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Il lago
Titicaca è
un lago (8.330
km²)
situato
tra Perù e Bolivia.
Titicaca,
il
luogo
di
nascita
del
sole
secondo
la
mitologia
andina,
è
il
lago
più
grande
del
Sud
America
e
il
bacino
d’acqua
navigabile
più
alto
del
mondo,
situato
a
un’altitudine
in
cui
cieli
azzurrissimi
si
alternano
a
notti
gelide.
Affascinante
e
per
molti
versi
singolare,
questo
lago
dalle
acque
di
un
profondo
blu
è
da
sempre
la
culla
delle
culture
degli
altopiani.
Prima
degli
incas,
qui
vissero
pukara,
tiwanaku
e
colla.
Il
Titicaca
è
un lago
di
origine
tettonica.
Si
è
formato
approssimativamente
durante l'era
terziaria a
causa
dello
sprofondamento
di un'antica
parte
dell'altopiano
andino:
faceva
parte,
insieme
al
lago
Poopó,
dell'estinto
lago
Ballivián
che
si
estendeva
sull'altopiano
di
Collao.
La
sua area
originale era
molto
più
grande.
Il
lago
ha
una
superficie
di 8300
chilometri
quadrati:
la
sua
profondità massima
è
stimata
in
281
metri e
quella
media
è
di
107.
Il
suo
livello
è
irregolare
e
aumenta
durante
l'estate
australe.
Oggi
la
regione
è
un
mosaico
di
cattedrali
in
rovina,
desolati
altopiani
e
campi
a
scacchiera
che
si
stendono
sotto
l’imponente
sfondo
delle
Ande.
In
questo
mondo
a
sé,
l’agricoltura
è
ancora
completamente
manuale.
I
campesinos
(contadini)
portano
sandali
fatti
con
gomma
di
pneumatici
riciclata,
le
donne
lavorano
nei
campi
indossando
ampie
sottane
e
cappelli
a
bombetta,
e
i
lama
sono
docili
come
animali
domestici.
Per
quanto
possa
apparire
austera
a
prima
vista,
la
regione
è
nota
per
le
coinvolgenti
feste
tradizionali,
in
cui
processioni
in
costume
e
bande
di
ottoni
danno
vita
a
un’euforia
collettiva
che
dura
per
giorni.
Il
lago
Titicaca
prende
il
suo
nome
dall'isola
chiamata
Intikjarka,
parola
che
deriva
da
dueparole aymara e quechua:
Inti
ovvero
Sole
e kjarka ovvero
masso
rupestre.
Un'altra
ipotesi
sostiene
che
derivi
da Titi ovvero
gatto
o
puma
e kaka,
cioè
pietra.
Il
tutto
significherebbe
quindi
puma
di
pietra
in
quanto,
dall'alto,
il
lago
avrebbe
la
forma
di
un
puma
che
caccia
una viscaccia (roditore
della
famiglia
dei
cincillà).

Il
Lago
Titicaca
misura
204 km
di
lunghezza
per
65
di
larghezza
massima,
ed
occupa
una
area
di
8.372 km²,
dei
quali
4.772 km²
sono
in
Perù
e
3.790 km²
in Bolivia.
È
formato
da
due
bacini
d'acqua
separati
dallo Stretto
di
Tiquina.
Il
più
grande,
situato
a
nord,
è
denominato Lago
Mayor o Chucuito,
ha
una
superficie
di
6450 km²
e
possiede
la
massima
profondità
del
lago
(-281 m)
vicino
all'Isola
di
Soto.
L'altro
bacino
più
piccolo
è
chiamato Lago
Menor o Huiñamarca,
è
situato
a
sud
e
possiede
una
superficie
di
2.112 km²,
ed
una
profondità
massima
di
-45
metri.
Grazie
alla
purezza
dell'acqua,
il
lago
è
particolarmente
trasparente
(da
15
a
65
metri),
e
la
qualità
della
luce
è
eccezionale;
le
montagne,
nonostante
la
distanza
(oltre
20
chilometri
dalla
sponda
peruviana)
sono
ben
visibili.
