Caraibi, le isole variopinte

 

  

I Caraibi sono una vasta regione geografica delle Americhe che comprende tutti i paesi bagnati dal Mare Caraibico, cioè tutte le isole delle Antille e i litorali di alcuni paesi continentali del centro e sud America che si affacciano su di questo mare. L'area caraibica è costituita dalle numerose isole che separano il Golfo del Messico dal mar dei Caraibi e quest'ultimo dall'Oceano Atlantico.  

La larghezza massima da est a ovest del Mar Caraibico supera i 3000 km. e la lunghezza da sud a nord va oltre i 1800 km.; l'area approssimativa è di 1.870.000 kmq.

La comunicazione col Golfo del Messico avviene per mezzo del Canale di Yucatán, largo 200 km., il quale fra i banchi sottomarini che formano lo zoccolo della penisola dello Yucatán e quelli che sono la continuazione subacquea della punta occidentale di Cuba, ha una profondità, verso il centro, di 2129 m.

Geneticamente il Mar Caribico deve considerarsi come un bacino di sprofondamento fra due sistemi di montagne corrugate: a mezzogiorno la cordigliera costiera del Venezuela, a settentrione la cordigliera, che il Suess chiamò delle Antille, i cui ripiegamenti s'iniziano nel Guatemala e nell'Honduras, proseguono nelle grandi isole, che costituiscono le sommità emergenti della catena, e vanno a terminare, spezzettandosi, nella ghirlanda insulare delle Piccole Antille.

Dal capo Gracias de Dios nel Nicaragua alla Giamaica, e di là a Haiti, una platea sottomarina, che non tocca mai i 2000 m. di profondità e in moltissimi tratti nemmeno i 1000 m. e sulla quale sorgono i banchi dei Mosquitos, di Rosalind, di Pedro, divide il Mar delle Antille in due bacini disuguali per estensione e per profondità. Il più piccolo, a ovest, di forma triangolare, è il bacino dello Yucatán, a sua volta diviso in due parti da una serie allineata di isole e di banchi (banco Misteriosa, coperto da soli 16 m. d'acqua, e isole Cayman) che vanno dalla costa di Belize all'estremità sud ovest della Sierra Maestra di Cuba. Mentre a nord di questo dosso il fondo ha quasi ovunque 4500 e più m., e la massima profondità è di 4709 m., a sud, nella cosiddetta fossa delle Cayman, o fossa di Bartlett, così chiamata dal nome d'uno dei più attivi esploratori dei mari americani, per una lunga zona centrale si va dai 5000 ai 6000 m., toccando il massimo a 6209 m. Data la breve distanza, dai 200 ai 250 km., che intercede fra questo dosso e la dorsale di Giamaica (e di soli 36 km. immediatamente a sud della Grande Cayman), è evidente che si tratta - come osserva lo Schott - di un profondo squarcio della crosta terrestre, le cui pendenze tanto ripide si possono paragonare soltanto al sollevamento del Himalaya. 

Il bacino orientale, o Mar Caribico propriamente detto, in genere ha pendio regolare, fondo abbastanza uniforme, profondità media di 4500-5000 m.; ma anche in esso si riscontrano intumescenze e avvallamenti che attestano la grande attività che vi svolsero le forze endogene. La profondità massima accertata in questo bacino è di 5201 m.

La corrente che con grande velocità penetra nel mediterraneo americano è in parte la corrente equatoriale spinta dalla forza dell'aliseo di sud-est lungo la costa nord-est dell'America Meridionale e in parte una corrente di convezione dovuta all'aliseo di nord-est. La corrente caribica, che attraversa il bacino da est a ovest, dello stesso carattere di quella all'esterno del cordone insulare, ha debole salinità, in certi punti inferiore al 35,5‰, e aumenta di velocità col crescere della latitudine; per la strozzatura, larga 200 km., del Canale di Yucatán essa penetra nel Golfo del Messico e ne gonfia le acque di modo che esse presentano un livello che è superiore d'un metro a quello medio dell'Atlantico.

