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La
Terra
del
Fuoco
è
un
vasto
arcipelago
all’estremità
sud
dell’America Meridionale,
da
cui
è
separato
dallo Stretto
di
Magellano;
è
composto
da
un’isola principale
(Isola
Grande
della
Terra
del
Fuoco),
da
9
isole
di
dimensioni
più
ridotte
(Santa
Inés,
Hoste,
Navarino,
Hardy,
Londonderry,
Clarence,
Dawson,
Desolación,
Capitán
Aracena)
e
da
numerosi
isolotti
e
scogli.
La
parte
settentrionale
dell’Isola
Grande
è
la
continuazione
della Patagonia e
possiede
gli
aspetti
tipici
della
morfologia
glaciale:
ondulazioni
dolci
e
di
scarsa
elevazione
(non
superiori
ai
200
m),
morene,
laghi
(dei
quali
il
più
esteso
è
il
Lago
Fagnano).
La
parte
meridionale
e
le
rimanenti
isole
sono
un
prolungamento
della
Cordigliera
delle Ande e
presentano
una
serie
molto
articolata
di
rilievi
culminanti
in
picchi
di
oltre
2000
m,
coste
alte,
ampi
ghiacciai.
La
"fine
del
mondo"
è
il
uogo
in
cui
la
cordigliera
delle
Ande
incontra
il
mare
e
la
terra
si
spezza
in
una
miriade
di
isole.
Un
paesaggio
assoluto
di
ghiacci,
fiordi
e
scure
foreste,
oltre
lo
stretto
di
Magellano;
un
arcipelago
(in
parte
cileno,
in
parte
argentino)
esteso
per
ben
75.520
chilometri
quadrati.
A
chiamarlo
Terra
del
Fuoco
fu
proprio
Magellano,
che
al
suo
passaggio
aveva
avvistato
dei
fuochi
sulla
costa:
erano
i
falò
con
cui
gli
indiani
yahgan
-
o
yamana,
"esseri
umani"
-
segnalavano
da
un
villaggio
all'altro
la
presenza
di
stranieri.
Qui,
oltre
a
scoprire
gli
spettacolari
scenari
dell'entroterra
di
Isla
Grande,
si
può
navigare
sulle
acque
battute
dai
venti
gelidi
del
canale
di
Beagle;
proprio
come
fece
il
giovane
Darwin
nel
corso
della
spedizione
esplorativa
del
capitano
Fitzroy.
E
avvistare
così
leoni
marini
sdraiati
sugli
scogli,
colonie
di
pinguini
e
cormorani,
delfini
che
nuotano
a
fianco
delle
imbarcazioni..
con
un
occhio
al
canale
di
ghiaccio
che
scorre
lentamente
dal
ghiacciaio
Pia
al
mare.
Giunti
infine
a
Capo
Horm,
dove
le
onde
dell'Atlantico
si
infrangono
contro
quelle
del
Pacifico,
il
viaggio
sembra
terminare.
Ma
chi
è
arrivato
fin
qui
può
spingersi
oltre,
verso
le
isole
australi
e
l'Antartide,
lontano
poco
meno
di
1000
chilometri.

I
più
antichi
insediamenti
umani
risalgono
intorno
all'8000
a.C.
La
popolazione Yamana fu
una
delle
più
antiche
a
stabilirsi
nella
zona;
resti
archeologici
in
cui
si
sono
ritrovate
caratteristiche
della
loro
cultura
sono
stati
scoperti
in
località
come
l'isola
Navarino.
Il
nome
“Terra
del
Fuoco”
è
stato
coniato
dall'esploratore portoghese Ferdinando
Magellano;
navigando
per
conto
della
Corona
spagnola,
nel
1520
fu
il
primo
europeo
a
raggiungere
questo
territorio.
Originariamente
chiamata
“Terra
dei
Fumi”,
la
zona
prese
in
seguito
il
nome
di
“Terra
del
Fuoco”.