Isole
appartenenti
al
Perù
-
Amantaní,
Anapia,
Campanario,
Isole
galleggianti
degli
Uros (isole
artificiali),
Soto,
Suasi,
Taquile
Isole
appartenenti
alla
Bolivia
-
Isla
de
la
Luna,
Isla
del
Sol,
Kalahuta,
Suriki
Città
appartenenti
al
Perù
-
Civiltà
Chimú,
Chucuito,
Conima,
Juli,
Moho,
Pomata,
Puno,
Yunguyo,
Zepita
Città
appartenenti
alla
Bolivia
-
Copacabana,
Desaguadero,
Guaqui,
San
Pablo
de
Tiquina
Isole
degli
Uros
Tra
i
tanti
spettacoli
sul
lago
Titicaca
ci
sono
le isole
galleggianti
degli
Uros,
un
insieme
di
isolotti
artificiali
costruiti
da
un
popolo antichissimo
utilizzando
la totora (Schoenoplectus
californicus),
una
pianta
acquatica
simile
al
bambù che
cresce spontaneamente
sulle
rive
del
lago.
In
spagnolo,
queste
isole
sono
chiamate Islas
Flotantes:
esse
possono
infatti
salire
e
scendere
in
base
al
livello
d'acqua
nel
lago,
e
i
loro
abitanti
possono
spostarle
a
piacimento
come
se
fossero
imbarcazioni.
Ogni
isola
è
in
grado
di
ospitare
dalle
3
alle
10
famiglie.
Il
popolo
locale
Uros
iniziò
a
costruire
queste
isole,
composte
da canne
di
totora (tipica
pianta
locale
che
è
anche
commestibile)
per
allontanarsi
dagli
invasori
Inca
e
trovare
riparo
proprio
in
mezzo
al
lago.
Le
isole
sono
costruite
secondo un’antica
tecnica
tramandata
da
generazione
in
generazione.
La
parte
che
ne
costituisce
le
fondamenta
è
la raiz (radici
e
piante
lacustri).
Una
volta
costituita
la
piattaforma,
si
crea
il
pavimento,
formato
con
una
serie
di
strati
di
totora,
una
pianta
lunga
e
molto
sottile,
simile
al
bambù,
che
cresce
sul
lago
usata
come
materiale
di
riempimento.
Su
questo
stato
di
canne
lasciate
asciugare,
loro
costruiscono
le
capanne
per
vivere.
L’isola,
simile
a
una
zattera,
sarebbe
in
balia
delle
correnti
se
non
fose
agganciata
con
corde
a
una
serie
di
pali
di
eucalipto
piantati
nel
fondo.
Un sistema
di
ancoraggio che
permette
all’isola
di
fluttuare
sull’acqua
entro
un
perimetro
prestabilito
e
di
alzarsi
o
abbassarsi
sul
livello
dell’acqua
nel
periodo
delle
piogge
o
durante
le
estati
di
siccità.
Resta
il problema
dell’umidità,
che
tende
a
salire
lungo
la
raiz
e
a
passare
attraverso
l’intreccio
di
totora.
Per
evitare
ciò,
gli aymara
uros aggiungono
continuamente
uno
strato
ulteriore
di
totora,
ripetendo
mese
dopo
mese
il
processo
di
sostituzione
che
permette
all’isola
di
preservarsi.
L'origine
delle
isole
fluttuanti
degli
Uros
si
perde
nella
leggenda,
essendo
il
popolo
stesso
estremamente
antico.
Gli
Uros
si
definiscono Kotsuña ("civiltà
del
lago")
e
"possessori
del
lago
e
delle
acque".
Si
pensa
che
possano
essersi
stanziati
sulle
rive
del
lago
Titcaca circa
10000
anni
fa,
per
sfuggire
alle
aggressioni
dei
popoli
vicini.
Le
loro
attività
sono
da
sempre
basate
sulle
materie
prime
trovate
sul
lago:
gli
uomini
realizzato
abitazioni
e
zattere
in
totora,
mentre
le
donne
si
dedicano
alla
tessitura.
