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Un
enorme
fiume
di
guglie
e
crepacci
che
scende
per
30
chilometri
dal
cuore
delle
Ande
meridionali:
il
ghiacciaio
Perito
Moreno
è
la
propaggine
più
spettacolare
del
grande
"campo
di
ghiaccio"
esteso
tra
la
Patagonia
e
il
Cile.
In
un
silenzio
irreale
l'abbagliante
fronte
del
ghiacciaio,
alto
come
un
palazzo
di
20
piani
e
largo
4
chilometri,
avanza
compatto
nelle
acque
lattiginose
del
lago
Argentino.
Migliaia
di
visitatori
ogni
anno
restano
senza
fiato
davanti
all'imponente
e
frastagliata
parete
bianca.
Finchè
il
boato
di
un
blocco
di
ghiaccio
che
si
stacca
e
precipita
nel
lago
non
li
riporta
alla
realtà.
Ma
se
i
piccoli
distacchi
sono
episodi
frequenti,
soprattutto
d'estate,
il
vero
spettacolo
va
in
scena
ogni
quattro
o
cinque
anni,
quando
l'avanguardia
di
questo
compatto
esercito
di
ghiaccio
ha
finalmente
raggiunto
l'altra
sponda
e
chiuso,
come
se
fosse
una
diga,
un
ramo
del
bacino:
l'acqua,
premento
contro
il
muro,
scava
pian
piano
un
tunnel
che
dà
vita
a
uno
scenografico
ponte
di
ghiaccio;
quindi
lo
erode
fino
a
farlo
crollare,
e
se
la
barriera
è
molto
compatta
-
questo
avviene
in
una
violenta
esplosione
di
ghiaccio
e
acqua.