Nel
1525 Francisco
de
Hoces fu
il
primo
ad
ipotizzare
che
il
territorio
fosse
in
realtà
un'isola
o
un
arcipelago,
invece
che
una
propaggine
di
quella
che
in
seguito
sarebbe
stata
chiamata Terra
Australis. Francis
Drake nel
1578 e
una
spedizione
della
Compagnia
olandese
delle
Indie
orientali nel
1616
fecero
nuove
scoperte
geografiche.
All'ultima
spedizione
si
deve
il
nome
Capo
Horn.
Nel
suo
primo
viaggio
con
la HMS
Beagle del
1830, Robert
FitzRoy
imbarcò
quattro
nativi fuegini,
tra
i
quali
“Jemmy
Button”
(il
cui
nome
indigeno
era
Orundellico),
e
li
condusse
in Gran
Bretagna.
I
tre
sopravvissuti
furono
portati
a Londra per
incontrare
i
sovrani,
e
divennero
per
qualche
periodo
delle
celebrità.
Tornarono
alla
Terra
del
Fuoco
nel Beagle con
FitzRoy
e Charles
Darwin,
che
scrisse
diverse
note
durante
la
sua
visita
nell'arcipelago.
Durante
la
seconda
metà
del XIX
secolo l'arcipelago
cominciò
ad
entrare
sotto
l'influenza
dell'Argentina e
del Cile.
Entrambi
i
Paesi
iniziarono
a
reclamare
l'intero
possesso
delle
isole. Alcune
missioni salesiane si
stabilirono
a Río
Grande e
nell'isola
Dawson.
Altre
missioni anglicane furono
insediate
da
coloni
britannici
nell'isola
di
Keppel,
nelle Falkland,
nel
1855,
e
nel
1870
ad Ushuaia,
sull'Isola
Grande,
che
continuò
ad
operare
durante
il
XIX
secolo. Thomas
Bridges imparò
il
linguaggio
degli
Yamana
e
compilò
una
grammatica
e
un
dizionario
di
30000
parole
mentre
si
trovava
ad
Ushuaia. Fu
pubblicato
nel XX
secolo
e
considerato
un
importante
lavoro
etnologico. Con
la
moglie
crebbe
sei
figli
lavorando
nella
missione.
Una
spedizione
cilena
del
1879
guidata
da
Ramón
Serrano
Montaner
scoprì
giacimenti
alluvionali
d'oro nel
letto
dei
fiumi
della
Terra
del
Fuoco.
Il ritrovamento provocò
una
massiccia
immigrazione
nell'Isola
Grande
tra
il
1883
e
il
1909.
Numerose
persone
dall'Argentina,
dal
Cile
e
anche
dalla
Croazia si
stabilirono
nel
territorio,
portando
a
numerosi
conflitti
con
i
nativi Selknam.
Julius
Popper,
un
esploratore rumeno,
fu
uno
degli
imprenditori
di
maggior
successo
della
regione.
Ottenuti
dal
governo
argentino
i
diritti
di
sfruttamento
di
ogni
giacimento
d'oro
che
avesse
trovato
nella
Terra
del
Fuoco,
Popper
fu
uno
dei
principali
responsabili
del
genocidio
del
popolo
Selknam.
A
seguito
del
contatto
con
gli
europei,
le
popolazioni
native
dei
Selknam
e
degli
Yamana
furono
largamente
ridotte
nel
loro
numero
dai
conflitti
e
dalle
persecuzioni
attuate
dai
coloni,
dalle malattie
infettive per
le
quali
gli
indigeni
non
possedevano
difese
immunitarie,
e
infine
dalla
deportazione
in
massa
nella
missione
dell'isola
Dawson;
nonostante
gli
sforzi
dei
missionari,
molti
nativi
morirono.