Fin
da
bambini,
gli
Uros
vengono
educati
secondo
"le
regole
del
Titicaca":
durante
l'estate
imparano
a
pescare,
aiutano
i
genitori
a
costruire
e
a
riparare
le
isole,
e
d'inverno
vanno
a
scuola,
usando
le
piccole
e
tradizionali barche
a
remi.
Le
imbarcazioni,
anch'essa
realizzate
in
totora,
permettono
di
attraversare
le
acque
del
Titicaca
e
di
trasportare
viveri.
La
più
tipica
è
"el
caballito
de
totora".
Gli
Uros
vivono
principalmente
di
pesca,
ma
negli
ultimi
anni
fanno
affidamento
anche
sul
turismo,
che
permette
all'artigianato
locale
di
prosperare.
Isola
di
Amantani

Amantaní è
un'isola situata
nel
versante peruviano del
Lago Titicaca.
Secondo
il censimento del 1988 l'isola
ha
una
popolazione
di
3.663
appartenenti
all'etnia aymara di lingua
quechua suddivise
in
circa
800
nuclei
familiari
che
vivono
prevalentemente
di agricoltura e pastorizia.
Questa
bella
isola
si
trova
a
3
ore
di
barca
dal porto
di
Puno.
Si
distingue
per
i
suoi
bei
campi
e
la
sua vegetazione
lussureggiante.
Grazie
ai
suoi
colori
e
ai
suoi paesaggi
romantici è
anche
conosciuta
come
"l'isola
dell'amore".
Le
pendici
delle
montagne
sono
terrazzate
con
muri
di
pietra
e
vi
sono
coltivati grano, quinoa, patate e oca (tubero
molto
diffuso
nella
zona andina).
Sui
terrazzamenti
è
praticato
anche
l'allevamento,
in
particolare
di
ovini
e
camelidi
andini
(quali
lama e alpaca).
L'isola
ha
forma
circolare
e
una
superficie
di
circa
9,28
km².
Vi
si
trovano
due
cime,
il Pachatata (Padre
cielo)
e
Pachamama
(madre
terra)
sulla
sommità
delle
quali
si
trovano
antiche
rovine Inca e Tiwanaku.
Il
lago
viene
chiamato Pachakocha e
rappresenta
la
deità
acquatica
completando
la
rappresentazione
della cosmogonia della
religione
locale
che
riguarda
gli
elementi
naturali.

Amantani
è
probabilmente
la
più autentica
del
lago
Titicaca perché
non
è
stata
sfruttata
per
il
turismo. L'isola
non
è
servita
dall'elettricità,
quindi lo
scambio
culturale che
sperimenterai
con
la
gente
del
posto
sarà
molto
più
esperienziale. Non
ci
sono alberghi
o
locande su
quest'isola,
quindi
si
può
alloggiare
nelle
case
degli abitanti
locali.
Ci
si
troverà
a conoscere
personalmente
i
padroni
di
casa, che
accompagneranno
alla
scoperta
dell’isola,
facendo
provare
manicaretti
caserecci
e
offrendo
cioccolata
e
bevande
a
base
di
coca
e
mate.
Il
tempio
di Pachatata sulla
sommità
della
montagna
di
Amantaní
non
è
altro
che
un
muro
a
secco
di
forma
quadrata.
Non
vi
si
può
entrare
essendo
l'accesso
consentito
solo
alla
comunità
e
solamente
per
una
festa
che
avviene
il
15
gennaio.
Il
panorama
che
si
gode
dalla
sommità
però
è
impareggiabile
soprattutto
se
si
giunge
nel
momento
del
tramonto.
Città
coloniale
di
Pomata
Ubicata
lungo
la
strada
che
collega
la
frontiera
della
Bolivia,
più
precisamente
Yunguyo,
con
la
più
famosa
Puno
è
quasi
sempre
poco
considerata
dai
turisti.