Il sedimento predominante nelle parti più profonde del bacino è il fango a globigerine; perb non mancano, lungo le coste del continente americano, depositi terrigeni, cui seguono su ampie plaghe, specialmente sulla dorsale della Giamaica, a occidente dell'isola di Cuba e del Canale di Yucatán, sabbie di origine corallina e in alcuni pochi punti, come nel canale fra Cuba e Haiti, fango a pteropodi.

Il Mar Caribico è soggetto a cicloni e uragani molto frequenti, in ispecie nei mesi di agosto, settembre e ottobre, allorché l'aliseo è debole, frequenti le calme, interrotte da violenti colpi di vento, che rendono pericolosa la navigazione. I cicloni risparmiano le coste della Guiana e del Venezuela, parzialmente anche le isole di Trinidad e Tobago, però talvolta il mare è molto agitato in quei paraggi in conseguenza di uragani che infuriano altrove. La traiettoria più frequente dei cicloni nella parte settentrionale del bacino va in direzione quasi esatta da est a ovest fra le isole Sopravvento e la Giamaica, indi piega a nord-ovest ed esce dal bacino attraverso il canale di Yucatán.

Il nome, originariamente "Caribe", venne coniato dagli Spagnoli per definire i popoli "caribi" che popolavano sia le Antille sia la parte settentrionale del Sud America prima del contatto europeo. Gli spagnoli presero in prestito il termine karipo, dalle lingue dei Caribi, nelle quali ha il significato di "uomo".

La parola "Caribe" letta in inglese diventava "caraibi", pronuncia che è poi entrata nell'italiano come nome dell'area geografica, come anche nel francese (Caraïbes). In inglese, per indicare la zona geografica, è invece prevalso l'uso dell'aggettivo Caribbean (il "Caraibico").  

Le isole sono raggruppate in arcipelaghi, a loro volta compresi in gruppi più vasti:

- le Grandi Antille (CubaHispaniolaGiamaica e Porto Rico), di cui la maggiore è Cuba;

- le Piccole Antille, di cui la maggiore è Trinidad, a est delle Grandi Antille;

- l'Arcipelago delle Bahama (Bahamas e Turks e Caicos), di natura corallina, a nord delle Grandi Antille

Popolate sin dalle antichità dai popoli indigeni dell'America latina, sono la regione delle Americhe scoperta per prima dagli europei per via delle rotte nautiche conosciute all'epoca che sfruttavano gli alisei: vi approdò infatti Cristoforo Colombo nel suo viaggio transoceanico da Palos de la Frontera a San Salvador (Bahamas). Successivamente alla conquista e sottomissione coloniale da parte degli europei (inglesi, spagnoli, portoghesi e olandesi) fu un luogo di deportazione degli schiavi d'Africa per il lavoro nelle piantagioni nonché luogo dedito alla pirateria.

Dalla fine del XIX secolo in poi, gli Stati Uniti diedero un carattere imperialista alla dottrina Monroe e cominciarono a rafforzare la loro influenza militare, economica e politica nella regione caraibica, anche attraverso interventi militari. L'obiettivo è quello di trasformare il Mar dei Caraibi in un mare nostrum per la sua importanza strategica.

Tra il 1891 e il 1912 eseguono una serie di interventi militari: 1891, Haiti; 1895, Nicaragua; 1898, Porto Rico e Cuba; 1899, Nicaragua; 1902, Venezuela; 1903, Repubblica Dominicana e Colombia; 1904, Repubblica Dominicana e Guatemala; 1906-1903, Cuba; 1907, Repubblica Dominicana; 1909-1910, Nicaragua; 1910-1911 Honduras; 1912, Cuba, Nicaragua e Repubblica Dominicana (al di fuori dei Caraibi, nel 1891 vengono intraprese azioni militari contro il Cile).

Praticando la "diplomazia del dollaro", realizzano interventi finanziari che portano all'istituzione di controlli americani sulle finanze di diversi stati (Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Haiti). Hanno acquisito territori come Puerto Rico dopo la guerra contro la Spagna nel 1898, e le Isole Vergini, acquistate dalla Danimarca nel 1917. Alcuni Stati sono posti sotto uno status vicino al protettorato, come Cuba, in virtù dell'emendamento Platt e dell'acquisizione della base navale di Guantánamo, e Panama, in virtù della costituzione panamense (redatta con la partecipazione del console americano) e del dispiegamento permanente delle forze americane nell'area del canale.