Oggi
i
Selknam
sono
considerati
estinti,
anche
se
esistono
discendenti
che
rivendicano
la
loro
appartenenza
a
tale
etnia. Analogamente,
alcuni
degli
ultimi
discendenti
degli
Yamana,
chiamati
anche
Yagán,
vivono
vendendo
artigianato
locale
a
Villa
Ukika,
un
villaggio
vicino
a
Puerto
Williams,
nell'isola
Navarino;
la
loro
lingua
è
considerata
estinta.
Il
trattato
del
1881
divise
la
Terra
del
Fuoco
tra
i
due
Paesi.
La
corsa
all'oro
del
XIX
secolo
permise
la
fondazione
di
numerose
località
da
parte
degli
immigrati,
come
gli
insediamenti
argentini
di
Ushuaia
e
Río
Grande
e
quelli
cileni
di
Porvenir
e
Puerto
Toro.

Nel
1945,
la Corporación
de
Fomento
de
la
Producción
de
Chile (“Corporazione
di
Sviluppo
della
Produzione
del
Cile”),
un'organizzazione
statale
cilena
impegnata
nelle
esplorazioni
petrolifere,
trovò
un
importante
giacimento
nella
Terra
del
Fuoco.
Le
estrazioni
cominciarono
nel
1949,
e
nel
1950
il
governo
creò
la Empresa
Nacional
del
Petróleo (ENAP),
una
compagnia
destinata
all'estrazione
e
alla
vendita
di
prodotti
petroliferi. Fino
al
1960
la
maggior
parte
del
petrolio
estratto
in
Cile
proveniva
dalla
Terra
del
Fuoco.
Durante
gli anni
quaranta del
XX
secolo
Argentina
e
Cile
formularono
le
loro
rivendicazioni
sul
territorio
antartico.
I
governi
sfruttarono
il
ruolo
chiave
della
vicinanza
geografica
della
Terra
del
Fuoco,
importante
per
l'approvvigionamento
delle basi
scientifiche
in
Antartide,
a
supporto
delle
loro
rivendicazioni.
Negli anni
cinquanta l'esercito
cileno
fondò Puerto
Williams per
contrastare
la
posizione
di
Ushuaia
come
unico
insediamento
nel Canale
di
Beagle,
zona
i
cui
confini
tracciati
nel
1881
erano
contestati
dagli
argentini.
Negli anni
sessanta e settanta le
rivendicazioni
argentine
sulle isole
Picton,
Lennox
e
Nueva portarono
i
due
Paesi
sull'orlo
della
guerra;
in
risposta
alla
minaccia
di
un'invasione
argentina
furono
disposti
campi
minati
e
furono
costruiti
numerosi
bunker
nella
parte
cilena
della
Terra
del
Fuoco.
Il conflitto
del
Beagle spinse
il
regime
di Augusto
Pinochet a
dare
supporto
logistico
alla
Gran
Bretagna
durante
la guerra
delle
Falkland del
1982.
I radar cileni
fornirono
ai
britannici
informazioni
sul
movimento
dei
jet
argentini,
rendendo
loro
più
facile
la
difesa
dai
bombardamenti
nemici.
Nel
1986
il
congresso
argentino
stabilì
che
la
porzione
di
Terra
del
Fuoco
sotto
la
propria
sovranità
avrebbe
dovuto
formare
una
nuova
provincia;
la
legge
fu
promulgata
il
26
aprile
1990.

L'arcipelago
è
formato
da
un'isola
principale,
l'Isola
Grande
della
Terra
del
Fuoco,
chiamata
spesso
semplicemente
Terra
del
Fuoco
o
Isola
Grande,
con
una
superficie
di
48100 km²,
e
da
una
miriade
di
isole
minori.
L'isola
principale
è
divisa
politicamente
tra
due
nazioni:
18507,3 km²
appartengono
all'Argentina,
mentre
29484.7 km²
appartengono
al
Cile.
L'arcipelago
è
diviso
da
un
canale
con
andamento
da
est
ad
ovest,
il Canale
di
Beagle,
immediatamente
a
sud
dell'isola
principale.