Eppure
paesaggisticamente
non
ha
nulla
da
invidiare
rispetto
ad
altre
località,
anzi.
Il
nome
Pomata
deriva
dalla
parola
quechua
“puma
uta”
che
significa
“residenza
del
puma”.
La
leggenda
racconta
che
qui
arrivò
l’Inca
Lloque
Yupanqui,
che
insieme
alle
sue
truppe
rimase
qui
per
impartire
la
sua
lingua,
i
suoi
costumi
e
la
sua
religione.
Sulla
piazza
si
affaccia
l’edificio
più
imponente
e
senza
dubbio
più
bello
della
cittadina,
la chiesa
di
Santiago
Apostolo,
un
tempio
dal
grande
valore
architettonico.
La
chiesa
fu
fondata
nel
1700
ed
è
nota
nota
per
le
sue finestre
in
alabastro
traslucido
e
la
sua
facciata
barocca
in pietra
arenaria
intagliata.
La
chiesa
è
di grande
valore
architettonico.
Spicca
la bella
cupola di
pietra.
All'interno
sono
state trovate
92
tele,
due
confessionali
dipinti
e un'acquasantiera.
La
chiesa
svetta
in cima
a
una
collinetta e
regala
una vista
spettacolare.
Qui
si
trovano
catacombe
che
servivano
come
nicchie
per
conservare
i
resti
di
sacerdoti
e
arcivescovi
dell’Altiplano.
Un’altra
leggenda
racconta
che
all’interno
della
chiesa
ci
siano
passaggi
sotterranei
in
grado
di
raggiungere
Machu
Picchu.
Pomata
è
conosciuta
anche
come
“balcone
filosofico
dell’Altiplano“.
La
sua
vista
infatti,
in
particolare
da
un
punto
panoramico
non
lontano
dalla
piazza
è
straordinaria.
Si
dice
balcone
filosofico
perché
il
luogo
è
ideale
per
meditare
contemplando
l’immensità
del
lago
Titicaca.
Cutimbo

Distante
poco
più
di
20
km
da
Puno,
questo
sito
(ingresso
S6;
8-17)
Le
chullpas
furono
costruite
dai
colla,
dai
lupaca
e
dagli
incas;
le
poche
rimaste,
ben
conservate,
sono
di
forma
cilindrica
o
quadrata.
Sono
tuttora
visibili
le
rampe
usate
per
costruirle.
Avvicinandovi
alle
strutture,
noterete
figure
di
scimmie,
puma
e
serpenti
scolpite
sulle
pareti
esterne.
Situato
a
20
chilometri
da Puno,
questo
sorprendente sito
archeologico si
trova
sulla
cima
di
una
collina
di roccia
vulcanica.
Diverse
chullpa, torri
di
pietra
funeraria rotonde
o
quadrate
risalenti
al
periodo
Inca
e
pre-Inca,
sono
sparse
nella fertile
pianura
circostante.
Sulla
superficie
esterna
delle
torri,
ci
sono
numerosi
dettagli
religiosi
come teste
di
puma
e
di
serpente.
D'altra
parte,
nella
pianura,
diverse
grotte
sono
state
scavate
nel
corso
dei
secoli
e
sono
state
coperte
da petroglifi.
Questi disegni
semplificati rappresentano uomini
e
animali
della
vita
quotidiana pre-Inca.
Isola
Taquile
L'isola
Taquile si
trova
sul lato
peruviano
del
lago
Titicaca.
Un’oasi
di
colore
in
mezzo
al
Lago
Titicaca:
l’Isola
di
Taquile è
così
perché
i
suoi
edifici
colorati
ricordano
le
atmosfere
dei
climi
caldi,
ma
anche
per l’eccellenza nella
lavorazione
tessile.
A
Taquile
infatti
potrai
osservare
gli
artigiani
impegnati
nella
creazione
di stoffe
variopinte e
acquistare ottimi
manufatti come
sciarpe,
guanti,
cappelli,
che
ti
terranno
al
caldo
durante
le
fredde
notti
andine
e
saranno
souvenir
graditi
e
autentici.