Reami del Commonwealth indipendenti - Antigua e Barbuda, Bahamas, Giamaica, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Saint Lucia

Repubbliche indipendenti - Barbados, Cuba, Dominica, Rep. Dominicana, Haiti, Trinidad e Tobago

Dipendenze
Anguilla (Regno Unito)
Aruba (Paesi Bassi)
Bonaire (Paesi Bassi)
Curaçao (Paesi Bassi)
Guadalupa (Francia)
Isole Cayman (Regno Unito)
Isole Vergini Americane (Stati Uniti)
Isole Vergini Britanniche (Regno Unito)
Martinica (Francia)
Montserrat (Regno Unito)
Porto Rico (Stati Uniti)
Saba (Paesi Bassi)
Saint-Barthélemy (Francia)
Saint-Martin (Francia)
Sint Eustatius (Paesi Bassi)
Sint Maarten (Paesi Bassi)
Turks e Caicos (Regno Unito)

Paesi continentali bagnati dal Mar Caraibico - Belize, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Stati Uniti, Venezuela

Correva l'anno 1493. Piccoli vascelli in legno si spostavano in un arcipelago sconosciuto, fra nuove terre da includere nelle carte nautiche tracciate da Cristoforo Colombo che, fatto ritorno nel Nuovo Mondo per ampliare e le prime scoperte, si era imbattuto in una miriade di piccole isole abitate da popolazioni che aveva chiamato collettivamente “indiane”. Il navigatore non comprese mai appieno di non trovarsi nella parte più orientale dell'Asia, né che gli indigeni non fossero Cinesi o genti dell'India orientale: ciò che ebbe sempre sotto gli occhi erano infatti le isole smeraldine del Mar dei Caraibi. 

Il Mar dei Caraibi, un braccio dell'Oceano Pacifico armoniosamente sistemato all'interno del "vuoto" che esiste tra le Isole Antille e l'America centrale e meridionale, misura 2700 chilometri da est a ovest, 1200 da nord a sud, copre una superficie di 1.942.500 chilometri quadrati e scende fino a 6950 metri di profondità, con una media batimetrica di 1829 metri; per secoli queste acque hanno rappresentato una via di commercio assai importante, addirittura vitale, per lo zucchero di canna, il petrolio, il caffè e le banane in movimento dai porti e diretti ai mercati delle isole. 

Ognuna delle isole caraibiche possiede un fascino proprio, e la maggior parte di esse costituisce un'attrazione turistica con richiami sempre crescenti; le isole esterne, ripartite fra Antille Maggiori e Minori e affiancate al ridotto gruppo delle Antille Olandesi, al largo della costa venezuelana, sono il prodotto dell'attività di vulcani in parte tuttora attivi, come l'isola di Guadalupa. 

Il clima tropicale e il suolo ricco di molte isole dell'arcipelago favoriscono una vita vegetale e animale spettacolare e diversificata: la fauna include centinaia di specie di uccelli così come di lucertole, iguana e farfalle, mentre la flora comprende le paludi di mangrovie e i palmeti da cocco presenti lungo le coste, che si trasformano nelle foreste pluviali dell'interno, ricche di kapok, di alberi della gomma, di mogani, di felci, di rampicanti, di filodendri e di oltre 100 specie di orchidee, mentre fra gli splendidi fiori che fioriscono tutto l'anno si trovano bougainvillee, ibischi, zenzero e gigli. 

Il mondo sommerso al largo delle isole caraibiche, uno dei più impressionanti al mondo dopo la Polinesia e il Mar Rosso, ospita scogliere coralline note come "barriere frangiate", che, diversamente dai due tipi comuni alle isole dell'Oceano Pacifico, ovvero le barriere e gli atolli, sono strette e localizzate poco al largo e sono separate dalla terraferma soltanto da una laguna. 