Le
più
estese
isole
a
sud
del
canale
sono Hoste e Navarino.
La
parte
occidentale
dell'isola
principale
e
quasi
tutte
le
altre
isole
appartengono
al
Cile.
Sono
comprese
nella Regione
di
Magellano
e
dell'Antartide
Cilena,
il
cui
capoluogo
e
città
principale
è Punta
Arenas,
situata
a
ridosso
dello
stretto.
Le
città
cilene
più
popolate
sono Porvenir,
capoluogo
della Provincia
di
Tierra
del
Fuego,
situata
sull'Isola
Grande,
e Puerto
Williams,
capoluogo
della Provincia
dell'Antartica
Cilena,
che
si
trova
sull'isola
di
Navarino. Puerto
Toro,
qualche
chilometro
più
a
sud
di
Puerto
Williams,
è
la
località
abitata
più
a
sud
del
mondo.
La
maggior
parte
delle
isole
disabitate
a
nord
e
ad
ovest
dell'isola
principale
fa
parte
della Provincia
di
Magallanes.
La
parte
orientale
dell'Isola
Grande
e
alcune
piccole
isole
nel
Canale
di
Beagle
appartengono
all'Argentina.
Sono
parte
della
Provincia
di
Terra
del
Fuoco,
Antartide
e
Isole
dell'Atlantico
del
Sud,
il
cui
capoluogo
è Ushuaia,
la
più
popolata
città
dell'arcipelago.
L'altra
importante
città
è Río
Grande,
sulla
costa
atlantica.
Nella
catena
montuosa
della Cordillera
Darwin,
a
sud-ovest
dell'isola
principale,
sono
presenti
numerosi ghiacciai che
si
gettano
nell'oceano;
il Monte
Shipton, con
i
suoi
2469
metri,
è
la
cima
più
alta
dell'arcipelago.
Il
clima
della
Terra
del
Fuoco
è
influenzato
dalla
latitudine,
dalla
vicina
presenza
della
massa
glaciale
antartica,
dalle
correnti
degli
oceani
e
dalla
natura
stessa
del
territorio.
Il
vicino continente
antartico
espone
l'arcipelago
alla
presenza
di
masse
d'aria
fredda,
specialmente
in
inverno,
mentre
la
presenza
su
tre
lati
delle
acque
oceaniche
tende
nel
contempo
a
mantenere
bassa
l'escursione
termica
tra
l'estate
e
l'inverno.
I
venti
predominanti,
che
possono
raggiungere
i
135 km/h,
soffiano
da
ovest
ad
est,
parallelamente
alla
Cordillera
Darwin,
che
costituisce
invece
una
barriera
alle
masse
d'aria
glaciali
provenienti
da
sud.
La
regione
ha
un
clima
di
tipo oceanico,
con
brevi
estati
fresche
e
lunghi
inverni
umidi,
moderatamente
freddi:
la
temperatura
media
annuale,
al
livello
del
mare,
oscilla
tra
i
5°
C
e
i
6°
C,
mentre
in
inverno
la
presenza
del
mare
influisce
sulla
costa,
che
raramente
vede
temperature
sotto
lo
0°
C.
All'interno
dell'Isola
Grande
l'ampiezza
termica
aumenta,
causando
in
inverno
frequenti
gelate.
Il
valore
delle
precipitazioni
medie
annue
è
elevato
soprattutto
nella
zona
sud-ovest,
specie
in
corrispondenza
dei
rilievi andini,
e
decresce
nelle
zone
nord-orientali:
si
passa
dai
5000 mm
delle
isole
cilene
più
occidentali
ad
una
quantità
annua
di
300 mm
a
Bahía
San
Sebastián,
in
territorio
argentino.
La
neve
può
cadere
anche
in
estate.
Nelle
isole
più
a
sud
il
clima
è
già
di
tipo
sub-antartico,
tipico
della tundra,
e
rende
impossibile
la
crescita
degli
alberi.