Il
lago
Titicaca
è
diviso
60%
al
Perù
e
40%
alla
Bolivia.
Non
c’è
un
vero
e
proprio
confine
sul
lago
ed
i
pescatori
passano
da
uno
stato
all’altro
liberamente.
All’interno
del
lago,
l’isola
più
grande
è
Isla
del
sol,
che
appartiene
alla
Bolivia,
mentre
sul
lato
peruviano
è
Amantani,
che
anche
la
più
alta.
La
baia
di
Puno
ha
due
penisole:
sono
lo
spartiacque
ideale
tra
due
culture
e
lingue
diverse,
in
una
si
parla
Quechua
,
nell’altra
Aymara.
L’acqua
del
lago
Titicaca
è
quasi
dolce,
tanto
che
la
utilizzano
anche
per
bere
e
per
cucinare.
Sull’isola
c’è
una
pompa
per
tirare
l’acqua
del
lago
e
canalizzarla
nell’isola. In
queste
due
isole
non
c’è
una
stazione
di
polizia,
né
poliziotti.
Ogni
casa
ha
un
suo
cane,
che
serve
per
protezione,
ma
soprattutto in
queste
isole
tutti
conoscono
tutti
e
vivono
come
in
una
grande
famiglia.
Hanno
dei
leader
locali,
i
cosiddetti
presidenti.

Qui
vige
la
filosofia
Inka,
che
consiste
in
3
regole:
non
mentire,
non
rubare,
non
essere
pigro.
Vige
anche
la
parola
Aimi,
che
indica
l’aiuto
reciproco.
Ad
esempio,
se
voglio
costruire
la
mia
casa,
tutti
i
miei
amici
verranno
ad
aiutarmi,
ovviamente
farò
lo
stesso
con
loro.
La
loro
cultura
è
di
derivazione
Inca,
ma
si
è
mescolata
con
quella
spagnola.
Quando
nel
1532
gli
spagnoli
giunsero
quindi,
imposero
la
lingua
e
la
religione.
Il
70%
della
popolazione
è
di
religione
cattolica,
mentre
il
restante
30%
appartiene
alla
Chiesa
dell’Avvento
del
Settimo
Giorno.
Nonostante
ciò,
tutti
credono
in
Pachamama,
la
Madre
Terra.
Questo
discorso
vale
anche
per
la
lingua,
parlano
la
lingua
quechua, contaminata
da
moltissime
parole
ispaniche.
Per
capire
lo
stato
civile
di
una
persona,
occorre
guardare
che
cappello
indossa.
Sino
a
cinque
anni, le
bambine portano
un cappello
di
color
marrone
ed
i
bambini
bianco. Questo
cappello
ha
una
forma
oblunga,
che
deriva
dalla
cantuta,
il
fiore
sacro
degli
Inka
e
fiore
nazionale
del
Perù.
Dall’età
di
cinque
anni,
i
bambini
indossano
un
cappello
bianco
e
rosso,
tessuto
personalmente
dal
padre,
e
che
denota
lo status
di
single.
Per
quanto
riguarda
le
donne, portano
capelli
lunghi
intrecciati
e per
capire
se
sono
sposate,
occorre
guardare
la
mantella che
indossano ed
il
colore
dei
pompon,
cuciti
su
di
essa:
se
sono
rossi,
è
una
donna
sposata.
Un
cappello
colorato
sormontato
da
un
altro
cappello
nero
indica
le
autorità.
Quando
una
coppia
sta
per
sposarsi, è
l’uomo
stesso
che
tesse
il
proprio
cappello, blu
e
rosso,
che
denota
lo
status
di
sposato.
La
donna
invece
tesse
la
propria
cintura
per
il
matrimonio,
in
cui
esprime
tutti
i
suoi
desideri,
come
ad
esempio
quanti
figli
vuole
avere,
dove
vuole
vivere
e
come.
