Madonna del fico” e raffigura un bambino intento a donare una rosa alla madre.

All’interno dell’ambiente principale sono presenti altri elementi, meno pregiati, raffiguranti Santa Barbara, la cui realizzazione è attribuita ad autori differenti ed in diversi periodi.

Cripta del Cristo

La Cripta del Cristo sorge in prossimità della Gravina di Picciano. Lungo la strada provinciale per Gravina di Puglia, dopo km.8,300, si svolta sulla sinistra per la via che conduce al borgo rurale di La Martella. Percorsi circa km. 2 si piega nuovamente sulla sinistra per la carrareccia che porta alla masseria del Cristo. Questa tipica costruzione rurale si articola in numerosi ambienti molti dei quali distrutti da un recente imponente crollo e si presenta come un autentico fortilizio agreste. 

L'edificio trae il suo nome da un bassorilievo e si suddivide in tre settori: l'aula, il presbiterio ed un ambiente laterale di servizio. Un muretto separa il presbiterio dal resto dell'aula. L'altare è ancora quello originario.  

Chiesa di San Nicola a Chiancalata

La chiesa di San Nicola a Chiancalata fa parte del complesso delle chiese rupestri di Matera.

La chiesa, dedicata a San Nicola di Mira, presenta un impianto longitudinale. L'aula ed il presbiterio sono divisi da un elemento bizantineggiante, ovvero, l'iconostasi costituita da un'arcata centrale.  

Chiesa delle Sante Lucia e Agata alle Malve

Il Convento e la Chiesa delle Sante Lucia e Agata alle Malve facevano parte di un insediamento monastico benedettino che, nel tempo ebbe tre sedi diverse: la prima e più antica è proprio questa, nel rione Malve, delle altre abbiamo incontrato quella del Piano, più avanti incontreremo quella intermedia, presso l’antica cinta muraria della Civita.

Il monastero fu fondato intorno al secolo IX. La vita di questo complesso è legata a un doppio evento di grande importanza per la comunità: la morte della badessa Eugenia avvenuta nell’anno 1093, lo stesso in cui ricorre la visita a Matera di papa Urbano II (nel Chronicon del Protospata si legge: “Anno 1093. Indictio prima obijt Eugenia abbatissa sancii Benedicti monasteri Materiensis mense octobris”). Eugenia, secondo una tradizione consolidata, sarebbe stata in seguito beatificata (ma non abbiamo trovato traccia nel Martirologio romano). Si racconta, inoltre, che la baronessa Mattia, rinunciò ai suoi beni terreni e al proprio marito, per indossare il saio benedettino, anche lei col ruolo di badessa.

Il complesso monastico venne utilizzato sino al 1283. Ma la chiesa, variamente modificata, continuò a esercitare le sue funzioni liturgiche limitatamente alla navata destra (la parte restante, infatti, fu adibita ad abitazione, e tale rimase fino al 1960). La chiesa, che si sviluppa interamente sul dirupo della Gravina, è ricavata entro un unico blocco di roccia tufacea, tipico esempio di architettura “al negativo”, cioè scavata e non costruita, cosa non nuova per le chiese rupestri. Le fa da quinta lo sperone del Monterrone (Madonna de Idris) che incontreremo più avanti.

L’attuale ingresso è caratterizzato da un semplice portale con arco acuto, che accoglie in alto il simbolo di Santa Lucia che, com’è noto, è per i credenti la santa protettrice della vista: un calice con sopra due occhi. Diverse leggende narrano che alla Santa fossero stati cavati gli occhi durante il martirio o che ella stessa se li fosse cavati perché, bellissimi, erano motivo di attrazione e di peccato. Il Signore, però, è sempre la leggenda a raccontarcelo, glieli rese nuovamente.

L’interno si presenta a tre navate, separate da semplici pilastri arcuati. La volta è piatta. Ai due terzi si scorgono cavità lenticolari a mo’ di cupolette, intervallate da una croce latina. Sulla parete di destra si possono ammirare due grandi affreschi. Il primo raffigura parte di una Deposizione; a lato è la figura di San Nicola. 

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In basso, è pregevole L’incoronazione di Maria Vergine, tra i Santi Giovanni Battista, Pietro, Stefano e Lorenzo (XIV sec.). Particolarmente interessante la parete su cui è addossato l’altare, alla cui destra recenti restauri hanno evidenziato parti di un affresco seicentesco. Sul lato sinistro c’è una Santa Lucia datata 1610. 

Nell’intradosso è raffigurato San Vito in splendide vesti cortigiane (XIV sec.). Sulla parete del primo arco c’è una Madonna col Bambino (XVI sec.). Sugli intradossi del primo arco a sinistra si ammirano Santa Scolastica e San Benedetto (XIV sec.), l’uno di fronte all’altra. Accostata alla figura di San Benedetto è San Giovanni Battista (XIII sec.). Purtroppo un affresco raffigurante Sant’Agata, è stato distrutto e i resti rimangono impressi su tratti di parete demoliti per riuso negli anni Sessanta.