Il ghiacciaio
Perito
Moreno è
un'area situata
nel Parco
nazionale
Los
Glaciares,
nella
parte
sud-occidentale
della provincia
di
Santa
Cruz,
in Argentina.
Parte
della
sua
origine
è
nel
Parco
Nazionale
Bernardo
O'Higginis,
Magellane
e
Antartide
Cilena, Cile.
È
una
delle
più
importanti
attrazioni
turistiche
della Patagonia argentina.
La
formazione
di ghiaccio si
estende
per
250 km² e
per
30
chilometri
in
lunghezza.
È
uno
dei
48
ghiacciai
alimentati
dal
Campo
de
Hielo
Sur,
facente
parte
del
sistema andino,
condiviso
con
il Cile.
Questo
ghiacciaio
continentale
è
la
terza
riserva
al
mondo
d'acqua
dolce.
Per
il
suo
interesse
glaciologico
e
parte
della
sua fauna
in
via
di
estinzione,
l'Unesco
l'ha
dichiarato Patrimonio
dell'Umanità,
nel
1981.
Uno
dei
motivi
che
gli
conferisce
tanto
prestigio
e
splendore
è
la
continua
caduta
di
blocchi
di
ghiaccio,
che
lo
mantengono
vivo.
La
formazione
del Perito
Moreno è
avvenuta
a
partire
dalle cime
del
ghiacciaio della Patagonia
meridionale,
che
scende
attraverso
una
valle
fino
al
braccio
meridionale
del Lago
Argentino.
A
causa
della
sua posizione
inospitale,
il
primo
avvistamento
avvenne
nel
1879,
grazie
al
capitano
della
marina
cilena Juan
Tomas
Rogers.
Dopo
20
anni,
il
ghiacciaio
fu
ribattezzato
con
il
nome
attuale,
in
omaggio
a Francisco
Pascasio
Moreno,
noto
come
l'"esperto"
per
la
sua conoscenza
della
regione.
Oltre
all’indiscutibile
bellezza,
sono
molte
le
ragioni
che
hanno
reso
il
ghiacciaio
la
principale
meta
turistica
dell'Argentina.
Uno
di
questi
è
la sua
facile
accessibilità,
essendo
l'unico ghiacciaio
della
Patagonia che
può
essere
visitato
dalla
terraferma
senza
dover
navigare.
La
particolarità
del
Perito
Moreno
è
che
si
tratta
di
un
ghiacciaio
in
continuo
e
rapido
movimento.
Il
fronte
è
formato
da
una
lingua
anteriore
lunga
circa
5 km
che
si
staglia
per
oltre
60 m
sul
lago
Argentino.
Il
movimento
è
dovuto
all'esistenza
alla
base
del
ghiacciaio
di
una
sorta
di
cuscino
d'acqua
che
lo
tiene
staccato
dalla
roccia.
A
causa
di
tale
movimento
il
ghiaccio
avanza
di
circa
2
metri
al
giorno.
Quando
poi
il
fronte
del
Ghiacciaio
raggiunge
l'altra
sponda
del
lago
Argentino,
dove
si
trova
una
piccola
penisola
chiamata
"penisola
de
Magallanes",
forma
una
diga
naturale
che
separa
le
due
metà
del
lago,
e
il
fronte
glaciale
si
trova
pressoché
equamente
diviso
a
2,5 km
per
lato.
A
causa
di
questo
sbarramento
l'acqua
della
parte
del
lago
chiamata
Brazo
Rico
può
salire
di
oltre
30
metri
rispetto
al
livello
consueto.
Un'enorme
pressione
prodotta
da
questa
massa
d'acqua
finisce
per
erodere
il
fronte
del
ghiacciaio;
il
muro
di
ghiaccio
si
scioglie
nei
punti
più
deboli,
attraverso
i
quali
filtra
l'acqua
fino
a
far
crollare
enormi
guglie
e
blocchi
o
più
raramente
a
collassare
con
esplosioni
verso
l'esterno
di
enormi
quantità
di
ghiaccio
con
uno
strepito
imponente.
Particolare
attrazione
turistica
è
rappresentata
ad
un'altra
caratteristica
del
Perito
Moreno:
il
“ponte
di
ghiaccio”.
L'erosione
sulla
diga
di
ghiaccio
da
parte
dell'acqua
del
lago
Argentino
crea
un
ponte
di
ghiaccio
tra
il
fronte
del
ghiacciaio
in
avanzamento
e
la
sponda
del
lago
stesso.
Attualmente
ogni
2-4
anni
si
assiste
alla
rottura
del
ponte,
causata
dalla
pressione
dei
ghiacci
in
avanzamento.
Il
ciclo
diga/rottura
non
è
regolare
e
ricorre
con
frequenza
che
varia
da
due
volte
l'anno
fino
a
meno
di
una
volta
per
decennio.
Il
fronte
del
Perito
Moreno
avanza
ad
una
velocità
di
circa
700
metri
all'anno,
sebbene
perda
massa
ad
un
ritmo
praticamente
analogo,
il
che
significa
che,
se
si
escludono
piccole
variazioni,
il
fronte
non
è
avanzato
né
indietreggiato
negli
ultimi
90
anni.
Il
ghiacciaio
ha
una
profondità
massima
di
circa
700
metri.
La
prima
rottura
documentata
risale
al
1917,
e
in
quell'occasione
trascinò
in
acqua
un'antica
foresta
di
alberi
arrayán.
L'ultima
è
avvenuta
il
10
marzo
2016;
la
penultima
il
4
marzo
2012.
In
precedenza,
andando
a
ritroso,
il
9
luglio
2008,
marzo
2006,
2004,
1988,
1984,
1980,
1977,
1975,
1972,
1970,
1966,
1963,
1960,
1956,
1953,
1952,
1947,
1940
e
1934,
1917.
La
frequenza
media
è
una
rottura
ogni
4-5
anni.

Il
Perito
Moreno
è
uno
dei
pochi
ghiacciai
attualmente
in
avanzamento,
perciò
è
spesso
oggetto
di
discussioni
relative
al
riscaldamento
climatico.
Un
ricercatore
argentino,
Jorge
Rabasa,
effettuando
dei
rilevamenti
nell'estate
del
2007,
ha
rilevato
che
il
ghiacciaio
Perito
Moreno
ha
perso
negli
ultimi
due
anni
ben
quattordici
metri
di
spessore
ai
margini,
sostenendo
per
questo
che
il
ghiacciaio
risente
del
surriscaldamento
globale.
D'altra
parte,
altri
ricercatori
argentini
ritengono
che
i
fenomeni
mensili
o
annuali
di
perdita
o
accumulo
di
ghiaccio
facciano
parte
di
cicli
naturali
del
Perito
Moreno.
Nel
luglio
2008,
durante
l'inverno
australe,
si
sono
verificate
rotture
rilevanti
che
normalmente
accadono
durante
il
periodo
estivo.
Alcuni
esperti
hanno
addotto
come
motivazione
il
riscaldamento
globale.
Tuttavia
rotture
invernali
dello
stesso
tipo
si
sono
avute
anche
nel
1917
e
nel
1951.

Fonte:
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