Le
donne
tagliano
i
capelli
due
volte
nella
vita,
una
per
fare
la
cinta
del
matrimonio
ed
un’altra
per
creare
una
corona
di
capelli,
che
usano
intrecciati
ad
un
cappello
nero
per
le
feste.
Questa
cintura
viene
indossata
al
posto
dell’anello
di
matrimonio, è
un
modo
di
mostrare
il
proprio
rispetto
verso
il
futuro
marito.
Prima
di
sposarsi,
convivono
anche
un
anno,
poiché
esiste
il
matrimonio
e
non
il
divorzio
nella
loro
cultura.
Le
due
isole
di
Amantani
e
Taquile
sono
molto
simili
tra
loro
per
orografia
e
lingua,
ma
differenti
per
tradizioni
locali
e
credenze,
per
celebrazioni
e
costumi.
La
festa
di
matrimonio
sull’Isola
di
Taquile
dura
7
giorni.
È
in
giorni
speciali
come
questo
che
la
gente
mangia
la
carne.
Le
donne
per
il
giorno
del
matrimonio
sono
solite
indossare
25
strati
di
gonna.
Ovviamente,
questi
strati
di
gonna
impediscono
alla
sposa
di
fare
tutto,
di
sedersi
e
di
ballare,
mentre
i
commensali
ballano,
bevono
e
si
divertono.
Quando
due
uomini
sposati
fanno
la
conoscenza,
non
si
danno
mai
la
mano,
ma
si
scambiano
le
foglie
di
coca,
prese
da
una
sacca,
ricamata
rigorosamente
dalla
moglie.
Già
al
tempo
degli
Inca,
quando
gli
uomini
masticavano
le
foglie
di
coca,
che
erano
state
loro
offerte,
se
erano
molto
dolci,
voleva
dire
che
c’era
una
buona
chimica,
altrimenti
non
era
una
buona
conoscenza.
Continua
questo
tipo
di
cultura.
Hanno
una
scuola
primaria
ed
una
secondaria
sull’isola.
L’università
è
una
scelta
per
pochissimi,
per
il
costo
elevato
da
sostenere
per
vivere
sulla
terra
ferma
e
per
l’università
stessa.
Andare
a
Puno
all’università
costituisce
un
grandissimo
cambiamento
sociale:
significa
non
avere
un
amico,
sopportare
il
traffico,
usare
internet
e
subire
l’inquinamento.
Copacabana

Non
siamo
in
Brasile,
eppure
ci
troviamo
in
una
città
adornata
da
una lunghissima
spiaggia affacciata
su
acque
quasi
marine,
per
quanto
sono
belle.
Copacabana costituisce
il
più
grande
insediamento
sul
versante
boliviano
del Lago
Titicaca.
Da
questa
cittadina
partono
le
imbarcazioni
per
arrivare
all'Isla
del
Sol,
una
delle
isole
sacre
agli Inca.
Ci
sono
due
teorie
sull'origine
del
nome.
La
prima
deriva
dalla
parola Aymara kota
kahuana,
che
significa vista
del
lago.
La
seconda
trae
il
nome
dalla
dea Copakawana,
venerata
in
epoca
precolombiana.
I
primi
ritrovamenti
archeologici
della
zona
risalgono
al XIV
secolo
a.C. e
sono
riconducibili
alla
cultura Guarani
Ñandeva.
Nei
secoli
successivi
si
sviluppò
la
cultura Tiahuanaco che
si
espanse
in
tutta
l'area.
Si
pensa
che
Copacabana
appartenesse
a
questo
impero,
il
primo
grande
impero
nel
territorio andino.
Successivamente
vi
furono
le
dominazioni
dei
regni Kolla (o Qulla)
che
fiorirono
principalmente
tra
il XII e
il XIII
secolo.
In
questo
periodo
la
città
era
popolata
da
pescatori
e
agricoltori.
Dal
XIII
secolo
i
kolla,
chiamati
poi aymara,
furono
sconfitti
dagli Inca,
quando Pachacútec
Inca
Yupanqui,
l'imperatore
inca uccise Chuchi
Capac,
governante
aymara.