In fondo alla navata di sinistra le opere senza dubbio più preziose: dipinti bizantineggianti della Madonna delle Grazie e di San Michele Arcangelo, con abbigliamento imperiale, quest’ultimo tutto decorato da gemme e perle.  

A destra, dopo aver percorso un breve tratto del tortuoso Vico Solitario, si può visitare la Casa grotta di vico Solitario, uno degli esempi di abitazione in grotta per lunghi secoli utilizzate dai materani. La casa conserva gli arredi e gli attrezzi autentici, la cui gestione è affidata al Teatro Gruppo Matera, che ha predisposto anche una descrizione multilingue, che permette di comprendere come vi si svolgeva la vita. Vi si trovano i poveri oggetti che facevano la ricchezza della famiglia di una volta. In realtà, in entrambi i Sassi, lungo gli itinerari, si possono trovare altri esempi di case grotte visitabili.  

Cripta degli Evangelisti

La cripta degli Evangelisti fa parte del complesso di chiese rupestri dei Sassi di Matera.

Situata in periferia dell'insediamento urbano presso Matera, all'interno di un podere detto la Vecchiara di Padrone, la cripta degli Evangelisti è una cappella a pianta rettangolare. Sui muri è interamente ricoperta di pitture risalenti al XVII secolo ben fatti e in buone condizioni. Sebbene l'uso cui è destinato l'interno della struttura (deposito di paglia) non ci consenta una perfetta analisi della struttura stessa, tuttavia essa dispone di un ricco insieme di riquadri pittorici. Sulla parete di sinistra si possono ammirare i ritratti di:

- S. Lorenzo che viene rappresentato con una graticola in una mano destra e nella sinistra tiene una palma assieme ad un libro;

- S. Apollonia che nella mano destra stringe un fiore dall'ampia corolla e nella sinistra una palma;

- S. Eustachio che è il protettore di Matera. Nel ritratto impugna un lungo spadone nella mano destra, mentre nella sinistra tiene la palma del martirio;

- Madonna delle Grazie che stringe il Bambino che si appoggia sul braccio sinistro della vergine, che con la mano destra porge a Cristo il seno scoperto. Il Bambino a sua volta stringe l'altro seno di sua madre.

Sulla parete di fondo invece compaiono le figure di:

- S. Pietro Martire con una mannaia conficcata nel cranio e un pugnale che lo trafigge in petto mentre stringe un libro nella mano destra;

- Cristo Crocifisso affiancato da sua madre e S. Giovanni Evangelista;

- Un'altra immagine non esaminabile.

Sulla parete di sinistra possiamo osservare le figure di:

- Madonna di Costantinopoli la quale, vestita da reale, tiene suo figlio nel braccio sinistro. Si legge la scritta MAR DE COSTANTINOPOLI

- S. Antonio Abate che, con un aspetto vecchio e trasandato, tiene nella mano destra un rosario e nell'altra un bastone.

- S. Andrea, che stringe nella mano destra una grande croce e nell'altra un libro. Si può leggere la scritta S. ANDREAS.

- Un'altra immagine non esaminabile.

La parete d'ingresso invece rappresenta la scena dell'Annunciazione, mentre il sulla parete del soffitto sono rappresentati i quattro Evangelisti.  

Chiesa di Santa Maria de Idris e Cripta di San Giovanni in Monterrone

La Chiesa di Santa Maria de Idris risale al Tre-Quattrocento ed situata nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel mezzo del Sasso Caveoso; vi si arriva attraverso una rampa di scale vicina alla chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve.

La chiesa rupestre presenta un avancorpo in muratura con a lato un piccolo campanile a vela; l'interno, a causa dei continui rimaneggiamenti subiti nel corso dei secoli, non presenta nulla dell'originaria struttura. Si compone di una navata irregolare con affreschi, posti sulla parete di retrofacciata della cripta, gran parte dei quali staccati per restauro essendo deteriorati a causa dell'umidità e conservati presso la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici di Matera. 

Sull'altare vi è una Madonna con Bambino risalente al XVII secolo dipinta a tempera, a destra Sant'Eustachio, patrono della città ed altri affreschi sempre risalenti al XVII secolo ed ancora una crocifissione di fattura rozza con sfondo la sagoma della città di Matera. La chiesa di Santa Maria de Idris è collegata alla cripta rupestre di San Giovanni in Monterrone attraverso un cunicolo, ed in questa cripta si trovano numerosi e pregevoli affreschi che sono databili in un arco di tempo che va dal XII al XVII secolo.  

Nel cunicolo di accesso vi è l'affresco raffigurante San Giovanni Battista; in una lunetta sovrastante un altare l'affresco risalente al XII secolo del Cristo Pantocratore benedicente alla latina, che con la mano sinistra sorregge un Vangelo aperto nel quale è inscritto un testo greco. Questo affresco rappresenta l'influenza della cultura iconografica bizantina. Più oltre, sulla spalla di un arco mozzo, vi è un monaco ignoto (San Francesco o San Leonardo?) con saio e cappuccio. Di fronte San Nicola (XIV secolo) in abiti vescovili, che benedice con la mano destra e regge il Vangelo con la sinistra. Uscendo dal corridoio si entra in un'aula più ampia, costituente la navata vera e propria della chiesa di San Giovanni in Monterrone, che termina in un presbiterio sopraelevato; sulla parete di fronte si trovano un affresco che raffigura la testa di Sant'Andrea e frammenti di una Madonna con Bambino nella tipologia iconografica della Glykophilousa, databili anch'essi verso la fine del XII secolo, e due santi ignoti. Sulla parete sinistra, posti in nicchiette decorate, altri due santi, uno dei quali individuato in San Pietro in base alle linee del volto, alla barba ed ai capelli, pur in mancanza delle chiavi, e di lato San Giacomo, risalente al XIII secolo.

La chiesa rupestre di Santa Maria di Idris presenta una pianta irregolare, composta da una parte scavata nella roccia ed un’altra costruita. La costruzione della chiesa si attesta tra il XIV ed il XV secolo. La facciata, realizzata in tufo nel XV secolo, fu rifatta a seguito di un crollo avvenuto nel Quattrocento. Accanto alla facciata è presente un piccolo campanile a vela.

L’interno della chiesa è completamente diverso rispetto alla struttura originaria per via dei continui restauri che si sono susseguiti nei secoli a causa dell’umidità; numerosi affreschi sono stati staccati per essere successivamente restaurati, oggi sono conservati presso la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici di Matera. Sull’altare ottocentesco, costruito precisamente nel 1807, è presente una Madonna con Bambino risalente al XVII secolo, dipinta a tempera; a destra si trova la conversione di Sant’Eustachio (foto a destra), la Sacra Famiglia e Sant’Antonio del XVII secolo, ed ancora una crocifissione avente come sfondo la città di Matera. A destra dell’altare è presente una cisterna d’acqua.

La chiesa rupestre di Santa Maria di Idris è collegata, tramite un cunicolo posto a sinistra dell’altare, alla cripta rupestre di San Giovanni in Monterrone, , fondata tra il IX ed il X secolo. In quest’ultimo sito sono presenti pregevoli affreschi risalenti ad un periodo che va dal XII al XVII secolo. La staticità dei dipinti e l’assenza di profondità sono tra le più importanti caratteristiche dello stile bizantino.

Chiesa di San Francesco a Chiancalata

La chiesa di San Francesco a Chiancalata fa parte del complesso di chiese rupestri di Matera.

Tre gradini conducono all'interno della chiesa a pianta rettangolare sulla cui parete sinistra in prossimità dell'ingresso è ricavato un nicchione a pianta rettangolare e voltato a botte. Due pilastri, sui quali insiste un arco a sesto ribassato, sono ricavati al centro delle pareti laterali. Tra questi e la parete di fondo sono presenti due sedili. 

Sulla parete di fondo si trova l'altare contenuto in una piccola abside. Di seguito si riporta l'elenco degli affreschi con la relativa datazione: - San Nicola (?), XIII secolo - San Francesco (?), XIV secolo.

Chiesa dei Santi Simeone e Giuda

La chiesa dei Santi Simeone e Giuda è una chiesa rupestre dei Sassi di Matera, situata presso il Sasso Caveoso.

Durante il periodo angioino, la chiesa è stata elevata a parrocchia per consentire alle donne di prendere parte alle funzioni religiose senza essere infastidite dai soldati francesi. Oggi restano pochissime tracce dell'antico luogo di culto.  

Convicinio di Sant'Antonio

Il convicinio di Sant'Antonio è un complesso architettonico di chiese rupestri di Matera.

Si trova a fianco del torrente Gravina, nel rione Casalnuovo al civico 364.

Viene fatto risalire a un periodo compreso tra l'XI e il XIII secolo, probabilmente al centro di un monastero di grandi dimensioni, ma nel corso dei secoli il suo uso è stato variato in favore di scopi più profani, tra cui quello di cantine nel XVIII secolo (come suggerito dai cannelli per il vino posizionati negli altari).

È costituito da quattro chiese rupestri confinanti, che si affacciano su un unico atrio o cortile: Chiesa di San Primo, Chiesa di Santa Maria Annunziata, Chiesa di San Donato e Chiesa di Sant'Antonio Abate.

