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I
ricchi cicli pittorici che adornano le pareti interne delle principesche
tombe dei Tang costituiscono per noi moderni una vera e propria finestra sul
passato della Cina antica: grazie al realismo pittorico, alla vivacità
delle espressioni dei personaggi, ai dettagli degli abiti e degli oggetti,
la Cina dei Tang si può dire torni a rivivere davanti ai nostri occhi
ogniqualvolta si scavi una nuova sepoltura e si riportino alla luce i
dipinti murali in essa contenuti. Del resto, era proprio questa la funzione
che le pitture assolvevano, unitamente a tutti gli altri oggetti parte del
corredo funerario ed ispirati al mondo reale: quella cioè di riprodurre, in
modo fedele e vitale, il mondo nel quale il defunto era vissuto, si che
questi ritrovasse, oltre la morte, tutto ciò che aveva lasciato dietro di sé
durante la propria esistenza terrena.
La
sepoltura, nella Cina dei Tang, è dunque la “casa” del defunto, la sua
abitazione trasferita su un piano oltremondano: penetrare all’interno di
una tomba e percorrerla significa dunque penetrare lo spazio “privato”
di quella particolare persona lì sepolta. Sono oramai molte, oggigiorno, le
tombe dell’aristocrazia Tang investigate dagli archeologi, che tuttavia
rivivono la particolare emozione di penetrare un universo privato al momento
dell’apertura di nuove sepolture.
Tra
quelle riportate alla luce in tempi recenti vi è la tomba della
principessa Xincheng, scavata tra il 1994 e il 1995. Si tratta di una
delle tante sepolture-satelliti che si trovano nell’area del complesso
funerario che prende il nome di Zhaoling situato nell’odierno distretto di
Liquan e ad ovest dell’altro grande raggruppamento di tombe Tang a
Qianling -, dominato dal grande tumulo che segna il luogo ove venne sepolto
Li Shimin, fondatore della dinastia e più noto con il nome di “Regno di
Taizong”.
La
tomba della principessa Xincheng è perfettamente conforme, nella struttura
così come nell’impianto iconografico, a quelle già note e risalenti alla
seconda metà del VII, inizi dell’VIII secolo: si accede al suo interno
attraverso un corridoio discendente, lungo i lati del quale si aprono, ad
intervalli regolari, nicchie che ospitavano le statuette funerarie, a fianco
di condotti verticali necessari per arieggiare la tomba quando questa venne
costruita, ma utilizzati anche dai tombaroli per depredare la sepoltura dei
suoi tesori più preziosi.
Come
in molti altri casi, sulle pareti di questo lungo corridoio è dipinto – a
secco, su una base di paglia essiccata mista a fango ed intonacata – un
lungo corteo di cui fanno parte attendenti, servitori, soldati, carri
trainati da buoi, palafrenieri con i loro cavalli ed un baldacchino portato
a braccia nel quale è facile immaginare possa trovarsi la stessa
principessa Xincheng. Si tratta quasi certamente del corteo funebre, ma è
anche la raffigurazione del viaggio verso un altro mondo, l’ultimo tratto
di strada – il corridoio di accesso alla camera funeraria – percorso
dalla principessa: e quindi la rappresentazione è viva, dinamica, simbolica
della continuità tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Questa
continuità si avverte ancor di più quando si giunge nella camera che
ospitava le spoglie di Xingcheng: qui i personaggi dipinti sulle pareti ed
incorniciati entro raffigurazioni di semplici strutture architettoniche –
siamo, in fondo, negli “ambienti privati” della principessa –
esprimono la gaiezza e la vivacità della corte. Dame negli eleganti abiti
del tempo con i lunghi capelli acconciati in fogge anche molto elaborate
sono raffigurate mentre conversano amabilmente; le ancelle recano fiori,
strumenti musicali, lucerne, preziosi contenitori, scatole con gli accessori
per il trucco: un ultimo perituro omaggio alla vita e a Xincheng nella sua
dimora per l’eternità.

Fonte:
Dimore eterne -
Alberto Siliotti
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