A
questo
Inca
si
attribuisce
la
fondazione
della
città
e
degli
insediamenti
sulla Isla
del
Sol.
La
dominazione
incaica
proseguì
fino
all'arrivo
dei conquistadores spagnoli
nel 1534.
Nel 1550 venne
costruita
la
prima
chiesa
cristiana,
trasformata
poi,
il
2
febbraio 1583 nella
Basilica
di Nuestra
Señora
de
Copacabana.
In
città
si
trova
la
basilica
di Nuestra
Señora
de
la Candelaria (XVI
secolo).
In
questo
santuario,
uno
dei
più
antichi
del continente,
è
contenuta
l'immagine
della Virgen
de
la
Candelaria (nota
anche
come Virgen
de
Copacabana o Virgen
negra).
Isola
del
Sole
e
Isola
della
Luna

L’Isla
del
Sol,
situata
nella
parte
boliviana
e
conosciuta
anche
come Isla
Titicaca,
è
la
più
grande
del
lago
con
i
suoi
12
km
quadrati
dove
si
trovano
resti
della
colonizzazione
incaica,
tra
cui
un
santuario
dove
veniva
venerato Inti,
il
dio
Sole,
e
alcuni
resti
di
una
antica
strada.
Nell’antichità
sono
stati
costruiti
sull’isola
dei
terrazzamenti,
ancora
utilizzati
per
guadagnare
terreno
per
le
coltivazioni,
che
ne
aumentano
l’aspetto
naturalmente
collinoso.
Gli
abitanti
appartengono
ai
gruppi
indigeni aymara
e
quechua e
ricavano
il
loro
sostentamento
dall'agricoltura,
dalla
pastorizia
e
dall'artigianato.

L’Isla
de
la
Luna,
o Isla
Koati,
è
molto
più
piccola
(solo
105
ettari),
rocciosa
ed
abitata
da
poche
famiglie
indigene.
Anticamente
vi
sorgeva
l’Iñac
Uyo
o Palazzo
delle
vergini
del
sole,
che
ospitava
le
fanciulle
dedite
al
servizio
del
tempio
del
Sole
sull’isola
vicina.
Il
luogo
era
ritenuto
tanto
sacro
che
vi
poteva
entrare
solo
l’imperatore.
Secondo
la
leggenda,
vicino
all’Isla
del
Sol
uscirono
dall’acqua
del
lago Manco
Cápac e Mama
Ocllo,
figli
del
Sole,
che
cercarono
il
luogo
dove
fondare
la
capitale
del
futuro
impero
incaico.
Giunti
sulla
montagna
Wanakawri,
il
bastone
di
Manco
Cápac
cadde
a
terra.
Era
il
segnale
che
lì
si
sarebbe
dovuto
costruire Cusco,
la
capitale
del Tawantinsuyu (l'Impero
Inca),
di
cui
Manco
Cápac
sarebbe
diventato
il
primo
imperatore.
Per
rimanere
nella
leggenda,
si
narra
che
sotto
l'Isla
Incas,
sempre
nel
lago
Titicaca,
vi
sia
una
rete
di
sotterranei
che
portano
al
Cusco,
in
territorio
peruviano.
Su
questo
lago
si
svolgeva
il
pellegrinaggio
più
famoso
dell'impero,
lungo
un
percorso
rituale
che
attraversava
la
vicina
località
di
Copacabana
e
terminava
all'Isla
del
Sol.
Dopo
i
ritrovamenti,
è
stato
rinvenuto
un
tempio,
la "Acllahuasi" o
casa
delle
prescelte,
un
luogo
dove
le
donne
venivano
addestrate
per
diventare
sacerdotesse,
imparavano
tutto
sulla
tessitura
e
potevano
anche
essere
concubine
dell'Inca
o
venivano
impiegate
per
i
sacrifici.
Solo l'Inca poteva
accedere
a
quest'isola,
essendo
la
massima
autorità
dell'impero.