ConvicinioSantAntonio.jpg (169504 byte)ConvicinioSantAntonio2.jpg (369866 byte)ConvicinioSantAntonio3.jpg (327765 byte)ConvicinioSantAntonio CriptaSantEligio.jpg (320229 byte)Attraverso un portale con arco ogivale si accede al cortile su cui si affacciano gli ambienti rupestri dedicati a San Primo, Sant’Eligio (o dell’Annunziata), San Donato e Sant’Antonio Abate. Quello che si può vedere, però, è quel che resta dopo un lunghissimo periodo di sconsacrazione, poiché tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, le chiese persero definitivamente la funzione di luoghi di culto e furono trasformate in palmenti, per la produzione del vino, e cantine allocate nei piani inferiori.  

La prima chiesa collocata immediatamente dopo l’arco di ingresso, è dedicata a San Primo e presenta una struttura molto semplice, articolata in due piccole cappelle. Viene detta popolarmente anche Tempe Cadute, forse per via dei distacchi avvenuti dalle pareti. Attraverso di essa si accede alla cripta di Sant’Eligio, qui si riconoscono l’aula dove si radunavano i fedeli e il presbiterio riservato al celebrante. Le pareti mostrano resti di affreschi, tra i quali una rappresentazione del Cristo Pantocratore realizzata nel XIV secolo. Segue la Cripta di San Donato, che presenta una struttura a pianta quadrata, le cui volte definiscono gli spazi liturgici e sono abbellite da elementi decorativi. Parte del complesso pittorico che ne adornava le pareti è ancora leggibile: si può osservare un volto di San Donato, un’immagine di San Leonardo con abito monacale e alcune scene di carattere religioso realizzate nel Seicento.

La quarta e ultima chiesa è costituita da una cappella intitolata a Sant’Antonio Abate. La chiesa, dedicata a Sant'Antonio abate, presenta un impianto longitudinale. L'ingresso, preannunciato da un piccolo pronao è caratterizzato da una rilevata cornice. L'interno è a pianta rettangolare e si articola in tre navate suddivise da quattro pilastri.

La navata centrale offre alte e modellate nicchie sui pilastri; lo stesso avviene per la navata di sinistra. Questa si articola in tre settori: il primo ha una finestrella contenuta in una cornice; il secondo ha tre nicchie minori affiancate; il terzo oggi è diroccato per l'apertura di un ingresso secondario.

La chiesa presenta un soffitto ben modellato. La navata di destra e quella centrale hanno il soffitto a tenda; quello della navata di sinistra, invece, è più arcuato. In passato le nicchie della navata centrale contenevano svariate pitture murali; oggi, invece, ritroviamo al loro interno solo poche immagini. La più importante è quella del Santo Monaco Antonio Abate, che ottiene movimento dalla fluente barba bianca. In un'altra nicchia vi è l'immagine barocca di un S. Sebastiano, di alcuna espressione. Sulla parete di fondo della navata di sinistra appare un riquadro dedicato alla Madonna orante che assiste il lavoro nei campi.  

L'architettura è molto simile nelle quattro cripte del complesso, e sopra il portale d'ingresso vi è un arco a sesto acuto decorato con motivi trilobati (aspetti architettonici che indicano agli esperti la possibile datazione del complesso). All'interno è ancora presente il sistema di cisterne e di raccolta dell'acqua usato nei tempi passati.  

Cappella di Sant'Andrea

La cappella di Sant'Andrea, annessa alla Masseria Irene, fa parte del complesso delle chiese rupestri di Matera.

La cappella si inserisce in un complesso rupestre formato da alcune cavità rocciose, da ambienti di servizio alla masseria quali, ad esempio, lo jazzo ed il dormitorio dei pastori.  

Santuario della Madonna delle Tre Porte

Il santuario della Madonna delle Tre Porte è una chiesa rupestre di Matera.

La chiesa si mostra con l'ingresso originario completamente crollato. L'interno ha una pianta pseudo-rettangolare piuttosto articolata in tre navate disposte trasversalmente rispetto all'ingresso. In origine la chiesa si poggiava su quattro massicci pilastri che scandivano lo spazio ipogeo dando origine ad una serie di arcate. 

SantuarioMadonnaTrePorte2.jpg (310200 byte) Di questi pilastri, i due anteriori sono crollati. Le pareti delle due navate superstiti sono decorate con numerose croci graffite e con qualche rara nicchietta in asse con le navate.

Contrapposte ad esse sono ricavate tre cavità absidali. Una cappella, con una nicchia centrale nel cui fondo è incisa una croce latina, è ricavata nella parte sinistra all'inizio della navata sinistra.

Sul pilastro posteriore di sinistra è riconoscibile un dipinto, inscritto in un riquadro a tre colori, di una croce equilatera martellata curata nella frattura e nella decorazione.

La chiesa rupestre era uno dei monumenti ipogei tra i più preziosi per la presenza di affreschi di notevole valore artistico e storico racchiudenti un'epoca tra il XII ed il XVII secolo.

L'abside principale è affrescata con una Deesis del Cristo, con ai lati, inginocchiati la Vergine e San Giovanni Battista. A sinistra della Deesis, una Madonna del Melograno, che simboleggia la vita dell'umanità. Nella navata di sinistra, sopra l'ambone sono visibili l'Annunciazione e una Madonna in trono con Bambino. L'ultimo affresco raffigura la scena della Crocifissione.  

Cappella di San Giovanni da Matera

L'antica cripta dedicata a San Giovanni da Matera si trova a Matera ed è una delle tante chiese rupestri scavate nella roccia.

La cripta ha un impianto a forma rettangolare e presenta un soffitto piatto interrotto da un pilastro mozzo. Il presbitorio, leggermente sopraelevato, presenta sul fondo una nicchia absidale dall'arco parabolico incorniciato e posto su due gradoni.

Chiesa della Madonna delle Vergini

La Madonna delle Vergini è una chiesa rupestre situata nella Murgia Materana, sul lato opposto del torrente Gravina rispetto ai Sassi di Matera.

La chiesa è facilmente raggiungibile dall'Appia con una breve deviazione. Non si hanno notizie certe sulla sua origine, ma è l'unica chiesa rupestre ancora officiata, con le celebrazioni per la vergine che si tengono l'ultima domenica di maggio.

La chiesa è caratterizzata da una facciata in muratura, costruita posteriormente all'originaria cripta, che arriva fino all'altezza del terreno sovrastante, con il frontone che regge la croce che sporge leggermente. La facciata contiene cinque nicchie nella parte inferiore con delle immagini sacre ed una in quella superiore con una statua della Madonna con Bambino.

L'interno a pianta quadrata è ricavato nella roccia. Sopra l'altare maggiore si trova un'immagine della Madonna e sulla parete di destra si trova un secondo altare insieme ad altre nicchie. Nel timpano vi è una statuetta della Vergine con il Bambino in terracotta dipinta. Essa presenta una sola navata nella sua parte interna, la quale appare rimaneggiata ripetutamente nel corso del tempo. Nell'abside centrale e in quella laterale si trovano altari di rito latino. Sulla parete destra vi è una grande nicchia absidale marcata da una larga banchina lungo il perimetro. Sulla parete sinistra si apre una porta che immette, dopo un breve cunicolo, in una cavità quadrata. La chiesa custodisce alcune statuette lignee, corrose, di antica arte locale ed è ancora aperta al culto.

Nella stessa parete rocciosa nella quale è stata ricavata la chiesa si trovano altre grotte utilizzate come ricovero di animali.  

Chiesa di San Nicola de Cupa

La chiesa di San Nicola de Cupa, sorge presso il Sasso Caveoso.

Non si è in grado di definire la data di fondazione della Chiesa. Dalle fonti scritte si evince che, in occasione della visita pastorale di mons. Saraceno (1543-1544), la struttura era in buone condizioni. Resta molto poco dell'aspetto originario a causa delle numerose trasformazioni nel tempo.  

Chiesa di San Falcione

La chiesa di San Falcione è una chiesa rupestre situata nella zona antistante la città, nella spianata della Murgia. La sua costruzione viene fatta risalire al IX secolo, con il nome che viene riportato anche come San Felicione, Cassione, Cassone, Cascione o Canione.

Dal punto architettonico, i diversi spazi sono stati scavati nella calcarenite. Comprende in particolare due presbiteri; su una parete, dentro lo strato di roccia è stata ricavata la cattedra. Sono inoltre presenti tracce di affreschi di stampo bizantino, ormai in cattive condizioni, raffiguranti alcuni santi (ne sono stati identificati ad esempio due che ritraggono San Nicola) e la presentazione di Gesù al Tempio. 

L'influenza bizantina è testimoniata anche da un'iscrizione greca presente in una nicchia interna, oggi poco visibile, che recita "Questo Bambino creò il cielo e la terra".

Chiesa dei Santi Cosma e Damiano

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano è una chiesa rupestre sconsacrata ubicata a Matera.

L'unico documento in cui la chiesa viene citata risale al 1543, quando ne venne decretata la chiusura a causa delle pessime condizioni in cui versava: non si conosce quindi la sua data di costruzione ma è risaputo che fosse una delle ventitré parrocchie istituite durante l'epoca angioina.

Tradizionalmente la chiesa è riconosciuta in una grotta, posta nel rione di Civita, composta da un vestibolo a cui segue un'aula divisa in due navate: entrambe le navate sono dotate di presbiterio e terminano con un'abside con tre nicchie. Sono completamente andate perdute le decorazioni pittoriche.

Secondo una ricerca condotta da alcuni studiosi locali nel 2015, la chiesa sarebbe stata identificata nelle immediate vicinanze dell'altra, in una grotta utilizzata in passato come cantina e abitazione, poi abbandonata. 