Le
foreste
coprono
solo
il
37%
della
superficie
dell'arcipelago;
nella
parte
nord-orientale
sono
invece
presenti steppe ed
aree
fredde
semi-desertiche.
Nella
Terra
del
Fuoco
si
trovano
sei
specie
arboree:
il canelo,
il leña
dura,
il
cipresso
delle
Guaitecas,
la
conifera
più
australe
del
mondo),
e
tre
specie
di faggio
australe,
il ñire,
il lenga
e
il
sempreverde guindo.
Nel
sottobosco
crescono
alcuni
frutti,
come
la Fragaria
chiloensis e
il calafate,
che
sono
stati
raccolti
a
lungo
dai
nativi
e
dai
residenti
di
discendenza
europea.
Una
particolare
importanza
hanno
avuto
in
passato
per
il
sostentamento
dei
nativi
fuegini
i
funghi
del
genere Cyttaria,
soprannominati Pan
de
Indio (“Pane
dell'Indio”),
parassiti
dei
faggi
australi;
facendo
fermentare
uno
di
essi,
il Cyttaria
harioti,
gli
Yamana
fabbricavano
una
sorta
di aguardiente.
Queste
foreste
sono
uniche
al
mondo
per
la
loro
capacità
di
svilupparsi
in
climi
con
estati
fresche.
I
venti
forti
a
volte
costringono
gli
alberi
in
posizioni
più
esposte
a
crescere
in
forme
contorte,
al
punto
da
ispirare
la
popolazione
a
chiamarli
“alberi-bandiera”. Le
foreste
si
estendono
a
sud
fino
all'Isola
degli
Stati,
Navarino
e
alla
parte
settentrionale
dell'Isola
Hoste.
Alcuni
esemplari
di
faggio
australe
sono
stati
trovati
fino
ad
un'altitudine
di
500 m.
Più
a
sud,
le Isole
Wollaston e
la
parte
meridionale
dell'Isola
Hoste
sono
coperte
dalla
tundra
sub-antartica.
Gli
alberi
provenienti
dalle
foreste
della
Terra
del
Fuoco
sono
stati
piantati
anche
in
zone
con
un
clima
simile,
ma
originariamente
prive
di
alberi,
come
le
Isole Fær
Øer e
gli
arcipelaghi
vicini.
Gli
alberi
importati
sono
usati
per
scopo
ornamentale,
per
riparare
dal
vento
e
per
combattere
l'erosione.
L'arcipelago
della
Terra
del
Fuoco
è
luogo
di
grande
diversità
di
fauna,
soprattutto avicola e
marina.
Nel
nord
è
diffuso
il Conuro
australe.
La
maggior
parte
dei
mammiferi
presenti
è
stata
importata
da
altri
luoghi;
originari
del
luogo,
tuttavia,
sono
la volpe
delle
Ande,
nella
sua
sottospecie
fuegina
(P.
c.
lycoides),
la
più
piccola volpe
grigia
sudamericana,
il guanaco e
il tuco-tuco
di
Magellano,
un
roditore
endemico.
La lontra
di
fiume
meridionale è
ormai
una
specie
in
pericolo
d'estinzione. Tra
gli
animali
marini
figurano
il leone
marino
sudamericano,
l'otaria
orsina
sudamericana e
il cefalorinco
di
Commerson.
I castori
americani,
introdotti
nel
1946,
hanno
finito
per
colonizzare
la
quasi
totalità
dei
fiumi
dell'isola
grande
e
di
quella
di
Navarino,
aiutati
dalla
mancanza
di
predatori,
dall'habitat
favorevole
e
dalla
capacità
degli
individui
della
specie
di
modificare
a
proprio
vantaggio
la
struttura
dell'ambiente;
la
proliferazione
di
questo
roditore
ha
causato
notevoli
danni
ai
boschi
e
al
suolo,
provocando
la
creazione
di
un
programma
per
l'eradicazione
della
specie
dalla
Terra
del
Fuoco.
Fonte:
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