Oggi
l'isola
ospita
alcune
famiglie
di
lingua
aymara
e
quechua
che
vivono
di
turismo,
artigianato,
agricoltura
e
allevamento
di
animali.
Isola
di
Suriqui
-
Suriqui
si
trova
nel
lago
minore
del Titicaca,
in
questo
sito
turistico
vengono
realizzate
le
zattere
di
canna
totora,
un
mezzo
di
trasporto
unico
che
permette
di
spostarsi
da
una
destinazione
all'altra.
L'attrazione
principale
da
visitare
è
il Centro
dell'artigianato,
dove
sono
esposte
diverse
creazioni.
Durante
le
visite
al
villaggio,
gli
abitanti
vi
mostreranno
come
vengono
realizzate
le
zattere,
la
tecnica
che
usano
e
in
quale
stagione
le
fanno.
Iñakuyu
o
Tempio
delle
Vergini
del
Sole
-
Iñakuyu,
Iñak
uyu
o
Iñak
uyo sono
i
nomi
che
riceve,
oltre
a
essere
un
luogo
di
culto
incaico
dedicato
alla
luna
durante
l'impero
Inca,
il
sito
archeologico
è
legato all'Acllahuasi e
al
culto
di Mama
Quilla,
per
cui
diventa
un
sito
rilevante
come
detto
all'inizio
di
questo
articolo.
Si
sa
anche
che
qui
gli
Inca
eseguivano
una
cerimonia
chiamata "Coya
Raymi".
Quando
si
visita
questo
tempio,
ancora
conservato,
si
può
vedere
l'intera
struttura
fatta
di
pietre,
tranne
una
che
è
ricoperta
di
pietre
finemente
scolpite.
Penisola
di
Yampupata
-
La
penisola
di
Yampupata
si
trova
a
nord-est
di
Copacabana
e
confina
con
l'Isla
de
la
Luna
a
nord
e
l'Isla
del
Sol
a
nord-ovest.
Il
sito
offre
diverse
attrazioni,
come
la
possibilità
di
nuotare
nelle
fredde
acque
del lago
Titicaca,
conosciute
come "Playas
blancas
de
Yampupata".
Dalla
comunità
di
Chani
è
possibile
visitare
anche
la
comunità
di
Kusijata
e
visitare
il sito
archeologico
"el
baño
del
Inca",
che
ospita
un
piccolo
museo.
Punto
di
vista
di
Palla
Khasa
-
Se
volete
avere
una
vista
migliore
del Lago
Titicaca,
allora
dovete
salire
fino
al punto
panoramico
di
Palla
Khasa:
può
essere
difficile
e
richiedere
uno
sforzo
fisico,
ma
ne
vale
la
pena
perché
vi
permetterà
di
avere
una vista
a
360° di
tutto
il
lago
Titicaca.
Collina
“El
Calvario”
-
Il Cerro
El
Calvario è
un
simbolo
del Lago
Titicaca e
si
trova
sulla
riva
di
Copacabana,
da
dove
si
gode
di
un'incredibile
vista
sia
della
città
che
del
lago.
Per
arrivarci
bisogna
salire
delle scale
di
pietra che
portano
direttamente
in
cima,
dove
si
trova
una
cappella
in
onore
della Vergine
di
Copacabana.
Il
momento
ideale
per
salire
è
il
pomeriggio,
perché
si
ha
una
buona
vista
del
tramonto
e
del
paesaggio
circostante
del
Lago
Titicaca.
Molti
turisti
e
abitanti
del
luogo
si
recano
in
pellegrinaggio
al Cerro
El
Calvario il
5
agosto,
in
omaggio
alla
Vergine
Nera.
Escalera
del
Inca
-
Bolivia
-
L'Escalera
del
Inca
è
la
prima
cosa
che
vedrete
se
andate
all'Isla
del
Sol,
questa
imponente
scalata
vi
farà
sentire
tutta
la
sua
viva
cultura
Inca,
i
paesaggi
andini
e
la
sua
archeologia,
che
vale
la
pena
di
visitare.

Fonte:
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