La struttura è composta da tre navate, anche se quella di destra è andata perduta a seguito della costruzione della strada adiacente: inoltre, un passaggio conduce a un ambiente inferiore, posto perpendicolarmente rispetto alla sala superiore, utilizzato probabilmente come sepolcreto. Anche in questo caso non sono state ritrovate tracce di decorazioni pittoriche.

Cripta del Peccato Originale

La Cripta è uno tra gli esempi più stupefacenti di chiesa rupestre. Per anni i pastori del luogo si erano passati la voce dell’esistenza di un luogo eccezionale per l’ampiezza dello spazio e gli affreschi, ma nessuno fino al 1° maggio 1963 lo aveva mai trovato. 

I soci del Circolo la Scaletta rimasero senza parole quando entrarono in una grotta di 41 metri quadrati che scoprirono essere il luogo di culto di un cenobio benedettino in epoca longobarda. Ai loro occhi apparvero coloratissimi affreschi risalenti all’VIII e al IX secolo raffiguranti figure sacre: sulla parete sinistra, all’interno di nicchie, le triarchie degli Apostoli, della Vergine degli Arcangeli e su quella in fondo episodi tratti dalla Genesi, tra cui quello che ha per protagonisti Adamo ed Eva che dà il nome alla cripta. 

Oggi sono stati tutti sapientemente restaurati, ma si prova ancora una certa emozione a pensare, oltre che ai Benedettini, alle pecore che per anni vennero ricoverate qui tra Santi e Apostoli e i fiori del giardino dell’Eden dipinti  dalla sapiente mano del cosiddetto “Pittore dei fiori di Matera”. 

La suggestiva bellezza della Cripta del Peccato Originale consiste innanzitutto nell’arcaicità degli affreschi, altomedievali, databili al IX secolo e dunque tra i più antichi in ambito rupestre locale. In essi si rinvengono influenze della cultura dei Longobardi, che all’epoca contendevano questi territori ai Bizantini e agli Arabi. La bellezza della  cripta è dovuta anche al gusto figurativo del frescante, il cosiddetto anonimo “pittore dei fiori” di Matera, che l’ha resa rappresentativa della spiritualità e dell’iconografia popolare, completa sintesi di temi sacri altomedievali.

La chiesa si trova sul sentiero di Pietrapenta, nei pressi della gravina di Picciano, sulla sponda opposta della quale doveva probabilmente trovarsi un insediamento monastico.

La cripta prende il nome da alcune scene bibliche tratte dalla Genesi, in essa affrescate, ed è stata battezzata così dai suoi scopritori, esponenti del circolo culturale “La Scaletta”, ma è anche nota come la “Grotta dei Cento Santi”, da come venne definita dal pastore che la indicò loro, poiché vi si rifugiava con le sue pecore fin da bambino, sentendosene rassicurato.

Questa chiesa, dalla pianta grosso modo rettangolare, si presenta povera di elementi architettonici, fatte salve tre nicchie, di cui una a fondo piatto, che movimentano la parete sinistra.

Sulla parete di fondo vi è un affresco raffigurante Cristo Redentore e, alla sua sinistra, vi è l’affresco riguardante l’episodio biblico del Peccato Originale.

Adamo appare, nudo, in piedi, accanto al Redentore, a fianco del quale vi è una palma stilizzata, simbolo del Paradiso. E’ descritto l’attimo della creazione, quando Dio si manifesta attraverso la chierofania, vale a dire attraverso il gesto della sua mano che dall’alto si indirizza verso Adamo ed Eva, quasi a toccarli. Segue la scena di Eva, nuda, che vien fuori dal costato di Adamo e dello stesso Adamo che protende le braccia verso la Divina Volontà con devota gratitudine. Ancora, segue la scena di Eva, in piedi, vicino l’albero sul cui tronco è attorcigliato il serpente con la bocca spalancata. Infine, Eva offre il frutto proibito ad Adamo.

Sull’altra metà della parete è raccontato l’avvento delle Tenebre (il male ) e della Luce (il bene). Nella prima scena, il Cristo è in piedi, benedicente, rivolto verso un giovane, vestito con tunica, avente le mani legate ed incrociate sul ventre. Nella seconda scena Gesù è seduto ed alza la sua mano destra aperta verso una figura osannante, vestita con una ricchissima veste talare.

Segue, più in basso, una scena raffigurante la purificazione di un Vescovo, che si lava le mani con l’acqua che gli viene versata da un diacono da un’anfora d’oro. Entrambi i personaggi hanno lunghi capelli e chieriche sulle rispettive teste.

L’intero ciclo di affreschi è racchiuso entro una cornice gialla, ornata di nero, con decorazioni a puntini bianchi e a gemme rosso-nere. Le figure sono poste su sfondo bianco e sono avvolte, nella parte inferiore, da una decorazione floreale molto bella e particolare.

Tutte e tre le nicchie, corrispondenti ad altrettante absidi, poste sulla parete sinistra, sono decorate da affreschi. Il primo rappresenta San Pietro, posto al centro tra Sant’Andrea e San Giovanni. Il secondo ritrae la Madonna col Bambino posta al centro tra due figure femminili nimbate e aventi il capo reclinato verso la Vergine.

Il terzo raffigura gli Arcangeli: al centro san Michele tra San Gabriele e San Raffaele. Questi affreschi sono racchiusi entro una cornice rossa , bordata di nero.

Nella zona più interna appare il Cristo che regge un globo nero con la mano sinistra, mentre di lato, genuflesso, vi è l’Arcangelo Michele in adorazione. Segue un altro affresco, in prossimità dell’ingresso, rappresentante il Cristo che regge una pergamena con la mano destra e San Pietro, genuflesso, con le mani protese verso il Redentore. Si tratta del tema iconografico della traditio legis, tipico dell’arte paleocristiana, riguardante l’autorità papale, ricevuta da Pietro direttamente da Cristo.

Chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci

Il complesso delle chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci sono due grandi chiese che formano un unico complesso, trasformato in un grande centro espositivo, divenuto uno dei più importanti punti di riferimento culturale di Matera, nel quale si svolgono importanti manifestazioni e, in particolare, l’annuale grande mostra della scultura contemporanea. Il progetto di recupero e la destinazione attuale sono dovuti all’attività propositiva di un’associazione culturale che ha svolto e continua a svolgere da oltre mezzo secolo un ruolo rilevantissimo nella vita cittadina: il Circolo “La Scaletta”, che, nel 1967, ha restaurato interamente, a proprie spese, la Chiesa della Madonna delle Virtù riproponendo l'originaria impostazione della pianta e dell’ingresso e ricostruendo l’accesso nell’abside centrale.

La struttura, interamente scavata nella roccia calcarea, è un esempio dei più significativi dell’architettura in negativo, ed è complessivamente composto, oltre che dalle due chiese dedicate alla Vergine e a San Nicola, da un monastero, da una “casa grotta” e da un’antica cantina. Tutti gli ambienti sono comunicanti tra loro per mezzo di passaggi e strette rampe, che compongono un percorso lungo e complesso, articolato su diversi livelli, che parte dalla Via Madonna delle Virtù e sale fino a raggiungere un affaccio terrazzato che guarda verso il torrente Gravina e l’immenso spettacolo della Murgia.

La Chiesa Madonna delle Virtù risale al XII secolo, epoca nella quale sarebbe stata scavata, come gran parte delle altre chiese rupestri, nel banco calcarenitico, ma con tutti gli elementi architettonici che caratterizzano una basilica a tre navate di stile romanico, presentandosi come una delle chiese più vaste e articolate dell’epoca, con le sue alte volte, i pilastri polilobati, il matroneo sulla volta della navata centrale. Singolare particolarità, che ne ha fatto un unicum nel panorama locale, è la presenza di tre cupole incorniciate da croci greche in rilievo.  

Gli ampi affreschi sulle pareti della chiesa sarebbero stati realizzati in epoca di molto posteriore, nel XVI secolo. Di quest’epoca, l’abside centrale presenta una Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista, mentre precedenti (forse trecenteschi) sono la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista sulla controfacciata della navata destra, che appare come un blocco di tufo a sé stante incastonato in un secondo momento nella roccia. Proprio l’atipicità e la datazione dell’affresco fanno supporre che sia stato trasportato successivamente e collocato dove si trova oggi.

Alla cripta di San Nicola dei Greci si accede attraverso una scalinata interna di collegamento tra il monastero e la chiesa della Madonna delle Virtù. A differenza di quest’ultima, presenta un’impostazione orientale seguendo l’impronta liturgica bizantina, con l’aula dei fedeli a navata unica, l’iconostasi che delimita la parte riservata al clero culminante in due navate e, a loro volta, in altrettante absidi. Ancora visibile risulta l’ambone ricavato dalla roccia confinante con la parte sinistra di quello che resta della chiesa. Nel Settecento, infatti, la volta crollò compromettendo l’assetto originario della struttura.

Lungo il pavimento della navata destra e sul pianoro sovrastante vi sono varie tombe che testimoniano l’uso cimiteriale dell’area in età medievale. Importanti reperti archeologici rinvenuti nell’area forniscono testimonianze relative all’età del Ferro e all’epoca arcaica e confermano che la Civita è sempre stata frequentata dall’uomo, senza soluzione di continuità.

Nonostante i crolli e i rimaneggiamenti subiti in epoche diverse, la cripta conserva ancora mirabili affreschi realizzati tra il X e il XIV se colo che testimoniano la successione del gusto e della cultura locale. Risalgono alla tradizione e all’impostazione bizantine gli affreschi del trittico dei Santi Nicola, Barbara e Pantaleone, che campeggia nel catino absidale di sinistra, datato al XIII secolo; al secolo successivo quello di La Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista.  

Chiesa di Santa Cesarea

La chiesa rupestre di Santa Cesarea ha subito diverse trasformazioni dopo la sua profanazione.

La Chiesa è situata nell'antico Sasso Barisiano (zona della murata); il vico è Santa Cesarea 11-12.

La cappella ipogea ora è un'abitazione con ingressi murati.  

Chiesa di San Pietro Barisano

Quello che ci troviamo di fronte è uno dei più grandi insediamenti monastici presenti nella città di Matera, il cui primo impianto rupestre risale, come hanno permesso di constatare le indagini archeologiche effettuate al di sotto del pavimento, al XII o XIII secolo. Lo scavo della chiesa fu approfondito da due consistenti interventi di ampliamento e ristrutturazione. Il primo è databile tra il XV e il XVI secolo, quando si realizza­rono le cappelle laterali. 

Le uniche testimonianze rimangono solo nella parte terminale della cappella situata dietro il secondo altare della navata destra, vale a dire negli affreschi di Santa Caterina d’Alessandria, dell'Annunciazione, e dei Santi Canio, Agostino, Eustachio e Vito.

Il secondo, importante intervento di ristrutturazione avvenne nel XVIII secolo, quando la chiesa prese la sua forma attuale, con un impianto a tre navate, una nuova facciata, datata 1755, e gli ambienti sotterranei destinati alla “scolatura” dei cadaveri. Questa pratica funebre, diffusa ancora in quegli anni, era riservata in genere al clero religioso, e consisteva nel porre i cadaveri, vestiti dei paramenti sacri, entro nicchie modellate nel tufo, nelle quali avveniva il processo di decomposizione. 

In epoca moderna, però, la chiesa cessò la sua funzione parrocchiale, soprattutto a causa dell’eccessiva umidità, e nel 1903 la sua funzione, gran parte degli arredi sacri e persino il fonte battesimale furono trasferiti nella vicina Chiesa di Sant’Agostino, provocando il saccheggio o il danneggiamento delle opere d’arte ancora presenti. 

Dall’altare di San Giuseppe, nella navata destra, è stata trafugata la pala della Sacra Famiglia, mentre l’altare della Madonna della Consolazione conserva l’immagine scultorea della Madonna col Bambino incoronata dagli angeli e statue di diversi santi. Infine, l’altare del Santissimo Sacramento conserva il prezioso pavimento in maiolica.

Nella navata centrale si trovava l’altare maggiore ligneo del 1771, attualmente conservato nel deposito della Soprintendenza della Basilicata. Resta solo la cornice della pala d’altare con l’incoronazione della Vergine tra i Santi Pietro e Paolo, dell’artista materano Giovanni Donato Oppido, trafugata nel 1977.

Nella navata sinistra sono: l’altare del SS. Crocifisso su cui era posto un Crocifisso ligneo del ‘500, ora collocato sull’altare maggiore della Chiesa di Sant’Agostino, con ai lati le statue in tufo della Madonna delle Grazie e di San Michele Arcangelo e, in alto, la Trinità; l’altare dell’Annunciazione, con statue ed arredi in tufo, gravemente menomate; l’altare di Santa Maria Maddalena con la statua di Sant’Antonio da Padova.

Al termine della navata sinistra, nelle vicinanze dell’ingresso, è la sacrestia con gli affreschi cinquecenteschi della Madonna col Bambino e di San Donato Vescovo.

Singolare la collocazione del campanile, che è esterno, staccato dal corpo della chiesa, e addossato a un costone roccioso naturale, per ergersi su due livelli divisi da un terrazzo, con la balaustra ingentilita da un fregio bugnato, e che si va assottigliando fino a terminare in una stretta cuspide.  

 Chiesa rupestre di Santa Maria la Vaglia (della Valle)

La Chiesa rupestre di Santa Maria la Vaglia (della Valle) è uno degli insediamenti monastici rupestri più grandi dell’intero territorio di Matera, non facilmente accessibile, è situata fuori città. Il sito è ad oggi di proprietà privata ed è visitabile soltanto in occasione delle giornate del Fai.

L’imponente edificio venne probabilmente realizzato nel XIII secolo, ancora una volta su una cripta risalente forse al periodo longobardo, intorno al VII secolo, e ingrandito successivamente. Elemento di maggior rilievo del complesso monastico è la straordinaria facciata sul fianco esterno della navata destra, che presenta quattro portali uno diverso dall’altro, mentre sei pilastri, impreziositi con semicolonne e capitelli, dividono le tre navate. Affreschi di varie epoche impreziosiscono le pareti interne: con decorazioni fastose, marmi che fanno da sfondo alle rappresentazioni di Cristo, dei Santi e della Madonna col Bambino.

Chiuso al culto nel 1756, l’edificio è andato incontro al totale decadimento ed è stato oggetto di diversi restauri negli anni Duemila. Si spera di poterlo recuperare integralmente e renderlo fruibile con regolarità.  

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Giugno 2022