Le scogliere pullulano di pesci tropicali di ogni taglia e colore, come il pesce farfalla, il pesce pappagallo e il pesce palla, mentre un po'più distante si possono osservare banchi di tonni e cetorini, pesci lancia, perche gialle, squali martello e pesci volanti. Nelle acque del Mar dei Caraibi la visibilità giunge abitualmente ai 30 metri, condizione che rende più facile ammirare le meraviglie sottomarine. 

Abbracciate al blu profondo del mare, le ampie baie isolane contrastano con le alture affilate e le verdi colline arrotondate dell'entroterra, mentre il nero intenso degli affioramenti di rocce laviche, butterati dalla furia di un flusso magmatico antico di milioni di anni, punteggia il bianco delle spiagge. Uccelli multicolori con lunghi becchi colorati di rosso, di verde, di giallo e di arancione dimorano fra le alte chiome degli alberi, le piante e i fiori di ogni profumo chiazzano vivacemente il sottobosco, dove i colibrì volteggiano di fiore in fiore, simili essi stessi a rare gemme palpitanti. 

Alla fine del giorno, dall'alto di un affioramento vulcanico, un magnifico tramonto rosso fiammeggiante trasforma in oro la foresta, le colline, la spiaggia e l'oceano; poi scende l'oscurità, ma le meraviglie delle isole si ripresenteranno al mattino, dopo che le stelle le avranno vegliate per tutta la notte.

Le isole variano dalle grandi masse di Cuba, Puerto Rico, Giamaica e Haiti a minuscoli gioielli come Aruba, le Isole Bahamas, Martinica, Guadalupe, Barbuda e le Grenadine, ognuna delle quali possiede un fascino proprio e caratteristiche specifiche. Le alte Blue Mountains della Giamaica toccano i 2100 metri di quota e forniscono un terreno lussureggiante per le piantagioni di cacao e di caffè, su altipiani che digradano bruscamente in valli rigogliose, solcate da torrenti di montagna e cascate che dai pascoli montani confluiscono per formare il rapido corso dei fiumi diretti verso il mare, mentre Antigua, un'isola fra le più piccole, comprende litorali calcarei e corallini movimentati da baie, scogliere frastagliate e insenature sabbiose che racchiudono un entroterra composto principalmente da terreni agricoli pianeggianti, asciutti e aperti, sui quali si innalza la massima quota dell'isola, i 400 metri del Boggy Peak. 

Un'isola grande come Puerto Rico accoglie una varietà di ecosistemi, dalla lunga e accidentata dorsale montuosa formata dalla catena centrale ai 11.332 ettari di foresta pluviale nei pressi di San Juan, a quasi 500 chilometri di costa sabbiosa e a un immenso sistema di grotte fluviali, dove scorre il terzo fra i fiumi sotterranei del mondo, il Camuy. La vetta più elevata, il Cerro de Punta, si erge a 1338 metri di altezza sulla pianura circostante e separa la parte settentrionale dell'isola, irrigua, dalla fascia meridionale, tendente all'aridità. Questo tipo di bellezza ambientale e una simile varietà rendono le isole del Mar dei Caraibi, grandi o piccole che siano, località attraenti tanto per i turisti quanto per gli isolani: questi ultimi hanno comunque iniziato a comprendere appieno il potenziale del turismo di massa e nello stesso tempo a intuire il tranello che esso nasconde. 

Naturalmente Colombo non avrebbe mai potuto immaginare le caotiche cittadine turistiche di oggi, le spiagge gremite e il traffico frettoloso che anima le strade isolane, ma per fortuna le amministrazioni di alcune isole come Guadalupa, le Cayman e Aruba hanno creato parchi nazionali allo scopo di preservare il patrimonio forestale e corallino, e molte altre hanno costituito riserve per l'avifauna e per la fauna selvatica in genere. Infine, alcune zone delle statunitensi isole Vergini e Puerto Rico sono amministrate dal National Park Service, che protegge sia i beni storici sia le ricchezze naturali: questa dedizione nel proteggere le fragili risorse locali è appropriata, perché le isole caraibiche sono degne di figurare fra le più grandi meraviglie della natura, luoghi che vale la pena di mantenere intatti a beneficio delle generazioni future.

 

Fonte: